chiese italiane
censimento chiese
edifici di culto
edifici sacri
beni immobili
patrimonio ecclesiastico
beni culturali ecclesiastici
beni culturali della Chiesa cattolica
edilizia di culto
restauro
adeguamento liturgico
Palagonia
Caltagirone
basilica
parrocchiale
San Pietro
Parrocchia di San Pietro
aula; prospetto; coperture
altare - aggiunta arredo (2015); ambone - aggiunta arredo (2015)
1308 - 1310(Collezione delle decime citazione chiesa); 1366 - XIV(Rationes decimarum Italiae citazione chiesa); 1542 - XVI(distruzione integrale terremoto 1542); 1567 - XVI(Liber Visitationis descrizione chiesa); 1573 - XVI(Liber Visitationis citazione chiesa confraternita); 1630 - 1633(Abate Rocco Pirri ''Sicilia Sacra'' citazione chiesa); 1682 - XVII(Liber Visitationis descrizione chiesa); 1693 - XVII(gravi danneggiamenti terremoto 1693); 1699 - XVII(maestranze e architetto ricostruzione); 1701 - XVIII(Liber Visitationis descrizione chiesa); 1704 - XVIII(lapide facciata principale iscrizione); 1705 - XVIII(Liber visitationis citazione chiesa); 1757 - 1760(Abate Vito Amico “Lexicon topographicum Siculum” descrizione chiesa); 1829 - XIX(mappa catastale iconografia chiesa); 1926 - XX(marmo nuovo pavimento ); 1930 - XX(nuova casa canonica costruzione); 1964 - XX(statuaria fornitura); 1980 - XX(Cappella S. Febronia restauro); 1981 - XX(cappella Santa Lucia fercolo); 1990 - 1993(manutenzione restauro)
Chiesa di San Pietro
Tipologia e qualificazione basilica parrocchiale
Denominazione Chiesa di San Pietro <Palagonia>
Altre denominazioni Matrice
Ambito culturale (ruolo)
maestranze siciliane (costruzione chiesa)
Notizie Storiche

1308 - 1310 (Collezione delle decime citazione chiesa)

La “Collezione delle decime” della Diocesi di Siracusa per gli anni 1308-1310, include la prima citazione della chiesa dedicata a San Pietro a Palagonia: «Apud Casale Palagonie ecclesia s. Petri de eodem loco valet unc. II, tar. XX, solvit pro prima tar. VIII.»

1366 - XIV (Rationes decimarum Italiae citazione chiesa)

Secondo quanto riportato nel volume di Pietro Sella intitolato: “Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Sicilia, edito nel 1944, la chiesa di San Pietro in Palagonia viene citata nel 1366 : «In casali Palagonia diocesis siracusane amotus fuit interdictum, in quo reperte fuerunt domus habiles ad solvendum LV que ascendunt iuxta moderacionem regia unc. III VI gr. V.»

1542 - XVI (distruzione integrale terremoto 1542)

Distruzione integrale causata dal terremoto del 1542.

1567 - XVI (Liber Visitationis descrizione chiesa)

L’archivio diocesano di Siracusa accenna nei volumi delle Sacre visite alla chiesa di San Pietro in Palagonia, affermando che la chiesa dei Santi Pietro e Paolo possedeva all’interno un altare dedicato a Profania/Febronia in cui si celebrava la messa a carico dell’Università di Palagonia.

1573 - XVI (Liber Visitationis citazione chiesa confraternita)

Nel Libro delle Visite custodito perso l’Archivio storico Diocesano di Siracusa per gli anni 1570-1599, si trova la prima testimonianza dell’esistenza di una confraternita nella chiesa Madre di San Pietro di Palagonia. Nel maggio del 1573 venne annotato l’incontro del vescovo Giovanni Orosco De Arzes, con i confratis Santissimi Sacramenti Ecclesia Matrici.

1630 - 1633 (Abate Rocco Pirri "Sicilia Sacra" citazione chiesa)

L’abate Rocco Pirri nella propria opera Sicilia Sacra diceva: «Parroch. Templum D. Petro Apost. Sacrum, reliquiis S. Febronia V. & M. Patronae illustratum, cuius festus 25 Junii celebris est in eo. Eas Roma Baldassar a Leocata francisc. Celeberrimus ecclesiaste san. 1624 transtulit. 2 In D. Antonii an. 1592 carmelitae.»

1682 - XVII (Liber Visitationis descrizione chiesa)

I Libri delle visite della Diocesi di Siracusa riportano la visita pastorale del Vicario del Vescovo Stefano Calleri effettuata il 31 maggio del 1682; vengono elencati l’Altare maggiore, di Santa Maria della Stella, di Santa Maria dello Spasimo, del SS.mo Rosario, di San Francesco d’Assisi, della SS.ma Annunziata, di San Giuseppe, di San Francesco di Paola, e la cappella di Santa Febronia.

1693 - XVII (gravi danneggiamenti terremoto 1693)

Il terremoto del 1693 arrecò gravi danni alla chiesa, nei registri dei defunti della chiesa matrice di San Pietro, vennero annotate, le inumazioni dei cittadini deceduti a causa del sisma effettuate nelle chiese di San Nicola, di Sant’Antonio, e di Santa Maria della Grazia.

1699 - XVII (maestranze e architetto ricostruzione)

In un atto stipulato dal notaio Tommaso Politino di Palagonia, vengono citati l’architetto e le maestranze che effettuarono gli imponenti lavori di ricostruzione della chiesa. Nell’atto veniva specificato che i lavori dovevano essere eseguiti: «secondo richiede l’arte e l’architettura juxta la forma e il disegno fatto da mastro Simone Mancuso architetto della città di Caltagirone»; tale architetto sebbene abitasse a Caltagirone era proveniente da Agrigento. I lavori vennero appaltati a Joannis de Faraci proveniente da Montaperto cittadina nelle vicinanze di Agrigento; per la somma complessiva di circa 148 onze, si obbligava a fornire e mettere in opera 10 colonne, 2 pilastroni e 2 mezze colonne garantendone il trasporto fino al cantiere, e fornendo anche i pedamenti e gli archi soprastanti alle colonne.

1701 - XVIII (Liber Visitationis descrizione chiesa)

I Libri delle visite della Diocesi di Siracusa riportano la visita pastorale del 1701, tra le chiese venne indicata la Chiesa Matrice sub tit. S. Petri e Pauli con altare maggiore e altri due; ulteriori indicazioni lasciano intendere che ancora i lavori non fossero ancora completi e che le funzioni si svolgevano ancora in baracche: «Ex quo est valde indecens hanc eclesiam adhuc in baracca existere, donec novae ecclesiae aedificazion perficiatur, ad ecclesiam S. Maria Drepani trasferre mandavit.»

1704 - XVIII (lapide facciata principale iscrizione)

Le lapidi poste sopra i portali laterali d’accesso alla chiesa testimoniano il completamento dei lavori avvenuto nel 1704: «a terremotus fulmine 1693 hoc templum aliis cum aedibus fuit et vulneratum ac miserrime dirutum et quod alios tumulare solebat sibi fuit et funus et sepulcrum .»

1705 - XVIII (Liber visitationis citazione chiesa)

Nella visita del 1705 vengono elencate nove chiese esistenti a Palagonia tra le quali la chiesa Matrice sub. Titulo S. Petri apostoli.

1757 - 1760 (Abate Vito Amico “Lexicon topographicum Siculum” descrizione chiesa)

L’abate catanese Vito Amico nell’opera “Lexicon topographicum Siculum” edita a Palermo tra 1757-1760 in merito alla chiesa scriveva: «…..sorge il precipuo tempio dedicato a S. Pietro Apostolo ed abbastanza adorno né lungi il recentissimo palazzo baronale.»

1829 - XIX (mappa catastale iconografia chiesa)

Al 1829 risale la prima raffigurazione della chiesa in una mappa catastale custodita presso l’Archivio di Stato di Palermo.

1926 - XX (marmo nuovo pavimento )

Nel 1926 il presbiterio venne collocato un nuovo pavimento in marmo.

1930 - XX (nuova casa canonica costruzione)

Nel 1930 venne costruita la casa parrocchiale grazie al contributo del pontefice Pio XI Achille Ratti.

1964 - XX (statuaria fornitura)

Nel 1964 venne realizzata la statua di legno della Madonna con il Bambino e di San Pietro dallo scultore Giuseppe Stufflesser da Ortisei.

1980 - XX (Cappella S. Febronia restauro)

Restauro della cappella di Santa Febronia.

1981 - XX (cappella Santa Lucia fercolo)

Fercolo marmoreo con colonnine tortili sovrastante l’altare della cappella di Santa Lucia.

1990 - 1993 (manutenzione restauro)

Tra 1990 e 1993 sono stati effettuati lavori di restauro del prospetto e di manutenzione delle coperture.
Descrizione

La chiesa Madre di San Pietro si colloca nella parte meridionale della città di Palagonia. La chiesa presenta un impianto planimetrico di tipo basilicale, costituito da una pianta a croce latina, il cui braccio inferiore si suddivide in tre navate. La navata centrale è ricoperta da una volta a botte si eleva sopra colonne ed è suddivisa in sei partiture, che formano sulle navate laterali sei differenti sezioni; le colonne, dalle proporzioni legate allo stile dorico sono raccordate da arcate a tutto sesto, nella cui chiave di volta è collocato un piccolo fastigio. La chiesa presenta una facciata ad impianto retto e squadrato formata da due registri sovrapposti di differente ampiezza la cui sagoma è definita da un profilo lapideo in lieve aggetto. Sul lato sinistro del prospetto è collocata una torre campanaria in pietra. Il campanile è costituito da tre elevazioni. Le coperture a falda inclinata sono composte da un sistema di capriate lignee che hanno il compito di sorreggere i sovrastanti arcarecci in legno, il tavolato ed il manto di copertura in coppi alla siciliana
aula
La chiesa presenta un impianto planimetrico di tipo basilicale, costituito da una pianta a croce latina, il cui braccio inferiore si suddivide in tre navate, a questo si collega il transetto; all’incrocio tra i due è collocata una calotta semisferica a sesto ribassato. Il presbiterio è dotato di un coro allungato con terminazione absidale semicircolare a cui si affiancano due cappelle, a sinistra quella di Santa Lucia, a destra la cappella dedicata a Santa Febronia, patrona della città di Palagonia, con altare in marmo intarsiato con pala e tabernacolo in noce, sormontato da una nicchia murale ornata di colonne e capitelli e timpano triangolare in pietra; nell’intradosso della volta di copertura della cappella sono presenti nove medaglioni che raffigurano scene della vita della santa. Nella parete di fondo della parte sinistra del transetto è presente l’altare dedicato a San Giuseppe, nella parete di destra quello dedicato a San Domenico. La navata centrale è ricoperta da una volta a botte, la cui continuità è interrotta dalle intersezioni rettangolari di raccordo ai finestroni, che si collocano sul registro superiore dei lati perimetrali maggiori. Le navate laterali sono impostate simmetricamente rispetto all’asse centrale della navata e presentano sulla parete di fondo altari marmorei sopra i quali si custodiscono tele che raffigurano i santi venerati all’interno della chiesa; la copertura è costituita da volte a crociera. La navata centrale si eleva sopra colonne ed è suddivisa in sei partiture, che formano sulle navate laterali sei differenti sezioni; le colonne, dalle proporzioni legate allo stile dorico sono raccordate da arcate a tutto sesto, nella cui chiave di volta è collocato un piccolo fastigio. La chiesa conserva numerose opere d'arte; alcune antecedenti il terremoto del 1693, fra queste, una statua rientrata pochi anni orsono nella chiesa Madre dopo un lungo e complesso restauro, raffigurante San Giovanni Battista, opera attribuita a Vincenzo Archifel (1461 - Catania, 1533); il dipinto che raffigura l’Immacolata con i santi Nicola e Marco, della metà circa del secolo XVII, forse proveniente dalla chiesa di San Nicola; il Battesimo di Gesù, ascrivibile alla fine del XVII secolo. Tra le altre opere sono presenti: il simulacro di Santa Febronia, ascrivibile alla prima metà del XVIII secolo; un dipinto raffigurante Cristo che appare a san Gaetano da Thiene di Antonio Balistreri, e un dipinto con l’Adorazione dei pastori, entrambi ascrivibili al XVIII secolo. Fra le opere più tarde, alcune della seconda metà del XVIII secolo: un San Pasquale Baylon, un San Luigi Gonzaga in cornice dorata, e un dipinto raffigurante Cristo, la Vergine, Santa Febronia e le Anime purganti.
prospetto
La chiesa presenta una facciata ad impianto retto e squadrato formata da due registri sovrapposti di differente ampiezza la cui sagoma è definita da un profilo lapideo in lieve aggetto. Un ampio scalone precede il prospetto raccordando il dislivello creato dall’imponente basamento che costituisce il piano di fondazione dell’intero edificio. Il registro inferiore, realizzato con le proporzioni di un ordine gigante privo di capitello mostra tre portali d’accesso realizzati in pietra ad intagli, e rivela l’impostazione planimetrica dell’aula suddivisa in tre navate. Sopra i portali minori sono presenti lapidi con incisioni che ricordano le catastrofiche distruzioni causate dagli eventi sismici del 1693 e la successiva rinascita, citando l’eccellentissimo D. Ferdinando Francesco Gravina e Cruyllas Principe di Palagonia. Il secondo registro, è segnato dalla presenza del finestrone che illumina la navata, e risulta delimitato da due lesene prive di basamento e sovrastato da un frontone triangolare. Sul lato sinistro del prospetto è collocata, una torre campanaria in pietra. Il campanile, costituito da tre elevazioni, si erge sopra un alto podio con paraste decisamente sporgenti, il cui limite verticale è sottolineato da un cornicione aggettante, sopra il quale si erge la cella costituita da arcate a tutto sesto. La copertura è composta da una cuspide piramidale con copertura costituita da elementi in maiolica policroma, su base poligonale affiancata da cuspidi.
coperture
Le coperture a falda inclinata sono costituite da un sistema di capriate lignee che hanno il compito di sorreggere i sovrastanti arcarecci in legno, il tavolato ed il manto di copertura in coppi alla siciliana.
Adeguamento liturgico

altare - aggiunta arredo (2015)
L'altare è di forma tendente al quadrato, esso è stato realizzato con pannellature in truciolato, le cui superfici sono state rifinite a idropittura, esso è posto in posizione assiale.
ambone - aggiunta arredo (2015)
L'ambone è stato realizzato impiegando due colonnine ed un basamento inclinato, in pietra bianca, esso è posto sul lato sinistro guardando dall'aula.
Contatta la diocesi