una «plebs de S. M. de Pinoasca» appare fin dai primi anni del secolo XI,
allora dipendente dalla diocesi di Torino (Caffaro 1903, pp. 87-88)
1020 (preesistenza carattere generale)
"In un doc. del 13 giugno 1020 è menzionata tra le chiese sottoposte al vescovo di Torino: già allora aveva facoltà di battezzare" (Caffaro, I, 26)
1064 (passaggio di proprietà carattere generale)
Con le donazioni di Adelaide al monastero benedettino di S. Maria di Pinerolo del 1064 e del 1078, quest’ultimo ottenne la giurisdizione civile su tutta la valle. (Tron 1996, Pinasca, Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte)
1386 (preessitenze carattere generale)
Nel 1386 questa «plebs Pinoasce» paga, insieme ad altre, il cattedratico al vescovo di Torino. (Tron 1996, Pinasca, Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte)
1637 (restauro intero bene )
La chiesa venne restaura nel 1637 e fu adornata di suppellettili. (Caffaro 1903, vol. 6, p. 95)
1723 (perizia fondamenta)
Nel maggio 1723 Ignazio Bertola andò a Pinasca e a Dubbione su invito del Marchese Carlo Francesco Ferrero d'Ormea per verificare lo stato delle fondamenta della chiesa e decidere se era meglio utilizzarle per il nuovo edificio oppure se era meglio ripiegare su un altro sito. Il suo consiglio fu decisivo in questo proposito "ora rispetto allo stato in cui si trovano le fondamenta della chiesa ponno per la maggior parte servire per ereggervi sopra il corso della chiesa" (Canavesio, 2005, p.210)
1723 (comittenza ricostruzione intero bene)
il 18 giugno 1723 il Re inviò 18 mila lire per la ricostruzione della chiesa parrocchiale di Pinasca, la cui costruzione si protrasse per molto tempo, nel 1740 abbiamo infatti notizia del parroco per colpa del cattivo stato di funzionamento delle finestre per via dei lavori poco sorvegliati (Canavesio, 2005, p. 211)
1741 (progettazione costruzione campanile)
La piena fiducia per l'architetto venne confermata con la costruzione della nuova dei campanili di inverso di Pinasca e Pramollo. "costruzione di un campanile in caduno di quelli di Inverso Pinasca e Pramollo ordinata da Sua Maestà con biglietto delli 7 aprile 1741 deliberata al mastro Francesco Moggia con l'obbligo di uniformarsi alli disegni ed istruzioni dell'architetto Buniva senza poter fare attorno a queste fabbriche nessun opera oltre che quelle riportate" (Canavesio 2005 p.228)
1753 (committenza - riedificazione intero bene)
"Grazie alle laute oblazioni del conte Luigi Piccon (che testò nel 1753) e dei suoi parenti, verso gli anni Cinquanta del secolo XVIII in occasione della costruzione delle due attuali chiese di Pinasca e di Gran Dubbione la sede della parrocchia ritornò a Pinasca" (Tron 1996, Pinasca, Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte)
1753 (consacrazione intero bene)
Tale nuova chiesa parrocchiale, maggiore di tutte le altre della valle, sotto il titolo di Maria SS. Assunta (15 agosto), venne consacrata l’8 luglio 1753 dal vescovo D’Orlié di St. Innocent. La data è riportata, sia sulla targa incassata nei muri della chiesa, sia sui documenti della Curia pinerolese. (Tron 1996, Pinasca, Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte)
1753 (consacrazione intero bene)
l' 8 luglio 1753 venne consacrata. (Canavesio, 2005, p. 211)
1780 (rilievo (?) intero edificio)
Una pianta dimostrativa della chiesa parrocchiale del luogo di Pinasca firmata dall'architetto Pietro Fenocchio, dell 8 gennaio 1780 è conservata in AST (AST corte, carte topografiche, serie III cart. P)
1790 (preesistenza carattere generale)
nel 1790 era frequentata da 1500 cattolici, senza più protestanti. (Tron 1996, Pinasca, Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte)
XIX (aggiunta arredo interno)
"interno "Via Crucis" del 1835, affreschi del 1880." (Signorelli, 2004, p.125)
1828 (restauro (?) carattere generale)
Iscrizione su paramento esterno destro della navata (1828).
1847 (preesistenza altari laterali)
Nel 1847 esistevano due cappelle laterali dedicate al Rosario e a S. Antonio. (Tron 1996, Pinasca, Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte)
1847 (carattere generale interno)
"Il vescovo Charvaz, in visita nel 1847, si compiaceva che fosse stata eretta la via Crucis con bei quadri. L'edificio constava di due cappelle laterali, una dedicata al rosario e l'altra a s. Antonio. Le pareti sono decorate e dipinte dal pittore sacerdote Mentasti. I lavori si compirono nel 1880. Dieci anni prima si rifece il tetto della chiesa e si elevò alquanto il campanile, provvedendolo di orologio. (Caffaro 1903, vol. 6, p. 97)
1870 (ristrutturazione campanile )
Il campanile risale al 1870: "Il campanile viene innalzato di cinque metri a spese del comune e collocamento dell'orologio a quattro sfere". L'orologio venne pagato dal prevosto don Antonio Castagno, dal dottor Fulvio Bonino e dalle offerte dei parrocchiani. Purtroppo l'orologio ai quattro lati, di cui uno guarda sulla Statale 23, del campanile è fermo dal 1943 ed ancora oggi riporta i segni della Grande Guerra. (Giovanni Berger, su www.comune.pinasca.to.it)
1930 (restauro carattere generale)
Intervento di restauro del 1930 sotto la guida del parroco pinaschese don Lorenzo Paolasso in accordo con il podestà cav.dott.Mario Pagliero. (Giovanni Berger, su www.comune.pinasca.to.it)
Iscrizione su paramento esterno destro della navata: 1930.
2002 (restauro facciate esterne e campanile)
"Nel 2002 sono state restaurate tutte le facciate esterne e il campanile." (relazione Gilli, 2003)
Nel 2002 ultimo intervento di restauro di una certa consistenza con il consolidamento dei muri, l'imbiancatura e le grondaie. (Giovanni Berger, su www.comune.pinasca.to.it)
Iscrizione su paramento esterno destro della navata: 2002.
2003 (ritrovamenti restauri )
"I lavori di restauro della chiesa di S. Maria Assunta sono iniziati nel 2003. Sulla parete dell'antico coro ligneo rifioriscono i capolavori del 1700. Emergono pitture ricoperte da tre strati di colore apposti successivamente. Tra queste la pregevole "Croce della Consacrazione" datata 1725, anno di ricostruzione della chiesa, andata distrutta dalle guerre che avevano investito la Val Chisone. All'origine le parete laterali dell'edificio erano bianche e i pilastri giallastri, mentre nell'abside un grande trompe l'oeil dava profondità all'altare." (Articolo pubblicato su "L'eco del Chisone" del 19/01/05, di Paola Molino)
2005 (restauro altare)
L'altare maggiore consiste nel modello progettato da Filippo Juvarra nel 1721 e ultimato nel 1724, in legno di pioppo e marmo; creato prima di procedere all'originale in marmo per la chiesa di S. Uberto della Reggia di Venaria. L'altare era stato collocato a Pinasca nel 1727 per ordine di Vittorio Amedeo II di Savoia. L'altare è stato più volte ridipinto nei quasi 300 anni che è stato a Pinasca, ma non sembra che abbia subito manomissioni gravi. (Articolo pubblicato su "L'eco del Chisone" del 19/01/05, di Paola Molino); (Articolo pubblicato su "La Stampa" del 13/01/05 di Maurizio Lupo)
Descrizione
La chiesa dedicata a Santa Maria Assunta si affaccia sulla strada provinciale che conduce a Sestriere. La costruzione è orientata secondo l'asse nord-sud, confina a ovest con il cimitero e a est con una manica del complesso parrocchiale.
L’edificio di imponenti dimensioni ha le superfici murarie perimetrali di recente restauro, finite ad arriccio tinteggiato color beige in corrispondenza dei campi; le lesene, invece, sono tinteggiate di bianco avorio.
La facciata è composta da quattro lesene poggianti su alti piedistalli che emergono dalla zoccolatura grigia in intonaco; superiormente terminano con capitelli di chiaro riferimento all'ordine dorico. Al di sopra si sviluppa la trabeazione, mossa in maniera accentuata in corrispondenza del proseguo delle lesene; il fronte culmina con il frontone triangolare il cui perimetro è messo in risalto da importanti cornici sagomate e sporgenti. Alla sommità svetta un piedistallo che sorregge la croce metallica.
L’ingresso centrale è costituito da un portone in legno rifinito da specchiature. Nella parte soprastante si può notare un cartiglio dipinto contenente le dedicazioni, mentre a lato, tra le lesene, vi sono due nicchie sormontate da sfondati rettangolari; sotto la trabeazione, in mezzeria, si apre un’ampia finestra rettangolare.
I fianchi esterni sono scanditi da lesene di cui si riconoscono chiaramente i volumi atti ad ospitare le cappelle laterali. Solo sul lato est appaiono tre finestre e un oculo che illuminano l’ambiente a partire dalla cappella laterale.
Aula liturgica
La zona d’ingresso è coperta da una volta a crociera, a cui seguono due volte a botte nelle quali si inseriscono le unghie per le finestre. Al di sopra del presbiterio insiste una volta a botte nella quale si innestano le unghie per le finestre. Il soffitto di quest’ultima è adornato da un cielo stellato che si apre nei riquadri definiti da cornici beige dipinte che confluiscono in stilizzazioni curvilinee trompe d’oeil riproducenti gli stucchi. Le volte sopra la navata sono ornate da esuberanti affreschi che colmano le specchiature, decorate da stilizzazioni e motivi geometrici tipici dello stile barocco; queste fanno da contorno al grande dipinto centrale che raffigura un trionfo di angeli in cielo al cospetto di Santa Maria Assunta.
Nella parte bassa è visibile la zoccolatura continua tinta a somiglianza del marmo ferruginoso chiaro marezzato; su di essa insistono le lesene, decorate da specchiature che riprendono la finitura della zoccolatura. Esse ritmano le parete scandendo i campi incorniciati da elaborati bordi pittati a somiglianza di quelli in stucco. I capitelli sono di derivazione dorica e ornati da modanatura a ovuli che si ripetono nella soprastante cornice della trabeazione continua. Le ampie nicchie presenti a metà della navata ospitano ciascuna una rappresentazione sacra e altri di forma ovale sono appesi negli altri campi dei muri laterali che accolgono inoltre gli importanti quadri della Via Crucis.
Sulla parete di fondo vi è addossata la bussola lignea con la soprastante cantoria, completata dall’organo a canne.
Presbiterio e altare
L’abside è adornato da una composizione architettonica realizzata con la tecnica trompe d’oeil che conferisce profondità dietro l’altare; sopra, nella lunetta, il dipinto rappresenta l’Assunzione di Maria Vergine.
L’altare tridentino è stato progettato da Filippo Juvarra, è realizzato in legno di pioppo e marmo. L’imponente manufatto è sistemato al centro del presbiterio, è laccato a finti marmi, parzialmente dorato a foglia e completa in ogni dettaglio degli ornamenti architettonici e degli intagli decorativi, modellati a tutto tondo. Il monumentale ciborio è direttamente sorretto dalle sovrastrutture della mensa che contengono il tabernacolo e sopra, sempre nel ciborio, vi è stata collocata impropriamente un’icona del Cristo.
L’attuale mensa è sorretta da piedistalli e balaustri in marmo e il piano è coperto da un mantile bianco ricamato.
Fanno parte dell’arredo liturgico il seggio, l’ambone in marmi policromi, delle statue lignee dipinte, due delle quali poste nelle nicchie ai lati della zona di ingresso al presbiterio, il confessionale moderno e i banchi in legno.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione dell'aula è rifatta negli anni ‘70 ed è interamente in lastre squadrate di marmo beige. Il presbiterio è sopraelevato mediante due gradini in marmo bianco marezzato, la pavimentazione della prima parte del presbiterio è formata da lastre quadrate di marmo color grigio scuro e chiaro posate a scacchiera diagonale. Dietro l’altare il pavimento è in lastre di pietra di Luserna.
Impianto strutturale
L'edificio ha un corpo a pianta rettangolare ad unica navata, che presenta corti allargamenti centrali, si restringe nella zona del presbiterio e presenta abside piatta.
La sezione è composta dal volume della navata coperto dalla volta, sormontata dalla copertura a capanna.
Le murature laterali sono presumibilmente costituite da pietre miste a laterizi, unite con malta di calce.
Sono presenti cinque catene di rinforzo della struttura, installate in corrispondenza degli arconi delle volte.
Coperture
Le coperture sono realizzate in lose e sorrette da travature in legno.
Campanile
Il campanile a base quadrata è posizionato nell’angolo nord-ovest. È composto da sei livelli separati da fasce marcapiano lineari nella parte bassa e sagomate in alto. Gli spigoli, invece, sono segnati da lesene angolari.
In alto, al terz’ultimo piano e verso sud, si apre un oculo. Seguono le monofore per le campane e alla sommità sono collocati i quattro quadranti dell’orologio. La torre campanaria è coperta da un tetto a padiglione in lose che sorregge la croce metallica.
Cenni stilistici
Tra le caratteristiche che denotano la progettazione degli edifici di culto voluti dal Regio Patronato sabaudo in porzioni di territorio nelle quali si doveva compiere il ristabilimento delle fede cattolica tra XVII e XVIII secolo, dopo gli anni delle aspre guerre di religione, vi sono l'estrema essenzialità degli esterni, ed il minimo ricorso agli ornati, anche negli interni. Ciò accadde con particolare evidenza proprio nelle valli Pellice, Chisone e Germanasca, mentre le coeve strutture sorte nella pianura tra Pinerolo e Torino assumono in parte forme più auliche e ricche, sull'onda dei cantieri della capitale e dei principali centri della regione. Tali costruzioni o ricostruzioni, promosse dai sovrani Luigi XIV prima (con l'attività emblematica per il Pragelatese dell'ingegnere del re Desbordes) e Vittorio Amedeo II con Carlo Emanuele III poi, sono tipiche di certo “barocco piemontese”, interpretato da architetti impegnati prevalentemente nelle fortificazioni di un'area che è stata di conteso confine. Le ricerche di Walter Canavesio, edite tra il 1999 ed il 2005, hanno definitamente chiarito come, a partire dagli anni Trenta del XVIII secolo, “iniziò una riflessione organica sui metodi della rioccupazione cattolica delle valli, alla quale contribuirono figure fondamentali […] come il teologo Pietro Manfredo Danna, la nobiltà locale e le strutture burocratiche ed istituzionali fino ai vertici dello Stato”. La normalizzazione dei cantieri degli edifici di culto, riflesso della normalizzazione dell'apparato statale in atto, ebbe tra gli interpreti Antonio Bertola e Michalangelo Garove (prima dell'affermazione di Filippo Juvarra e dei suoi collaboratori), Giacomo Plantery e Vittorio Amedeo Varino de La Marche, Giovanni Maria Vanelli, Pietro Audifredi, Ignazio Bertola, Giuseppe Gerolamo Buniva, tra i numerosi colleghi ed epigoni ancora nell'anonimato (cfr. P. Nesta, Itinerari barocchi, in Tra Dora Riparia e Chisone. Arte Natura Architettura, Torino 1997; W. Canavesio, Le chiese cattoliche nelle valli pinerolesi. L'opera del regio patronato nel Settecento, in Archeologia e arte nel Pinerolese e nelle Valli Valdesi, atti del convegno della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Pinerolo 1999; S. Damiano, Forniture di arredi per le chiese del Pinerolese: testimonianze documentarie, in Il Settecento religioso nel Pinerolese, atti del convegno per il 250° anno dall'erezione delle Diocesi di Pinerolo, Pinerolo 1999; W. Canavesio, Le chiese cattoliche delle valli pinerolesi nel Settecento, in R. Genre (a cura di), Vicende religiose dell'alta Val Chisone, Roure 2005).
Adeguamento liturgico
altare - intervento strutturale (1990)
Rimozione della balaustra e reimpiego della medesima per la realizzazione del nuovo altare.