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Caltagirone
Caltagirone
chiesa
parrocchiale
San Giorgio
Parrocchia di San Giorgio
aula; aula; aula; presbiterio; prospetto; coperture
altare - aggiunta arredo (1971); ambone - aggiunta arredo (1971)
1000 - 1693(fondazione antica chiesa); 1030 - XI (fondazione antica chiesa); 1542 - XVI(descrizione danni sisma 1542); 1693 - 1699(inizio ricostruzione 1699 sisma 1693); 1699 - 1762(ricostruzione chiesa attuale); 1733 - 1740(annovero a basilica minore chiesa attuale); 1783 - XVIII(Vrancke van der Stockt donazione dipinto ); 1786 - XVIII(arch. Carlo Maria Longobardi relazione costruzione cappella SS. Sacramento); 1788 - XVIII(arch. Natale Bonajuto avanzamento lavori costruzione cappella Sacramento); 1797 - XVIII(arch. Carlo Maria Longobardi restauro campanile); 1816 - XIX(diritti di matricità chiesa attuale); 1830 - 1855(nuovo prospetto chiesa attuale); 1833 - XIX(marmista Pasquale Privitera altare M. SS. della Grazie); 1849 - XIX(anime Purganti
della Trinità altari ); 1850 - XIX(contributo Rosalia Chiarandà Aprile nuovo battistero ); 1855 - XIX(parete nord consolidamento muri chiesa ); 1907 - XX(Trono della Grazia Interlandi costruzione altare); 1908 - 1909(Pr. Calogero Gueli campagna di restauro ); 1929 - 1950(costruzione locali parrocchiali); 1971 - XXI(Can. Calogero Vacirca modifiche riforma liturgica); 2007 - 2009(coperture
volte
campanile. restauri); 2015 - XXI(casa canonica restauro)
Chiesa di San Giorgio
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di San Giorgio <Caltagirone>
Altre denominazioni Chiesa di San Giorgio martire
Autore (ruolo)
Amico, Vito Maria (fondazione chiesa)
Bongiovanni, Bernardino (stucchi e affreschi, quadri di San Giorgio)
Longobardi, Carlo Maria (costruzione cappella SS. e restauro Campanile)
Ambito culturale (ruolo)
maestranze siciliane (costruzione chiesa)
barocco siciliano (stucchi e affreschi, quadri di San Giorgio)
maestranze siciliane (costruzione cappella del SS. e restauro campanile)
Notizie Storiche

1000 - 1693 (fondazione antica chiesa)

«...Occorre una terza chiesa a Greco verso i fianchi del monte, cioè la parrocchia di S. Giorgio martire, costruita dalla pietà dei Genovesi nell'anno 1000, come dirò appresso. ...Avendo i genovesi grandi stragi cagionate ai Saraceni, che possedevano quasi tutte le isole del Mediterraneo, venuti nell'anno 1000 sopra la Sicilia, fatto lo sbarco con ingente armata verso la spiaggia di Camerina, portavansi ad espugnare Caltagirone, primaria fortezza di quelli, e a sacro elemento prendendo principio, levarono con una torre un tempio a S. Giorgio, nel di cui muro applicarono una lapide coll'anno della fondazione: rimase sino al 1693, quando crollò, ruinata da tremuoto la torre...». Così lo storico Gioacchino Di Marzo, rifacendosi agli scritti del’Abate Vito Amico descriveva la Basilica minore di San Giorgio in Caltagirone nel suo Dizionario Topografico Siciliano (1855).

1030 - XI  (fondazione antica chiesa)

La Basilica di San Giorgio si colloca all’estremità orientale della città di Caltagirone; della sua remota origine ci racconta ampiamente la storiografia locale ascrivendone le origini all’anno 1000. Secondo la tradizione l’edificio fu edificato da un gruppo di genovesi, in rendimento di grazie al loro Santo Patrono San Giorgio per la vittoria riportata sugli arabi. I vincitori si collocarono al di fuori delle mura urbane, e posero intorno alla basilica le loro dimore, e nella chiesa una lapide per commemorare la vittoria ottenuta sui saraceni.

1542 - XVI (descrizione danni sisma 1542)

Secondo la cronaca del Mastro Notaro della Curia Mainardo, durante il terremoto del 10 dicembre 1542 «la torre del Tempio di San Giorgio fu tutta devastata e caddero i merli ». Certamente il crollo dovette arrecare danni anche a buona parte della zona presbiteriale, il Senato caltagironese fornì le somme necessarie per riparare la chiesa ed il campanile distrutti.

1693 - 1699 (inizio ricostruzione 1699 sisma 1693)

La chiesa venne interamente distrutta dal sisma del 1693, tuttavia venne ricostruita sullo stesso sito. In seguito, a partire dal 1699, venne completata e rifinita di affreschi dal Parroco Don Francesco Rabbito .

1699 - 1762 (ricostruzione chiesa attuale)

La ricostruzione della chiesa, già avviata nel 1699, fu, tuttavia, completata e rifinita di stucchi e di affreschi nel 1762, come attesta l'epigrafe, che leggesi a sinistra della porta della chiesa: «Joseph Montemagno templum hoc vetustate squallidum Senatus munificentia adnitente restauravit Anno Domini 1762». Pertanto grazie al Priore Parroco Can. Giuseppe Montemagno la basilica fu restaurata e abbellita di affreschi e stucchi, che raffigurano San Giorgio, il suo martirio strettamente connesso al sacrificio di Cristo riattualizzato dall’Eucaristia, opera del pittore palermitano Bernardino Bongiovanni.

1733 - 1740 (annovero a basilica minore chiesa attuale)

Parrocchia sin dalla fondazione e prima chiesa consacrata della città, nel 1733 fu solennemente dedicata dal Vescovo siracusano D. Matteo Trigona, che, nel contempo, per il breve pontificio di Clemente XII (Lor. Corsini 1730-1740), l'annoverò tra le basiliche minori, come viene attestato da una lunga epigrafe latina, incisa su marmo, a destra della porta centrale.

1783 - XVIII (Vrancke van der Stockt donazione dipinto )

Nel 1783 la baronessa di Favarotta Donna Agata Interlandi donò alla chiesa di S. Giorgio Il Trono della Grazia Interlandi, il celebre dipinto ad olio su tavola di Vrancke van der Stockt, di cui una copia oggi è posta, nella cappella a sinistra dell’altare in una edicola marmorea realizzata nel 1907.

1786 - XVIII (arch. Carlo Maria Longobardi relazione costruzione cappella SS. Sacramento)

Relazione dell’architetto del Senato C. M. Longobardi per la costruzione della nuova cappella del Santissimo nella Chiesa di S. Giorgio a Caltagirone. L’architetto per l’occasione aveva preparato un progetto su disegni ed un modello in creta della nuova cappella.

1788 - XVIII (arch. Natale Bonajuto avanzamento lavori costruzione cappella Sacramento)

L’architetto Natale Bonajuto relazionò lo stato di avanzamento dei lavori della cappella che si trovava costruita integralmente fino alle calotte di copertura. Per il completamento dell’opera mancavano ancora numerosi lavori che verranno completati nel 1795.

1797 - XVIII (arch. Carlo Maria Longobardi restauro campanile)

Restauro e consolidamento del Campanile di San Giorgio ad opera dell’architetto del Senato Carlo Maria Longobardi.

1816 - XIX (diritti di matricità chiesa attuale)

Prima dell'elevazione della chiesa di S. Giuliano a cattedrale della diocesi calatina (1816), essa servita da una comunìa di sacerdoti, godette di alcuni diritti di matricità, tra i quali quello di portare nelle processioni la croce come le altre parrocchie e l'altro di celebrare solennemente la funzione della domenica delle palme, alla quale dovevano partecipare le altre parrocchie, le confraternite ed il Senato.

1830 - 1855 (nuovo prospetto chiesa attuale)

Nel 1830 furono iniziati i lavori di un nuovo prospetto della chiesa, disegnato dai fratelli Vaccaro, ma l'improvvisa morte, per avvelenamento da funghi, del parroco Domenico Mingrino, avvenuta il 26 maggio 1833, mandò a monte il completamento dell'opera. Successivamente nel 1855, a spese del Comune, si restaurò l'interno della chiesa e si ridiede alla torre l'antica merlatura e le caratteristiche bifore della cella campanaria.

1833 - XIX (marmista Pasquale Privitera altare M. SS. della Grazie)

Venne costruito l’altare marmoreo di Maria SS.ma delle Grazie, da Pasquale Privitera, finanziato dalle elemosine dei fedeli raccolte dal Can. Nicolò Carfì.

1849 - XIX (anime Purganti, della Trinità altari )

Per elemosine raccolte da Sac. Salv. Strazzuso venne costruito l’altare delle anime Purganti e quello della Trinità con San Marco Evangelista.

1850 - XIX (contributo Rosalia Chiarandà Aprile nuovo battistero )

Venne integralmente rinnovato il battistero grazie alle laute contribuzioni di Rosalia Chiarandà vedova Aprile che avvalendosi dei migliori artisti dei tempi erogò una ingente somma per lavorare gli ingenti stucchi modellati dal Signorelli di Palermo, di Pasquale Privitera per scolpire la fonte di marmo, di mastro Nicolò Lanza per il cancello in ferro e del pittore Francesco Vaccaro per dipingere i quadro posto sull’altarino, il quale raffigura S. Raffaele Arcangelo e nella lunetta il battesimo di Nostro Signore.

1855 - XIX (parete nord consolidamento muri chiesa )

Il Municipio finanziò lavori per 5000 lire spesi nei tre anni successivi per consolidare i tre muri in appoggio alla fabbriche esterne in levante per restaurare il campanile, e per il pavimento della chiesa a mattoni di terra cotta verniciati e per «circuire con ringhiera di ferro l’antico cimitero davanti la Chiesa »

1907 - XX (Trono della Grazia Interlandi costruzione altare)

Costruzione dell’altare in marmo della che oggi custodisce il Trono della Grazia Interlandi.

1908 - 1909 (Pr. Calogero Gueli campagna di restauro )

Rilevante campagna di restauri e manutenzione della chiesa e delle pertinenze, sostenuta dal parroco Calogero Gueli, riguardante la manutenzione dei tetti, delle travi poste a sostegno delle campane, della scala di servizio interna al campanile, dei muri interni a nord della chiesa. I lavori interessarono: il restauro della cornice dell’arco sull’altare maggiore di cui era crollata una porzione, il restauro dei muri del presbiterio dove sono incastrati i mausolei dei Parroci Montemagno e Miccichè, il restauro della cappella del Divinissimo completamente annerita, il rinnovamento del battistero che presentava tutti gli stucchi macchiati e interrotti dalle acque, che vi si versavano dl tetto degradato, la pavimentazione della chiesa «detrita e slocata», il recupero dei mobili e delle imposte in cattive condizioni, il recupero del piano aperto davanti alla chiesa «adibito a qualunque uso». Furono necessarie allora 7.942,4 lire buona parte delle quali frutto della beneficienza dei fedeli

1929 - 1950 (costruzione locali parrocchiali)

La chiesa è dotata di casa canonica, costruita negli anni 1929-1930, in conformità al piano di potenziamento delle parrocchie, voluto da Pio XI, (Achille Ratti 1922-1939), ed, in atto, adibita a scuola di catechismo e di un altro alloggio, realizzato negli anni 1950, per l'abitazione del parroco.

1971 - XXI (Can. Calogero Vacirca modifiche riforma liturgica)

In seguito alla riforma liturgica del Concilio Ecumenico Vaticano II, si fece rimuovere la balaustra in marmo che separava l’abside dalla navata, e furono costruiti il nuovo Altare e Ambone consacrati il 28 Giugno 1971 in occasione del XV di sacerdozio del Can. Calogero Vacirca dal Vescovo Carmelo Canzonieri.

2007 - 2009 (coperture, volte, campanile. restauri)

Restauri delle coperture, ciclo di restauri della volta della navata e dei dipinti, consolidamento del campanile, rifacimento delle dipinture interne, facimento delle dipinture interne.

2015 - XXI (casa canonica restauro)

Con l’impegno dell’attuale Priore Parroco Can. Giacomo Girella, nel 2015 è stata restaurata e resa nuovamente funzionale la Casa Canonica ormai fatiscente ferma al 1945 e si sta procedendo a mettere a norma l’impianto elettrico della parrocchia tutta, e interventi vari di riqualificazione locali.
Descrizione

La Basilica di San Giorgio si colloca all’estremità orientale della città di Caltagirone; la chiesa presenta una impostazione planimetrica ad aula a cui si accosta un breve transetto con terminazione absidale semicircolare. La navata manifesta una ordinata simmetria scandita dall’ordine architettonico corinzio, in lieve aggetto, con un sistema regolare di lesene raccordate dalla prominente trabeazione. La volta a botte che ricopre l’aula ne rispetta la simmetria, e le partiture che ne scandiscono la morfologia interna risultano articolate da unghie che si connettono alle ampie finestre laterali. L’intradosso della volta è decorato da un pregevole ciclo di pitture. Il presbiterio, di forma rettangolare con abside semicircolare, si accosta alla navata, della quale segue il profilo planimetrico laterale, tramite un grande arco a tutto sesto. L’attuale prospetto della chiesa di San Giorgio si presenta incompleto e costituito solamente dal primo ordine fuori terra, rispetto ai due previsti, a causa della prematura scomparsa del Parroco, che ne aveva commissionato il progetto ai fratelli Vaccaro. La facciata è segnata dall’ordine ionico che si rivela nelle proporzioni delle lesene e dei capitelli ad intaglio lievemente aggettanti che affiancano il portale d’accesso all’aula. Le coperture a falde inclinate, sono costituite da un sistema di capriate ed arcarecci in legno su cui poggia il tavolato ed il manto di coppi alla siciliana. La chiesa nella seconda metà del XVIII secolo venne arricchita nell’intradosso della volta con i dipinti di Bernardino Bongiovanni, più avanti, nel 1783, la baronessa di Favarotta Donna Agata Interlandi donò un pregevole dipinto di scuola fiamminga. Qualche anno dopo l'aula venne ampliata con la costruzione della cappella a pianta ellittica del SS. Sacramento.
aula
La chiesa di San Giorgio in Caltagirone presenta una impostazione planimetrica ad aula a cui si accosta un breve transetto con terminazione absidale semicircolare. La navata manifesta una ordinata simmetria scandita dall’ordine architettonico corinzio in lieve aggetto con un sistema regolare di lesene raccordate dalla prominente trabeazione. Lo schema architettonico suddivide le pareti laterali in tre sezioni incorniciando tre arcate a tutto sesto. Un grande arco separa la navata dalla zona presbiteriale sopraelevata di un gradino costituita da un ambiente rettangolare con abside. La volta a botte che ricopre l’aula ne rispetta la simmetria, e le partiture che ne scandiscono la morfologia interna risultano articolate da unghie che si connettono alle ampie finestre laterali. L’intradosso della volta è decorato da un pregevole ciclo di pitture disposte in rigoroso ordine simmetrico che raffigurano San Giorgio e il suo martirio connesso al sacrificio di Cristo, opera del pittore palermitano Bernardino Bongiovanni; i dipinti presentano cornici in stucco che si plasmano attorno alle articolate sagome delle intersezioni tra la volta e le unghie, con uno schema decorativo legato alla cultura formale siciliana della metà del XVIII secolo.
aula
Lato sinistro della navata La parete laterale sinistra della navata presenta in sequenza il battistero, la cappella del SS. Sacramento, e l'altare che custodisce il dipinto che raffigura il Trono della Grazia con il Giudizio universale e lo Spasimo della Vergine. La prima cappella che si trova nella Basilica entrando a sinistra è quella che accoglie il battistero. Questo spazio venne integralmente rinnovato nel 1850 grazie alle laute contribuzioni di Rosalia Chiarandà vedova Aprile, che si avvalse dei migliori artisti dei tempi erogando una ingente somma. Vennero rimodellato l’apparato decorativo in stucco ad opera del Signorelli di Palermo, venne collocata la fonte di marmo scolpita dall’artista Pasquale Privitera, si posizionò la cancellata realizzata da mastro Nicolò Lanza. I quadri posti sull’altare vennero dipinti dal pittore Francesco Vaccaro, questi raffigurano S. Raffaele Arcangelo, nella lunetta venne posto il battesimo di Nostro Signore La cappella del SS. Sacramento costituisce una rilevante eccezione alla simmetria generale della navata e alla simmetria esistente tra le edicole in marmo che si affacciano sulla grande aula. La costruzione della cappella costituì l’esordio del giovane architetto Carlo Maria Longobardi Savalza Marchese di Schifaldi. Si trattava di un’opera di grande visibilità, resa necessaria dalle condizioni di degrado della vecchia cappella, danneggiata dal terremoto del maggio del 1783, che aveva colpito la città e buona parte della Sicilia Nord orientale e della Calabria. Nella nuova fabbrica furono reimpiegate pietre della vecchia, ma anche materiali cavati dalla vicina contrada delle Balatazze e pietra proveniente da Comiso. Come si evince dalla morfologia dell'edificio, l'architetto si ispirò alla tipologia centrica in cui prevale l’asse longitudinale, elaborando per la pianta un poligono Mistilineo tendente all’ovale. Longobardi probabilmente dovette ispirarsi alla chiesa di Santa Chiara a Caltagirone di Rosario Gagliardi ma nel Val di Noto alla metà del XVIII secolo tale indirizzo formale era stato seguito per diversi edifici: S. Chiara a Noto, e San Giovanni a Scicli quelli più celebri, San Giacomo a Buscemi quello più vicino. Gli echi dell’evoluzione del gusto che circolavano in quegli anni convinsero l’architetto ad aggiornare lo schema usuale con l’adozione per la cappella di un «dorico alla greca». Personalmente rielaborato a partire dai rapporti modulari di Serlio, ai quali si richiamava apertamente, riletti secondo i canoni delle architetture antiche a lui vicine e note come quelle di Agrigento. Nel proprio contemporaneo trattato (La scuola in lettere trattato di architettua civile e principii di quella militare, 1786), Longobardi ricordava infatti alcuni insegnamenti di Sebastiano Serlio: «la novità non guasta nell’architettura». L’interesse per l’architettura antica derivava non dai soli echi di Dufourny il cui soggiorno in Sicilia cominciò dall’ottobre del 1788, ma da un interesse concreto che Longobardi rese manifesto nel suo trattato del 1786 , esprimendo un a posizione decisa e piuttosto matura rispetto ai tempi: scriveva infatti che «deve oltre l’architetto essere curioso ed accorto osservatore degli avanzi dell’antichità per poterne raccogliere con criterio buone somme di sane teorie e prattiche sicure , lasciando l’inutile appassire per non comparire come l’ignoranti architetti al tempo di Diocleziano o come i semplici vignolisti» . L’edificio prevedeva un lanternino a pianta ovale con copertura in mattoni «a zoccolo invetriati di diversi colori» non realizzati perché ritenuti eccessivamente costosi dall’architetto siracusano Natale Bonajuto allora revisore dei conti in qualità di architetto del Senato.
aula
Lato destro della navata La parete laterale destra della navata presenta, come la parete sinistra simmetricamente opposta, delle arcate a tutto sesto limitate dalle paraste dell’ordine architettonico, entro cui sono collocati altari in marmo policromo, sopra i quali sono disposti pregevoli dipinti. La prima arcata a destra in fondo all’aula custodisce un dipinto di San Giorgio, la seconda, quella centrale contiene l’altare dedicato alla madonna di tutte le Grazie, e la terza arcata ospita un dipinto che raffigura la Sacra famiglia con San Giovannino, l’altare è datato 1852. Un’acquasantiera marmorea è collocata all’ingresso accanto all’altare che custodisce la tela di San Giorgio che riporta la seguente scritta: ««In tempore Domino Bernardo De Rosa B. et Domina Geremia Buccadifuoco P. Anno MDXXXXXII». Secondo quanto scritto dal Prof. Antonino Ragona, nel suo volume inerente la chiesa di San Giacomo in Caltagirone, nella parte opposta della stessa parete, visibile all'interno della canonica, è stato possibile scorgere notevoli tracce del muro esterno dell'antico tempio caltagironese di San Giorgio e vennero riportati alla luce i resti di un portale ogivale.
presbiterio
Il presbiterio, di forma rettangolare con abside semicircolare, si accosta alla navata, della quale segue il profilo planimetrico laterale, tramite un grande arco a tutto sesto che risulta decorato da stucco e da un fastigio in chiave di volta. L’ambiente è coperto da una volta a botte con unghie di connessione con le arcate dell’abside e della navata, decorate con stucchi in rilievo e indorature. Nei lati sono collocati due monumenti funebri a destra quello di Nicolò Miccichè e sinistra quello di Giuseppe Montemagno, al disopra del quale è collocato il dipinto del pittore netino Epifanio Rosso raffigurante San Marco datato 1652. L’altare è costituito da due ordini:uno inferiore, che costituisce il basamento, realizzato in marmi policromi con mensa, e un ordine superiore in cui avanza la custodia rispetto al retrostante scenario composto da intagli di marmi policromi che incorniciano bassorilievi. Un grande crocifisso ligneo con statua del Cristo sovrasta l’altare.
prospetto
L’attuale prospetto della chiesa di San Giorgio si presenta incompleto e costituito solamente dal primo ordine fuori terra. La sua costruzione venne curata dal Priore Parroco Can. Giuseppe Mingrino su disegno dei pittori Giuseppe e Franco Vaccaro. Il progetto non poté essere completato per la prematura morte del Parroco, avvenuta il 16 Maggio 1833. La facciata è segnata dall’ordine ionico che si rivela nelle proporzioni delle lesene e dei capitelli ad intaglio lievemente aggettanti che affiancano il portale d’accesso all’aula. Sopra la piattabanda del portale è riportata la seguente scritta in bassorilievo: “QUAE PRIOR EXIVI CECIDI, AT SI PRIMA REVIXI NON NISI JURE FUI PRIMA SACRATA DEO”. La facciata venne costruita in pietra arenaria proveniente dalla Cava delle Balatazze sita nella contrada omonima in Caltagirone. La parte soprastante, quella rimasta incompleta, presenta una campitura uniforme ad intonaco, interrotta dalle cornici di pietra intagliata che definiscono il grande finestrone che illumina la navata, e la finestrella circolare posta superiormente.
coperture
Le coperture a falde inclinate, sono costituite da un sistema di capriate ed arcarecci in legno su cui poggia il tavolato ed il manto di coppi alla siciliana.
Adeguamento liturgico

altare - aggiunta arredo (1971)
Di forma rettangolare, esso è stato posto in posizione assiale, realizzato su due piedistalli in marmo con venatura verde, e mensa in marmo bianco.
ambone - aggiunta arredo (1971)
di forma composita, esso è stato realizzato con utilizzo di marmo bianco, con pannellature ed inserti in marmo di venatura verde. Esso è stato posto su lato sinistro guardando dall'aula.
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