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Napoli
Napoli
chiesa
parrocchiale
SS. Annunziata Maggiore
Parrocchia della Santissima Annunziata Maggiore
Cripta/Locali interrati; Facciata; Pianta; Cupola; Zona presbiteriale; Coperture; Pareti laterali; Pavimenti e pavimentazioni; Cappelle; Preesistenze
altare - aggiunta arredo (1970)
XIV - XIV(contesto storico preesistenza); XIV - XIV(edificazione preesistenza); 1304 - 1343(fondazione pia opera); 1318 - 1343(contesto storico preesistenza); 1343 - 1875(attività complesso); 1343 - XX(attività congregazione); 1447 - 1447(istituzione parrocchia preesistenza); 1456 - 1540(riedificazione preesistenza); XVI - XVI(ala destra preesistenza); XVI - XVI(decorazioni preesistenza); 1744 - 1744(consacrazione intero bene); 1757 - 1782(ricostruzione intero bene); 1943 - XX(resauro intero bene); 2018 - 2018(inaugurazione ingresso)
Chiesa della Santissima Annunziata Maggiore
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa della Santissima Annunziata Maggiore <Napoli>
Altre denominazioni SS. Annunziata Maggiore
Autore (ruolo)
Manlio, Ferdinando (edificazione)
Vanvitelli, Luigi (riedificazione)
Ambito culturale (ruolo)
architettura rinascimentale (preesistenza)
architettura tardo barocca (ricostruzione)
Notizie Storiche

XIV  (contesto storico preesistenza)

La zona dove sorse il grande complesso dell’Annunziata era situata in prossimità dell’antica cinta muraria di Neapolis dove erano ubicati i Bagni Pubblici o Terme; l’area, probabilmente, venne destinata ad ospitare il Ginnasio e l’Efebo per lo svolgimento dei giochi ginnici.

XIV  (edificazione preesistenza)

La primitiva chiesa, eretta all’inizio del XIV secolo forse per volontà di due cavalieri del seggio di Capuana, Niccolò e Giacomo Scondito, era collocata in una zona prossima all’attuale ospedale pediatrico dove vennero rinvenuti frammenti di affreschi tardo trecenteschi della scuola di Roberto d’Oderisio, raffiguranti san Michele Arcangelo, Il coro delle dominazioni e Angeli, staccati per motivi di conservazione negli anni ’70 del XX secolo e attualmente esposti nel Museo Civico di Castel Nuovo che accoglie numerose altre opere provenienti dall’Annunziata.

1304 - 1343 (fondazione pia opera)

La pia opera ha origine nel 1304 per iniziativa di due gentiluomini napoletani, i fratelli Nicolò e Jacopo Scondito che, nel 1343, ottennero il sostegno della moglie di Roberto D’Angiò, la regina Sancia de Maiorca. Per la costruzione della Basilica si dovettero demolire due chiese contigue ivi presenti: la chiesa di Sant’Antonio Abate e quella di Santa Lucia.

1318 - 1343 (contesto storico preesistenza)

Il Complesso nasce nel XIV secolo, come istituzione assistenziale per la cura dell’infanzia abbandonata insieme all’annessa chiesa, fondata nel 1318 dagli Angioini. L’istituzione, patrocinata dalla Congregazione Religiosa della Santissima Annunziata, prese la configurazione giuridica di Real Casa dell’Annunziata per volontà della Regina Sancia d’Aragona, moglie di Roberto d’Angiò, nel 1343. La regina Sancia volle per la capitale del suo regno la costruzione di tre chiese (Chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella, Chiesa della Maddalena e Chiesa della Santissima Annunziata) con annesso convento, fatte erigere per favorire la redenzione di un popolo afflitto da piaghe quali l’abbandono dei minori, la prostituzione e le malattie.

1343 - 1875 (attività complesso)

Il complesso comprende il cortile monumentale e la Ruota. I neonati che venivano abbandonati perché la famiglia non poteva farsene carico perché povera o illegittimi, venivano introdotti dall’esterno nella Ruota, in una specie di tamburo rotante cilindrico e raccolti all’interno da balie, pronte a prendersene cura. A partire dal XVI secolo vennero compilati registri in cui si annotava data ed ora, segni distintivi e gli effetti personali dei neonati recavano con sé. Questo permetteva eventualmente un riconoscimento da parte dei familiari in un momento successivo. La Ruota venne dismessa nel 1875 ma ancora per molti anni i piccoli che venivano abbandonati continuarono ad essere deposti sui gradini della chiesa.

1343 - XX (attività congregazione)

La Congregazione, sostenuta dalle famiglie nobili della città, giunse fino a metà del Novecento.

1447  (istituzione parrocchia preesistenza)

La parrocchia della Santissima Annunziata fu istituita dai Papi, come da bolla pontificia di Papa Nicola V del 1447, con molti privilegi annessi.

1456 - 1540 (riedificazione preesistenza)

La chiesa fu danneggiata nel 1456 e riedificata tra il 1513 e il 1540 da Ferdinando Manlio secondo forme rinascimentali.

XVI  (ala destra preesistenza)

Del XVI secolo si conservano il campanile con portale di Tommaso Malvito, le cappelle Carafa e del Tesoro e la Sagrestia.

XVI  (decorazioni preesistenza)

A partire dalla seconda metà del XVI secolo si avviò quella imponente attività decorativa che vide l’impiego dei più importanti artisti attivi nel Regno di Napoli. Risale alla stessa epoca anche il campanile finanziato dal barone Troiano di Somma che fece apporre i suoi stemmi sulla facciata.

1744  (consacrazione intero bene)

La consacrazione della chiesa avvenne nel giugno del 1774.

1757 - 1782 (ricostruzione intero bene)

Un incendio catastrofico nel 1757, distrusse la chiesa. Scamparono alle fiamme solo gli ambienti collocati al di fuori della grande navata: la sacrestia, la cappella del Tesoro e la cappella Carafa. La chiesa fu ricostruita da Luigi Vanvitelli con gusto settecentesco. L'artista seppe riutilizzare gli ambienti cinquecenteschi, incorporandoli nell'attuale struttura, ma non riuscì a portare a termine i lavori che vennero proseguiti sotto la direzione del figlio Carlo. Grazie a Luigi Vanvitelli, la chiesa ritornò ad essere un importante riferimento religioso nel Settecento. Presenta opere di artisti importanti quali De Mura e Sammartino ed una splendida sacrestia rinascimentale. Il raffinato portale marmoreo viene attribuito a Belisario Corenzio.

1943 - XX (resauro intero bene)

Nella seconda guerra mondiale l'edificio fu gravemente danneggiato e si dovette sottoporlo ad un complicato restauro che interessò sia l'interno che l'esterno.

2018  (inaugurazione ingresso)

Il 25 novembre 2018, a sette secoli dalla fondazione del 1318, è stata inaugurata la controporta centrale della basilica, realizzata grazie al contributo del quartiere e di numerosi benefattori.
Descrizione

La basilica attuale fa parte di un vasto complesso monumentale costituito in origine, oltre che dalla chiesa, da un ospedale, un convento, un ospizio per i bambini abbandonati. Nei secoli gli edifici che costituivano il complesso furono variamente rimaneggiati ed in parte restaurati a metà del XVIII dai Borbone, come recitano le iscrizioni del cortile interno. Il complesso è noto per la 'ruota degli esposti'. Su via dell'Annunziata l'arco quattrocentesco d'ingresso al complesso dell'Annunziata, è affiancato da un pertugio (ancora visibile benché oggi chiuso) attraverso cui venivano introdotti nella ruota gli "esposti", cioè i neonati che le madri abbandonavano, per miseria o perché illegittimi. La ruota e l'ambiente dove essi venivano ricevuti sono stati recentemente restaurati. La ricostruzione della chiesa intrapresa nel Settecento conferì alla chiesa un aspetto tardo-barocco, in cui si avverte l'influenza del classicismo francese dei secoli XVII e XVIII. All'esterno ciò è evidente nella facciata, caratterizzata da un andamento leggermente concavo e ornata con due ordini sovrapposti di colonne classiche. Si accede all'aula liturgica dalla strada, varcando una cancellata in ferro, salendo la scalinata in piperno, che forma uno stretto pianerottolo davanti il portone d'ingresso. Qui, varcando il portale in marmo ed il portale ligneo, dopo aver salito due ulteriori gradini in marmo, si giunge al piano di calpestio dell'aula. Un tamburo in legno e vetro fa da filtro tra l'esterno e l'interno.
Cripta/Locali interrati
Per consentire le celebrazioni religiose anche durante i lavori di ricostruzione, il Vanvitelli realizzò una chiesa sotterranea, indipendente da quella superiore, anche se posta in corrispondenza della cupola. Si tratta di un ambiente particolare ed architettonicamente complesso[3]: seminterrato, rispetto al livello del cortile, a pianta circolare e a volta ribassata, con sei nicchie-altare nelle quali Vanvitelli sistemò alcune delle sculture sopravvissute all'incendio della chiesa cinquecentesca, più due aperture diametrali per le porte che aprono il cerchio. La particolarità dello spazio interno è sottolineata da un ulteriore cerchio interno costituito da otto coppie di colonne tuscaniche. Tra le sculture presenti si ricordano una Madonna con Bambino di Domenico Gagini, il Battesimo di Gesù di Andrea Ferrucci (1507) ed altre settecentesche di Francesco Pagano.
Facciata
La facciata presenta un’impostazione monumentale di gusto tardo barocco, frutto della ricostruzione settecentesca. La composizione è scandita da un articolato gioco di superfici concave che conferisce dinamismo all’intero prospetto, ulteriormente enfatizzato dal forte contrasto cromatico tra il giallo delle superfici intonacate e il grigio scuro delle parti architettoniche in piperno. L’ordine inferiore è dominato dal portale centrale architravato e timpanato, affiancato da coppie di lesene e colonne che sostengono una trabeazione continua sulla quale campeggia l’iscrizione “AVE GRATIA PLENA”. Il portale marmoreo, dai battenti lignei intagliati originali, è sormontato da una lunetta affrescata attribuito a Belisario Corenzio. Ai lati si aprono finestre rettangolari con grate e oculi circolari. L'ordine superiore si sviluppa come un avancorpo curvilineo scandito da colonne corinzie che inquadrano il grande finestrone centrale. Il timpano mistilineo triangolare culmina con una croce sommitale. Sulla sinistra della chiesa si erge il possente campanile cinquecentesco.
Pianta
La chiesa ha pianta a croce latina con navata unica con cappelle laterali; l'interno è considerato tra le più belle creazioni di Luigi Vanvitelli: si presenta molto ampio e prevale il suo principale intervento settecentesco e del figlio Carlo relativo alla disposizione delle 44 colonne corinzie che raccordano la navata alle cappelle laterali. In particolare, le cappelle laterali, intervallate dalle possenti colonne binate, richiamano l'articolazione della Cappella Palatina nella Reggia di Caserta, realizzata proprio da Luigi Vanvitelli.
Cupola
Domina la crociera la grande cupola che si eleva su un alto tamburo, concepita dal Vanvitelli come un corpo architettonico capace di conferire all’ambiente una diffusa luminosità. Sui pennacchi della cupola sono rappresentati quattro Profeti in stato frammentario, affrescati nel 1781 da Fedele Fischetti a monocromo su fondo azzurro: unica figura superstite dal bombardamento del 1943 è il profeta Isaia.
Zona presbiteriale
La zona presbiteriale si eleva su un gradino in marmo ed è chiusa da balaustra in marmo con colonnine in marmo color ocra. L'altare tavolo mensa è in posizione centrale collocato su una pavimentazione in cotto. Nella parte che si avvicina al catino absidale, due ulteriori gradini in marmo immettono alla zona dell'altare maggiore, realizzato in marmi policromi. La zona absidale, è caratterizzata da un’edicola delimitata da due colonne di ordine corinzio, mentre il catino presenta una decorazione in stucco a cassettoni. La trabeazione che corre lungo l’emiciclo, è interrotta dall’edicola centrale sul cui timpano lo scultore di formazione vanvitelliana Gaetano Salomone, collocò alcuni angeli che reggono una raggiera dorata con al centro la scritta Ave Gratia Plena. Nella zona presbiteriale vi è un pregiato coro ligneo con le cantorie. L’altare in marmo e lapislazzuli è completato da due coppie di corpulenti putti reggi mensola scolpiti da Giuseppe Picano. Al centro del pavimento un’epigrafe ricorda la sepoltura della regina Giovanna II d’Angiò Durazzo morta nel 1435 e seppellita, per sua volontà, dinanzi l’altare dell’Annunziata.
Coperture
La navata è coperta da una volta a botte unghiata per la realizzazione dei vani finestra allineati alle sottostanti cappelle. La volta riporta il medesimo ritmo dell'alzato, che si manifesta con doppie costolonature in stucco in corrispondenza delle colonne binate. Le restanti porzioni sono invece trattate con motivi a cassettone geometrici, nella doppia cromia grigio-bianco.
Pareti laterali
Le pareti laterali sono trattate con doppia cromia bianco-grigio, utilizzata in maniera alternata tra superfici ed elementi sporgenti e decorativi. La fascia basamentale è costituita da un rivestimento in marmo grigio scuro che fa da base alle imponenti colonne che scandiscono il ritmo lungo la navata.
Pavimenti e pavimentazioni
L'intera aula, con la zona presbiteriale reca la medesima pavimentazione. Piastrelle in cotto di piccola dimensione, ruotate a 45°, rivestono la superficie calpestabile e sono intervallate da strette fasce n marmo bianco, disposte lungo il perimetro e lungo la navata.
Cappelle
Le cappelle laterali sono sopraelevate di un gradino e chiuse da balaustra in marmo. Hanno copertura con volta a padiglione e pavimentazione in cotto. Le pareti laterali e l'intradosso della volta, come le superfici dell'intera chiesa, sono trattate in grigio per le superfici e bianco per stucchi, decorazioni ed elementi aggettanti.
Preesistenze
Dall'ultima cappella del lato destro, si accede ad una zona denominata "passetto". Questo piccolo vano di passaggio consente l’ingresso ad alcuni ambienti che conservano la loro struttura cinquecentesca, sopravvissuti all’incendio del 1757. La cappella Carafa di Morcone, conserva l’antica decorazione voluta dal primo proprietario Giovan Francesco De Ponte, conte di Morcone. Splendidamente rivestita in marmi, fu completata tra il 1623 ed il 1626 dal fiorentino Jacopo Lazzari e da Antonio Galluccio che realizzarono, seguendo un progetto unitario articolato in eleganti forme geometriche, la decorazione parietale e i monumenti laterali. La Sacrestia è uno degli antichi ambienti cinquecenteschi, luogo deputato all’elezione dei governatori della Santa Casa. Fu affrescata tra il 1605 ed il 1607 dal pittore di origine greca Belisario Corenzio, che in quegli anni svolgeva una fervida attività di frescante. Il ciclo, è composto da scene delimitate da cornici mistilinee in stucco che suddividono la volta in trentuno scomparti geometrici. Gli armadi lignei, in noce intagliato, sono invece frutto di due distinti interventi. Entro la prima metà del Cinquecento scultori dell’ambito di Giovanni da Nola e altri di cultura iberica eseguirono una prima parte dell’arredo, completato tra il 1577 ed il 1579 da Girolamo D’Auria, Salvatore Caccavello e Nunzio Ferraro. Attraverso la sacrestia si accede a due piccoli vani: a sinistra, l’antica Sala del Tesoro; a destra, un ambiente nel quale è collocato un lavabo marmoreo di Girolamo D’Auria. La sacrestia è interamente pavimentata in maioliche. La Cappella del Tesoro fu edificata alla fine del Cinquecento dal romano Giovan Battista Cavagna, ha accesso mediante portale che reca in alto lo stemma dell’antico Banco dell’Ave Gratia Plena (AGP) e fu progettato dall’architetto fiorentino Giovanni Antonio Dosio. Presenta al suo interno un paramento in maiolica seicentesca dai vivaci colori che corre lungo la fascia inferiore delle pareti, mentre, in alto, una serie di nicchie ospitava numerose reliquie. Sulle pareti e sulla volta del Tesoro sono dipinte scene riguardanti martiri affrescate fra il 1597 ed il 1599 da Belisario Corenzio e dal pittore umbro Avanzino Nucci. Restaurati da Lorenzo de Caro.
Adeguamento liturgico

altare - aggiunta arredo (1970)
Al fine di favorire le celebrazioni liturgiche verso il popolo, come da prescrizioni conciliari, in epoca recente è stato aggiunto, al centro della zona presbiteriale, un altare in legno con porzioni dorate.
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