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adeguamento liturgico
Meletole
Castelnovo di Sotto
Reggio Emilia - Guastalla
chiesa
parrocchiale
S. Martino V.
Parrocchia di San Martino Vescovo
Impianto strutturale; Pianta; Interno; Illuminazione; Prospetti; Coperture; Pavimentazioni; Decorazioni pittoriche
presbiterio - aggiunta arredo (1967)
XII sec. - XVI sec.(preesistenze intero bene); XV sec. - XVI sec. (preesistenze intero bene); 1701 - 1715(costruzione intero bene); 1716 - 1716(titolo carattere generale); 1723 - 1723(stalli coro); 1758 - 1776(ampliamento locali di servizio lato sud intero bene); 1764 - 1769(confessionali interno); 1812 - 1815(giurisdizione ecclesiastica carattere generale); 1828 - 1828(mutamento giurisdizione ecclesiastica carattere generale); 1838 - 1872(lavori di rinnovamento intero bene); 1872 - 1878(balaustra presbiterio); 1878 - 1895(altari e campanile intero bene); 1882 - 1882(progetto di sistemazione facciata ); 1896 - 1896(ampliamento sagrestia); 1906 - 1906(lavori di restauro e decorazione dell'interno intero bene); 1914 - 1914(completamento facciata ); 1952 - 1953(restauro e consolidamento statico intero bene); 1960 - 1960(nuova pavimentazione navata); 1964 - 1976(manutenzione e restauro intero bene); 1979 - 1979(bassorilievo con S. Martino facciata ); 1987 - 1987(risanamento intonaco interno); 1993 - 1993(rifacimento orditura secondaria copertura); 1996 - 1996(messa in sicurezza statica intero bene); 2000 - 2003(restauro e consolidamento strutturale intero bene); 2005 - 2005(risanamento muratura esterna intero bene)
Chiesa di San Martino Vescovo
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di San Martino Vescovo <Meletole, Castelnovo di Sotto>
Altre denominazioni S. Martino Vescovo
S. Martino vescovo di Tours
S. Martino V.
Ambito culturale (ruolo)
maestranze emiliane (preesistenze)
maestranze emiliane (costruzione)
maestranze emiliane (ampliamento sagrestia)
maestranze emiliane (compimento facciata)
maestranze emiliane (restauro e consolidamento strutturale)
Notizie Storiche

XII sec.  - XVI sec. (preesistenze intero bene)

Una prima chiesa di Meletole viene citata già nel sec. XII. Era situata più ad est dell'attuale, in località Campo della Croce, al confine con la parrocchia di Santa Vittoria. Cessa di essere parrocchiale nel sec. XVI.

XV sec. - XVI sec.  (preesistenze intero bene)

Una seconda chiesa viene costruita molto probabilmente tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo nel luogo corrispondente all'incirca a quello occupato dalla chiesa attuale. Era lunga poco più della metà dell'attuale e larga quanto l'attuale presbiterio. Le cappelle laterali erano due soltanto. L'altare di destra era dedicato al Crocefisso e a S. Antonio da Padova e S. Bartolomeo. Quello di sinistra alla B.V. della Neve. Nel coro vi era un quadro raffigurante San Martino con ancona indorata. Il Fonte Battesimale era in marmo. La sagrestia era posta a sud e il campanile a nord, accessibile dal presbiterio attraverso una porta ad arco ancora visibile all'interno dell'attuale torre.

1701 - 1715 (costruzione intero bene)

La costruzione della nuova chiesa avviene a partire dal 1701. Della vecchia chiesa cinquecentesca viene conservata la torre, posta sul fianco nord del presbiterio, che verrà poi innalzata nel 1717-18. La cappella maggiore della nuova chiesa resta della stessa larghezza della precedente; viene solo allungato il coro verso est. La navata invece viene allungata verso ovest e allargata con l'aggiunta di nuove cappelle. Nel 1711 la chiesa è già coperta. Nel 1712 viene realizzata la volta della navata. La pavimentazione della chiesa, del presbiterio e del coro viene realizzata nel 1715 in quadroni di cotto di cm 25½x25½. La spesa per la costruzione della chiesa viene sostenuta dal Comune, dalle Confraternite, dal rettore don Giambattista Ghidini e dai parrocchiani. Il capomastro è Domenico Ferretti.

1716  (titolo carattere generale)

La chiesa viene elevata a Prevostura il 22 maggio 1716. Al rettore Gio. Battista Ghidini viene conferito il titolo di Prevosto per le benemerenze acquisite con la costruzione della nuova chiesa.

1723  (stalli coro)

Il prevosto Don Ghidini fa costruire le sedie corali, non più presenti.

1758 - 1776 (ampliamento locali di servizio lato sud intero bene)

I locali per i Confratelli della Fabbriceria, che erano stati costruiti sul lato sud della chiesa contemporaneamente alla sua costruzione, vengono ampliati nel 1758-76 di tre metri verso ovest e viene innalzato tutto il corpo, comprese le cappelle, destinando i locali così ricavati ad uso scolastico. Detti locali furono poi allungati di altri due metri sempre sul lato ovest alla fine del XIX sec.

1764 - 1769 (confessionali interno)

Durante la permanenza di don Giulio Paolo Bianchi (1764-69) vengono eseguiti i due confessionali in noce intagliato, ancora presenti nella prima e terza cappella sul lato sud.

1812 - 1815 (giurisdizione ecclesiastica carattere generale)

Dal 1812 al 1815 la chiesa di Meletole, che era nella diocesi di Parma, viene governata per delega dal Vescovo di Reggio.

1828  (mutamento giurisdizione ecclesiastica carattere generale)

Nel 1828 la chiesa di Meletole passa definitivamente alla diocesi di Reggio per disposizione della Bolla di Pio VII dell'11 dicembre 1821, alla quale seguirà il Decreto del delegato Apostolico Mons. Cortese Vescovo di Modena del 6 aprile 1822.

1838 - 1872 (lavori di rinnovamento intero bene)

Durante il periodo di permanenza del sacerdote Pio Baracchi (1836-72) vengono rifatti la porta grande, il pavimento della chiesa e i banchi. Si rifà in marmo l'altare di San Bernardino (ora S. Luigi).

1872 - 1878 (balaustra presbiterio)

Durante il periodo di permanenza di Primo Franciosi (1872-78) viene fatta la balaustra in legno, non più presente.

1878 - 1895 (altari e campanile intero bene)

Il sacerdote Cristoforo Lolli, durante la sua permanenza (1878-85), commissiona l'esecuzione, in marmo, di tutti gli altari e termina il campanile con la costruzione della cupola e della piramide, poi rifatta nel 1913.

1882  (progetto di sistemazione facciata )

Nel 1882 viene redatto un progetto di sistemazione della facciata firmato dall'Ing. Arch. Cav. Ferdinando Albertini, oggi conservato presso l'Archivio delle Parrocchie della diocesi nella chiesa di San Domenico a Reggio Emilia.

1896  (ampliamento sagrestia)

Nel 1896 viene ampliata la sagrestia e ribassata la volta per consentire la realizzazione del piano superiore.

1906  (lavori di restauro e decorazione dell'interno intero bene)

Al termine di alcuni lavori di restauro il prevosto Cantoni fa decorare riccamente l'interno nel 1906 dal pittore Otello Giovanoli di Carpi. Nello stesso anno viene costruita la cantoria in legno sopra il portale di ingresso e l'11 novembre la chiesa viene solennemente consacrata dal vescovo Arturo Marchi.

1914  (completamento facciata )

Nel 1914 con il concorso dei signori Francesco Chiesi e Luigi Bonini venne compiuta la facciata su disegno di Otello Cocconi di Campegine. Sulla fronte del tempio viene collocata un'iscrizione commemorativa che oggi si trova all'interno della chiesa.

1952 - 1953 (restauro e consolidamento statico intero bene)

A seguito della disastrosa alluvione del 1951 il prevosto don Flaminio Longagnani avvia i necessari lavori di restauro e consolidamento murario. Viene rifatto anche gran parte dell'intonaco, sia interno che esterno per un'altezza di circa 2,20-2,50 mt. Inoltre viene realizzato il nuovo altare maggiore in marmo da parte della scultrice Carmela Adani di Correggio. Dal laboratorio Adani proviene anche l'altare della B.V. di Lourdes.

1960  (nuova pavimentazione navata)

Nel 1960 viene rifatto in marmette di cemento (40x40) il pavimento della chiesa e della sagrestia. Inoltre viene rialzato il pavimento delle cappelle laterali di 15 cm e posto tutt'intorno un gradino in marmo rosso di Verona, compresi i due del presbiterio. Il pavimento originale in cotto risalente all'epoca della costruzione della chiesa (di cui resta traccia nel campanile) era già stato rimosso nel 1863 e sostituito con altro dello stesso materiale ma con dimensioni differenti. Era stato portato allo stesso livello delle cappelle. Nel 1925 era stato rifatto, rialzandolo di un gradino, il pavimento del presbiterio e del coro con marmette in graniglia.

1964 - 1976 (manutenzione e restauro intero bene)

Tra i lavori di manutenzione compiuti negli anni '60-'70 del secolo scorso si ricordano: - la ripassatura della copertura della chiesa e il rifacimento di gran parte dell'orditura minuta; - la sostituzione degli originali telai in legno delle finestre con nuovi telai in ferro e vetri colorati; - il rifacimento dell'intonaco esterno e del tinteggio; - il restauro della facciata e il rifacimento della "Reggia"; - il rifacimento della lattoneria.

1979  (bassorilievo con S. Martino facciata )

Il parroco don Longagnani attiva un dialogo con la Commissione d'Arte Sacra della Diocesi per valutare la possibilità di collocare sopra il portale d'ingresso della chiesa un'immagine di San Martino entro una cornice ornata già esistente. Don Longagnani propone l'immagine classica di San Martino a cavallo da realizzarsi in terracotta oppure in rame sbalzato. Gli artisti individuati dal sacerdote sono: il prof. Marino Quartieri di Modena per la terracotta e il prof. Giovanni Simonini di Reggio per il rame sbalzato. Il bassorilievo raffigurante San Martino a cavallo è oggi presente sulla facciata della chiesa ma le fonti consultate non riportano informazioni in proposito.

1987  (risanamento intonaco interno)

Nel 1987 si procede con il risanamento dell'intonaco interno.

1993  (rifacimento orditura secondaria copertura)

Nel 1993 viene rifatta ex novo l'orditura secondaria di tutta la chiesa con il posizionamento sotto manto di uno strato impermeabile bituminoso.

1996  (messa in sicurezza statica intero bene)

A seguito dei danni prodotti dall'evento sismico del 1996 vengono approntati dei lavori urgenti di messa in sicurezza consistenti nel consolidamento della volta della navata, nella ripresa delle lesioni negli archi e nelle volte, nell'esecuzione di riparazioni a scuci-cuci nella muratura.

2000 - 2003 (restauro e consolidamento strutturale intero bene)

Nel 2000 l'ing. Umberto Pergetti redige un progetto complessivo di restauro e consolidamento strutturale della chiesa a seguito del terremoto del 1996. Gli interventi previsti consistono nei seguenti: - scuci-cuci delle murature; - inserimento di putrelle in sostituzione di architravi lesionati; - inserimento di cunei in ferro negli archi della navata; - consolidamento estradossale delle volte della navata e delle cappelle; - solidarizzazione dei nodi delle capriate mediante il posizionamento di regge e fasciame in acciaio; - incatenamenti metallici nella navata I lavori vengono eseguiti tra il 2002 e il 2003 da un'impresa di Cavriago. Nel 2001 la chiesa viene anche dotata di un impianto antintrusione su progetto dell'arch. Francesca Fava.

2005  (risanamento muratura esterna intero bene)

Nel 2005 viene predisposto dall'architetto Andrea Oliva un progetto di risanamento delle murature esterne della chiesa che prevede il rifacimento degli intonaci (previa deumidificazione) e una nuova tinteggiatura a calce e terre colorate.
Descrizione

La costruzione della chiesa di Meletole avviene a partire dal 1701 su una precedente chiesa cinquecentesca di cui viene conservata la torre campanaria. Il coro viene allungato verso est. La navata viene allungata verso ovest e allargata con l'aggiunta di nuove cappelle. Il capomastro fu Domenico Ferretti. La sua configurazione planimetrica è a pianta basilicale. L'unica navata è suddivisa in cinque campate di diversa ampiezza. Sulle due maggiori si aprono quattro cappelle con altari, comunicanti tra loro soltanto sul lato destro; sulle minori prospettano piccole cappelle delle quali la prima a sinistra dell'ingresso ospita il Fonte Battesimale. L'altare maggiore in marmo è stato eseguito dalla nota scultrice correggese Carmela Adani nel 1952. Al centro della curva absidale è collocato il dipinto raffigurante San Martino Vescovo e Santo Stefano forse opera di Angelo Alberici (inizio XIX secolo). La sagrestia con volta ribassata è sul lato sud del presbiterio. A nord, in aderenza alla chiesa, è posto il campanile di antica costruzione. La struttura architettonica dell'interno è scandita da paraste con capitelli ispirati all'ordine composito e un cornicione piuttosto aggettante che percorre tutta la chiesa. L'insieme è valorizzato dal ricco apparato decorativo a forti tinte che ricopre le pareti, le membrature architettoniche, la cantoria e le volte. Risale al 1906 e l'esecuzione si deve al pittore Otello Giovanoli di Carpi. Allo stesso anno risale la consacrazione solenne della chiesa effettuata dal vescovo Arturo Marchi. La facciata, rivolta a ponente, è stata compiuta nel 1914 su disegno di Otello Cocconi di Campegine. La parte centrale è slanciata, riquadrata da lesene angolari composite binate scanellate poste su alti basamenti recanti lo stemma di Papa Benedetto XV e del Vescovo di Reggio Eduardo Brettoni. Il portale di ingresso, sottolineato da colonne trabeate, è sormontato da un bassorilievo raffigurante il santo titolare, risalente probabilmente agli anni '80 del secolo scorso. Un frontespizio triangolare conclude superiormente la facciata. Elementi a voluta con acroteri e vasi in vertice la raccordano con le ali laterali assai ridotte.
Impianto strutturale
Dalla relazione tecnica di accompagnamento al progetto di consolidamento strutturale e miglioramento antisismico (2000) si apprende che tutte le strutture portanti della chiesa di Meletole sono in mattoni.
Pianta
La chiesa è orientata liturgicamente. La sua planimetria è di tipo basilicale. Sull'aula, suddivisa in cinque campate di diversa ampiezza, si aprono quattro cappelle con altari (poste in corrispondenza delle campate maggiori) e sei cappelle minori. Soltanto le cappelle poste sul lato sud comunicano tra loro. Gli ultimi due vani prima del presbiterio hanno funzione di collegamento sia con l'esterno che con il campanile e la sagrestia. Il presbiterio è rialzato di due gradini rispetto al piano della navata. Al centro vi è collocata una moderna mensa in legno e metallo ma è ancora presente l'altare maggiore marmoreo risalente agli anni '50 del secolo scorso. La composizione termina nel coro absidato privo di stalli comunicante direttamente con la sagrestia sul lato destro. Il campanile è posto in aderenza alla chiesa sul lato nord del presbiterio. Sul lato sud della chiesa sono presenti numerosi ambienti di servizio, parte dei quali realizzati per i Confratelli contestualmente alla costruzione della chiesa. Nella seconda metà del XVIII secolo sono stati ampliati verso ovest di tre metri e sopraelevati per ricavare ambienti ad uso scolastico. Sul finire del XIX secolo sono stati ulteriormente allungati sul lato ovest di altri due metri. Dimensioni complessive dell'interno: larghezza 8,50 mt, lunghezza 26,50 mt. Dimensioni della navata: larghezza 8,50 mt, lunghezza 17,60 mt, altezza 11,50 mt.
Interno
Per le linee architettoniche dell'interno sono state impiegate paraste con capitelli ispirati all'ordine composito e una trabeazione che percorre tutto il perimetro della chiesa e risalta in corrispondenza delle paraste. Sopra il cornicione si imposta la volta a botte della navata con gli archi trasversali di irrobustimento. In corrispondenza delle quattro cappelle maggiori sono state aperte nella volta delle finestre trapezoidali con parte superiore arcuata. L'insieme è valorizzato dal ricco apparato decorativo a forti tinte che ricopre tutto l'interno, ad eccezione delle parti sottoposte a risanamento murario nel 1987 e nelle quali non è stato ancora effettuato il ripristino della decorazione. A destra dell'ingresso (lato sud) è posta una cappellina nella quale è alloggiato un confessionale in legno intagliato di rilevante pregio realizzato, così come quello posto nell'altra cappellina sullo stesso lato, nel 1769 dai fratelli Guatteri di Castelnovo di Sotto. Il primo altare è dedicato a San Luigi Gonzaga con la statua del santo all'interno di una nicchia. La statua è stata realizzata nel 1920 dall'artista Carmelo Bruno di Lecce. L'altare ha linee classiche con colonne corinzie e trabeazione con frontone spezzato al centro. Il secondo altare accoglie la statua della Beata Vergine Addolorata opera del faentino Graziano Collina (1889) inserita in una cornice con decorazione dalle linee flessuose. Sul lato sinistro dell'ingresso (lato nord) la prima cappellina è chiusa da un cancello in legno. Ospita il Fonte Battesimale in marmo con piramide in legno. Nel primo altare su questo lato si venerano S. Antonio e S. Liberata il cui dipinto (XVII-XVIII sec.) è stato restaurato nel 2004. L'altare è stato oggetto di restauro e abbellimento nel 1889. La decorazione che incornicia il dipinto richiama, con più sobrietà, le linee presenti nella cornice della cappella dell'Addolorata. La seconda cappellina accoglie la Madonna di Lourdes il cui altare, realizzato negli anni '50 del secolo scorso, proviene dal laboratorio Adani di Correggio. Nel secondo altare si venera la Beata Vergine della Neve con il Bambino in braccio. La statua, risalente al 1918, è alloggiata in una nicchia all'interno di un'ancona con lesene trabeate ma con attico movimentato da elementi a voluta e festoni e con una cartella centrale. Nella navata questo altare è segnalato dalla presenza, sopra l'arco di accesso, di putti a tutto tondo e, al centro, un fastoso cartiglio sormontato da un'aquila, nel quale è riportato il motto "EGO DILIGENTES ME DILIGO". Fino al 1918 tra l'altare della B.V. della Neve e quello di S. Liberata era posto il pulpito. Al di sopra della porta di ingresso nel 1906 è stata realizzata una cantoria in legno sul cui parapetto, riccamente decorato, è riportata un'iscrizione dedicatoria a Gesù e a Maria Santissima. La cantoria ospita un organo di Domenico Traeri (1712) acquistato dal prevosto Violi all'inizio del XIX secolo. Il presbiterio è privo di balaustra ed è rialzato di due gradini rispetto al piano della navata. E' coperto a botte. Le sue pareti sono dipinte ad imitazione dei tessuti damascati. Al centro vi è una moderna mensa in legno e metallo qui collocata nel 1967, ma è sempre presente l'altare maggiore in marmo fatto eseguire nel 1952 alla nota scultrice di Correggio, Carmela Adani. Dietro ad esso si sviluppa il coro semicircolare. I preziosi stalli settecenteschi che l'ornavano sono andati distrutti con l'alluvione del 1951. Al centro della curva absidale, entro un'ancona dalle forme classiche, è alloggiato un dipinto raffigurante San Martino Vescovo e Santo Stefano forse opera di Angelo Alberici (inizio XIX secolo). Dal coro si accede direttamente alla sagrestia sul lato sud.
Illuminazione
L'apporto luminoso di origine naturale è favorito dalla presenza di ampi finestroni trapezoidali collocati nella volta della navata (quattro) e del finestrone di facciata. Nel coro sono presenti altre due finestre. Nel 1967 gli originali telai in legno delle finestre sono stati sostituiti con nuovi telai in ferro e sono stati montati dei vetri colorati. Le prime due cappellette vicino all'ingresso ricevono luce da aperture circolari praticate sulla facciata. L'illuminazione artificiale è garantita da una serie di proiettori (navata e presbiterio) e lampadari appesi nella volta della navata (due) e nel presbiterio (uno). Sono altresì presenti dei punti luce a parete costituiti da candele.
Prospetti
La chiesa di S. Martino è preceduta da un ampio sagrato pavimentato in porfido. Sul lato nord confina con via Melegari. La sua facciata, rivolta a ponente, è stata compiuta nel 1914 su disegno di Otello Cocconi di Campegine. La parte centrale è slanciata, riquadrata da lesene angolari composite binate scanellate poste su alti basamenti recanti lo stemma di Papa Benedetto XV e del Vescovo Eduardo Brettoni. Superiormente è conclusa da un frontespizio triangolare a dentelli poggiante su trabeazione con fregio a triglifi e metope. Elementi a voluta con acroteri e vasi in vertice la raccordano con le ali laterali assai ridotte. L'unico portale di ingresso è architravato e sottolineato da due colonne laterali addossate con superiore trabeazione che pare sorreggere il bassorilievo raffigurante il santo titolare, risalente probabilmente agli anni '80 del secolo scorso. Non è chiaro chi sia stato l'autore, ma le fonti riportano che nel 1979 il parroco don Longagnani aveva attivato un confronto con la Commissione d'Arte Sacra della Diocesi per valutare la possibilità di collocare sopra il portale d'ingresso un'immagine di San Martino entro una cornice ornata già esistente. Don Longagnani aveva proposto l'immagine classica di San Martino a cavallo da realizzarsi in terracotta oppure in rame sbalzato. Gli artisti individuati dal sacerdote erano: il prof. Marino Quartieri di Modena per la terracotta e il prof. Giovanni Simonini di Reggio per il rame sbalzato. L'asse verticale segnato dal portale e dal bassorilievo termina con la finestra trapezoidale inserita in una ricca cornice decorata con elementi floreali e, al centro, una conchiglia fra due volute. La torre campanaria con cella a monofore e copertura cuspidata sorge addossata alla chiesa sul lato nord. E' di antica costruzione ed è stata inglobata nel nuovo edificio durante i lavori avviati nel 1701. Nel 1717-18 è stata sopraelevata e nel 1882 è stata innalzata la cupola e la cuspide piramidale, poi rifatta nel 1913 e ancora nel 1975. Sul prospetto laterale nord è perfettamente leggibile il volume costituente le cappelle in fondo alle quali è posto un ingresso secondario alla chiesa. Il prospetto sud è caratterizzato dalla presenza del corpo di fabbrica che racchiude una serie di locali di servizio e ingloba anche la sagrestia. Un primo nucleo di tali locali è stato realizzato per i Confratelli contestualmente alla costruzione della chiesa. Nella seconda metà del XVIII secolo sono stati ampliati verso ovest di tre metri e sopraelevati per ricavare ambienti ad uso scolastico. Sul finire del XIX secolo sono stati ulteriormente allungati sul lato ovest di altri due metri. L'abside è priva di membrature e decorazioni; la base ha una struttura muraria leggermente a scarpa.
Coperture
Dalla relazione tecnica di accompagnamento al progetto di consolidamento strutturale e miglioramento sismico (2000) si apprende che le volte dell'aula e del presbiterio sono in mattoni posti in foglio con nervature principali spesse 30 cm visibili anche all'intradosso e nervature secondarie intermedie di una testa visibili solo all'estradosso. La volta della sagrestia è in mattoni disposti in foglio con soprastante pavimento in mattoni. Anche le cappelle laterali hanno volte in mattoni disposti in foglio. La struttura di copertura è a capriate lignee. Queste sono posizionate su pilastri ricavati nella muratura non in corrispondenza dei pilastri della navata, e sono ancorate agli appoggi con regge e al muro con tiranti e relativo capochiave esterno.
Pavimentazioni
Il pavimento della chiesa è in marmette di graniglia (40x40). E' stato realizzato nel 1960 insieme a quello della sagrestia. Nello stesso momento le cappelle laterali sono state rialzate di 15 cm ed è stato posto tutt'intorno un gradino in marmo rosso di Verona, compresi i due del presbiterio. Il pavimento originale della chiesa (1715) era in mattoni quadri posato in diagonale (cm 25½x25½) come è ancora visibile nel campanile. Le cappelle e il presbiterio erano rialzati di un gradino. Nel 1863, dopo la rimozione delle sepolture sottostanti, il pavimento viene rifatto sempre in cotto ma con dimensioni differenti (30x30) e viene rialzato allo stesso livello delle cappelle laterali. Nel 1925 viene rifatto il pavimento del presbiterio e del coro con marmette di cemento e viene rialzato di un altro gradino. Sotto il coro era ancora presente il vecchio pavimento in cotto del 1715 che però verrà rimosso nel 1952 dopo l'alluvione.
Decorazioni pittoriche
L'apparato decorativo dipinto ricopre la quasi totalità delle pareti e delle volte della chiesa. Un'imponente campagna viene attuata nel 1906 dal prevosto don Giustino Cantoni che incarica il pittore Otello Giovanoli di Carpi per la sua realizzazione. Non è chiaro se tutte le pitture risalgano a quel periodo ma certamente la maggior parte. L'insieme si caratterizza per l'impiego di forti tinte e l'abbondanza di motivi decorativi vegetali e a spirale. Si nota tutta sulla muratura sottoposta ad intervento di risanamento dell'intonaco fino a circa 1,5 metri di altezza (1987) non è stato effettuato il ripristino della decorazione. Le paraste sono state decorate con motivi a candelabre su fondo azzurro. I capitelli sono sottolineati con contorni dorati. Il fregio della trabeazione è stato trattato a girali di acanto su fondo rosso con l'inserimento di croci sopra le cappelle, rosoni e, in corrispondenza delle paraste, volti di angioletti. Anche le volte delle quattro cappelle maggiori sono riccamente decorate. In particolare la cappella della B.V. della Neve è segnalata dalla presenza, sopra l'arco di accesso, di putti a tutto tondo con al centro un fastoso cartiglio, sormontato da un'aquila, nel quale è riportato il motto EGO DILIGENTES ME DILIGO. Al di sopra della porta di ingresso, nel 1906, è stata realizzata una cantoria in legno sul cui parapetto è riportata un'iscrizione dedicatoria a Gesù e a Maria Santissima seguita dall'anno di esecuzione. Nei due partiti laterali sono dipinti strumenti musicali e in quello centrale lo stemma del Papa San Pio X. La volta della navata è risolta con riquadrature dalle linee raffinate ed elementi decorativi centrali. Gli archi trasversali di irrobustimento hanno decori su fondo azzurro. Anche l'arco che introduce al presbiterio reca elementi vegetali su fondo azzurro alternati a tondi con rosoni su fondo giallo. Nella parte sommitale dell'arco sono raffigurati due putti nell'atto di reggere un cartiglio con iscrizione dedicatoria al santo titolare della chiesa. Nella volta del presbiterio, al centro della riquadratura è dipinta la Colomba dello Spirito Santo e nelle parti laterali due iscrizioni (VERE EST HIC DOMUS DEI a destra e TERRIBILIS EST LOCUS ISTE a sinistra). Il catino absidale è stato suddiviso in tre spicchi, in ognuno dei quali, entro un tondo, è raffigurato un simbolo: la Croce, il Calice Eucaristico, il Pellicano.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (1967)
Collocazione nuova mensa in legno e metallo rivolta verso l'assemblea.
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