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adeguamento liturgico
Lusernetta
Pinerolo
cappella
sussidiaria
San Bernardino da Siena
Parrocchia di Sant'Antonio
Aula liturgica; Presbiterio e altare; Pavimenti e pavimentazioni; Impianto strutturale; Coperture
altare - intervento strutturale (1990 ca.); altare - aggiunta arredo (2000 ca.)
XV - XV(affreschi interno); XV - XV(affreschi interno); XV - XVI(costruzione intero edificio); metà XV - metà XV(affreschi interno); 1451 - 1451(edificazione intero bene); 1512 - 1512(affreschi interno); 1584 - 1584(visita pastorale intero bene); 1613 - 1613(preesistenza intero bene); 1670 - 1670(affreschi interno); 1749 - 1749(carattere generale intero bene); 1754 - 1754(preesistenza intero bene); XIX - XIX(preesistenza altari laterali); fine XIX - fine XIX(ristrutturazione intero bene)
Cappella di San Bernardino da Siena
Tipologia e qualificazione cappella sussidiaria
Denominazione Cappella di San Bernardino da Siena <Lusernetta>
Altre denominazioni Cappella San Bernardino
Ambito culturale (ruolo)
gotico piemontese (costruzione presbiterio)
neogotico ( costruzione facciata)
Notizie Storiche

XV  (affreschi interno)

Le pareti laterali del presbiterio sono ornate da pregevoli dipinti, attribuibili verosimilmente all'ignoto pittore detto il Maestro di Lusernetta, attivo nel primo quattrocento. Le pitture murali del presbiterio raffigurano il Pantocratore con il tetramorfo sulla volta, gli apostoli Pietro, Andrea, Giacomo Maggiore, Giovanni, Tommaso, Giacomo Minore sulla parete sinistra e su quella destra Filippo, Bartolomeo, Matteo, Simone, Taddeo, Mattia (tutti identificati dalla scritta). Sulla destra della parete absidale sono distinguibili le vesti di S. Chiaffredo, del tardo ‘400 e S. Bernardino. Il dipinto è da iscrivere dopo la morte del Santo avvenuta verso il 1440. A sinistra S. Stefano inginocchiato davanti al Salvatore. La fascia superiore è caratterizzata da una Madonna con Bambino in trono e i santi Maria Maddalena e Giovanni Battista. (cartello informativo posto nei pressi della cappella); (Elena Romanello, 1999, pp. 275-300)

XV  (affreschi interno)

Sulla parete di sinistra, in alto, sono raffigurati S. Giorgio e S. Michele (sec. XV) e a metà della parete del fianco destro S. Marta e S. Nicola da Tolentino (sec. XV). (cartello informativo posto nei pressi della cappella); (Elena Romanello, 1999, pp. 275-300)

XV - XVI (costruzione intero edificio)

"costruita fra il 1450 e l'inizio del '500 con funzione di cappella gentilizia dei conti Luserna di Rorà." (Signorelli, 2004, p. 116); Il suo nome è legato a San Bernardino da Siena (1380-1444) che intorno al 1425 si recò nelle valli di Luserna per la conversione dei valdesi ed è proprio in suo onore che venne dedicata questa cappella. (cartello informativo posto nei pressi della cappella)

metà XV  (affreschi interno)

La specificità degli affreschi di Lusernetta consiste nell'essere l'unico documento figurativo pinerolese rimastoci databile con certezza a metà Quattrocento: il fatto che senza l'aggancio cronologico fornito dalle pitture di Auron (1451), le opere di tale artista possano essere riferite ad almeno venti anni prima sottolinea la presenza del discorso jaqueriano che trova qui il suo termine, proprio a ridosso, dell'acquisizione ed elaborazione delle novità fiamminghe che stavano probabilmente penetrando nel pinerolese e che la tradizione jaqueriana rifiutava, con rare eccezioni. Quindi nessun effetto delle luminose novità fiamminghe, inclini alla minuziosità descrittiva del quotidiano. (Elena Romanello, 1999, pp. 275-300)

1451  (edificazione intero bene)

"Oltre alla processione in suo onore, affinché scongiurasse la peste, Nicolò V concesse l'indulgenza a tutti coloro che avrebbero visitato il 20 maggio 1451 la cappella di S. Bernardino eretta dal nobile Gerardo Trucchietti, su concessione del 9 gennaio 1451, nel chiostro dei frati minori di Pinerolo." (Elena Romanello, 1999, pp. 275-300)

1512  (affreschi interno)

Sulla parete di sinistra “La Madonna con il Bambino” (probabilmente di J. Longo – 1512) a destra della Madonna è rappresentato S. Sebastiano trafitto, mentre a sinistra S. Biagio; sotto, le donne inginocchiate appartengono alla famiglia dei conti di Rorà, committenti dell’affresco. (cartello informativo posto nei pressi della cappella); (Elena Romanello, 1999, pp. 275-300)

1584  (visita pastorale intero bene)

La visita pastorale compiuta da monsignor Angelo Peruzzi avvenne nel 1584, e la cappella risultava essere decorata da affreschi per la maggior parte cancellati. (Elena Romanello, 1999, pp. 275-300)

1613  (preesistenza intero bene)

Esistente nel 1613, «chiesa vetusta […] tuttora esistente in mezzo al cimitero, con altare maggiore ed un altro a sinistra entrando, dedicato all'Immacolata Concezione. Con antiche e pregevoli pitture: «queste rappresentano il detto Santo sul pergamo in atto di predicare, con a destra i vari cattolici, che lo ascoltano, e a sinistra un valdese». (Caffaro, 1908, vol.6, p. 545)

1670  (affreschi interno)

Monsignor Michele Beggiano descriveva nel 1670 l’interno della chiesa di S. Bernardino «sub fornice picto est icona in muro cum imagine sancti Bernardini et aliorum quamplurium». Non si sa con certezza se il termine icona indichi l’attuale affresco oppure una tela; infatti la scena della predica di san Bernardino è racchiusa da una cornice in stucco probabilmente tardo-cinquecentesca con testa di cherubino. Essa potrebbe aver contenuto l’”icona decente” che il visitatore apostolico Angelo Peruzzi ordinò di porre sull’altare e che venne ignorata nelle visite pastorali successive, forse perché rimossa.

1749  (carattere generale intero bene)

Nel 1749 si ha notizia della cappella di San Bernardino (ricca di affreschi del 1400) sita nel cimitero, dove si funziona poiché la parrocchia esiste "de facto" ma non ancora "de jure". (Don Giorgio Grietti, 2017, p. 114)

1754  (preesistenza intero bene)

Vi si svolgevano però funzioni in qualche modo parrocchiali nella cappella di S. Bernardino da Siena fino al 1754 quando queste funzioni vennero trasportate nella cappella campestre di Sant’Antonio Abate. (Caffaro 1903, VI, pp. 545 sgg.)

XIX  (preesistenza altari laterali)

La chiesa aveva al tempo oltre all’altare maggiore, un altro, a sinistra entrando, dedicato all’Immacolata Concezione. (Caffaro, 1908, vol.6, p. 546)

fine XIX  (ristrutturazione intero bene)

Sul davanti è stato costruito alla fine dell’800 un avancorpo in stile neogotico, che probabilmente ha sostituito l’antico nartece. Sulla facciata, in alto, campeggia lo stemma che rappresenta la fusione di due casati: quello del conte Enrico Morozzo e Irene Veraris di Castiglione, nobili torinesi che verso la fine del 1800 si occuparono della risistemazione della cappella. (cartello informativo posto nei pressi della cappella)
Descrizione

La cappella di San Bernardino da Siena si trova all'interno del cimitero di Lusernetta, sito fuori dal centro abitato e sulla strada che porta al paese vicino di Bibiana. L'edificio è orientato sull'asse est-ovest con l'abside rivolto a oriente ed è libero su tutti e quattro i lati. La sua collocazione storica è alla fine del XV sec. e il suo nome è legato a San Bernardino da Siena (1380-1444) che intorno al 1425 si recò nelle valli di Luserna per la conversione dei valdesi ed è proprio in suo onore che venne dedicata questa cappella. Nel 1584 fu cappella gentilizia dei conti di Rorà e rimase l’unica chiesa del paese fino al 1846 quando venne eretta la chiesa parrocchiale S. Antonio Abate. Sul davanti è stato costruito alla fine dell’800 un avancorpo che probabilmente ha sostituito l’antico nartece. La facciata è in stile neogotico, composta da quattro lesene in mattone a vista, di cui le due centrali sostengono i ripidi salienti in pietra, atti ad innalzare centralmente la composizione di facciata. Le ali laterali sono chiuse superiormente da una cornice sagomata, seguita dalla balaustra decorata con forature quadrilobate tra piedistalli che agli estremi sono sormontati da aguzzi pinnacoli piramidali. Ai lati si aprono strette finestre chiuse da grate in ferro battuto, esse terminano superiormente con archi ogivali grigi pietra che sono collegati alla cornice che segna e ripartisce orizzontalmente i campi a mattone a vista. In basso corre la zoccolatura realizzata con lastre di pietra, al centro la grande apertura ogivale consente l’ingresso al portico coperto da volte a crociera intonacate e tinteggiate color giallo crema. L’ingresso vero e proprio alla cappella avviene dalla porta in legno a due battenti che nella parte alta è definita dall’arco a sesto acuto che racchiude un rosone con vetri. Nella parte centrale, in alto, campeggia lo stemma che rappresenta la fusione di due casati: quello del conte Enrico Morozzo e Irene Veraris di Castiglione, nobili torinesi che verso la fine del 1800 si occuparono della risistemazione della cappella. Seguono gli archetti pensili finiti ad intonaco che risulta eroso e lascia intravedere i mattoni retrostanti; inoltre i salienti centrali sono ornati da un motivo a dente di sega in mattoni e all’apice è posta la grande croce lapidea. I prospetti laterali sono intonacati e tinteggiati color giallo crema, la tinteggiatura è alquanto degradata soprattutto sul fronte nord dove sono presenti macchie dovute a presenza di umidità. La zoccolatura è stata forse realizzata in anni più recenti mediante malta cementizia che non lasciando sfogo all’umidità creava gravi problemi di salubrità del paramento sul lato interno e per ovviare alla questione furono poi praticati molteplici fori nella muratura. La zona absidale è illuminata da due finestrelle rettangolari, altre due finestre sono presenti sul lato sud che comprende anche un ingresso centinato chiuso con una porta in legno.
Aula liturgica
L’interno è semplice e ben illuminato, i paramenti murari sono intonacati e finiti ad arriccio a base calce e soprattutto nella zona absidale sono presenti antichi e pregevolissimi affreschi. Fino all’anno 2000 era presente una bassa volte a botte, probabilmente risalente all’800 e abbattuta per portare alla luce i dipinti. L’aula è coperta dal nudo tetto in lose e sull’abside insiste una volta a botte. Quest’ultimo ambiente è completamente affrescato da un pittore ignoto dei primi del ‘400. Sulla parete di sinistra “La Madonna con il Bambino” (probabilmente di J. Longo – sec. XVI) a destra della Madonna è rappresentato S. Sebastiano trafitto, mentre a sinistra S. Biagio; sotto, le donne inginocchiate appartengono alla famiglia dei conti di Rorà, committenti dell’affresco. Venne effettuato un primo restauro nel 1975 e si portò alla luce l’attuale affresco che era visibile solo per metà e poi nel 1991 si procedette ad un secondo restauro. Sopra sono raffigurati S. Giorgio e S. Michele (sec. XV) e a metà della parete del fianco destro S. Marta e S. Nicola da Tolentino (sec. XV).
Presbiterio e altare
Attorno all’abside è stato riportato alla luce un affresco raffigurante S. Antonio Abate, santo patrono del Comune di Lusernetta. Sulla volta vi è un colossale Salvatore effigiato dall’ ignoto pittore del primo quattrocento, circoscritto in un ovale iridescente, il quale mentre benedice, con la mano sinistra tiene un libro rivolto verso chi osserva e nelle cui pagine si legge: “…Ego sum lux mundi, via, Veritas et Vita”. La figura occupa quasi tutta la volta lasciando breve spazio ai quattro lati per gli emblemi degli Evangelisti. Sulla parete sinistra il bue, il simbolo di San Luca e dallo stesso lato l’aquila, simbolo di S. Giovanni; sulla destra l’angelo, simbolo di S. Matteo e infine il leone che rappresenta S. Marco. All’inizio e al termine della volta sono disegnate due fasce a ricche fogli d’acanto, interrotte da sei tondi con cinque busti di Santi (Costanzo, Lucia, Barbara, Stefano, Caterina) e l’agnello simbolo di Gesù. Le pareti laterali sono attribuibili verosimilmente allo stesso ignoto pittore detto il “Maestro” di Lusernetta. Sono effigiati i dodici apostoli, con l’emblema della loro missione, sei per ogni parete, in altrettante nicchie dipinte su ciascuna delle quali è scritto il nome dell’apostolo. La parete absidale è divisa in cinque zone e sono presenti affreschi sovrapposti; su di essa era addossato l’altare, poi rimosso lasciando il vuoto sull’affresco centrale. Sulla destra sono distinguibili le vesti di S. Chiaffredo, del tardo ‘400 e S. Bernardino sul pergamo che mostra ai suoi uditori l’ostia, a destra i vari cattolici, che lo ascoltano, e a sinistra un valdese. Il dipinto è da iscrivere dopo la morte del Santo avvenuta verso il 1440. A sinistra S. Stefano inginocchiato davanti al Salvatore che appare in alto, e a mano alta verso il cielo è con essa in conversazione. Tra loro si scorge una pergamena sulla quale è scritto: “Domine, ne statuas illis, hoc peccatum quia nesciunt quid faciunt…”. La fascia superiore è caratterizzata da una Madonna con Bambino in trono e i santi Maria Maddalena e Giovanni Battista, calati in un vasto ambiente di natura che si chiude sullo sfondo con alberi radi. La decorazione di zoccolatura dovrebbe risalire a fine ‘800 ed è resa con disegni geometrici triangolari per la parete absidale policromi e per i fianchi fini ornamenti schematici a croci. La chiesa aveva al tempo oltre all’altare maggiore, un altro, a sinistra entrando, dedicato all’Immacolata Concezione. L’attuale mensa moderna in legno è semplice, il piano è coperto da un mantile giallo ed è sopraelevata mediante una predella lignea; l’arredo liturgico è completato da un crocefisso, dall’ambone, da panche e banchi in legno.
Pavimenti e pavimentazioni
Il pavimento della cappella è tutto allo stesso livello ed è rivestito con bargioline quadrate posate a scacchiera diagonale.
Impianto strutturale
L'edificio ha un unico corpo a pianta rettangolare, si restringe nella zona absidale che termina con la parete piatta; la sezione è regolare a capanna. Le antiche murature sono in pietra a spacco naturale, unite con malta di calce. L’avancorpo è costruito con murature in laterizi. Sono presenti cinque catene metalliche di rinforzo della struttura.
Coperture
La copertura è realizzata in lose, sorrette da travature in legno e la struttura è completata da due capriate.
Adeguamento liturgico

altare - intervento strutturale (1990 ca.)
Al centro della parete absidale era addossato l’altare, poi rimosso lasciando il vuoto sull’affresco centrale.
altare - aggiunta arredo (2000 ca.)
L’attuale mensa moderna in legno è semplice, il piano è coperto da un mantile giallo ed è sopraelevata mediante una predella lignea.
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