| Notizie Storiche |
VI - 1060 (origini carattere generale)
Lungo il decumano massimo occidentale della vecchia centuriazione romana dell’agro, immediatamente a sud di esso e all’incrocio con un cardine minore, nelle vicinanze di un’insenatura dell’Arno (dove oggi scorre via Curtatone) nell’XI secolo esiste la chiesa dei Santi Michele ed Eusebio “in podio”, forse eretta già in età longobarda (VI secolo) presso un precedente “pagus”, cui era stata aggiunta la dedicazione al secondo santo nel VII secolo, dopo la conversione di Teodolinda alla Chiesa di Roma (Esusebio di Vercelli fu un esponente di spicco della lotta contro l'arianesimo). L’edificio sacro viene rifatto, ampliato e consacrato nel 1060, al tempo del vescovo Gherardo di Borgogna (circa 980-1061), divenuto papa con il nome di Niccolò II nel 1059; la consacrazione è effettuata dal vescovo di Perugia e la chiesa è citata come “basilica”; è una collegiata di Canonici. L’edificio ha l’abside semicircolare rivolta verso oriente.
XI fine - 1186 (cenni storici carattere generale)
Alla chiesa dei Santi Michele ed Eusebio sono concessi, con il placet del Comune fiorentino, vari beni lungo la riva destra dell’Arno sino dalla fine dell’XI secolo, poi ampliati fino alla nuova confluenza del Mugnone (che sfociava nei pressi della postierla delle Carra, alimentando i fossati delle mura del XII secolo), compreso forse un oratorio che poi verrà inglobato nella chiesa d’Ognissanti. Verso la metà del XII secolo, nelle vicinanze immediate della chiesa di ‘popolo’ (parrocchiale) dei Santi Michele ed Eusebio (di diretta pertinenza vescovile) è eretto, a monte dell’antico decumano, un lebbrosario, citato nel 1186 e dedicato a S. Jacopo (“ad Sanctum Eusebium”, “ex opposito ecclesiae Sancti Eusebii, ex alio latere viae”, come sarà detto nel 1294). L’oratorio del lebbrosario è posto sulla continuazione pianeggiante del lieve rialzo del terreno (il predetto “podium”) dove sorge la chiesa dei Santi Michele ed Eusebio.
1216 - 1249 (cenni storici Ipotetica ricostruzione della chiesa )
Nel 1216 è citato per la prima volta il ‘popolo’ di S. Lucia “ad Sanctum Eusebium” o “in podio” (in seguito detto Poggio della Pescaia), che deve aver sostituito nella funzione parrocchiale la chiesa dei Santi Michele ed Eusebio, ancora documentata esistere nel 1202. Secondo Marta Benvenuti la vecchia chiesa viene ridedicata a S. Lucia, che è nuovamente citata nel 1221. Forse in tale periodo l’edificio subisce una contrazione icnografica o una ricostruzione, passando da “ecclesia basilica” (a tre navate?) a “cappella”. S. Lucia è ulteriormente citata come parrocchia nel 1249.
1230 ante - 1251 (cenni storici carattere generale)
Prima del 1230 gli Umiliati (i “frati bianchi”), un ordine pauperistico nato nel XII secolo, giungono a Firenze dallo scomparso convento di S. Michele a Borgoglio presso Alessandria per volontà del vescovo fiorentino Giovanni da Velletri (m. 1230). Essi si affermano come congregazione dedita al lavoro, soprattutto alla lavorazione della lana. Si stabiliscono prima a “S. Donato ad Turrem” o in Polverosa (e non a S. Donato a Torri, Compiobbi, come talora viene riferito), poi nel 1251 a S. Lucia sul Prato (“Cappella [...] de Sancta Lucia de Sanco Eusebio” in Podio e poi detta alle Prata, dal ‘prato’ aperto dal Comune nel 1296) per concessione del vescovo Filippo Fontana (m. 1270) del febbraio di quell’anno.
1251 (cenni storici ingresso nella chiesa degli Umiliati )
Divenuto Filippo Fontana vescovo di Ravenna, la concessione vescovile è ribadita agli Umiliati dal nuovo vescovo Giovanni de’ Mangiadori (m. 1273) nel settembre del 1251 (“cappella Sanctae Luciae de Sancto Eusebio cum suis pertinentiis universis”). Infatti l’“ecclesia Sanctae Luciae et Sancti Eusebii” era allora sempre di diretta pertinenza vescovile e per questo era denominata anche S. Lucia del Vescovo. Prende possesso di S. Lucia il frate umiliato Amico, già preposto di S. Michele in Alessandria. L’edificio sacro, ad aula, presenta sempre un’abside semicircolare.
1251 - 1288 (cenni storici carattere generale)
La zona è adatta all’industria della lana perché vi è un'isola in Arno (la Sardigna) che forma un canale utile per mulini e gualchiere. Gli Umiliati estendono le proprietà lungo la riva destra dell’Arno, ottenendo anche le proprietà già della chiesa dei Santi Michele ed Eusebio. La chiesa o “cappella” di S. Lucia (“Sanctae Luciae ad portam, quae dicitur, Omnium Sanctorum”), allora di pertinenza vescovile, è concessa solo provvisoriamente perché già nel 1251 essa risulta essere “continuata [...] et propinqua cum vestro Oratorio [posto dove sorgerà la chiesa di Ognissanti] et [cum] Ecclesia quam [a]edificare intenditis ad honorem Sanctorum Omnium”. Il nuovo complesso è iniziato sul finire del 1251, su un lotto acquistato nel 1250, dove già nel 1256 i frati vi si trasferiscono. S. Lucia continua però ad essere di pertinenza degli Umiliati e ad essere parrocchiale, così citata di nuovo nel 1258 e nel 1288.
1278 - 1370 (cenni storici carattere generale)
Nel 1278 gli Umiliati vendono al Comune l’isola d’Arno o d’Ognissanti (la Sardigna) sino al fosso del campo della chiesa di S. Lucia. Con l’ampliamento della cinta urbana decisa nel 1284 S. Lucia è inglobata nella città attorno al 1315. Nei pressi è aperta la “postierla” d’Arno. Fin dal 1291 si riunisce presso S. Lucia una Compagnia laicale. Nel 1298 e nel 1299 il nuovo borgo dove sorge la chiesa Ognissanti è però citato come “Borgo di Santa Lucia d’Ognissanti”. Il ‘popolo’ di S. Lucia è poi menzionato varie volte, fino al 1370.
XIV - 1394 ante (cenni storici affresco)
Viene affrescata, lungo la parete sinistra dell’aula, un’“Annunciazione”, copia di quella presente nella basilica della SS. Annunziata, già data nell’Ottocento a Pietro Cavallini (circa 1240-circa 1330) e oggi, dubitativamente, a Matteo di Pacino (Maestro della Cappella Rinuccini, floruit 1359-1394).
1389 (cenni storici carattere generale)
Nel 1389 il vescovo Bartolomeo Uliari (circa 1320-1396) proibisce di erigere chiese nel ‘popolo’ di S. Lucia senza l’autorizzazione degli Umiliati.
1427 - 1477 (cenni storici cappella)
Nel 1427 viene edificata una cappella, voluta da Mariotto Giunti, famiglia dedita dal XIII secolo alla tessitura di panni di lana; si trova a sinistra del presbiterio; sull’arco è posto lo stemma dei Giunti (“troncato di rosso e d'argento, alla losanga del secondo nel primo, caricata di un giglio del campo, e alla banda diminuita attraversante d'azzurro”). A metà Quattrocento i sette figli di Giunta (circa 1407-1471) di Biagio abitano in una casa vicino a S. Lucia. Quando Lucalberto di Giunta, detto il Vecchio (1457-1538), ed il fratello Bernardo si trasferiscono a Venezia nel 1477 per impiantare un’officina tipografica, la cappella torna di patronato degli Umiliati. L’altro loro fratello, Filippo Giunti (1450/1456-1517), rimarrà a Firenze, dove sarà anch’egli stampatore. Ancora si parla, in una pergamena, di “parrochialis eclesia Sancti Michaelis de Burgo [ali]as Sanctae Luciae de prato noncupata” (“chiesa parrocchiale di S. Michele di Borgo, altrimenti detta di S. Lucia sul Prato”).
1490 ca - XVI inizi (cenni storici dipinto su tavola)
Fra il 1490 e gli inizi del Cinquecento forse Alexander Formoser, artista d’origini germaniche al servizio del re d'Ungheria Mattia Corvino e padre di Jacopo e Raffaello del Tedesco (attivi a Firenze tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento), esegue la tavola della “Natività”, desunta da quella del Ghirlandaio del 1485, presente in S. Trinita.
1514 - 1530 (cenni storici carattere generale)
Nel 1514 la chiesa di S. Lucia è ancora legata “in perpetuo” a quella di Ognissanti per quanto concerne la cura delle anime e risulta essere “pauperi valoris”. Nella sede della Compagnia è allora certamente custodito il Crocifisso dei Bianchi. Nel 1530, alla morte del rettore fra’ Lorenzo di Buono, subentra fra’ Costantino Terrucci.
1548 - 1575 (cenni storici rifacimento parziale, erezione del convento )
Nel 1548 S. Lucia è venduta per 840 scudi dagli Umiliati a Cosimo de’ Medici, che vi trasferisce i Canonici Regolari di S. Salvatore o Scopetini, i quali nel 1551 terminano il rifacimento della chiesa iniziato fin dal 1549 e vi costruiscono di fronte (sul terreno in parte di pertinenza del vecchio cimitero ed in parte acquisito dal Magistrato di Torre) il loro convento (mai del tutto ultimato), con pianta ad U fortemente schiacciata e con un chiostro-sagrato posto tra quest’ultimo e l’edificio sacro, qualificato da un loggiato con colonne tuscaniche. Nel 1549 la cura delle anime è però confermata a carico degli Umiliati d’Ognissanti. Si pensa di erigere, a sud del convento, anche una nuova chiesa, che verso il 1575 risulta eretta solo fino a sette braccia da terra (circa m 4,80). Mai conclusa, viene sostituita da un orto, sul quale in seguito sorgeranno edifici civili.
1571 - 1586 (cenni storici carattere generale)
Dopo la soppressione degli Umiliati nel 1571 la cura delle anime passa al clero secolare sino al 1586, Nel 1575-1576 gli Scopetini lasciano il convento e si trasferiscono a S. Jacopo Sopr’Arno ed intenderebbero far demolire il convento e sconsacrare la chiesa sul Prato; a ciò si oppongono i parrocchiani. Nel 1584 predica a S. Lucia Ippolito Galantini (1565-1620), nominato dall’arcivescovo Alessandro de’ Medici (1535-1605) maestro di dottrina cristiana, insegnando nella contigua sede della Compagnia del SS. Sacramento, a sinistra della chiesa. Nel 1586 viene stabilito dalla Curia che la cura delle anime del ‘popolo’ di S. Lucia spetti agli Scopetini, che pur non vi risiedono più e vi debbono tenere un sacerdote secolare, il quale vi abiti.
1614 (cenni storici carattere generale)
Nel 1614 Giovan Battista Ciardi (1565-1636), fratello di Bernardino Poccetti (1548-1612), esegue un Crocifisso ligneo per la sede della Compagnia del SS. Sacramento.
1659 - 1668 (cenni storici carattere generale)
Nel 1659 gli Scopetini si ritirano dal diritto di presentare il rettore della chiesa, ma in seguito continuano a detenere tale diritto e pagano la congrua al rettore. Nel 1668 esistono in chiesa, oltre all’altar maggiore (recante una statua di S. Sebastiano), quelli laterali della Natività (a sinistra, con la tavola omonima) e di S. Lucia (a destra; la cappella immediatamente entrati in chiesa).
1703 - 1707 (cenni storici Missionari di S. Vincenzo, nuova Congregazione )
Nel 1703 la chiesa è sempre sotto l’ius patronatus” degli Scopetini e suo rettore è don Francesco de’ Landi; allora esistono quattro altari laterali: a sinistra quelli dell’Annunciazione e dell’Assunta e a destra quelli di S. Jacopo e di S. Lucia. Nel medesimo anno vi entrano i Missionari di S. Vincenzo de’ Paoli, che erano subentrati nel convento degli Scopetini a S. Jacopo Sopr’Arno. La chiesa si trova allora in cattive condizioni. Nel 1706-1707 nasce la Congregazione della Buona Morte sotto l’invocazione della Trinità e di S. Giuseppe
1703 - 1719 (cenni storici carattere generale )
In una pianta del 1719 di G. Santucci compare sempre l’abside semicircolare con l’altar maggiore; a sinistra, in fondo all’aula, tramite la cappella dell’Assunta (segnata allora senza altare), si ha l’accesso alla sagrestia; due altari si trovano lungo la parete, dei quali uno dovrebbe essere quello della Natività. A destra, appena entrati in chiesa, vi è la cappella forse di S. Lucia e quindi si incontra, lungo la parete, un altro altare, forse quello di S. Giuseppe, documentato a partire dal 1727.
1716 - 1737 (cenni storici carattere generale )
Nel 1716 i Torrigiani si mostrano interessati ad ottenere il patronato della chiesa e a restaurarla. Nel 1719-1720 i Missionari di S. Vincenzo de’ Paoli lasciano il patronato di S. Lucia, che diviene chiesa secolare. Il primo parroco è don Anton Francesco Palchetti, che reggeva la chiesa già dal 1715.
1719 ante - 1720 (cenni storici ampliamento e rifacimento barocco )
Da prima del 1719 i Torrigiani fanno eseguite un primo restauro della chiesa. Grazie al cavalier Carlo Raffaello (m. 1740), accademico delle Arti del Disegno dal 1684, e a Giovan Vincenzo (1662-1719) di Carlo (1616-1684) Torrigiani, patroni della chiesa (Giovan Vincenzo nello stesso anno della sua morte era divenuto marchese di Decimo per concessione di Clemente XI), e ad altri patroni dei singoli altari, l’edificio è ampliato a destra (verso sud) e ristrutturato in forme barocche, con pianta a croce latina, una scarsella (che sostituisce l’abside semicircolare) e due cappelle speculari, dedicate a S. Lucia, a destra (nuova, decorata a spese di don Palchetti, che vi verrà sepolto nel 1737), e all’Assunta, a sinistra (già dei Giunti), allora di patronato del cantante lirico Domenico Maria Tempesti (m. 1726), ivi sepolto.
1720 - 1725 ca (cenni storici altari, sagrestia )
Gli altari nell’aula (due per lato) sono conclusi da frontoni triangolari: i due di destra sono dedicati a S. Giuseppe e a S. Vincenzo (inizialmente di patronato di Giovan Vincenzo Torrigiani), quelli di sinistra all’Annunciazione (con l’affresco quattrocentesco) e all’arcangelo Raffaele (di patronato di Carlo Raffaello Torrigiani). A sinistra si erige la sede della Compagnia del SS. Sacramento. La vecchia sagrestia, posta a sinistra al di là della cappella dell’Assunta, è ceduta alla Compagnia del SS. Sacramento.
1728 ante - 1728 (cenni storici stucchi, pitture murali, dipinti su tela )
Prima del 1728 sono conclusi i lavori di decorazione della chiesa. La cappella dell’Assunta riceve un’immagine della Vergine a rilievo. Gli stucchi della scarsella con il coro li dobbiamo a Giuseppe Broccetti (1684-1733), già attivo a S. Verdiana di Castelfiorentino, e le pitture e quadrature architettoniche a Marco Sacconi (1685-1761), pittore poi attivo a Genova; in due ovali Niccolò Nannetti (1674-1749) dipinge una “Crocifissione” e una “Resurrezione”. Sull’altar maggiore, in marmi policromi, è posta la “Natività”. L’altare di S. Giuseppe, il primo a destra, reca un quadro con “San Giuseppe con Gesù Bambino”, attorniato dalla nuova tela con i “Santi Francesco di Sales e Teresa”, quello mediano di S. Vincenzo una pala di Antonio Puglieschi (1660-1732); sul lato opposto, frontalmente, l’altare mediano dedicato all’arcangelo Raffaele ha un’altra pala del Puglieschi. In controfacciata la cantoria riceve un nuovo organo. La sede della Compagnia è interamente ricoperta di pitture murali.
1775 ca - 1785 (cenni storici rifacimenti, soppressione della Compagnia )
Nella seconda metà del Settecento i Torrigiani pensano ad ulteriori imponenti restauri della chiesa, interrotti ben presto dalla morte del cardinal Luigi Torrigiani (1697-1777). Nel 1785 è soppressa la Compagnia del SS. Sacramento per volere di Pietro Leopoldo.
1813 (cenni storici carattere generale )
In età napoleonica, nel 1813 il Comune di Firenze pensa di trasferire la parrocchia nell’ex convento di S. Paolino in via Palazzuolo, ma ciò non sarà effettuato.
1831 - 1838 (cenni storici rifacimento neoclassico )
Fra il 1831 ed il 1838, essendone rettore dal 1827 don Pietro Monti e patrono Pietro Guadagni Torrigiani (1773-1848), la chiesa viene ristrutturata: sono innalzati il nuovo altar maggiore e quelli laterali, è rifatta la pavimentazione. Salvatore Bongiovanni da Caltagirone (1769-1842), trasferitosi a Firenze nel 1791 e professore di scultura all'Accademia dal 1803, già autore delle decorazioni nella Galleria delle Statue nel Palazzo Ducale di Lucca (verrà sepolto nel chiostro del convento di Ognissanti), esegue per la scarsella due bassorilievi in gesso con scene relative alla vita di Mosè. Nella controsoffittatura piana dell’aula Paolo Sarti (1794-post 1850, contemporaneamente attivo nella chiesa di S. Remigio) dipinge la “Gloria di Santa Lucia”, con attorno le decorazioni di Gaetano Gori.
1831 - 1847 (cenni storici rifacimento della facciata )
Nel 1838 Giovanni Mannajoni (forse figlio o comunque parente dell’architetto Giulio Mannajoni, noto 1741-1791), che nel 1809 aveva restaurato il teatro della Pergola ed era stato ingegnere a Portoferraio nel 1826-1827, progetta ed esegue la nuova facciata neoclassica. Nel 1847 la parrocchia conta 5.550 anime.
1854 (cenni storici carattere generale )
Nel 1854 si pensa di ricostruire la chiesa, ma il progetto viene abbandonato per l’eccessivo costo. Il nuovo edificio doveva sorgere al posto del “Panorama” o Rotonda posta al centro del Prato d’Ognissanti (rotonda in seguito nota come “Barbetti”, dal nome dell’ebanista che vi terrà il suo laboratorio) e servire al nuovo quartiere delle Cascine che si andava realizzando fra Il Prato e l’Arno.
1884 ca - 1885 (cenni storici rifacimento neorinascimentale )
La chiesa viene nuovamente ristrutturata in forme neorinascimentali su progetto di Michelangelo Maiorfi (1823-1906). In chiave dell’arcone presbiteriale è apposto lo stemma dei Torrigiani, mentre in quelli delle due cappelle laterali (dell’Assunta e di S. Lucia) e dei quattro altari (dell’Annunciazione, di S. Antonio da Padova, di S. Giuseppe e del S. Cuore di Gesù), tutti realizzati in muratura, sono posti gli stemmi di altre varie famiglie patrone. L’edificio è consacrato dall’arcivescovo Eugenio Cecconi (1834-1888) il 9 aprile 1885. Sull’altar maggiore è posto il tabernacolo tardoquattrocentesco.
1896 - 1926 (cenni storici sculture in cartapesta e in legno, patronato )
Al tempo di don Emilio Cappellini, parroco dal 1896 al 1926, sono realizzate le statue di “Sant’Antonio da Padova” (in cartapesta), del “Sacro Cuore di Gesù” (in legno) e della “Vergine” (in legno, opera di Dante Sodini, 1858-1934, del 1925) per i tre altari omonimi. Nel 1921 i Torrigiani rinunciano al patronato della chiesa.
1915 (cenni storici dipinti su tela )
Nel 1915 ambedue le tele del Puglieschi si trovano ancora in chiesa, sebbene in cattive condizioni. In seguito non vi compaiono più, venendo gettate via.
1926 - 1936 (cenni storici scultura, ex Compagnia, progetto non realizzato )
Al tempo di don Ugo Pierazzoli, parroco dal 1926 al 1936, il bolognese Alfredo Neri (1865-1928/1932) realizza la statua in ceramica di “Santa Lucia” per l’omonimo altare. Il sacerdote fa trasformare l’ex sede della Compagnia in sala per attività parrocchiali, facendone demolire l’altare ed imbiancare le pitture murali. Alla fine degli Anni Venti don Pierazzoli pensa alla realizzazione di una nuova chiesa, ma non trovando un terreno idoneo nell’ambito della parrocchia, acquista una casa contigua alla vecchia chiesa per ampliarla tergalmente. Il progetto d’ampliamento si deve all’aretino Giuseppe Castellucci (1863-1939); approvato nel 1932 dalla Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e dalla Regia Soprintendenza, viene però bocciato dal Comune di Firenze.
1939 - 1940 (cenni storici altar maggiore )
Il nuovo parroco, don Adelmo Marrani (n. 1894) da Piancaldoli, già priore di S. Pietro a Varlungo, insediatosi nel 1937, fa demolire il vecchio altar maggiore con le due porte laterali che immettevano nel coro retrostante e ne fa eseguire uno nuovo in marmo su progetto dell’architetto Primo Saccardi, con il contributo economico di Piero Ginori Conti (1865-1939); Mario Moschi (1896-1971) esegue il bassorilievo marmoreo costituente il paliotto e raffigurante la “Moltiplicazione dei pani”. L’altare è approvato dal Comune nel 1939 e consacrato nel 1940. L’originario progetto del Saccardi prevede anche nuovi altari laterali, poi non realizzati.
1944 (cenni storici carattere generale )
Nella notte tra il 3 ed il 4 agosto 1944 viene fatto saltare in aria dai Tedeschi il ponte alla Vittoria ed un frammento della pavimentazione cade sul tetto della chiesa.
1951 - 1959 (cenni storici pitture murali, fonte battesimale, statua )
Nel 1951 il siciliano Angelo La Naia (1884-1968) esegue le pitture murali della scarsella (“Il Beato Ippolito Galantini e Santa Lucia, Maria, la Maddalena e San Giovanni Evangelista”) quelli presso il primo altare di destra (“Battesimo di Gesù”), dove è collocato il fonte battesimale, fatto realizzare a spese dei Coletti Perruca nel 1952 in memoria di Onorio Coletti Perruca (1924-1944), trucidato dai Fascisti. Dal 1959 è apposta nella cappella di S. Lucia una statua policroma della Santa.
1966 - 1970 ca (cenni storici rifacimenti dopo i danni dell’alluvione )
Dopo i danni subiti con l’alluvione del 1966, don Adelmo Marrani nel 1967 fa spostare in avanti l’altar maggiore, conformandolo alle nuove esigenze conciliari, fa rivestire in lastre d’arenaria le lesene laterali e i semipilastri dell’arcone presbiteriale e fa eseguire una fascia perimetrale in marmo cipollino rosso. Nel 1970 la parrocchia conta 5.320 anime.
1975 - 1976 (cenni storici dipinto, lavori e alla scarsella )
Nel 1975 don Vittorio Cirri (1926-2002) da Lastra a Signa, nuovo parroco dal 1971, fa eseguire ad Adolfo Tagliaferri (n. 1924), pittore e copiatore a Pitti e agli Uffizi, una copia di “Santa Lucia” di Matteo di Giovanni (1428/1430-1495) per l’altare omonimo della cappella di destra (dove era la rammentata statua policroma) e nel 1976 fa togliere uno scalino al basamento dell’altar maggiore e fa abbassare l’altezza della fascia perimetrale in marmo cipollino nella scarsella, vi fa chiudere la grande porta centrale che collega la scarsella stessa con la sagrestia retrostante e vi fa riapporre al centro il tabernacolo tardoquattrocentesco, che era stato precedentemente trasferito nella cappella di sinistra, già dedicata all’Assunta.
1980 - 1995 ca (cenni storici carattere generale )
Nel 1980 don Cirri fa trasformare la cappella di sinistra in battistero su progetto di don Antonio Savioli (1915-1999) di Faenza, traslandovi il fonte battesimale dal fondo di chiesa; le quattro scene bibliche ed evangeliche connesse al tema dell’acqua e le figure che rappresentano gli “Evangelisti” sono realizzate in maiolica rosso mattone da Aldo Rontini (n. 1948) di Faenza, docente di Plastica all'Istituto d'Arte di Faenza ed in seguito all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1984 Luciano Guarnieri (1930-2009) esegue l’affresco con la “Transfissione” in corrispondenza del secondo altare di destra. Guarnieri inizia anche una grande tela per il primo altare di destra, dove viene scialbata la pittura murale di Angelo La Naia, ma l’opera non verrà mai collocata in chiesa.
2000 - 2024 (cenni storici carattere generale )
Negli Anni Duemila, al tempo del parroco don Paolo Arzani (n. 1959, attuale parroco della chiesa della Madonna della Tosse), vengono restaurati l’affresco dell’“Annunciazione” e la pittura murale con il “Battesimo di Gesù” di Angelo La Naia e sono introdotte in chiesa opere significative, come il Crocifisso (accuratamente restaurato) dei Bianchi e la tavola di Domenico Puligo (1492-1527), donata da un antiquario. |
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