chiese italiane
censimento chiese
edifici di culto
edifici sacri
beni immobili
patrimonio ecclesiastico
beni culturali ecclesiastici
beni culturali della Chiesa cattolica
edilizia di culto
restauro
adeguamento liturgico
Montegrino Valtravaglia
Milano
chiesa
sussidiaria
S. Martino
Parrocchia di Sant'Ambrogio
Impianto strutturale; Cicli affrescati; Pavimenti e pavimentazioni; Struttura
altare - aggiunta arredo (1980-1988)
XI - XI(costruzione intero bene); 1546 - 1567(interventi strutturali interno); XVII - XVII(restauro intero bene); XIX - XIX(costruzione sagrestia e campanile); 1936 - 1936(manutenzione e restauri intero bene); 1980 - 1988(restauro conservativo interno)
Chiesa di San Martino
Tipologia e qualificazione chiesa sussidiaria
Denominazione Chiesa di San Martino <Montegrino Valtravaglia>
Altre denominazioni S. Martino
Autore (ruolo)
Jotti, Guglielmo (decorazione e cicli affrescati)
Ambito culturale (ruolo)
maestranze lombarde (costruzione e decorazione)
Notizie Storiche

XI  (costruzione intero bene)

La fondazione della chiesa, in un ombroso bosco alle pendici di una vallata, è assegnata prudenzialmente alla prima metà del XI sec. Alcune caratteristiche dell'edificio originario consentono, infatti, una datazione problematica e aperta verso limiti più antichi. Tra queste: l’innesto dell’abside semicircolare nella navata senza alcun risalto (come si deduce dall’attacco della cappella maggiore nelle murature d’ambito, nonostante trasformazioni successive dell’area presbiteriale); l’ingresso alla chiesa, che avveniva dal fianco sud, e non dalla facciata, come documentato ancora nel XVI sec. Rispetto a quest’ultima particolarità, che permette di associare la chiesa al “tipo, diffusosi in area alpina e prealpina a partire dall’epoca carolingia […] e che [Clotilde] Magni chiama facciata adiabasica” (Frigerio, Mazza, Pisoni), inoltre, il S. Martino di Montegrino presenta ben due accessi laterali, di cui quello verso la facciata (tamponato), d’inconsuete dimensioni.

1546 - 1567 (interventi strutturali interno)

La chiesa giunse nelle forme originarie sino alla fine del XVI sec., in tempo per essere visitata e descritta dai primi delegati diocesani. Si configurava come semplice aula unica rettangolare (8,70x5,10/5,30 m; l'attuale edificio è di poco più lungo, avendo avuto rifatta la facciata), con copertura a vista e catino absidale in curva, concluso da una calotta in muratura. Qui, almeno dal XIV sec., doveva essere disteso un ciclo di affreschi i cui lacerti sono stati recuperati durante lavori recenti: un tentativo di ricomposizione “ha permesso di datare con qualche approssimazione questi frammenti al Trecento e di ipotizzare che formassero un Cristo in mandorla” (Viotto), Poco dopo il 1546 (ma entro il 1567), evidentemente per ragioni di rinforzo strutturale, fu creato un arco trasversale in muratura, al centro della navata.

XVII  (restauro intero bene)

In epoca successiva ma imprecisata, la chiesa fu sottoposta a un radicale rinnovamento: l'abside fu demolita e ricondotta a cappella a terminazione rettilinea; la copertura lignea fu sostituita da volte in muratura; la facciata, che presentava in origine un andamento lievemente obliquo, fu ricostruita in posizione un poco avanzata. Fu inoltre regolarizzato il sagrato antistante, a sbalzo sulla valle che, già esistente in antico, ospitava l'area cimiteriale. Secondo alcuni studi, le opere sarebbero da riferire a un arco cronologico piuttosto ampio, tra XVII e XVIII sec. Sembra possibile, tuttavia, restringere la forbice ai decenni attorno al 1630-1640 per l'impiego di volte a crociera che, non usuale nelle fabbriche seicentesche di Valtravaglia, trova un parallelo con le sussidiarie dedicate a S. Rocco a Bedero (Brezzo di Bedero) e a Ligurno (Porto Valtravaglia), ricostruite in quell’intervallo di tempo.

XIX  (costruzione sagrestia e campanile)

La quarta fase nelle storia delle trasformazioni edilizie della chiesa di S. Martino portò alla costruzione di una sagrestia sul lato settentrionale del presbiterio, e con accesso dal medesimo, e del campanile.

1936  (manutenzione e restauri intero bene)

La piccola chiesetta di S. Martino attirò l'attenzione del card. Ildefonso Schuster. Questi, in visita a Montegrino nel 1930, sollecitò il parroco alla manutenzione dell'oratorio "che trascurato cadrebbe in rovina". Le parole dell'arcivescovo non rimasero inascoltate e alcuni interventi furono eseguiti, come documenta la data iscritta alla base della croce alla sommità della facciata, dove sembra di leggere la data del 1936.

1980 - 1988 (restauro conservativo interno)

Entro il 1988, il presbiterio fu oggetto di una campagna di restauro conservativo che portò alla scoperta, dietro l'altare allora esistente, di quello seicentesco, affrescato sulla parete di fondo della cappella maggiore, della mensa originaria e ai riquadri affrescati nella navata. Nell'occasione, compiuto un sondaggio nel pavimento della cappella maggiore, furono rinvenuti i frammenti del ciclo affrescato dell'abside più antica. Restaurati i dipinti, si scelse di non ricollocare l’altare rimosso in opera; ne fu recuperato all’uso il solo tabernacolo, montato a lato della spalla destra dell’arco trionfale. I lavori furono promossi dal comune di Montegrino (Frigerio, 1988).
Descrizione

Un sentiero, ricavato nel fitto dei boschi, conduce dall’abitato di Montegrino alla chiesa di S. Martino. Giunti sul sagrato, pensile sulla valle, la vista si apre al bacino centrale del lago Maggiore, ai monti e alle vette innevate delle Alpi. La posizione oggi isolata contrasta con l’intensa frequentazione dei luoghi nei secoli: al centro dei sentieri che univano il fondovalle con l’altopiano, la chiesa era circondata (almeno dal XVI sec.) da un cimitero. Poco distante, alcuni massi istoriati consentono solo di formulare suggestive ipotesi su culti pre-cristiani praticati ancor più in antico. L’edificio è di fondazione arcaica, almeno del XI sec., come proverebbe l’esistenza di ingressi nel solo fianco meridionale, secondo un uso diffuso in area alpina e prealpina, e i pochi rimandi leggibili nelle murature a un’abside semicircolare. Per il resto, l’oratorio si presenta al visitatore nella veste conferita dalle riforme seicentesche. Un blocco regolare con presbiterio quadrangolare di ridotta elevazione. La facciata è a capanna; vi si apre un portale centrale ricavato nel Seicento, quando fu demolito e ricostruito l’antico prospetto. Ai lati, due finestre consentivano una sosta di raccoglimento durante i lunghi e faticosi trasbordi a piedi. L’interno presenta un’aula unica (quasi 9 m x 5,3 m) scandita da un arco trasversale a pieno centro in due campate, coperte da volte a crociera. Il presbiterio (3,5 x 3,7 m ca.) anticipato da un arco trionfale a tutto sesto ed è coronato da una volta a crociera; da poco ne è stato recuperato l’altare maggiore, dipinto a parete, e la mensa originaria. La sagrestia si sviluppa a sinistra del presbiterio; vi aderisce il campanile, frutto di una fase ottocentesca di interventi. Alcuni frammenti di cicli affrescati restituiscono una possibile configurazione decorativa più complessa, che attende, forse, di essere ancora riscoperta. La chiesa è orientata.
Impianto strutturale
L’edificio è realizzato con murature portanti continue a sezione normalizzata che reggono le coperture interne e il tetto senza il ricorso a elementi puntuali. La navata unica e il presbiterio presentano un sistema articolato di volte interne. Il tetto, retto da ordito ligneo principale e secondario, è a due falde; le falde sopra il presbiterio, a una quota inferiore, coprono senza soluzione di continuità anche l’ambiente della sagrestia. Il campanile è coperto con un tetto a padiglione.
Cicli affrescati
La chiesa conserva alcuni frammenti di cicli affrescati. Scomparsi quelli che ornavano il catino absidale semicircolare, forse trecenteschi, i cui frammenti, rinvenuti durante operazioni di scavo, attirarono l’attenzione di Carlo Bertelli, rimangono: 1) due riquadri nella navata con le raffigurazioni speculari di S. Bernardino da Siena, uno del XV sec., l’altro firmato da Guglielmo Jotti da Montegrino; entrambi documentano la “precoce diffusione della devozione al santo francescano” anche nelle aree più recondite; 2) un ‘S. Martino che dona il mantello al povero’, datato 1546 e firmato da “Dominichus de Pocetis Vallisoldi” (Domenico Pocetti), non unica testimonianza della presenza di artisti dalla Valsolda sulle rive dell’alto Verbano; 3) un’Annunciazione (XVIII sec.) sull’arco trionfale, racchiusa in un ricco cartiglio decorativo; 4) un’altra Annunciazione, forse precedente di un secolo, di cui sopravvive, sulla spalla destra del medesimo arco trionfale, la figura di Maria (scomparso, invece, il pannello con l’angelo che doveva trovarsi sulla spalla opposta dell’arco); 5) un ‘S. Martino in adorazione della Madonna con Gesù bambino’, databile della prima metà del XVII sec., sull’altare maggiore; questo, ornato da una ricca cornice simulante un altare in muratura con intarsi e decori, rappresenta un raro caso di pittura quadraturistica sulle rive del lago e contribuisce a fissare la data di riforma del presbiterio (e dell’inserimento delle volte nella navata) ai decenni attorno al 1630-1640.
Pavimenti e pavimentazioni
La navata e il presbiterio conservano un pavimento di beole squadrate posate 'a correre', forse ancora da riferire alla riconfigurazione generale dell'edificio sacro operata nel corso del XVII sec., o, addirittura, al XVI sec. (con integrazioni successive) quando (visita del 1567) la chiesa era già accuratamente pavimentata. Sono in pietra anche i due gradini dell’altare maggiore e la balaustre, fine opera di preciso intaglio seicentesco.
Struttura
Le murature "sono in pietrame lavorate solo in qualche massello usato sugli spigoli, ove compaiono in quantità blocchi di pietra tufacea lavorati" (Frigerio, Mazza, Pisoni); lo spessore medio è stato rilevato in 74 cm; i muri presentano una tessitura e una lavorazione da associare alla chiesa antica sino a un'altezza di 4.30 m sul pavimento; furono rialzati probabilmente in occasione dell’inserimento delle volte.
Adeguamento liturgico

altare - aggiunta arredo (1980-1988)
Tra il 1980 circa e il 1988, il presbiterio fu oggetto di una campagna di restauro conservativo che portò a rinvenire, dietro l'altare allora esistente, quello seicentesco, affrescato sulla parete di fondo della cappella maggiore, e la mensa originaria. Restaurati i dipinti, si scelse di non ricollocare l’ancona rimossa e di mantenere l’antica mensa riscoperta; dell'altare fu recuperato all’uso il solo tabernacolo, montato a lato della spalla destra dell’arco trionfale. Per le celebrazioni, concentrate principalmente nei mesi estivi, si impiega una mensa mobile.
Contatta la diocesi