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| Descrizione |
La chiesa di Pieve Saliceto sorge isolata al termine della principale via di attraversamento della frazione gualtierese. L'interno ha un aspetto solenne che deriva in massima parte dalla sequenza dei pilastri, con lesene scanalate di ordine ionico, e delle arcate decorate a rilievo che inquadrano le cappelle laterali. Queste ultime, essendo intercomunicanti attraverso ampie aperture ad arco, sembrano formare quasi due navate. Il presbiterio è rialzato di un gradino e il coro termina con una parete rettilinea al centro della quale, nel 1662, è stato collocato il dipinto raffigurante l'Annunciazione attribuito a Francesco Maria pittore di Giardino di Parma.
L'edificio si contraddistingue per la presenza di un ricco apparato decorativo plastico di pregevole fattura (risalente alla seconda metà del XVII secolo) che si concentra principalmente nelle cappelle e nelle membrature architettoniche ed ha i suoi picchi creativi nei rilievi del fregio, nei capitelli con festoni e nelle coppie di angeli seduti sopra gli archi di accesso alle cappelle. Le sei monumentali ancone delle cappelle laterali, in rilievo plastico di stucco, sono tutte diverse ma riconducibili ad un'unica tipologia architettonica costituita da coppie di colonne marmorizzate con superiore frontone (intero o spezzato) e un'edicola nell'attico. Sui frontoni sono poste coppie di angeli a tutto tondo.
Tra le cappelle spicca quella dedicata alla Beata Vergine delle Grazie nella quale si venera un'immagine miracolosa dipinta su muro, qui traslata nel 1662. La volta è suddivisa in tre riquadri con rilievi plastici a stucco raffiguranti guarigioni operate su invocazione della Vergine Maria.
L'insieme decorativo presente nella chiesa è in massima parte opera dello stuccatore milanese Martino Ferraboschi (Feraboschi, Ferabosco, Ferrabosco) discendente del più famoso Martino Ferraboschi (morto nel 1626) che operò a Roma ed ebbe incarichi papali.
La facciata è stata compiuta nel 1667 da Giovan Battista Cima. Si articola su due ordini, di cui quello superiore, con serliana e frontone triangolare, è raccordato a quello inferiore a mezzo di due ampie volute. Il partito centrale è sottolineato dall'impiego di lesene binate di ordine dorico che definiscono un piano leggermente aggettante. L'elemento più propriamente plastico è l'elegante portale, opera del Ferraboschi. Il disegno della facciata richiama un tipo piuttosto diffuso tra la fine del Cinquecento e le prima metà del Seicento in area basso padana, riscontrabile ad esempio in tono più dimesso, nella coeva chiesa del Santissimo Crocifisso del convento delle monache Cappuccine di Guastalla. La finestra a serliana costituisce probabilmente una citazione della basilica della Madonna della Ghiara a Reggio Emilia, il cui culto è ampiamente documentato anche in territorio gualtierese.
| Impianto strutturale |
| La chiesa è realizzata con struttura portante in laterizio lasciato a vista all'esterno, ad eccezione della facciata. I materiali provengono per la maggior parte dalla demolizione della chiesa precedente. |
| Pianta |
| Sotto il profilo planimetrico la chiesa di Pieve Saliceto ha uno sviluppo longitudinale. Sulla navata si aprono tre cappelle per lato, comunicanti tra di loro. Ai lati dell'ingresso sono collocati due ridotti vani chiusi ospitanti il Fonte Battesimale (a sinistra) e la Penitenzieria (a destra). Altri due vani, delle stesse dimensioni, sono stati ripetuti in fondo alla navata con funzione di disimpegno. Il presbiterio è rialzato di un gradino e termina nel coro rettilineo. Ai lati sono poste la sagrestia (lato nord) e la cappella feriale o del SS. Sacramento (lato sud). Una moderna mensa è collocata in posizione centrale ma è ancora presente il vecchio altare maggiore in marmo. Tra la sagrestia e il coro vi è la torre campanaria.
Dimensioni complessive dell'interno: larghezza ca.15,50 mt, lunghezza ca. 29,70 mt (misure desunte graficamente dalla planimetria allegata al progetto di Conservazione delle decorazioni pittoriche e plastiche e deumidificazione delle murature, 1995, in Curia Vescovile di Reggio Emilia, Archivio Ufficio Beni Culturali, Cartella Parrocchia della Santissima Annunziata, Pieve Saliceto, comune di Gualtieri).
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| Interno |
| L'architettura della chiesa ha un aspetto solenne che deriva in massima parte dalla sequenza dei pilastri, con lesene scanalate, e delle arcate decorate a rilievo che inquadrano le cappelle laterali (tre per lato). Queste ultime, essendo intercomunicanti attraverso ampie aperture ad arco, sembrano formare quasi due navate. Completa l'insieme un sorprendente apparato decorativo a stucco di pregevole fattura che si concentra principalmente nelle cappelle e nelle membrature architettoniche. E' opera dello stuccatore milanese Martino Ferraboschi (Feraboschi, Ferabosco, Ferrabosco) discendente del più famoso Martino Ferraboschi (morto nel 1626) che operò a Roma, ebbe incarichi speciali dal Papa e ornò di stucchi la cappella del SS.mo Sacramento in S. Pietro.
La ricchezza decorativa della chiesa di Pieve Saliceto ha i suoi picchi nei rilievi del fregio, nei pregevoli capitelli e nelle coppie di angeli seduti sopra gli archi di accesso alle cappelle. Il fregio percorre tutta la chiesa. E' ornato a girali e motivi vegetali, ma in corrispondenza delle paraste si arricchisce di figure di cherubini ad altorilievo. I capitelli hanno festoni appesi alle volute e coppie di angeli a tutto tondo sono collocate sopra ad ogni arco che inquadra le cappelle. Al centro di ogni arco è posto un volto alato di amorino.
Sul lato nord della navata, tra la cappella dei Santi Antonio da Padova e Antonio Abate e quella della B.V. delle Grazie, è collocato il pulpito. La sua realizzazione risale al 1913. Il disegno appartiene a Tommaso Aroldi, pittore, decoratore e Ispettore onorario dei Monumenti per la zona di Casalmaggiore, ma l'esecuzione è degli stuccatori Demetrio Zanantoni di Casalmaggiore e Pietro Tirelli di Viadana.
L'area presbiteriale è stata oggetto di un recente intervento di sistemazione durante il quale la nuova pavimentazione rialzata è stata ampliata fino a comprendere i due vani di disimpegno comunicanti con l'esterno e con la sagrestia e la cappella del SS. Sacramento. Le pareti sono trattate a riquadrature. Al centro del presbiterio è posta una moderna mensa rivolta verso l'assemblea e al di sopra è appeso l'antico baldacchino in legno restaurato nel 1915. Il coro rettilineo reca al centro il dipinto raffigurante l'Annunciazione attribuito a Francesco Maria pittore di Giardino di Parma. L'opera è stata qui collocata nel 1662 e nel 1998 è stata oggetto di restauro con il contributo di una banca locale (1998). La sua cornice è stata dorata con oro fino nel 1915 dal doratore Roberto Modena. Nel coro sono ancora presenti gli stalli in legno scolpito e intagliato realizzati nel 1677 dai falegnami Giuseppe Ruggiero e Giacomo Galvani di Novellara. Sono stati restaurati nel 2001.
Al di sopra del portale di ingresso è collocata la cantoria in legno risalente al 1879 (opera di Giovanni Frattini) con decori a stucco di Roberto Modena (1919). Entro una cassa, probabilmente realizzata insieme alla cantoria, è sistemato l'organo, rifatto nel 1883-84 dall'organaro modenese Bonazzi Eugenio su progetto del maestro Giovanni Asinari di Gualtieri. Bonazzi ha conservato le canne di facciata in stagno di un vecchio organo seicentesco. Nel corso del Novecento l'organo è stato più volte accomodato e manomesso.
Grazie agli interventi di restauro e consolidamento attuati tra la fine del secolo scorso e l'inizio degli anni 2000, sia all'interno che alla facciata, la chiesa può oggi vantare uno stato di buona conservazione.
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| Cappelle laterali |
| Appena superato l'ingresso, sul lato destro è presente un vano chiuso ad uso penitenzieria, che un tempo era la camera mortuaria del cimitero che si trovava davanti alla chiesa. Nel 1833 è stata destinata alla Confraternita del SS. Sacramento e dedicata prima a S. Francesco Solano e poi a S. Agnese. Nel 1940 è stata decorata da Dario Grassi di Guastalla. Continuando sul lato destro, la prima cappella è dedicata ai SS. Pietro e Paolo raffigurati nella pala d'altare (1767). L'ancona su colonne è sormontata da un attico con frontone curvo spezzato recante al centro un riquadro con rilievo e due cherubini alle estremità. E' una tipologia ripetuta in tutte le cappelle con qualche variante nel frontone, proposto sia curvo che triangolare, sia spezzato che completo.
Nella seconda cappella si venera S. Giuseppe Sposo qui ritratto insieme a S. Luigi Gonzaga e S. Giovanni Nepomuceno. Il dipinto è stato attribuito all'inizio del secolo scorso a Clemente Ruta. La bella ancona, in stucco modellato e parzialmente marmorizzato, del Ferraboschi (1670) presenta caratteristiche simili a quelle che si trovano su questo lato della chiesa. E' conclusa superiormente da una cimasa col quadro in rilievo di un angelo che porge la corona. La terza cappella è dedicata alla Beata Vergine del Rosario. Contiene un dipinto su tela raffigurante la Madonna del Rosario con i santi Ambrogio, Domenico, Carlo, Lucia e Liberata, opera di Girolamo Massarini che l'ha eseguita nel 1665. Il Massarini ha eseguito anche le quindici tavole dei Misteri (1673) ma sono state rimosse nel 1916 e alienate nel 1936 a mons. Baratti di Guastalla. Anche questa ancona è stata decorata dal Ferraboschi. Nella cappella è presente anche una nicchia contenente una scultura della Vergine. Due volute e un cherubino reggono l'incorniciatura. La volta della nicchia è a conchiglia.
Sul lato opposto (nord), a sinistra dell'ingresso, è presente la piccola cappella del Battesimo. Di seguito, la prima cappella conserva un dipinto del Crocefisso con ai piedi l'Addolorata e San Rocco, qui collocato probabilmente nel 1672, attribuito prima a Marcantonio Mainardi detto il Chiaveghino (Gualtieri, 2000, p.105) e poi al reggiano Luca Ferrari (Barilli, 2003, p.29). L'ancona in stucco modellato è opera del Ferraboschi. La composizione è analoga a quella adottata nella cappella di fronte. Due colonne lisce con frontone curvo spezzato e cherubini alle estremità. Nell'attico sono realizzati stemmi nobiliari a rilievo. La cappella successiva è dedicata ai santi Antonio Abate e Antonio da Padova. Ferraboschi è intervenuto sia nella decorazione dell'ancona sia nei rilievi plastici che rivestono la cappella. Nella volta sono presenti amorini, cherubini, motivi floreali e cornucopie che si raccordano a cornici di forma quadrata, circolare e quadrilobata; nelle cornici a stucco sono racchiusi dipinti che ritraggono episodi della vita dei due santi. Il sottarco è decorato con elementi vegetali alternati ad amorini.
Nell'ultima cappella su questo lato si venera l'immagine miracolosa della B.V. delle Grazie qui traslata nel 1662. E' la cappella che più si distingue per ricchezza decorativa. L'ancona che incornicia il dipinto presenta due cariatidi che reggono un arco sormontato da due amorini reggi corona. Un'ancona più ampia con colonne a tutto tondo e lesene parietali è sormontata da un timpano a volute con angeli e un riquadro centrale contenente la figura del Creatore. Ferraboschi ha realizzato, a stucco, anche la decorazione parietale e della volta. Quest'ultima è suddivisa in tre grandi riquadri raffiguranti scene a rilievo tratte dai miracoli della BV delle Grazie. I riquadri sono scanditi da cornici e larghi fregi con motivi vegetali e cherubini. Nel riquadro centrale è stato rappresentato il miracolo della guarigione dalla febbre; nel riquadro a sinistra la caduta dall'albero; nel riquadro a destra l'infortunio sotto il carro agricolo. L'intradosso dell'arco di ingresso è decorato con fiori e racem |
| Illuminazione |
| L'apporto luminoso di origine naturale è favorito dalla presenza di due ampie serliane (una in facciata e una nel coro) e di sei finestre rettangolari nelle lunette della volta, in corrispondenza delle cappelle laterali. L'impianto di illuminazione artificiale è stato rifatto nel 1996. E' costituito principalmente da una serie di proiettori posizionati sopra il cornicione i quali forniscono una luce diffusa ma indiretta. Ulteriori faretti sono collocati nel presbiterio diretti sia sull'altare che sul dipinto del coro e sull'area intorno all'altare. Anche le cappelle laterali sono dotate di punti luce che evidenziano la particolare ricchezza decorativa. |
| Prospetti esterni |
| La chiesa di Pieve Saliceto sorge isolata. Un'area verde, con corsia centrale pavimentata, la separa dalla viabilità comunale.
Il prospetto di facciata, realizzato nel 1667 da Giovan Battista Cima, è articolato su due ordini di cui quello superiore, con serliana e frontone triangolare, si raccorda a quello inferiore grazie a due ampie volute. Il partito centrale è sottolineato dall'impiego di lesene binate di ordine dorico che definiscono un piano leggermente aggettante rispetto al resto della facciata. L'elemento più propriamente plastico è l'elegante portale, opera del Ferraboschi. Colonne trabeate con fregio ornato a festoni terminano superiormente con due pigne. Al centro, una cimasa con funzione di ancona racchiude un piccolo affresco di autore ignoto del XVII secolo raffigurante l'Annunciazione. Il dipinto è stato restaurato nel 2003.
Osserva Valter Rosa (Gualtieri. La città nuova dei Bentivoglio, 2001, pp.100-101) che il disegno della facciata rimanda a un tipo abbastanza diffuso tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento in area basso padana, come riscontriamo ad esempio in tono più dimesso, nella coeva chiesa del Santissimo Crocifisso del convento delle monache Cappuccine di Guastalla realizzata dall'architetto reggiano Antonio Vasconi. E se la facciata con serliana può costituire una citazione della basilica della Madonna della Ghiara, il cui culto è ampiamente documentato anche nel territorio gualtierese, il modello originario va piuttosto ricercato in ambito cremonese; qui tra il 1570 e il 1580 Francesco Dattaro e Francesco Capra elaborano, sulla scorta della trattatistica cinquecentesca, uno schema di facciata che ritroviamo trasposto, sia pure volgarizzato e semplificato, nella chiesa di Pieve Saliceto.
Negli altri prospetti la superficie muraria è stata lasciata a vista. Sul lato nord è ancora visibile ciò che resta di una meridiana solare. La torre campanaria si erge sullo stesso lato, tra la sagrestia e il coro. La sua costruzione, contemporanea a quella della chiesa, si deve all'opera di mastro Antonio Nosario di Pieve di Guastalla. La cella è a bifore e la copertura a quattro falde con cornice dentellata.
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| Coperture |
| La navata è coperta con volta a botte in muratura irrobustita con archi trasversali. In corrispondenza delle cappelle laterali sono state realizzate delle volte ad unghia per permettere l'inserimento delle finestre. Anche il presbiterio, il coro e le cappelle laterali sono coperti a botte.
La struttura di copertura, originariamente in legno, è ora costituita da capriate in ferro con travi secondarie ad omega, anch'esse in ferro. Il manto in coppi poggia su pannelli nervati.
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| Pavimentazioni |
| La pavimentazione dell'aula e delle cappelle laterali è in mattonelle esagonali posate nel 1914-15 durante un intervento di restauro generale della chiesa. Il pavimento in quadri di cotto del presbiterio è stato rifatto tra il 1999 e il 2000. |
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