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Acquapendente
Viterbo
palazzo
vescovile
Vescovile
Vescovado
Pianta; Impianto strutturale; Coperture; Pavimenti e pavimentazioni; Elementi decorativi
nessuno
1644/09/13 - 1644/09/13(elevazione a sede vescovile carattere generale); 1650/02/12 - 1650/02/12(atto di acquisto intero bene); 1682/11/23 - 1682/11/23(inventario dei bei mobili intero bene); 1686 - 1686(veduta del palazzo carattere generale); 1687/01/24 - 1687/01/24(concessione dei lavori di ampliamento intero bene); 1687/06/04 - 1687/06/04(vendita e acquisto intorno); 1688/04/14 - 1688/04/14(ristrutturazione intero bene); 1725/06/23 - 1728/06/23(atterramento di una torre delle mura intorno); 1749/04/26 - 1749/04/26(condotta dell'acqua intero bene); 1749/04/29 - 1749/04/29(condotta dell'acqua intero bene); 1749/05/14 - 1749/05/14(condotta dell'acqua intero bene); 1763/10/24 - 1763/10/24(fondi per lavori di manutenzione intero bene); 1764/01/01 - 1764/06/30(lavori di manutenzione intero bene); 1764/03/01 - 1764/06/27(pitture intero bene); 1767/10/01 - 1767/10/31(ampliamento intero bene); 1769/02/15 - 1769/02/15(regolarizzazione intorno); 1776/12/30 - 1777/01/11(inventariazione intero bene); 1787/12/24 - 1787/12/24(lavori di adeguamento strutturale intero bene); 1789/10/15 - 1789/10/15(liquidazione danni intero bene); 1789/10/15 - 1789/10/15(perizia danni intero bene); 1789/11/15 - 1789/11/15(contratto di affidamento dei lavori intero bene); 1791/06/10 - 1791/06/10(richiesta di perizia tecnica intero bene); 1791/07/20 - 1791/07/20(perizia tecnica intero bene); 1792/01/24 - 1792/01/24(richiesta di sistemazione intero bene); 1792/02/28 - 1792/04/09(lavori di consolidamento intero bene); 1792/04/09 - 1792/04/09(perizia tecnica intero bene); 1792/05/08 - 1792/05/08(termine lavori intero bene); 1802/03/07 - 1802/03/07(reclamo sui lavori compiuti intero bene); 1859/12/31 - 1859/12/31(lavori di ampliamento intero bene); 1860/06/16 - 1860/06/16(saldo del fabbro intero bene); 1860/11/07 - 1860/11/07(completamento lavori di ampliamento intero bene); 1861/04/29 - 1861/04/29(saldo del pittore intero bene); 1868/01/12 - 1868/01/12(perizia tecnica intero bene); 1870/10/01 - 1870/10/31(progetto di rinnovamento intero bene); 1879/10/03 - 1879/10/03(rinnovamento portale ); 1882/03/06 - 1882/03/18(rinnovamento pavimento intero bene); 1919/09/10 - 1919/09/10(danni del terremoto intero bene); 1924/07/29 - 1925/10/06(realizzazione circonvallazione Cassia intorno); 1927/10/31 - 1927/10/31(perizia tecnica intero bene); 1931/06/25 - 1931/09/15(restauro e consolidamento intero bene); 1934/07/18 - 1934/09/06(elementi decorativi intero bene); 1945/11/30 - 1945/11/30(perizia tecnica intero bene); 1946/09/02 - 1946/12/26(prime riparazioni intero bene); 1947/11/28 - 1947/11/28(ultimazione prime riparazioni intero bene); 1948/11/26 - 1949/02/25(termine lavori di restauro generali intero bene)
Palazzo Vescovile
Tipologia e qualificazione palazzo vescovile
Denominazione Palazzo Vescovile <Acquapendente>
Ambito culturale (ruolo)
maestranze viterbesi (costruzione palazzo)
maestranze viterbesi (ristrutturazione palazzo)
maestranze viterbesi (ampliamento palazzo)
maestranze viterbesi (ampliamento palazzo)
maestranze viterbesi (consolidamento palazzo)
maestranze viterbesi (ampliamento palazzo)
maestranze viterbesi (restauro palazzo)
maestranze viterbesi (restauro postbellico palazzo)
maestranze viterbesi (ristrutturazione palazzo)
Notizie Storiche

1644/09/13  (elevazione a sede vescovile carattere generale)

Innocenzo X Pamphilj (1644-55) – con la bolla In supremo millantis Ecclesiae Throno – trasferisce la sede episcopale dalla soppressa Castro ad Acquapendente, separando quest'ultima dalla diocesi di Orvieto, dichiarandola città ed elevando la chiesa del Santo Sepolcro a cattedrale.

1650/02/12  (atto di acquisto intero bene)

Le confraternite della SS. Trinità, SS. Sacramento, S. Maria Maddalena, S. Antonio, S. Leonardo e S. Stefano acquistano per la somma di 600 scudi il nucleo iniziale dell'episcopio, ricavato nel palazzo che era stato dell'arcivescovo di Amalfi Alfonso Oliva (m. 1642).

1682/11/23  (inventario dei bei mobili intero bene)

Si stila un inventario delle "robbe, mobili, cortinaggi, suppellettili, habiti, biancaria, argentaria et haltro" fatte portare da Roma e da Orvieto nell'episcopio dal vescovo Giovan Battista Febei.

1686  (veduta del palazzo carattere generale)

Una veduta a volto di uccello di Acquapendente, edita dalla Stamperia De Rossi "alla Pace", presenta nella legenda – alla voce riguardante il palazzo Viscontini – la segnalazione che era il "Palazzo de' Benci, habitato da Monsig.r Vescovo".

1687/01/24  (concessione dei lavori di ampliamento intero bene)

Il vescovo Giovan Battista Febei ottiene l'assenso della Congregazione del Buon Governo per comprare a sue spese (e eventualmente anche permutando beni della Mensa Vescovile) una casa attigua all'episcopio, così da poterla integrare nei lavori di sistemazione del palazzo.

1687/06/04  (vendita e acquisto intorno)

Ai fini dell'ampliamento dell'episcopio, il vescovo Giovan Battista Febei acquista per conto della Mensa Vescovile da Camilla Baldini (vedova di Leonardo Roli) una casa disposta su tre piani e confinante con le carceri vescovili. Inoltre, lo stesso prelato compra anche l'annesso orto che giunge fino alla strada della Recisa.

1688/04/14  (ristrutturazione intero bene)

Il vescovo Giovan Battista Febei (1683-88) fa ristrutturare a sue spese il palazzo a causa del cattivo stato in cui versava per l'incuria prestatavi dai suoi predecessori, che vi risiedevano solo raramente perché giudicato angusto.

1725/06/23 - 1728/06/23 (atterramento di una torre delle mura intorno)

Su richiesta del vescovo Ferdinando Agostino Bernabei (1728-29), la Magistratura comunale acconsente all'atterramento della porzione superiore di una torre della cinta muraria urbana, posta nella zona detta la Recisa, perché – trovandosi davanti alle finestre delle stanze occupate dal vescovo nell'episcopio – ne impediva una buona illuminazione.

1749/04/26  (condotta dell'acqua intero bene)

Il vescovo Bernardo Bernardi (1746-58) ottiene licenza dalla Congregazione del Buon Governo di condurre l'acqua di una sorgente nella tenuta Campo Viola (di proprietà della Mensa vescovile) fino all'episcopio, passando per due ponticelli sulla strada consolare e per una porta Romana. Inoltre, il prelato si obbliga con l'occasione a risarcire eventuali danni provocati dai lavori dell'acquedotto.

1749/04/29  (condotta dell'acqua intero bene)

Il Consiglio segreto della comunità approva all'unanimità la proposta formulata dall'economo della Mensa vescovile di permettere la conduttura dell'acqua di una sorgente da fuori porta Romana fino all'episcopio. L'opera è affidata a Ludovico Avellano

1749/05/14  (condotta dell'acqua intero bene)

Il governatore genera di Viterbo assicura il prefetto della Congregazione del Buon Governo che ad Acquapendente vi è un'abbondanza di acqua tale che la comunità non vi ritrae alcun vantaggio economico. Ciò nondimeno, l'acqua delle fonti pubbliche non può essere condotta all'episcopio, dato che il vescovato è posto in una posizione più elevata.

1763/10/24  (fondi per lavori di manutenzione intero bene)

Il succollettore degli spogli di Acquapendente riceve la comunicazione della condonazione dei frutti della Mensa vescovile i quali, maturati dopo la morte del vescovo Giandomenico Santucci (1758-1763), sono ora sufficienti per poter riparare alcune rovine della cattedrale e dell'episcopio. In particolare, per il palazzo vescovile si stanziano circa 200 scudi.

1764/01/01 - 1764/06/30 (lavori di manutenzione intero bene)

Vengono portati a termine diversi lavori di manutenzione nel palazzo, specialmente con riguardo ai soffitti di alcune camere e del salone.

1764/03/01 - 1764/06/27 (pitture intero bene)

Il pittore Pietro Bacci di Orvieto viene pagato per aver dipinto alcune stanze dell'episcopio, così come gli era stato commissionato dal vescovo Clemente Maria Bardini (1763-90).

1767/10/01 - 1767/10/31 (ampliamento intero bene)

L'episcopio è sottoposto a nuovi lavori di ampliamento. Nello specifico, si realizza una nuova stanza verso la strada della Recisa.

1769/02/15  (regolarizzazione intorno)

Benedetto de Lo Presti, governatore generale di Viterbo, domanda al prefetto della Congregazione del Buon Governo il permesso – già richiesto dal Magistrato della comunità e dalla vedova Angela Santaroni – di vendere i materiali ricavabili dalla demolizione di una casa in contrada La Cava posta di fronte all'episcopio. E con l'occasione, poiché il vescovo Clemente Maria Bardini aveva anch'egli acquistato una casa avanti all'episcopio da demolire, si stabilisce di regolarizzare lo spazio di fronte al palazzo abbattendo anche quest'altro stabile, così da formare una vera e propria piazza regolare.

1776/12/30 - 1777/01/11 (inventariazione intero bene)

Si procede alla stesura di un inventario dei "mobili, biancherie, suppellettili, stigli di cucina, rami, vino, grano ed altri grascie, libri, scritture, denaro" presenti nell'episcopio e appartenenti al vescovo Clemente Maria Bardini.

1787/12/24  (lavori di adeguamento strutturale intero bene)

Si pagano i muratori Angelo Cerrini e Hiovanni Carletta per la sistemazione di uno sperone di sostegno nel palazzo vescovile "verso la Recisa".

1789/10/15  (liquidazione danni intero bene)

Il Tesoriere Generale della Reverenda Camera Apostolica Fabrizio Ruffo (1744-1827) chiede che vengano liquidati i danni che possono esservi nell'episcopio, redigendone la perizia dei lavori.

1789/10/15  (perizia danni intero bene)

L'architetto Cesare del Sette e il perito muratore Domenico Frapolli procedono alla perizia dei risarcimenti necessari al vescovato. La somma individuata è di 142,72 scudi.

1789/11/15  (contratto di affidamento dei lavori intero bene)

Si affidano i lavori di risarcimento dell'episcopio, dei poderi e dei campanili del Duomo al muratore Domenico Borghetti di Viterbo. L'ammontare totale della spesa è calcolato in 254 scudi.

1791/06/10  (richiesta di perizia tecnica intero bene)

Il succollettore degli spogli, asserendo la mancata terminazione dei risarcimenti dell'episcopio e dei fondi della Mensa vescovile, ottiene dal Tesoriere Generale della Reverenda Camera Apostolica di poter far fare una nuova perizia dal mastro muratore Marco Volpini.

1791/07/20  (perizia tecnica intero bene)

Il perito Marco Volpini procede alla ricognizione dei lavori eseguiti nell'episcopio dal muratore Borghetti e, nei giorni seguenti, visita anche gli altri poderi della Mensa vescovile. Alla fine delle sue verifica, il tecnico segnala la necessità di procedere a ulteriori sistemazioni, che stima in un totale di 138,60 scudi. Inoltre, lo stesso segnala l'urgenza di consolidare la parte nord-ovest del vescovato il che – si riporta – comporterebbe un aggravio aggiuntivo di 87,90 scudi.

1792/01/24  (richiesta di sistemazione intero bene)

Il vicario apostolico Paolo Bartoli dichiara che l'episcopio, in cui dovrebbe andare ad abitare, si trova in "cattivo stato", conte tetti "di pessima qualità" in cui "passa la pioggia" e minaccia "rovina in due lati", chiedendone l'immediato risarcimento.

1792/02/28 - 1792/04/09 (lavori di consolidamento intero bene)

L'architetto Cesare del Sette viene incaricato dei lavori di consolidamento dell'immobile che, intrapresi, procedono però a ritmo sincopato. Infatti, Luisa Bardini Fenzi – erede del defunto vescovo Bardini – non accetta che le sistemazioni vengano compiute attingendo al deposito ereditario e, contestualmente, si scopre che alcune travi di sostegno del tetto sono completamente marcite: situazioni – queste – che inducono continue pause.

1792/04/09  (perizia tecnica intero bene)

Pietro Antonio Pezzi verifica la regolarità dei lavori di consolidamento e completamento dell'episcopio eseguiti dall'architetto Cesare del Sette. In particolare, si segnala che la sostituzione delle travi ammalorate del tetto non è ancora terminata.

1792/05/08  (termine lavori intero bene)

L'architetto Cesare del Sette viene pagato per aver concluso con successo i lavori di rinnovamento delle travi dell'episcopio.

1802/03/07  (reclamo sui lavori compiuti intero bene)

Il vescovo Paolo Bartoli (1794-1801) dichiara di aver speso nell'episcopio aquesiano oltre duemila scudi, senza contare le opere di pittura, dotando l'appartamento nobile di nuove bussole e di telai alle finestre muniti di cristalli di Venezia.

1859/12/31  (lavori di ampliamento intero bene)

Si stipula un contratto fra la Mensa vescovile e il muratore Giuseppe Andreini per completare il rialzamento dell'ultimo piano dell'episcopio voluto dal vescovo Giovanni Battista Pellei (1847-77) per ricavarci un salone e otto camere. Il prezzo indicato è di 120 scudi.

1860/06/16  (saldo del fabbro intero bene)

Si salda il fabbro ferraio Marco Petroni per i lavori dallo stesso eseguiti nelle finestre della "fabrica nova del Palazzo" vescovile.

1860/11/07  (completamento lavori di ampliamento intero bene)

Si salda il muratore Giuseppe Andreini per i lavori di rialzamento dell'ultimo piano dell'episcopio.

1861/04/29  (saldo del pittore intero bene)

Il muratore Andreini viene saldato dei lavori di stabilitura e imbiancatura del nuovo appartamento ricavato dal vescovo G. B. Pellei nel rialzamento dell'ultimo piano del palazzo vescovile.

1868/01/12  (perizia tecnica intero bene)

Ercolano Ercolani, perito addetto all'ufficio del censo incaricato di esaminare lo stato dell'episcopio e delle case coloniche dei poderi spettanti alla Mensa, relaziona sui restauri da effettuarsi e stima che il vescovato abbia bisogno di lavori per 487,65,6 scudi, a causa del suo cattivo stato di conservazione (ad eccezione della parte recentemente costruita dal vescovo G. B. Pellei).

1870/10/01 - 1870/10/31 (progetto di rinnovamento intero bene)

L'ingegnere viterbese Filippo Pincellotti redige un progetto per la costruzione di un nuovo episcopio nell'area dell'orto retrostante la parte più antica del vecchio vescovato, di cui si prevede la demolizione per ricavarne una piazza antistanne in nuovo prospetto. I lavori iniziano con l'abbattimento dell'ala nord-ovest verso l'orto ma si interrompono per l'annessione della città al regno d'Italia.

1879/10/03  (rinnovamento portale )

Il muratore Odoardo Risani viene pagato dal vescovo Concetto Focaccetti (1878-87) per la sistemazione dell'ingresso del palazzo.

1882/03/06 - 1882/03/18 (rinnovamento pavimento intero bene)

Si procede al rinnovamento del pavimento della sala principale del palazzo vescovile.

1919/09/10  (danni del terremoto intero bene)

Un terremoto, con epicentro a Piancastagnaio, provoca ingenti danni all'episcopio e al seminario. In particolare, nel palazzo vescovile si registra una sconnessione dell'armatura del tetto e dei muri perimetrali da quelli trasversali, nonché lesioni diffuse e rottura degli architravi.

1924/07/29 - 1925/10/06 (realizzazione circonvallazione Cassia intorno)

Con la realizzazione della circonvallazione Cassia si procede all'esproprio (per 2.000 lire) di parte dell'orto del vescovato, determinando conseguentemente la chiusura dello stesso.

1927/10/31  (perizia tecnica intero bene)

L'ingegnere Giuseppe Rocchi procede alla stesura della perizia dei lavori di restauro e consolidamento dell'episcopio che ammontano a un totale di 78.000 lire.

1931/06/25 - 1931/09/15 (restauro e consolidamento intero bene)

Si procede al restauro e consolidamento del palazzo sotto la direzione dell'ing. G. Rocchi.

1934/07/18 - 1934/09/06 (elementi decorativi intero bene)

Il pittore e decoratore Alfredo Consoli riceve dal segretario vescovile 2500 lire per avere dipinto l'ornato della sala delle udienze del palazzo.

1945/11/30  (perizia tecnica intero bene)

L'Ufficio del Genio civile di Viterbo redige una perizia di lire 571000 per lavori di riparazione e di consolidamento del palazzo vescovile, danneggiato dagli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale.

1946/09/02 - 1946/12/26 (prime riparazioni intero bene)

Si procede alla riparazione dell'episcopio nelle sue parti essenziali.

1947/11/28  (ultimazione prime riparazioni intero bene)

L'impresa aquesiana di Antonio Pulvano certifica il collaudo dei lavori di riparazione dell'episcopio.

1948/11/26 - 1949/02/25 (termine lavori di restauro generali intero bene)

Terminano i lavori di riparazione e consolidamento dei danni causati all'episcopio dalla Seconda Guerra Mondiale, eseguiti dall'impresa Alfredo Baroli di Roma sotto la direzione dell'ingegnere Giuseppe Carlo Romani per la cifra totale di 2. 245.600 lire.
Descrizione

Poco distante dalla Basilica del Santo Sepolcro di Acquapendente, si erge lungo la via Roma l'episcopio della comunità. Sorto inizialmente come residenza privata (palazzo Oliva) e successivamente sottoposto a molteplici trasformazioni, questo immobile si presenta oggi sviluppato prevalentemente in larghezza, comprendendo in alzato un totale di soli tre livelli. Rivolto sostanzialmente a nord, l'edificio prospetta sulla strada pubblica per mezzo di quattordici finestre variamente distribuite secondo interassi incostanti al livello del piano nobile, prova di come il manufatto sia nato dall'aggregazione di molteplici cellule abitative. Al piano terreno una serie di forature individuano vani autonomi, precedentemente adibiti a botteghe e ora ospitanti in certi casi piccole attività come un bar. All’interno, sono ubicate a questo livello anche quelle che erano le carceri vescovili, accessibili dal retro e composte da un corridoio su cui si aprono tre piccole celle. Al centro del prospetto campeggia l’accesso principale, il quale immette in un atrio passante che conduce al giardino retrostante, dove l'affaccio si fa più svincolato. Se infatti la facciata principale si caratterizza per un primo livello connotato da una serie di finestre trabeate poggiate su marcadavanzale e per un secondo livello di bucature semplicemente incorniciate, al contrario, il fronte esattamente all’opposto perde questa formalità espressiva in favore di una distribuzione maggiormente libera e organizzata in funzione della ripartizione interna degli ambienti. Attraversando l'atrio – coperto con un soffitto ligneo – si entra quindi nello stabile e, subito, sulla sinistra (est) si trova prima la reception del museo della comunità locale – qui installatosi – e subito dopo la scala che conduce al livello superiore. Qui sopra, attualmente, è allestito il vero e proprio percorso museale: un insieme di testimonianze della storia della città che ha occupato tutte le stanze un tempo vissute dai vescovi cittadini del cui soggiorno, oggi, è rimasta però traccia nelle decorazioni delle pareti. In particolare, la cosiddetta “sala degli stemmi” (o delle Udienze, o del Trono) sembra profilarsi come l'ambiente principale del palazzo, sia per dimensione sia per magnificienza d'ornamento. D’altra parte, è proprio in questo spazio che sono collocati i principali dipinti della collezione – rappresentanti per lo più prelati, vescovi e pontefici – i quali incorniciano il busto marmoreo di papa Innocenzo X Pamphilij (1644-55), commissionato ad Alessandro Algardi (1598-1654) probabilmente per il vicino Duomo e poi ivi trasportato. Le fa eco la ex-sala da pranzo del vescovo, oggigiorno soprannominata "delle vedute" per le prospettive paesaggistiche raffigurate sulle sue pareti. Infine, sul fondo (ovest) spicca la cappella privata del vescovo, riccamente arredata. Al secondo piano, invece, si snoda una sezione del museo interamente dedicata alla "via Francigena", così come testimoniato da un grande plastico che corre lungo la sala – raffigurante le tappe principali del percorso – e dai numerosi pannelli didattico-informativi disposti tutti all'intorno.
Pianta
Il palazzo vescovile si presenta impostato su una pianta rettangolare non perfettamente rettilinea che si ripete anche al piano nobile. L’accesso avviene al piano terreno per mezzo di un atrio passante che comunica con il giardino retrostante e che, contemporaneamente, immette nella scala interna. Di qui, si sale ai livelli superiori poi variamente articolati ma sostanzialmente disposti uno di seguito all’altro: un’infilata di successive sale adibite a vari utilizzi.
Impianto strutturale
L’edificio si presenta impostato su un sistema di murature perimetrali portanti. La struttura è in blocchi di tufo squadrati assemblati con giunti di malta. Sopra l’immobile si appoggia un tetto ligneo spiovente.
Coperture
All’esterno, l’edificio è coperto da un tetto a doppia falda spiovente disposto secondo la direzione di sviluppo dell’immobile. La copertura è uniforme per tutta la lunghezza dello stabile e il manto è in coppi. All’interno, si osserva un tetto ligneo piano in corrispondenza dell’atrio e soffitti piani nelle stanze del piano nobile. Al secondo piano, invece, si imposta un tetto ligneo a doppia falda con travetti di sostegno alle pianelle faccia-vista che, però, in taluni punti muta inclinazione per consentire l’apertura di finestre.
Pavimenti e pavimentazioni
Le pavimentazioni sono mutevoli e variano a seconda della destinazione degli ambienti. In particolare, si registra al piano nobile la predisposizione di settori decorati con mattonelle di ceramica variamente dipinta con motivi geometrici che si alternano a zone invece omogenee in mattonelle di graniglia dai molteplici colori.
Elementi decorativi
Il palazzo ospita al primo piano il museo della città di Acquapendente. In particolare, si registra la presenza al piano nobile di un busto marmoreo di papa Innocenzo X Pamphilij (1644-55), commissionato ad Alessandro Algardi (1598-1654). Vari altri quadri adornano le pareti interne, alcune delle quali dipinte con soggetti naturali, come nella cosiddetta “sala delle vedute”.
Adeguamento liturgico

nessuno
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