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Jesi
Jesi
chiesa
parrocchiale
S. Settimio V. e M.
Parrocchia di San Settimio Vescovo e Martire
Planimetria; Coperture; Pavimenti e pavimentazioni; Presbiterio; La Cappella della Madonna; La Cappella di San Giovanni Battista; La Cappella di San Rocco; La Cappella del Santissimo Sacramento; La Cappella di San Lorenzo Martire; La Sacrestia con la Cappella di San Floriano; La Cappella di San Biagio; La Cappella del Crocefisso; La Cappella di S.Francesco d'Assisi; Fonte Battesimale; Il Coro e il Coretto dei canonici; Elementi decorativi; Elementi decorativi
cattedra - aggiunta arredo (1970); ambone - aggiunta arredo (2005)
I - XI(preesistenze intorno); XII - 1208(costruzione intero bene); 1237 - 1237(realizzazione facciata); XV - XV(ristrutturazione intero bene); XVI - XVI(ristrutturazione intero bene); 1732 - 1733(demolizione totale intero bene); 1735 - 1741(ricostruzione intero bene); 1782 - 1784(costruzione campanile); 1889 - 1889(realizzazione facciata); 1969 - 1969(erezione a basilica intero bene); 1991 - 1992(consolidamento e restauro campanile); 1992 - 2002(restauri di fine XX secolo intero bene); 2011 - 2012(consolidamento e restauro campanile)
Cattedrale di San Settimio Vescovo e Martire
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Cattedrale di San Settimio Vescovo e Martire <Jesi>
Altre denominazioni Basilica Cattedrale San Settimio Vescovo e martire
Cattedrale S. Settimio
Duomo di Jesi
S. Settimio V. e M.
Autore (ruolo)
Giorgio da Como (Realizzazione della facciata duecentesca)
Barigioni, Filippo (ricostruzione settecentesca)
Matelicani, Francesco (ricostruzione settecentesca del campanile)
Morichini, Gaetano (progetto della facciata ottocentesca)
Schiavoni, Luca (progetto dei restauri ultimo novecento)
Borocci, Marco (progetto consolidamento campanile)
Ambito culturale (ruolo)
maestranze marchigiane (fondazione)
maestranze marchigiane (costruzione)
maestranze marchigiane (ampliamento del volume)
Notizie Storiche

I - XI (preesistenze intorno)

La vecchia Cattedrale risale quasi certamente ad anni o addirittura secoli anteriori al Mille. La sua dimensione era più che sufficiente per le poche centinaia di persone che abitavano nella antica Aesis. Essa probabilmente fu edificata sui resti di una chiesa dedicata a S. Salvatore, costruita a sua volta sul principale tempio del foro romano. La Cattedrale sorgeva così all'incrocio tra il cardo e il decumano dell'antico accampamento romano, su quella che anticamente era denominata piazza S. Floriano, oggi piazza Federico II.

XII - 1208 (costruzione intero bene)

Sul finire del sec. XII venne iniziata la costruzione della nuova Cattedrale, dedicata a S. Settimio e consacrata nel 1208 dal vescovo Dago, titolare della Diocesi di Jesi dal 1208 al 1218. L'edificio non era del tutto terminato in quanto presentava una facciata incompleta; aveva tre navate di dimensioni più piccole rispetto a quella attuale e un protiro che si affacciava su piazza Federico II. Il campanile, in stile romanico, non aveva grandi dimensioni ed era collocato alla destra della chiesa. La Cattedrale era congiunta all'attiguo Palazzo Vescovile da una loggetta in stile gotico.

1237  (realizzazione facciata)

L'architetto Giorgio da Como, immigrato a Jesi dall'Italia settentrionale, nello specifico chiamato per costruire il Palazzo dei Priori, progettò e realizzò la facciata, certamente risultato di grande prestigio, eseguita in una fase di transizione dal romanico al gotico. Le colonne centrali del nartece erano sorrette da due possenti leoni stilofori in marmo rosso di Verona, scolpiti dallo stesso architetto.

XV  (ristrutturazione intero bene)

La prima e profonda ristrutturazione dell'edificio romanico-gotico risale all'episcopato di Tommaso Ghislieri (1464-1505) che ne ampliò le dimensioni, mantenendo l'antica facciata. Nel corso dei lavori, a distanza di oltre un millennio dalla sepoltura, furono rinvenuti i resti del corpo di S. Settimio (1469), che vennero inumati nella cripta dell'altare maggiore. Incerti sono gli autori e la natura di tali interventi. Secondo ricostruzioni storiche architetti urbinati prolungarono le tre navate e aprirono tre cappelle per ogni lato. Tommaso Ghislieri morì il 6 giugno 1505 e venne sepolto in Cattedrale davanti all'altare di S. Settimio.

XVI  (ristrutturazione intero bene)

All'inizio del sec. XVI il vescovo Angelo Ripanti fece completare i lavori di restauro iniziati dal predecessore e fece scolpire il suo sepolcro in nobile stile rinascimentale da Giovanni di Gabriele da Como.

1732 - 1733 (demolizione totale intero bene)

Per realizzare il progetto commissionato dal vescovo Fonseca all'architetto Filippo Barigioni, fu avviata la demolizione completa dell'antica chiesa duecentesca. Furono salvati e recuperati solamente il sepolcro del vescovo Ripanti, il fonte battesimale del vescovo Ghislieri, il bassorilievo raffigurante la Traslazione della Santa Casa voluto dal cardinal Cybo ed infine la tela di Filippo Bellini dell'altare di S. Giovanni.

1735 - 1741 (ricostruzione intero bene)

L'architetto romano Filippo Barigioni diede alla Cattedrale l'attuale forma a croce latina. Previde la semplificazione delle tre navate antiche ridotte ad un'unica grandiosa aula di oltre 53 m di lunghezza per una larghezza di oltre 12 m. Al corpo centrale furono allineate, secondo i nuovi schemi tipologici dell'epoca, tre cappelle per lato di 4 m di profondità. Nella seconda metà della navata si aprirono gli pseudo-transetti con gli ampi altari di circa 10 m di larghezza, cornu epistolae e cornu evangeli. All'incrocio con il transetto la novità è costituita dalla grande cupola sferica a otto spicchi su pennacchi, che per la prima volta viene a dar luce al vano ecclesiale con il suo lanternino. La cupola si innesta all'altezza del presbiterio ed è priva di tamburo. Altra novità fu la traslazione in avanti della facciata di circa 4 m, tale da inglobare lo spazio dell'antico protiro.

1782 - 1784 (costruzione campanile)

L'antico campanile rimase in piedi fino al 1782 quando, minacciando rovina, fu sostituito sull'antica fondazione con quello attualmente visibile, disegnato dal locale Francesco Matelicani. A sezione quadrangolare, in mattoni rossi, è alto 37 m. Nella sua parte superiore si colloca la cella campanaria, circondata da una balconata in pietra bianca. A realizzare la parte marmorea della cella campanaria e della cuspide venne chiamato lo scalpellino Filippo Pancaldi. Sempre nello stesso periodo, nella facciata rivolta alla piazza Federico II, venne installato il monumentale orologio, i cui meccanismi furono donati dal canonico Filippo Ricci.

1889  (realizzazione facciata)

La facciata, tutt'ora esistente, è stata progettata dall'architetto romano Gaetano Morichini su commissione del vescovo Rambaldo Magagnini (1872-1892), il cui nome spicca a grandi lettere nel frontone. In stile composito classico rinascimentale, è costituita da caldo mattone rosso e inserti in travertino. Presenta due nicchie simmetriche che ospitano a sinistra la statua in marmo di S. Marcello Papa, il pontefice che inviò a Jesi il primo vescovo, e a destra quella di S. Settimio, fondatore della Chiesa jesina.

1969  (erezione a basilica intero bene)

La Cattedrale è stata elevata a Basilica Minore nel settembre 1969 per decreto di papa Paolo VI.

1991 - 1992 (consolidamento e restauro campanile)

Tra il 1991 e il 1992 si realizzarono dei lavori sul settecentesco campanile, che previdero un rinforzo dell'intera struttura, il restauro della scala interna, il restauro della balaustra in legno e la ripassatura di parti del tetto ai lati della struttura.

1992 - 2002 (restauri di fine XX secolo intero bene)

Sul finire del '900 la Cattedrale è stata interessata da un complesso intervento conservativo che è consistito nel restauro degli interni, delle coperture e degli elementi lapidei della facciata.

2011 - 2012 (consolidamento e restauro campanile)

A causa dei ripetuti eventi sismici che hanno provocato alcune lesioni, la cella campanaria è stata interessata da un intervento di consolidamento e messa in sicurezza.
Descrizione

Facciata in stile composito classico rinascimentale, interamente scandita da lesene e ravvivata da mattone rosso a vista. Portale di ingresso in pietra bianca con colonne scanalate in stile corinzio. Ai lati, in due nicchie simmetriche, le statue di S.Marcello Papa e S.Settimio. Alla sinistra della chiesa spicca la torre campanaria che ha un bel concerto di cinque campane. Sulla facciata due grandi stemmi, sempre in pietra, ricordano il Pontefice Leone XIII e il Vescovo Rambaldo Magagnini. La cornice sorretta dalle lesene riporta l'iscrizione: "Rambaldus Magagninius Epus A.Chr. MDCCCLXXXIX". L'edificio si sviluppa secondo un impianto a croce latina con un'unica grande navata e uno pseudo-transetto. Il corpo longitudinale si conclude con un'abside, in cui sono disposti il Coro e un'apertura laterale attraverso cui si accede al Coretto dei Canonici. Lateralmente si aprono, speculari, otto cappelle. L'area presbiteriale risulta sopraelevata di alcuni gradini rispetto al piano della chiesa. A metà della navata destra si apre l'ingresso della sacrestia, mentre sul lato opposto si innesta il campanile.
Planimetria
Schema planimetrico a croce latina caratterizzato da un'unica grandiosa navata, con copertura a botte, di oltre 53 m di lunghezza per oltre 12 m nella nave, ai quali si aggiungono i 4 m per parte della profondità delle cappelle che si allineano nella prima metà della navata. Nella seconda metà della navata si aprono gli pseudo-transetti con gli ampi altari di circa 10 m di larghezza, cornu epistolae e cornu evangeli, dedicati rispettivamente a S. Lorenzo e al SS. Sacramento. All'incrocio con il transetto si erge una grande cupola sferica a otto spicchi su pennacchi, priva di tamburo. Sul fondale si allarga il vasto catino absidale semicircolare, sopraelevato di 4 scalini rispetto al piano della chiesa.
Coperture
Rinnovo delle strutture portanti, non più idonee a sostenere il peso del tetto stesso, sotto il vescovato di Oscar Serfilippi. Lavoro complesso che ha conferito stabilità e sicurezza al fabbricato.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione è stata realizzata nel sec. XVIII in mattoni. Intorno al 1950, per iniziativa di Mons. Carlo Falcinelli, l'intero pavimento fu rinnovato utilizzando il marmo rosso di Verona. Nel 1960, in occasione dell' Ottava Ricognizione Canonica del corpo di S. Settimio, venne applicata una zoccolatura dello stesso marmo a tutta la chiesa.
Presbiterio
Spazioso e arioso, risalta nel complesso architettonico della Basilica, in armoniosa proporzione spaziale che richiama immediatamente alla bellezza e alla centralità dell'altare. E' impreziosito dalla splendida varietà dei marmi, dalle artistiche cantorie settecentesche e dai due maestosi organi. L' altare, a doppia ara basilicale, tale già dalla sua realizzazione, è stato consacrato dal vescovo Fonseca. La decorazione parietale, caratterizzata da un sontuoso tendaggio arabescato e la maestosità del grande coro in noce per le solenni funzioni pontificali, conferiscono sacralità ed eleganza al luogo.
La Cappella della Madonna
E' la prima a sinistra entrando nella Cattedrale, una ricca e movimentata cappella impreziosita da grande varietà di marmi, che si mostra e richiama l'attenzione per il vivace stile barocco. E' della seconda metà del '700, di giuspatronato della estinta famiglia Mauruzi. E' attigua alla Cappella di San Giovanni Battista, alla quale si accede attraverso un arco. La volta della cappella è stata dipinta dal pittore Luigi Mancini e rappresenta alcune scene di vita della Madonna: la Visitazione di Maria a S. Elisabetta, l' Assunzione al cielo della Vergine e la sua Presentazione al Tempio. Nelle due parti laterali sopra le arcate, vi sono dipinti raffiguranti personaggi del casato che ha voluto la cappella, utilizzata anche come tomba di famiglia. L' altare della Madonna è realizzato in stile barocco, è sorretto da pilastri con basamento bianco; le colonne di marmo rosso variegato sono binate, parallele e convergono verso il centro dell'altare ove è collocata l'immagine della Vergine. Ora al centro dell'altare, in sostituzione del vecchio simulacro della Vergine, rivestita di ricchi paramenti ricamati in oro del sec. XVIII, è collocata una bella tavola raffigurante la Vergine con il bambino sulle sue ginocchia, copia dipinta dal pittore jesino Corrado Corradi junior (1894-1963) di una tavola del 1438 di Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro. Una grandiosa cornice di legno scolpito e dorato, sormontato dalla corona, completa lo splendore dell'altare, il cui complesso dimostra armonia e buon gusto, pur restando fedele al modulo artistico barocco voluto sia dal committente, sia dall'ignoto architetto.
La Cappella di San Giovanni Battista
E' la seconda cappella a sinistra, dedicata a San Giovanni Battista. Patronato gentilizio della Famiglia Balleani, è anch'essa in spiccato stile barocco, reso ancora più ricco e vivace per la bellezza e rarità dei marmi policromi dalla preminente tonalità verde smeraldo, con capitelli dorati in stile corinzio e timpano semicircolare. Le colonne sono sorrette da basamenti di marmo nei quali sono effigiati gli stemmi che ricordano e celebrano la nobile e antichissima famiglia jesina. Responsabile del rivestimento marmoreo fu Gianandrea Ascani, appartenente a una delle numerose famiglie provenienti dal territorio di Fossombrone, che fece dell'attività estrattiva di materiale calcareo la principale fonte di sostentamento. Il conte Gaetano Guglielmi era l'erede della casata Baleani per testamento, redatto nel 1716; egli incaricò maestranze specializzate reperite al di fuori dell'ambito prettamente locale. L'impostazione dell'intera cappella è basata sulla distinzione tra componente architettonica e ornamentale, perché la distribuzione dei marmi policromi sulle pareti segue uno scopo puramente decorativo. La volta della cappella è dipinta dal pittore Deglae di Augusta e rappresenta tre episodi della vicenda umana di S. Giovanni Battista. Al centro dell'altare c'è la grande pala con il dipinto del noto pittore urbinate Filippo Bellini (1551-1604) discepolo di Federico Barocci, che proviene dalla vecchia cattedrale demolita, ed è l'unico elemento conservato della cappella precedente. Le pareti laterali della cappella sono rivestite da preziosi intarsi marmorei, che vanno dal nero del settore centrale, aperto per permettere il passaggio alle cappelle laterali, alle tinte chiare utilizzate per le paraste d'angolo. Questa disposizione cromatica frammenta lo spazio in tre settori indipendenti l'uno dall'altro, ove ognuno possiede una propria autonomia. L'unico elemento che rimanda all'unità spaziale è il pesante cornicione in marmo bianco che aggancia le pareti, tentando una sintesi cromatica e materica dell'insieme. Sulle pareti vi sono quattro medaglioni ovali che rappresentano, al loro interno, i semibusti dei più noti esponenti della famiglia Guglielmi-Balleani, opera di pregevolissima fattura dello scultore Gioacchino Varlè che segue la tipologia sepolcrale dell'effige entro un medaglione. Lo stemma della famiglia Guglielmi, una guglia posata su pomi d'argento, coronata d'oro con due gigli di Francia e attraversata da una banda rossa trasversale, è rappresentato in un rilievo in marmo posto sopra il cornicione in modo da sovrapporsi alla trabeazione.
La Cappella di San Rocco
E' la terza cappella a sinistra ed è dedicata a S. Rocco. Si presenta anch'essa in stile barocco, interamente in stucco bianco, opera di autore ignoto. Il timpano è ornato da angeli assisi o librati, testine di cherubini, con ai lati le due figure allegoriche della Fede e della Carità. L'altare si struttura in una semplice mensa, ai cui lati si innalzano due colonne scanalate corinzie che sopravanzano le lesene del medesimo stile. Al centro della cappella c'è la pala che rappresenta la Madonna in trono con il Bambino sulle ginocchia; ai loro piedi ci sono due santi, S. Rocco e un vescovo, forse S. Settimio. Un alto finestrone dona una tenue luce all'altare. Le lapidi posizionate lateralmente ricordano la famiglia Franciolini che ne deteneva il giuspatronato.
La Cappella del Santissimo Sacramento
E' la quarta cappella, la più grande e monumentale del lato sinistro. In stile neoclassico, appare simile ad un frontale di un tempio, il cui timpano, bianco, è sorretto da quattro possenti colonne di variegato marmo dalla tonalità marrone. Al centro il grande dipinto di Gesù che distribuisce l'Eucarestia agli Apostoli, opera del pittore altoatesino Cristoforo Unterperger (1732-1798). La nobile famiglia Colocci commissionò a Giovanni Andrea Ascanj, abilissimo scalpellino, intorno al 1760, l'altare del SS. Sacramento, su disegno dell'architetto Mattia Capponi. L'altare fu terminato nel 1778, come si legge dall'iscrizione riportata alla base delle colonne. La mensa sottostante, tra due grandi supporti anch'essi marmorei, è di dimensioni più piccole in confronto al complesso ed è anch'essa in marmi impreziositi da pietra onice. Vi si sale attraverso tre gradini. A destra è murato il sepolcro del vescovo Angelo Ripanti (1505-1513), scolpito da Giovanni di Gabriele da Como nel 1513, un monumento funerario salvato dalla antica Cattedrale, in puro stile rinascimentale.
La Cappella di San Lorenzo Martire
E' la quarta cappella del lato destro che, insieme a quella del Santissimo Sacramento, forma lo pseudo-transetto. E' dedicata a S. Lorenzo Martire, commissionata dal marchese Giuseppe Honorati, della cui famiglia ai lati vi sono i sepolcri marmorei. La cappella è strutturata su due colonne e due lesene marmoree che si sviluppano con la consueta sommità barocca, al centro della quale spicca lo stemma gentilizio degli Honorati. La pala d'altare è un grande dipinto di Gaetano Lapis, detto il "Caravaggetto", che ha lavorato prevalentemente a Roma ma anche nelle Marche. Rappresenta S. Lorenzo, diacono romano, condannato al crudele supplizio della graticola infuocata, sospinto da un soldato sullo strumento del martirio, mentre altre persone accanto a lui gli suggeriscono di rinnegare la fede cristiana.
La Sacrestia con la Cappella di San Floriano
La sacrestia, inizialmente di modeste dimensioni, venne ampliata nel 1818 quando il Capitolo affidò tale incarico all'architetto Mengoni. L'ampliamento interessò parte del cimitero e dell'ossario (ques'ultimo venne coperto con una adeguata muratura e mantenuto sotto la pavimentazione). Nei decenni successivi la sacrestia subì vari ampliamenti fino ad occupare, nel complesso, oltre 200 mq. La prima grande sala, costruita sopra il vecchio ossario, era quella destinata ai sacerdoti e alla vestizione prima delle cerimonie. Al suo interno sono ancora presenti arredi in legno di noce dell'epoca. Gli altri locali sono destinati in parte ad ufficio del parroco ed il restante a sede dell' Archivio Capitolare. A metà della navata destra c'è un passaggio che immette nella Cappella di S. Floriano che architettonicamente fa parte della sacrestia. Misura circa 10 m di lunghezza e 5 m di larghezza, ed è in stile neoclassico. Al centro vi è l'altare nel cui incavo è custodito l'effige di S. Floriano, il soldato romano martirizzato per la fede cristiana. Di particolare interesse è l'altare marmoreo in semplice stile rinascimentale, che era l'antico altare maggiore della scomparsa cattedrale del sec. XV. E' in marmi policromi con tarsie marmoree che disegnano lo stemma del cardinale Scipione Borghese, nipote del vescovo Camillo Borghese, presule di Jesi sul finire del '500 poi eletto sommo pontefice con il nome di Paolo V.
La Cappella di San Biagio
E' la terza cappella a destra e custodisce l'altare superstite della Cattedrale cinquecentesca demolita. Le colonne, in marmo rossiccio scanalate con capitelli corinzi, sorreggono una trabeazione mistilinea su cui siedono due piccoli angeli. La pala dell'altare del pittore romano Giovanni Odazzi (1633-1731) rappresenta San Biagio che libera un bambino da una lisca di pesce che minacciava di soffocarlo. La cappella era in origine di giuspatronato della nobile famiglia Amici, ereditata nel sec. XVII dalla famiglia Ghislieri, anch'essa estinta in ramo diretto.
La Cappella del Crocefisso
E' la seconda cappella a destra, di giuspatronato dell'antica famiglia di origine feudale Ripanti, voluta e finanziata dal marchese Giuseppe Ripanti nel 1782. Realizzata in marmi neri variegati con venature chiare, è in stile neoclassico e di monumentali dimensioni. E' dedicata al Crocefisso, la cui immagine in legno scolpito domina la scena. Nella trabeazione sono collocati i simboli della Passione. La struttura culmina in due angeli che sorreggono l'asta con il serpente di bronzo.
La Cappella di S.Francesco d'Assisi
E' la prima cappella del lato destro, dedicata a S. Francesco d'Assisi, di giuspatronato della nobile famiglia dei Conti Fossa. Il complesso è in stucco bianco, in un accoppiamento di stile barocco con richiami neoclassici, con doppie colonne binate e capitelli corinzi che sorreggono la parte superiore. La pala dell'altare, in bassorilievo di legno scuro, è una derivazione del celebre dipinto di Federico Barocci raffigurante Le stimmate di S. Francesco. E' ora priva dell'altare perché al suo posto è stato sistemato il fonte battesimale.
Fonte Battesimale
E' uno dei pezzi più preziosi e antichi della Cattedrale, fu realizzato su committenza del vescovo Ghislieri in occasione dei lavori di ampliamento della chiesa e collocato nell'angolo a destra della cappella stessa. Nel 1939 venne spostato al centro della cappella. La vasca ottagonale, tratta da un possente monolite di marmo di Verona con vaste venature in giallo, è sorretta da 6 graziosi leoncini in marmo bianco. Sul fronte della vasca spicca lo stemma gentilizio dei Ghislieri con i simboli episcopali.
Il Coro e il Coretto dei canonici
Il coro attualmente presente è quello realizzato da Marco Baroncio su progetto e disegno di Domenico Luigi Valeri (1701-1770); è una pregevole e raffinata creazione artistica in stile composito, con influssi neoclassici e barocchi. Il seggio centrale designato a trono vescovile funge ora, secondo i dettami della nuova liturgia, da cattedra del vescovo diocesano. Nella parte destra dell'altare maggiore si apre il coro invernale per i canonici, commissionato nel 1770 dal vescovo Ubaldo Balsassini all'architetto Nicola Maiolatesi. Tale struttura si rese necessaria per riparare i canonici dal freddo pungente, che fino a quel momento avevano sopportato per la recita dei salmi, utilizzando il coro grande. Realizzato a forma semicircolare, venne ricavato occupando parte della sacrestia dal quale potevano anche seguire le funzioni religiose.
Elementi decorativi
Lo sguardo di chi entra in Cattedrale viene subito attratto dal grande affresco absidale (1939) opera del pittore Biagio Biagetti. Rappresenta il Cristo Re con la corona reale ai piedi e con quella di spine in testa; ai quattro lati, S. Settimio e S. Francesco d'Assisi sulla sinistra, S. Floriano e S. Romualdo sulla destra. Lungo la navata centrale, ai quattro lati, vi sono in alto dipinti del pittore pesarese Carlo Paolucci (1738-1803), che rappresentano episodi della vita di S. Settimio. Accanto a questi dipinti vi sono quattro balconate marmoree con richiami barocchi. Sulle due di destra poteva affacciarsi il vescovo, mentre, tra quelle di sinistra, una era l'antico pergamo, e l'altra, accanto alla porta, rispondeva solo a criteri di simmetria. Al centro della volta della navata è raffigurato papa Marcello I che invia S. Settimio a predicare il Vangelo alla pagana città romana di Aesis, opera del pittore jesino Luigi Mancini. Nell'innesto della crociera si libera maestosa la grande cupola nei cui pennacchi sono rappresentati i quattro Evangelisti con i loro simboli in un nimbo di angeli, opera del pittore Placido Lazzarini (1740-1820) e risalgono all'ultimo quarto del sec. XVIII.
Elementi decorativi
Il bassorilievo in marmo del 1660 raffigurante la Traslazione della Santa Casa di ignoto scultore barocco romano, fu fatto arrivare da Roma dal cardinale Cybo (1656-1671) per essere collocato sull'altare. Lo stemma vescovile è bene in mostra nella cornice inferiore. Il rilievo misura 4,50 m per 2,46 m e venne portato a Jesi da Carrara ancora diviso in tre lastre, come fanno ritenere le due fratture nella zona superiore ed inferiore, per cui venne montato direttamente in loco.
Adeguamento liturgico

cattedra - aggiunta arredo (1970)
Sostituzione della precedente cattedra episcopale lignea, collocata lateralmente all'altare, con la nuova cattedra posta al centro del coro e sopraelevata.
ambone - aggiunta arredo (2005)
Sostituzione della precedente tribuna, di alcuna rilevanza artistica, con un'ara cristiana risultante dalla trasformazione (datata 1084) di un cippo marmoreo di epoca romana quale basamento per un altare cristiano, con scolpite le figure degli evangelisti. La natura propriamente religiosa della figurazione consente un adeguato utilizzo liturgico del manufatto come ambone.
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