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Firenze
Firenze
chiesa
sussidiaria
S. Piero in Palco
Parrocchia di San Bartolomeo nella Badia a Ripoli
Pianta; Facciata; Campanile; Interno; Elementi decorativi; Pavimenti e pavimentazioni; Coperture
presbiterio - intervento strutturale (1975 (?))
X - 1177(origini carattere generale); 1215 - XIII fine(cenni storici carattere generale); 1321 - 1345 ca(cenni storici affreschi
campane
lastra tombale ); 1350 ca - 1360(cenni storici rifacimento gotico); 1365 - 1365(cenni storici cappella affrescata); 1365 post - 1370 ca(cenni storici affreschi
dipinto su tavola ); 1390 ca - 1410 ca(cenni storici affresco); 1425 - XV fine(cenni storici carattere generale); 1551 - 1580 ca(cenni storici altari); 1586 - 1601(cenni storici dipinti su tavola e su tela ); 1647 - 1647(cenni storici dipinto su tela); 1717 - 1735(cenni storici carattere generale); 1742 - 1745(cenni storici transetto
altar maggiore
altare del transetto); 1746 - 1746(cenni storici altare di sinistra del transetto
dipinto su tela); 1771 - 1772(cenni storici rifacimenti e pitture murali); 1823 - 1847(cenni storici carattere generale); 1850 - 1875(cenni storici pitture murali); 1905 ca - 1905(cenni storici carattere generale); 1938 - 1938(cenni storici carattere generale); 1970 - 2004(vicende conservative affreschi)
Chiesa di San Piero in Palco (vecchia)
Tipologia e qualificazione chiesa sussidiaria
Denominazione Chiesa di San Piero in Palco (vecchia) <Firenze>
Altre denominazioni S. Piero in Palco
Ambito culturale (ruolo)
preromanico (impianto)
gotico (rifacimenti)
tardo barocco (rifacimenti)
Notizie Storiche

X - 1177 (origini carattere generale)

La chiesa di S. Piero in Palco è una delle più antiche della periferia fiorentina, Da quando è stata istituita la nuova parrocchia di S. Piero in Palco l’antica chiesa, accanto al castello del Bisarno (da cui anche il nome di S. Piero in Bisarno), ha preso popolarmente il nome di S. Pierino. Già in epoca etrusca e poi in quella romana un percorso territoriale tra le colline del Chianti e Fiesole attraversava l’Arno con un guado nei pressi dell’odierno S. Piero in Palco. Il nome Palco (dal longobardo “balk[o]”, trave, ripiano ligneo, da cui anche “balco”) indica un piccolo rialzo, ‘a balcone’ sul terreno circostante, sul quale è costruito il primo nucleo del castello del Bisarno; nei pressi sorge la primitiva chiesa di S. Piero forse nel X secolo. Nel 1003 Adelaisa (Adelasia) di Corbizzo, moglie di Gottifredo degli Uberti, sottoscrive un atto di donazione redatto “in populo Sancti Petri loco Bixarno”. Nel 1177 un’alluvione devasta la zona circostante.

1215 - XIII fine (cenni storici carattere generale)

Agli inizi del Duecento S. Piero passa sotto il patronato dei Ferrucci, un'antica famiglia guelfa che esercitava la mercatura, della quale nel 1235-1253 sarà noto Sprunello di Ferruccio; nel 1215 ne è patrono Lottieri di Aldobrandino Ferrucci. In tempi successivi il patronato passa al ‘popolo’. Nel 1260 il ‘popolo’ di S. Piero partecipa al mantenimento dell’esercito guelfo fiorentino, ma la vittoria dei Senesi a Montaperti provoca l’incendio del castello del Bisarno da parte dei ghibellini. Nel 1282 il rettore della chiesa assiste al sinodo del clero nella cattedrale. Negli ultimi anni di quel secolo il castello è di proprietà dei Bardi. Già nel Duecento la chiesa viene parzialmente affrescata. Fantasiosa è la loro attribuzione diretta a Giotto (1267-1337). Uno degli affreschi eseguiti lungo la parete destra dell’aula rappresenta la “Madonna della Misericordia” a monocromo, forse mai ultimato.

1321 - 1345 ca (cenni storici affreschi, campane, lastra tombale )

Nel 1333 la grande alluvione d’Arno danneggia la chiesa. Verso il 1335-1345 forse Stefano di Ricco, detto Stefano Fiorentino (circa 1301-1350), un allievo di Giotto, affresca sulla parete di sinistra un “San Giovanni Battista” (da altre fonti dato come “Sant'Onofrio eremita con un Santo frate in ginocchio”) ed un “San Biagio Vescovo con due devoti” (da altre fonti ritenuto “San Nicola di Bari”). Del Trecento è una lastra tombale, nella quale è la figura di un rettore della chiesa, ser Ventura Mei, che nel 1321 aveva patrocinato le nuove campane.

1350 ca - 1360 (cenni storici rifacimento gotico)

Verso il 1350-1360 la chiesa è rifatta in forme gotiche; demolita l’abside originaria, è realizzata una scarsella. Viene ricostruita la copertura a crociere sestiacute costolonate policrome. Ogni parete laterale è divisa in tre settori da semipilastri sui quali s’impostano le arcate delle tre volte dell’aula (dopo la realizzazione del transetto permangono solo due campate). Nelle lunette ricorre lo stemma dell’Arte della Seta, cui appartengono i Ferrucci. Una lapide ricorda che “A:D. M. MCCCLX PRIMA DOMINICA DE A[D]VENTU DE MENSE NOVEMBRIS DIE VIGESIMO OCTAVO FUNDATA FUIT” (non sappiamo esattamente a cosa si riferisca tale lapide, non parrebbe però alla consacrazione come supposto dal Calzolai, ma alla fondazione di una cappella, verosimilmente quella maggiore, cioè la scarsella).

1365  (cenni storici cappella affrescata)

Un’altra iscrizione del 1365 ricorda come “A.D. MCCCLXV QUESTA CAPPELLA FECE DIPIGNERE GIO[VANNI] DI PIERO BANDINI DI BARONCELLI PER LA SUA REVERENZA PER RIMEDIO DELL’ANIMA SUA E DE SUOI MORTI”. Si dovrebbe trattare della cappella maggiore o scarsella della chiesa, evidentemente allora di patronato dei Bandini. Non è documentata la tradizione che vorrebbe una presenza in questa chiesa di Taddeo (circa 1300-1366) e di Agnolo Gaddi (circa 1350-1396). Il nuovo ciclo d’affreschi – pareti e volta della cappella maggiore – si deve forse in parte a Giovanni Del Biondo (1330/1335-1398).

1365 post - 1370 ca (cenni storici affreschi, dipinto su tavola )

Altri affreschi sono forse dovuti al “Maestro di Barberino” (noto 1350-1380). Un “San Giacomo”, dipinto fra il 1365 e il 1370 circa lungo la parete destra dell’aula, si deve forse a Pietro Nelli (1355?-1419), già collaboratore del Maestro di Barberino nell’oratorio di S. Caterina a Ponte a Ema. Viene dipinta una tavola con “San Giovanni Battista”.

1390 ca - 1410 ca (cenni storici affresco)

Verso la fine del Trecento è realizzato in controfacciata un “Giudizio Universale” da un ignoto artista seguace di Niccolò di Pietro Gerini (m. 1415).

1425 - XV fine (cenni storici carattere generale)

Nel 1425 il patronato spetta oramai certamente al ‘popolo’. Nel 1451 il castello del Bisarno è venduto da Piero di Ubertino de’ Bardi a Giovannozzo di Betto Biliotti d’Oltrarno. Viene dipinta per la chiesa una tavola raffigurante la “Madonna tra Santi”. Nel 1472 la famiglia Biliotti acquista dai parrocchiani il patronato della chiesa. Sulla sommità della facciata essi appongono il proprio stemma (“troncato d'argento e di rosso, alla volpe passante del secondo nel primo”), oggi non più esistente. Nel 1490 il vicino castello del Bisarno, ridotto a villa, è ceduto a Bernardo di Niccolò Capponi. I parrocchiani riacquistano il patronato della chiesa. Viene realizzato un ciborio in marmo, il cui sportello è in metallo dorato.

1551 - 1580 ca (cenni storici altari)

Nel 1551 il ‘popolo’ di S. Piero conta 47 anime. Nel Cinquecento i Capponi e altre famiglie dotano la chiesa di nuove opere. Sono realizzati nuovi i altari laterali.

1586 - 1601 (cenni storici dipinti su tavola e su tela )

Nel 1586 viene “levata di questo luogo [dall’altar maggiore] per la sua vecchi[e]zza la tavola che fece Giovanni Bandini l’anno MCCCLXV. Fra’ Alessandro Commendatore di S. Jacopo in Campo Corbolini, e Ottavio abbate di Casanuova suo nipote per la divozione che ha tut[t]a la famiglia a tal Chiesa vi posero questa nuova [l’]anno MCCCCCLXXXVI”. La pala, raffigurante la “Madonna in Gloria con il Bambino fra due Angeli e Cherubini e con i Santi Pietro, Sebastiano, Giovanni Battista e Francesco”, viene dipinta da Santi di Tito (1536-1603). Nel 1592 forse Alessandro Allori (1535-1607) dipinge invece un’“Immacolata Concezione della Vergine tra due Santi” su commissione di Galeotto Capponi per l’altare di destra nell’aula, di patronato appunto dei Capponi, a carico del quale il Capponi lascia alcuni obblighi di messe nel 1601.

1647  (cenni storici dipinto su tela)

Nel 1647 è dipinto, per l’altare di destra dedicato a S. Giuseppe, uno “Sposalizio della Vergine” da Rodolfo Frediani o più verosimilmente da Francesco Curradi (1570-1661) e dalla sua bottega.

1717 - 1735 (cenni storici carattere generale)

Nel 1717 il senatore Amerigo Antinori acquista nei pressi della chiesa la “Casa Bianca”, una grande villa in angolo tra via delle Lame e via del Bisarno. Nel 1735 forse un soldato spagnolo al seguito di Carlo III di Borbone disegna un castello su una parete della canonica.

1742 - 1745 (cenni storici transetto, altar maggiore, altare del transetto)

Vengono aggiunte le due cappelle laterali, conducendo la pianta a croce latina contratta. Nel 1742 è staccato un settore di muro con un’immagine trecentesca della Madonna, oggetto di grande devozione, da un tabernacolo in via delle Lame; l’opera è collocata sull’altare di destra del transetto, degli Antinori, a spese di Gaetano di Amerigo Antinori, cavaliere di S. Stefano. Nello stesso anno è rifatto l’altar maggiore in pietra, al posto del precedente ligneo, a spese dei marchesi Niccolò e Vincenzo Giugni, che vi inseriscono il proprio stemma. Nel 1745 riqualificato dal ‘popolo’ l’altare di sinistra nell’aula, essendo rettore don Francesco Calvelli.

1746  (cenni storici altare di sinistra del transetto, dipinto su tela)

Nel 1746 è eretto l’altare di sinistra nel transetto da Guglielmo d’Alfonso Altoviti e dalla moglie Alessandra Mancini, proprietari dal 1709 della Villa Arnina in via delle Lame, recante la tela con la “Madonna tra i Santi Spiridione Vescovo e Francesco Ferreri” di Francesco Gambacciani (1701-post 1768). Sempre nel 1746 il ‘popolo’ di S. Piero conta 183 anime.

1771 - 1772 (cenni storici rifacimenti e pitture murali)

L’aspetto attuale di S. Piero è in parte l’esito dei lavori di trasformazione eseguiti tra il 1771 e il 1772. È aperta una nuova finestra nella facciata. Entro il 1777 è dipinta a monocromo, all’incrocio tra l’aula ed il transetto, una cupola prospettica a lacunari, con al centro una “Gloria” policroma, opera di “Mazzoni” (Giovanni di Simone Masoni da Settignano, noto 1749-1771, e non Gaetano Masoni, scultore, m. ante 1755) e di Cipriano Lensi, che nel 1781 lavorerà agli affreschi della chiesa del Carmine.

1823 - 1847 (cenni storici carattere generale)

Dal 1823 e fin’oltre il 1847 è parroco di S. Piero don Luigi Codacci. Nel 1833 il ‘popolo’ di S. Piero conta 276 anime e nel 1847 sono 270. Il patronato spetta al granduca “per le ragioni del popolo”. Vi esiste la Compagnia di Gesù, Giuseppe e Maria. Nel 1838 la villa del Bisarno è ceduta dai Capponi ai Beccari.

1850 - 1875 (cenni storici pitture murali)

Nel terzo quarto dell’Ottocento è ridipinto anche il soffitto della falsa cupoletta

1905 ca - 1905 (cenni storici carattere generale)

Agli inizi del Novecento è nuovamente ridecorata la volta con un’immagine di “San Pietro”, forse in conseguenza del disastroso terremoto del 18 maggio 1895. Un ignoto artista dipinge una “Pietà” sotto la mensa dell’altar maggiore. Nel 1905 sono riscoperti alcuni affreschi. La tradizione e le prime impressioni conducono ad attribuire alcuni di essi alla scuola di Agnolo Gaddi, tra le quali quello con la “Vergine” all’ingresso del corridoio laterale che conduce alla sagrestia.

1938  (cenni storici carattere generale)

Dopo il 1938 la chiesa di S. Piero è affidata alla Badia a Ripoli.

1970 - 2004 (vicende conservative affreschi)

A partire dal 1970 avviene il recupero degli affreschi, che si concluderà nel 1994. Nel corso degli Anni Settanta è avvenuto anche l’adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare. Altri restauri, con lo scoprimento delle pitture murali settecentesche, si concludono nel 2004.
Descrizione

La chiesa vecchia di S. Piero (Pierino) in Palco si trova nel territorio comunale di Firenze. Sorge isolata, entro un contesto semiagreste, “in mezzo al Pian-di-Ripoli […], stata per molti secoli circondata dalle acque dell’Arno, il quale fiume sembra che isolasse […] la contrada si S. Piero in Palco formando uno de’ suoi Bisarni” (Emanuele Repetti). Il complesso è costituito dalla chiesa e dalla canonica, che vi sorge in adiacenza destra, intonacata e tinteggiata di bianco. Addossato sul fianco sinistro si erge il campanile a vela; sullo stesso fianco si trova un contrafforte a scarpa. I rivestimenti esterni sono ad intonaco tinteggiato in bianco. Nella parete destra della scarsella si trova una porta che immette alla sagrestia, dalla quale si perviene ad un ampio locale (anti-sagrestia), ove sono affisse pregevoli pitture murali (tra le quali un “San Michele e altri Santi” del Trecento), così come nel vano successivo, adiacente alla chiesa fino alla facciata (sinopie staccate di alcuni affreschi della chiesa e la “Madonna della Misericordia” del Duecento, proveniente dalla parete destra dell'aula, una “Madonna in trono tra due Santi” e una lunetta frammentaria con “Angeli”), ove inoltre, in una nicchia laterale, sono presenti tracce di antichi decori murali e, a parete, vicino al portale che conduce all'esterno, la pregevolissima lastra tombale in arenaria duecentesca di ser Ventura Mei. La facciata è a capanna, la pianta a croce latina.
Pianta
La chiesa ha pianta a croce latina contratta. Nella parete destra della scarsella si apre l’accesso alla sagrestia. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 21,00; lunghezza fino all'arco absidale: m 16,70; larghezza totale del transetto: m 14,40; larghezza della navata: m 5,50.
Facciata
La facciata è a capanna, intonacata e tinteggiata in bianco. Le imposte in cotto recano un ricorso di mattoni disposti per punta, motivo decorativo presente anche in parte delle pareti laterali. La fine definizione del timpano a foggia di capriata è in arenaria, così come lo sono la mostra della finestra a centina ribassata settecentesca ed il portale architravato, recante a bassorilievo ed in posizione mediana dell’architrave uno stemma con le chiavi incrociate di S. Pietro. Le angolate della facciata recano a vista conci non isodomi. Il portone è ligneo.
Campanile
Il campanile è a vela, intonacato e tinteggiato di bianco, provvisto di due campane azionabili elettricamente, oltre ad un terso fornice più piccolo, privo di campana.
Interno
L’interno è costituito da una singola aula che culmina nel presbiterio, ove al centro è l’altar maggiore in arenaria e muratura, qualificato sul fronte da una “Deposizione con la Madonna e due Angeli laterali recanti gli strumenti del martirio”, primonovecentesca. La scarsella reca affreschi trecenteschi. Sulla volta sono raffigurati quattro busti di “Santi Vescovi” entro medaglioni trilobati; nella parete centrale tergale è “Gesù entro una mandorla tra i santi Pietro e Paolo in ginocchio” (l’immagine di Cristo è perduta), sotto cui si trova un'“Annunciazione” frammentaria (rimane visibile l’Angelo a sinistra); sulla parete destra, entro la lunetta, il “Martirio di San Pietro”; su quella sinistra un frammento di “Santo” sempre entro la lunetta, al di sotto un “San Francesco che riceve le stimmate” e a sinistra una “Santa”, forse “Santa Chiara”. Nella parete sinistra della scarsella si trova il tabernacolo trardoquattrocentesco-primocinquecentesco in marmo, il cui sportello metallico attualmente non è più conservato in loco; nella parete destra è il dipinto su tavola raffigurante la “Madonna con Santi” di Santi di Tito; al centro della parete tergale la nicchia settecentesca, sovrastata da un cartiglio con dedica a S. Pietro, ha un catino a valva di conchiglie e mostre con decori dipinti (marmorizzazioni), così come l’intradosso dell’arco absidale, che presenta un cartiglio in stucco posto in chiave. I due altari nelle testate del transetto sono interamente in arenaria, contraddistinti da lesene laterali composite e da un frontone triangolare spezzato e risaltato; al centro dell’altare nella testata sinistra, già degli Altoviti, è collocato il tabernacolo, ligneo e mobile, assai pregevole; nel dossale si trova la “Madonna con Santi” del Gambacciani. Le numerose epigrafi sepolcrali variamente distribuite nelle pareti di testata del transetto destro, attorno all’altare già degli Antinori, sono in marmo. Parimenti in arenaria sono i due altari addossati, in posizione speculare, alle pareti laterali della navata, qualificati da lesene laterali tuscaniche, da una testa alata di cherubini al centro del fregio della trabeazione e da un frontone triangolare spezzato. I dipinti entro tali dossali sono su tela: a destra, sull’altare dell’Immacolata Concezione dei Capponi, l’”Immacolata Concezione” dell’Allori; a sinistra lo “Sposalizio della Vergine” attribuito alla scuola dei Curradi. Presso l’altare nella parete sinistra è inoltre presente un elemosiniere in arenaria con lo sportello in ferro. Tutte le pareti recano pitture murali di assoluto pregio, già ritenute d’ambito gaddiano. Le basi recano specchiature marmorizzate dipinte. Sulla parete sinistra si vedono gli affreschi trecenteschi con i due Santi dipinti da Stefano Fiorentino e un altro “Beato” all’estremità di destra (del quale si conserva solo parte della testa). Lungo la parete destra sono un lacerto di una grande figura (Cristo o S. Giovanni nel deserto?), posto all’estremità destra, i “Santi Maria Maddalena e Francesco d’Assisi”, il “San Giacomo” di Pietro Nelli (nel semipilastro) con altro “Santo” vestito di bianco a sinistra ed altro “Santo” ancora, oggi acefalo, al di là del posteriore altare. In controfacciata è il ”Giudizio Universale” del Tardo Trecento, sotto cui sono due “Santi” posti lateralmente. Lo spessore dell’arcone cieco di controfacciata reca dipinte specchiature marmorizzate e le chiavi di S. Pietro. La bussola è lignea, con vetrate opacizzate, l’acquasantiera in marmo. Nella cupoletta prospettica al centro del transetto si vedono le decorazioni del Settecento. La chiesa prende luce dalla finestra in controfacciata, con vetrate opache, da una finestrella analoga, ma di minori dimensioni, aperta nella parete sinistra di testata del transetto e da una stretta finestra rettangolare, con vetrate policrome, posta nella parete tergale del presbiterio. L'altezza massima della navata è m 8,60.
Elementi decorativi
Affreschi trecenteschi e pitture murali settecentesche; due altari seicenteschi; due altari in arenaria settecenteschi; lapide in arenaria trecentesca; iscrizioni su arenaria settecentesche; lapidi sepolcrali sette-ottocentesche
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione è in cotto, con mattoni rettangolari disposti a spinapesce. Le lastre variamente distribuite sono in marmo, gli ossari sono in arenaria.
Coperture
La navata è coperta con volte a crociera, così come nella scarsella. Al centro del transetto la cupola ribassata è in incannucciato. Il manto di copertura è in coppi e tegole piane.
Adeguamento liturgico

presbiterio - intervento strutturale (1975 (?))
Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare completato nel corso degli anni 70 (?) La mensa liturgica posta al centro del presbiterio consente la celebrazione rivolta verso i fedeli; dimensioni cm 295 x 109 x 103 (h). Altare con mensa in arenaria che poggia su basamento in muratura qualificato sul fronte da pitture murali. Tabernacolo ligneo, con sportello in argento lavorato a sbalzo, posto al centro dell’altare nella cappella laterale sinistra. Sede lignea, mobile, addossata alla parete laterale destra del presbiterio. Leggio in metallo, mobile, posto nel presbiterio, sul lato sinistro.
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