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Chiesa di Santo Stefano Martire
Tipologia e qualificazione
chiesa parrocchiale
Denominazione
Chiesa di Santo Stefano Martire <Montemilone>
Ambito culturale (ruolo)
maestranze lucane e pugliesi (costruzione)
Notizie Storiche
1861 (costruzione intero bene)
La chiesa madre di Montemilone, della giurisdizione diocesana di Minervino, passò alla diocesi di Andria il 27 giugno 1818. Nel 1976 venne accorpata alla diocesi di Venosa e nel 1986 fu unita con Melfi e Rapolla. Alcune fonti storiche locali descrivono la struttura originaria a tre navate con una sola porta d’ingresso “alla gotica maniera”. La navata di sinistra, suddivisa in quattro archi, ospitava tre altari dedicati rispettivamente alla Vergine Immacolata, a S. Antonio da Padova e alla Vergine di Loreto; quella di destra, nel primo arco, accoglieva il fonte battesimale in marmo. La navata centrale si concludeva con l’altare maggiore ed il presbiterio era protetto da una balaustra in legno. Il terremoto del 1852 ne danneggiò l’originaria conformazione architettonica; i conseguenti interventi di ristrutturazione ne hanno modificato l’impianto così come conservato sino ad oggi.
L’attuale edificio, ricostruito nel 1861 su progetto dell’architetto Nicola Maria Bevilacqua da Minervino.
1861 (costruzione intero bene)
L’attuale edificio, ricostruito nel 1861 su progetto dell’architetto Nicola Maria Bevilacqua da Minervino Murge (BA), venne eretto sull’impianto originario gotico di cui oggi restano soltanto alcuni accenni. Lo stesso si presenta ad aula unica, a croce latina, con due ordini di cappelle laterali.
Il corpo di fabbrica si sviluppa su una superficie di circa 760 mq articolandosi su due livelli sovrapposti: la Cripta (piano seminterrato) e la Chiesa (piano terra). La struttura portante è in blocchi di calcarenite e pietrame con setti di spessore variabile fino da 45 cm a 270 cm. Il piano di calpestio della Chiesa è sorretto da una serie di volte a botte ed a crociera presenti nella cripta del piano inferiore. Lateralmente, a destra della facciata, si trova la Canonia, mentre, sul lato opposto, il prospetto è quasi completamente libero ed affaccia su un giardino pensile adiacente alla strada comunale.
1861 (costruzione campanile)
Completa il prospetto principale il campanile, sormontato da una cupoletta arabeggiante.
1861 (costruzione navata)
Internamente la chiesa ha una pianta a croce latina con navata unica. Lungo la navata trovano posto sei cappelle laterali disposte simmetricamente tre per ogni lato.
1930 - 1947 (ristrutturazione area presbiteriale)
L'area presbiterale si caratterizza per la presenza dell'antico altare in stile classicheggiante, ristrutturato a seguito del terremoto del 1930 e realizzato, probabilmente, sul sito originario del 1861, con marmi e pietre policrome.
1946 (decorazione transetto)
Di un certo interesse è l’impianto decorativo del transetto e dell’area presbiterale con affreschi realizzati dal maestro Domenico Pennino da Avellino nel 1946, in occasione del restauro eseguito dopo il terremoto del 1930.
2016 (consolidamento e restauro intero bene)
Il restauro e consolidamento della chiesa, iniziato nel febbraio 2013 e protrattosi sino al maggio 2016, ha interessato una parte significativa dell’edificio. I principali interventi hanno riguardato la copertura (totale rifacimento del manto di copertura e opere di lattoneria), la cupola (lavori di impermeabilizzazione e stesura di intonaco cocciopesto), il campanile (ripristino di modanature, stuccature ed opere di pitturazione) e le murature perimetrali (scrostatura di parti di intonaco, sigillatura di giunti, iniezioni di resine, chiodature, riprese di intonaci, opere di pitturazione).
2016 (consolidamento e demolizione intorno)
Rilevante intervento di recupero della struttura architettonica, nonché di conservazione e di messa in sicurezza dell’intero edificio, è stato quello della demolizione del corpo di fabbrica denominato “ex cinema” innestato direttamente nella parte posteriore della costruzione. Realizzato nella seconda metà del secolo scorso con struttura in c.a. e, prima dell’abbattimento, completamente cadente ed abbandonato, tale porzione di edificio determinava condizioni locali di potenziale criticità accentuate dalla presenza di elementi architettonici/strutturali estranei all’impianto originario.
Descrizione
Situata nell’estremo settore urbano del piccolo centro abitato di Montemilone.
L’attuale edificio, costruito a partire dal 1861 su progetto dell’architetto Nicola Maria Bevilacqua da Minervino Murge (BA), venne eretto sull’impianto originario di una chiesa gotica di cui oggi restano soltanto alcuni accenni nei muri perimetrali e nella imponente cripta sottostante. Di quella che era l’originaria presenza si hanno scarse testimonianze documentate a partire dal ‘700.
All’esterno la chiesa si distingue per la sua facciata realizzata in pietra bianca di Minervino.
Completa il prospetto principale il campanile, sormontato da una cupoletta arabeggiante e, sul lato destro, la canonica costruita negli anni ’60 del secolo scorso.
Internamente la chiesa ha una pianta a croce latina con navata unica.
Di un certo interesse è l’impianto decorativo del transetto e dell’area presbiterale con affreschi.
Si accede alla cripta dall’esterno, percorrendo il lato destro della chiesa e della canonica. La cripta, denominata nel volgo locale "soccorpo", ha pianta a croce greca e riprende l'impianto originario della chiesa.
Pianta
Pianta a croce latina con navata unica.
Facciata
Facciata realizzata in pietra bianca di Minervino. Il ritmo della facciata, sia in senso orizzontale che in senso verticale, è scandito dalla grande porta di ingresso, sormontata da un finestrone a mezza luna. Un basamento sottintende il doppio ordine di lesene che sorregge il timpano triangolare sulla cui sommità si erge una croce in ferro battuto. Nel disegno della facciata si contempla un chiaro stile classicheggiante.
Coperture
La copertura a botte della navata, decorata con un motivo a cassettoni, è sorretta da un impianto a lesene che supportano un elaborato cornicione che segue il perimetro dell’intero edificio. Una cupola circolare con quatto pennacchi raccorda la navata con il transetto.
Interno
Lungo la navata trovano posto sei cappelle laterali disposte simmetricamente tre per ogni lato. Le cappelle alla destra dell’ingresso sono dedicate ed ospitano rispettivamente le statue di Santa Rita da Cascia, di San Rocco e di Santo Stefano. Alla sinistra si trovano la statua di San Antonio, il busto di San Sabino da Canosa e, nell’ultima cappella, la statua lignea duecentesca della Madonna del Bosco.
Cripta
Si accede alla cripta dall’esterno, percorrendo il lato destro della chiesa e della canonica. Con pianta a croce greca, riprende quello che era probabilmente l’impianto originario della chiesa. Caratterizzano gli ambienti le volte a botte delle quattro cappelle laterali e la volta a crociera dello spazio centrale. Realizzata in blocchi di muratura a faccia vista, la muratura della cripta si distingue in due parti:
•nella parte inferiore la muratura è in pietra locale grossolanamente regolarizzata e presenta ricorsi in coccio;
•nelle parti alte, le volte sono realizzate con blocchi di tufo perfettamente squadrati e montati a regola d’arte a secco e senza malta.
Elementi decorativi
Di un certo interesse è l’impianto decorativo del transetto e dell’area presbiterale con affreschi realizzati dal maestro Domenico Pennino da Avellino nel 1946, in occasione del restauro eseguito dopo il terremoto del 1930. Le pitture del transetto e dell’abside ripercorrono la vita di Gesù in una lettura dei quattro evangelisti (riprodotti nei quattro pennacchi); nella cupola gli affreschi descrivono le scene dell’ Incoronazione della Vergine con gli Angeli e i Santi.
Del 1939, invece, è la vetrata dell’abside realizzata dal maestro Pizzarini di Bari. La vetrata policroma rappresenta Santo Stefano con i canonici elementi dell’iconografia: nella mano sinistra la palma del martirio ed il lezionario e, nella mano destra, un grosso sasso in memoria della sua morte per lapidazione.
L’opera più antica e preziosa custodita nella chiesa è indubbiamente la statua lignea di “Santa Maria Gloriosa”, più comunemente conosciuta come “Madonna del Bosco”. Fatta risalire al duecento, è di fattura semplice ed a tratti netti e grossolanamente definiti. Presenta la Madonna, seduta in trono, con in braccio il Bambino; per il suo aspetto, si richiama alla iconografia bizantina.
Adeguamento liturgico
altare - aggiunta arredo (1980)
Il nuovo altare, realizzato in pietra di Minervino, ha mensa di forma rettangolare posizionata su quattro pilastrini cilindrici su basi quadrate.