Anno di costruzione della chiesa 1600. (Elenco annotato delle chiese e cappelle esistenti nel territorio della parrocchia di Bibiana stilato dal parroco Don Giuseppe Manzon", del 7/09/1946)
1690 (archivi carattere generale)
Libro Memorie, Consigli, Compagnia Disciplinatium. Datazione 1690. (Regesto del 1932, AP non inv.)
1749 (Visita Pastorale intero bene)
Compare nel 1749 la chiesa di Santa Maria. (ADP Tit.04.00 Cl.01 Ser.05 14); (Caffaro, 1908, vol. 6, pp. 533-534)
1771 (carattere generale intero bene )
"da una parcella dei redditi e pesi del priorato di Bibiana, del 1771, si rileva che allora nel suo distretto erano le cappelle delle famiglie dei Bolla, dei Bruni, dei Bianconi, dei Barberi e le altre cappelle che s'intitolavano dalle Grazie, da s. Bartolomeo, dalla Vergine della Neve, da s. Nazario, da s. Maria, da s. Sebastiano, da s. Michele, da s. Bernardo e da s. Vincenzo." (Caffaro, 1903, vol. 6, pp. 552)
1836 (altare interno)
"nella visita pastorale del 1836 appare la chiesa della confraternita di s. Maria nella quale esisteva un altare laterale di spettanza al benefizio Bertini, il quale altare già si trovava nell'antica chiesa parrocchiale". (Caffaro, 1903, vol. 6, pp. 553)
1877 (preesistenza carattere generale)
"Nota di tutte le chiese e cappelle insistenti nel distretto parrocchiale di Bibiana", del 26/07/1877, Priore Teologo Giuseppe Casearo. (AP non inv.)
Descrizione
La Chiesa di Santa Maria è situata nel concentrico storico del comune di Bibiana. La costruzione è libera su quattro lati e confina con un antico casale un tempo destinato a convento di cui la chiesa ne era cappella.
La facciata, rivolta a sud, è una composizione architettonica dall'aspetto solido e posato caratterizzato da due registri di cui quello inferiore è marcatamente diviso dal superiore con un importante trabeazione. Tutta la facciata poggia su uno zoccolo di pietra lavorata a taglio: da essa dipartono quattro lesene che sostengono la trabeazione e le tamponature poste in secondo piano.
Il secondo registro è caratterizzato da una finestra emiciclica posta in corrispondenza della porta di ingresso affiancata da sfondati rettangolari che movimentano e alleggeriscono la composizione del registro. Il prospetto culmina con il frontone triangolare contenente un oculo pittato. Le superfici del fronte principale e del lato est sono intonacate e tinteggiate di color giallo nei campi e color avorio per quanto riguarda le lesene e le cornici.
Il fianco ovest è finito con rinzaffo al rustico a base calce e presenta contrafforti e cinque finestre.
Aula liturgica
L'aula è coperta a partire dall'ingresso da due volte a vela separate dall'arcone, segue una volta a botte lunettata e, infine, l'abside è coperto con una volta a mezzo padiglione con tre lunette.
Sopra l'abside, una volta a padiglione con due unghie per le finestre. Le volte son decorate con motivi floreali. Le pareti sono scandite dalla ripetizione ritmica delle lesene tinteggiate ad effetto marmorino. I campi sono tinteggiati color crema e attorniati da fasce viola pallide, inferiormente vi è una zoccolatura pittata a marmorino rosso.
All'imposta delle volte corre una cornice pensile pittata a marmorino.
La parete di ingresso ospita la bussola lignea con soprastante cantoria.
Presbiterio e altare
L'antico altare tridentino, sopraelevato di due gradini, è finito a marmorino. Contiene il tabernacolo ed è impreziosito dal piccolo ciborio sormontato dal crocefisso.
Completano l'arredo liturgico il seggio ligneo, il semplice ambone e i banchi in legno.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione dell'aula è realizzata in bargioline ferruginose e grigie disposte in diagonale. Il presbiterio è rialzato di un gradino e separato dalla zona destinata ai fedeli da una balaustra in legno pittata a marmorino.
Impianto strutturale
L'edificio un unico corpo a pianta rettangolare che termina abside piatto; la sezione è regolare a capanna.
Le murature sono presumibilmente in pietra a spacco naturale mista a laterizi, unite con malta di calce.
Sono presenti quattro catene metalliche di rinforzo della struttura, in corrispondenza degli arconi delle volte.
Coperture
La copertura è realizzata in lose e sorretta da travature in legno.
Campanile
Nell'angolo nord-est, a lato della zona absidale è posizionato il campanile a pianta quadrata caratterizzato da quattro registri, che sono scanditi da modanature aggettanti e da un complesso susseguirsi di lesene verticali. Il terzo campo ospita un oculo, mentre nel superiore e ultimo livello vi si aprono le monofore delle campane. La torre termina con una cornice aggettante oltre la quale vi è la cuspide esagonale e sui vertici quattro pennacchi piramidali.
Cenni stilistici
Tra le caratteristiche che denotano la progettazione degli edifici di culto voluti dal Regio Patronato sabaudo in porzioni di territorio nelle quali si doveva compiere il ristabilimento delle fede cattolica tra XVII e XVIII secolo, dopo gli anni delle aspre guerre di religione, vi sono l'estrema essenzialità degli esterni, ed il minimo ricorso agli ornati, anche negli interni. Ciò accadde con particolare evidenza proprio nelle valli Pellice, Chisone e Germanasca, mentre le coeve strutture sorte nella pianura tra Pinerolo e Torino assumono in parte forme più auliche e ricche, sull'onda dei cantieri della capitale e dei principali centri della regione. Tali costruzioni o ricostruzioni, promosse dai sovrani Luigi XIV prima (con l'attività emblematica per il Pragelatese dell'ingegnere del re Desbordes) e Vittorio Amedeo II con Carlo Emanuele III poi, sono tipiche di certo “barocco piemontese”, interpretato da architetti impegnati prevalentemente nelle fortificazioni di un'area che è stata di conteso confine. Le ricerche di Walter Canavesio, edite tra il 1999 ed il 2005, hanno definitamente chiarito come, a partire dagli anni Trenta del XVIII secolo, “iniziò una riflessione organica sui metodi della rioccupazione cattolica delle valli, alla quale contribuirono figure fondamentali […] come il teologo Pietro Manfredo Danna, la nobiltà locale e le strutture burocratiche ed istituzionali fino ai vertici dello Stato”. La normalizzazione dei cantieri degli edifici di culto, riflesso della normalizzazione dell'apparato statale in atto, ebbe tra gli interpreti Antonio Bertola e Michalangelo Garove (prima dell'affermazione di Filippo Juvarra e dei suoi collaboratori), Giacomo Plantery e Vittorio Amedeo Varino de La Marche, Giovanni Maria Vanelli, Pietro Audifredi, Ignazio Bertola, Giuseppe Gerolamo Buniva, tra i numerosi colleghi ed epigoni ancora nell'anonimato (cfr. P. Nesta, Itinerari barocchi, in Tra Dora Riparia e Chisone. Arte Natura Architettura, Torino 1997; W. Canavesio, Le chiese cattoliche nelle valli pinerolesi. L'opera del regio patronato nel Settecento, in Archeologia e arte nel Pinerolese e nelle Valli Valdesi, atti del convegno della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Pinerolo 1999; S. Damiano, Forniture di arredi per le chiese del Pinerolese: testimonianze documentarie, in Il Settecento religioso nel Pinerolese, atti del convegno per il 250° anno dall'erezione delle Diocesi di Pinerolo, Pinerolo 1999; W. Canavesio, Le chiese cattoliche delle valli pinerolesi nel Settecento, in R. Genre (a cura di), Vicende religiose dell'alta Val Chisone, Roure 2005).
Adeguamento liturgico
nessuno
L'antico altare tridentino, sopraelevato di due gradini, è finito a marmorino. Contiene il tabernacolo ed è impreziosito dal piccolo ciborio sormontato dal crocefisso.
Completano l'arredo liturgico il seggio ligneo, il semplice ambone e i banchi in legno.