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Bologna
Bologna
chiesa
parrocchiale
S. Maria e S. Domenico della Mascarella
Parrocchia di Santa Maria e San Domenico della Mascarella
Contesto; Impianto planivolumetrico; Esterno; Pianta; Interni; Impianto strutturale; apparati liturgici
presbiterio - aggiunta arredo (1970)
1133 - 1271(proprietà fondazioni); 1218 - 1218(proprietà carattere generale); 1332 - 1332(rifacimento intero bene); 1427 - 1463(proprietà carattere generale); 1564 - 1566(rifacimento ingressi); 1630 - 1668(restauro intero bene); 1675 - 1675(rifacimento sagrestia); 1690 - 1708(ricostruzione intero bene); 1806 - 1816(proprietà carattere generale); 1823 - 1823(restauro nucleo centrale); 1830 - 1833(progettazione campanile); 1849 - 1852(rifacimento copertura); 1880 - 1880(demolizione parziale campanile); 1883 - 1883(completamento nucleo centrale); 1910 - 1912(demolizione parziale nucleo centrale); 1918 - 1925(rifacimento battistero); 1926 - 1926(proprietà carattere generale); 1927 - 1929(restauro intero bene); 1933 - 1933(restauro facciata); 1943 - 1963(ricostruzione intero bene); 2013 - 2013(restauro vetrate)
Chiesa di Santa Maria e San Domenico della Mascarella
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di Santa Maria e San Domenico della Mascarella <Bologna>
Altre denominazioni S. Maria e S. Domenico della Mascarella
Ambito culturale (ruolo)
architettura moderna (costruzione)
Notizie Storiche

1133 - 1271 (proprietà fondazioni)

Gli studi moderni ipotizzano che la pietra di fondazione della chiesa appartenga ai canonici agostiniani di Roncisvalle, giunti a Bologna dalla Spagna sin dal XII secolo, dediti all'assistenza dei pellegrini accolti nella vicina chiesa di Santa Maria della Mascarella. Nonostante l’edificio si trovasse oltre la seconda cerchia muraria (quella dei torresotti) fu comunque dotata del titolo di parrocchiale. Il Giordani tramanda che è circa dall'anno 1187 che la chiesa viene menzionata negli annali bolognesi, come parrocchia situata nella periferia della città. Il primo documento che attesta la presenza dei canonici di Roncisvalle è del 1241. Altri documenti, degli anni 1269 e 1271, attestano che era mansione spettante ai canonici e al Capitolo della Cattedrale di Bologna convalidare la nomina del Rettore di Santa Maria della Mascarella.

1218  (proprietà carattere generale)

La chiesa viene scelta come prima sede stabile in città, e forse in Italia, dell’ordine dei Domenicani su elezione di Domenico stesso, insieme a Parigi. Il santo vi abitò per un anno e mezzo, prima del definitivo trasferimento nella nuova chiesa di S. Niccolò delle Vigne.

1332  (rifacimento intero bene)

In questa data si hanno notizie del rifacimento della chiesa.

1427 - 1463 (proprietà carattere generale)

A seguito della permanenza dei canonici di Roncisvalle, la chiesa viene secolarizzata. In questo periodo erano presenti precettori che, nonostante beneficiassero della prebenda, non dormivano mai nell'edificio, preferendo nominare un cappellano in loro sostituzione. A causa della scarsa cura prestata all'edificio dai sostituti, era diffuso il malcontento tra i parrocchiani.

1564 - 1566 (rifacimento ingressi)

Nel 1564 il complesso venne ceduto all'ordine dei gesuati provenienti dal monastero dei Santi Girolamo ed Eustachio, che progettarono un importante rinnovamento della struttura, apportando nel 1566 modifiche riguardanti gli ingressi all'edificio. La porta principale, volta inizialmente verso via del Borgo di San Pietro, fu traslata su via Mascarella.

1630 - 1668 (restauro intero bene)

Durante la peste che colpì Bologna nel 1630 i sacerdoti dell’ordine dei gesuati furono costretti ad abbandonare l’edificio, utilizzato provvisoriamente dagli ufficiali a presidio del Lazzaretto creato poco fuori Porta. I gesuati, ritornati l’anno seguente, provvidero ad un nuovo restauro dell’edificio, prima della soppressione del loro ordine voluto nel 1668 da papa Clemente IX. A seguito di ciò la chiesa, incorporata al monastero dei Padri Olivetani, fu affidata all'abate di San Michele in Bosco.

1675  (rifacimento sagrestia)

La confraternita del SS. Sacramento si occupò nel 1675 della ricostruzione della sagrestia a partire dalle sue fondamenta e della costruzione di una seconda sagrestia, di minore dimensione, adibita ad oratorio per le adunanze.

1690 - 1708 (ricostruzione intero bene)

Il card. Boncompagni, a causa del timore dei parroci per la precarietà della struttura, incarica l'architetto Luigi Casoli a svolgere una perizia. Nel 1706 cominciano i lavori di riedificazione, su disegno dello stesso architetto Casoli e con manodopera del capomastro Giovanni Pietro Pomi. Su decreto dell’arcivescovo Boncompagni viene concesso nel 1708 a Giovanni Lodovico Bianconi il giuspatronato della chiesa.

1806 - 1816 (proprietà carattere generale)

Durante l’occupazione francese la chiesa venne privata del titolo di parrocchiale diventando sussidiale della vicina chiesa di S. Martino. A seguito delle disposizioni del Congresso di Vienna, restaurato il potere pontificio, nel 1816 il decreto del cardinale Oppizzoni le restituì il titolo.

1823  (restauro nucleo centrale)

In vista delle festività della Decennale Eucaristica annunciata per l’anno 1823, si pensò di apportare un complessivo restauro all’intero bene: l’artigiano Gaetano Caponeri si occupò del restauro delle pitture esistenti e della nuova decorazione della volta dell’intero bene; con la realizzazione di una sesta nicchia al posto del pulpito, Giovanni Putti sostituì le statue dello Schiassi.

1830 - 1833 (progettazione campanile)

In occasione della Decennale del 1833 viene presentato ed attuato il progetto di ricostruzione del campanile, posto accanto al vecchio (quest’ultimo venne demolito una volta ultimati i lavori).

1849 - 1852 (rifacimento copertura)

A questa data corrispondono i lavori per il rifacimento dell’intera copertura dell’edificio. Nel 1852 viene restaurato l’antico organo.

1880  (demolizione parziale campanile)

Diretti dall'ingegnere Petronio Sassoli e dal capomastro Agostino Moruzzi, iniziano i lavori di costruzione di un nuovo campanile, interamente donato dal parroco Alessandro Cavazza, con la demolizione di un tratto della cinta dell’orto ed il consolidamento di uno dei muri della sagrestia. Esternamente possiamo tutt'ora ammirare l’iscrizione posta sotto i quattro lati della cella campanaria “Ave Maria Gratia Plena Dominus Tecum Virgo Mater”.

1883  (completamento nucleo centrale)

Fonti e documenti accertano che i lavori per il campanile vennero portati a termine nel 1883 con la consacrazione delle nuove campane fuse dalla ditta Brighenti.

1910 - 1912 (demolizione parziale nucleo centrale)

Con la modificazione dell’impianto stradale e la realizzazione di via Irnerio, l'ingegnere Luigi Gulli si occupa del nuovo assetto dell’edificio. Vengono demolite la canonica, la sagrestia, la cappella di S. Domenico, i magazzini, la camera mortuaria, eliminati l’orto retrostante e tutte le pertinenze esterne della chiesa, e soppressa l’arteria viaria che divideva le due chiese della Mascarella e Santa Maria Maddalena (attigua all'antico Ospitale di Sant'Onofrio) per lasciar spazio alla costruzione della nuova sagrestia ed di altri locali.

1918 - 1925 (rifacimento battistero)

Viene inaugurato il nuovo battistero dell'architetto Riccardo Bettini. Vengono posti sotto gli altari dei gradini in marmo di Carrara. Nel 1925 Amleto Montevecchi si occupa della decorazione degli interni della chiesa.

1926  (proprietà carattere generale)

Tradizionalmente intitolata a Santa Maria della Purificazione, genericamente della “della Mascarella”, acquisì il titolo definitivo di Chiesa priorale e parrocchiale di Santa Maria della Purificazione e San Domenico della Mascarella nel 1926, grazie al cardinale Nasalli Rocca.

1927 - 1929 (restauro intero bene)

Il Terz'Ordine Domenicano viene canonicamente istituito. La parrocchia ottiene dal convento di S. Domenico una reliquia del Santo. Nel 1929 viene inaugurata la chiesa che presenta restauri voluti dal parroco Brunelli, incluso il rinnovo degli altari.

1933  (restauro facciata)

La facciata viene restaurata e leggermente modificata con l’aggiunta di due finestre e l’eliminazione dei semibusti della controfacciata. In questa occasione viene scoperto un affresco di tipo bizantino posto nella parete esterna che da su via Irnerio, oggi posto in una cappella di sinistra della chiesa.

1943 - 1963 (ricostruzione intero bene)

Completamente demolita, ad eccezione del campanile, dai bombardamenti del 25 settembre 1943 e del 24 giugno del 1944 (che danneggiarono anche l’attigua chiesa di S. Maria Maddalena), l’edificio fu ricostruito su progetto degli ingegneri Stefano Balzarro e Ugo Ughi. Nel 1950 fu nominato direttore dei lavori l'ingegnere Francesco Gualandi. Nel 1962 il card. Giacomo Lercaro concelebrava la consacrazione della nuova chiesa.

2013  (restauro vetrate)

Vengono realizzate nuove vetrate artistiche dall'Atelier Arte Poli di Verona che interessano sia le finestre (vengono sostituiti gli infissi) sia la realizzazione di una bussola per l'ingresso laterale su via Irnerio, con dedica a san Domenico.
Descrizione

La Chiesa di Santa Maria e San Domenico della Mascarella sorge con la facciata lungo Mascarella ed il fianco destro su via Irnerio, con un ampio portico ad arcate e pilastri in mattoni che cinge l'intero involucro. La costruzione risale al secondo dopoguerra, l'antica chiesa essendo stata bombardata ed essendosene così perdute le spoglie settecentesche in cui si presentava. Il complesso vanta tuttavia origini ancor più antiche: fu fondata nel secolo XII dai canonici di Roncisvalle, prima ancora che Domenico di Guzman la scegliesse quale prima sede bolognese ed italiana per la sua comunità nascente. L'aula si presenta in uno stile storicista e severamente razionalista, con gli alzati intonacati su cornici in mattone a vista ed il soffitto piano.
Contesto
La chiesa sorge con la facciata su via Mascarella e il fianco su via Irnerio, a cavallo dunque fra la zona universitaria, con edilizia storica su lotto gotico, e le ampie maglie a corte dell'edilizia otto-novecentesca. Il tessuto è omogeneizzato dall'onnipresenza dei portici, che cingono anche il volume liturgico.
Impianto planivolumetrico
Il volume dell'aula sorge annesso a quelli della sacrestia sulla sinistra e del campanile in zona absidale, orizzontalmente aggregati al tessuto circostante.
Esterno
Il fronte lungo via Mascarella è costituito da un pronao a tre campate con archi a tutto sesto di uguale dimensione; l’avancorpo di arcate su pilastri è realizzato in mattoni faccia a vista, come il volume della capanna svettante oltre il pronao. La copertura del pronao è piana e intonacata con campi bianchi su travi a vista in giallo tenue. La parete esterna dell'aula è intonacata in rosa antico con arcatelle cieche in mattoni a vista, sia lungo il fianco sinistro che in facciata. La porzione superiore della facciata è scandita da altri tre archi ciechi a tutto sesto, al centro dei quali è collocata una monofora.
Pianta
Chiesa ad aula mononavata.
Interni
L'ingresso all'aula è doppio: il portale principale è in facciata, ma un altro, ampio, è sul fianco sinistro; entrambi sono filtrati da bussola: una in legno e vetro per l'accesso in facciata, una in vetro policromo per l'accesso laterale. L'aula ha un notevole sviluppo verticale, accentuato dal semplice intonaco bianco degli alzati, e dalla copertura in cassettonato di cemento è di colore bianco. Le quattro cappelle laterali sul fianco sinistro, completamente intonacate di bianco, presentano, tranne la prima a sinistra, altari con decorazioni marmoree nei colori del bianco e del sabbia. Il fianco destro presenta arcate cieche in mattoni, simmetriche alle aperture delle cappelle sul lato opposto. Una cornice in mattoni bipartisce gli alzati, con finestre nel registro superiore. Il presbiterio è incorniciato da un arco a tutto sesto con intradosso in laterizio a vista, al fianco del quale due fornici minori, sempre arcuati, recano a due ambiti laterali all’altare, la cui presenza restringe l'ampiezza del presbiterio rispetto all'aula. Oltre l'altare l'imponente organo con pala inquadrata conclude l'aula, ritagliando l'abside che si sviluppa oltre un arcone in mattoni simmetrico al primo prospettante l'assemblea. La copertura del presbiterio è piana. In controffacciata tre arcatelle cieche su lesene. La pavimentazione è in marmo chiaro.
Impianto strutturale
Costruzione in muratura portante in mattoni.
apparati liturgici
L'assemblea è disposta frontalmente, in conformità al volume architettonico. Il presbiterio è rialzato rispetto alla navata per mezzo di tre gradini. Ospita sulla sua superficie l’ambone, il tabernacolo, la sede e la croce, quest’ultima posta sopra il tabernacolo. Il fonte battesimale si trova entrando nell'angolo di destra ed è caratterizzato da una vasca in pietra di forma ovale. Sono presenti un confessionale moderno in legno di noce, posto sul lato destro dell’aula.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (1970)
Altare post-conciliare in marmo, con colonne a base rettangolare in marmo grigio, e basamento in marmo bianco.
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