| Notizie Storiche |
VIII - IX (origini carattere generale)
La zona è collegata fin dall'epoca romana alla viabilità che risale dalla via per Pisa e si dirige verso sud. Proveniente da S. Martino alla Palma e conservato nella collezione del marchese Della Stufa a Castagnolo (Lastra a Signa), è il cippo funebre con iscrizioni e figure databile al I secolo d.C.: rappresenta una scena di congedo ed offre una serie di elementi che si ritrovano nelle opere etrusche anteriori, fusi con altri dell’arte ellenistico-romana. Nel Medioevo la via Pisana continua ad essere innervata dalle numerose diramazioni che collegano quest'arteria alle colline di San Martino alla Palma e San Romolo a Settimo, diverticoli che si riconnettono alla via Francigena transitando da Cerbaia. Il toponimo, insieme alla dedicazione a San Martino di Tours protettore dei romei, sottintende il legame con il pellegrinaggio, poiché i palmieri erano detti coloro che tornavano dalla Terrasanta, recando un ramo di palma benedetto. La sua origine forse risale all'VIII-IX secolo.
864 - IX (cenni storici carattere generale)
L’edificazione dell’oratorio, poi divenuto chiesa, di S. Martino alla Palma va con ogni probabilità collocata nello sviluppo insediativo della "curtis in loco et fundo Palme", che nell’864 il diacono cappellano di corte ("hofkappellan") Farimund (Farimundus, che sarà a capo della cancelleria imperiale nell'869/870 e "iudex domni imperatoris" nell'897) ed i suoi fratelli donano all’imperatore Ludovico II, il quale nell'871 trasferirà la corte al monastero della SS. Trinità Casauria negli Abruzzi, da lui fondato in quell'anno ("contulimus in jam dicto Sanctae Trinitatis Coenobio omnes res nostras, quas conquisivimus per totam Tuscjam a quibusdam hominum: hi sunt Farimundus Diaconus et Capellanus, [...], videlicet [...] aljam Curtem in fundo Palmae, una cum omnibus ad suprascriptam Curtem pertinentibus; et quod ipsius Farimundi in parte evenit a suis fratribus"). L'oratorio, quindi, nel IX secolo spetta ad alti funzionari della cancelleria imperiale e all'imperatore stesso.
988 - 998 (cenni storici carattere generale)
Nel X secolo l'oratorio di S. Martino sarebbe stato dei marchesi di Tuscia. Fin dal 988, infatti, la chiesa "Sancti Martini qui dicitur Palma" sarebbe stata confermata dal conte Adimaro, figlio del marchese di Tuscia Bonifacio I e nipote di Ubaldo o Teubaldo, a prete Guberto, custode della chiesa di S. Salvatore nel piviere di S. Giuliano a Settimo, insieme a vari altri beni aviti posti nella zona. Il primo donatore sarebbe stato il nonno o il padre di Adimaro. Tale donazione sarebbe stata confermata nel 998 da Ottone III. Sull'autenticità del documento del 988 e sulla citazione della chiesa di S. Martino in quello del decennio successivo, tuttavia, sono stati avanzati forti dubbi da Antonella Ghignoli nel 2004 (che reputa la citazione di S. Martino in quest'ultimo documento un'interpolazione avvenuta prima del 1331 e documentataci in una sua copia del 1331) e da Marco Gamannossi nel 2013. Tra queste donazioni, pertanto, pare non debba ascriversi la nostra chiesa.
1014 - 1179 (cenni storici carattere generale)
Dopo la fondazione, forse nel 1004 (certamente prima del 1011), della badia cluniacense presso l'oratorio di S. Salvatore a Settimo da parte di Lotario di Cadolo dei Cadolingi, però, la chiesa, di loro patronato, risulta certamente concessa ai cluniacensi in un "mundiburdium" (protezione esercitata dal sovrano) di Enrico II del 1014/1015 ("ecclesiam Sancti Martini de Palma cum omni sua pertinencia") ed in un altro di Enrico III del 1047. Un privilegio di Innocenzo III del 1133 la conferma loro. Nel 1136 il conte Tancredi di Alberto degli Alberti, detto Nontigiova, e la moglie Cecilia (vedova di Ugo de' Cadolingi) donano alla Badia di Settimo terreno boschivo posto nel 'popolo' di S. Martino. Nel 1179 Alessandro III conferma la chiesa ai Cluniacensi di Settimo. La sua orientazione con l'abside rivolta ad est/sudest, ma vicina alla direzione est, farebbe ipotizzate che fosse connessa all'alba della sua fondazione, collocabile quindi verso la fine del mese di febbraio - inizi di marzo.
1067 - 1130 (cenni storici carattere generale)
Da una "Vita Johannis Gualberti", redatta forse dai monaci di Settimo nel terzo decennio del XII secolo, apprendiamo che negli anni 1067-1068 la chiesa di S. Martino funge da rifugio per gli antisimoniaci fuggiti dalle loro sedi, in rotta di collisione con l'episcopio fiorentino, tra i quali l'abate di Strumi, verso Poppi in Casentino. È allora abate di Settimo Guarino.
1194 - 1196 (cenni storici carattere generale)
Nel 1194 è rettore della chiesa prete Angelo, che in quell'anno compra da Mainetto e Albizzone di Robore alcuni beni posti a Lama del Rosso e nell'anno seguente altri, sempre ubicati nella medesima zona. In un documento del 1196 la chiesa viene definita "cappella".
1200 (cenni storici carattere generale)
Nel 1200 risulta che la chiesa di Ugnano detiene a livello dalla Badia a Settimo varie terre nel 'popolo' di S. Martino.
1211 - XIII (cenni storici carattere generale)
A dopo il 1211 risale un elenco dei "servitia [servi] de villa Sancti Martini la Palma", dove già era stato presente il "villanus Rudolfinus Vituli".
1236 - 1292 (cenni storici carattere generale)
Dal 1236 nella Badia a Settimo ai Cluniacensi subentrano i Cistercensi, ai quali passa anche la chiesa di S. Martino, confermata loro da papa Gregorio IX nel 1237. Tale passaggio comporta il processo di acquisizione ed accorpamento di terre nella pianura e nelle colline circostanti (soprattutto a San Martino alla Palma), dove si costituiscono le classiche grange cistercensi (terreni coltivati e relativi magazzino gestiti direttamente dal monastero tramite i suoi conversi che, sotto la direzione d'un monaco, erano addetti alle opere dei campi). Su consenso dell'abate di Settimo, il vescovo di Firenze Ardengo Trotti consacra l'altare della chiesa di S. Martino tra il 1236 ed il 1247. Nel 1254 l'abate di Settimo, Andrea, investe quale rettore della chiesa di S. Martino prete Chiaro. La chiesa originaria viene abbellita attorno al 1260 per volontà dell'abate di Settimo e restaurata ed ampliata nel 1292, al tempo dell'abate Gregorio.
1300 - 1348 (cenni storici carattere generale)
Nella prima metà del Trecento (ante 1348) Baldo di Tingo de' Rossi d'Oltrarno possiede ampi beni "in Sancto Martino la Palma". Nel 1320 Castruccio Castracani (1281-1328) accorda la franchigia al 'popolo' di S. Martino, perché dipendente dalla badia di Settimo.
1325 - 1349 (cenni storici carattere generale)
Un anonimo pittore esegue la "Madonna col Bambino in trono fra angeli", già attribuita alla maniera dei Gaddi da Guido Carocci nel 1907, a Bernardo Daddi (1290 circa-1348) da Frederick Mason Perkins nel 1913 o ad un suo seguace da Bernard Berenson nel 1936, Ugo Procacci nel 1932 (e poi ancora nel 1968) lo differenziò dal corpus dell’attività del Daddi, definendo l'autore come il "Maestro di San Martino alla Palma", attivo nella prima metà del Trecento (circa1325-1350), cui sono attribuiti, tra l'altro, anche il "Bacio di Giuda, Salita di Cristo al monte Calvario, Crocifissione di Cristo e Compianto sul Cristo morto" ora a Berlino, il "Giudizio Universale" in collezione privata, la "Madonna col Bambino e Dio Padre benedicente" del Museo dell'Opera di Santa Croce, la "Madonna della Ninna" e l'"Incoronazione della Vergine" ora agli Uffizi e la "Madonna in trono col Bambino e due Angeli" nella chiesa di S. Brigida nell'omonima frazione del Comune di Pontassieve.
XV (cenni storici carattere generale)
Durante il periodo (1436-1441) in cui il cardinal Domenico Capranica (1400-1458), noto teologo ed umanista, è commendatario di Settimo, la chiesa di S. Martino viene nuovamente ristrutturata. A tale epoca risale un ciborio che la tradizione vorrebbe di Donatello.
XVI (cenni storici portico)
Nel Cinquecento viene eretto il portico antistante la chiesa, che gira anche sul fianco sinistro.
1531 (cenni storici carattere generale)
Datato 1531 è lo Statuto di Settimo e Casellina, lega cui fa capo anche il quartiere di San Martino alla Palma.
1613 (cenni storici altari)
Nel 1613 sono eretti gli altari laterali in arenaria, a spese di benefattori, e il dossale di quello maggiore.
1621 - 1625 (cenni storici quadro)
All’inizio del terzo decennio del Seicento Anastasio Fontebuoni (1571-1626), un allievo del Passignano con influssi caravaggeschi, dipinge per l'altar maggiore della chiesa il "Miracolo di San Martino" che, predicando vicino a Chartres, risuscita, in presenza della madre, il figlio morto e così converte la folla; in alto, tra nubi, vediamo la Trinità con la Vergine ed Angeli. La peculiarità della sua arte si avverte nel modo di trattare le figure con una luce naturale, che viene radiosa dall’alto e scopre i volti in tutta la loro realtà. Il dipinto era stato citato già da Filippo Baldinucci, che smentiva la comune attribuzione al cistercense Damaso Salterelli. Dal ritorno del pittore da Roma a Firenze nel 1620 e fino alla sua morte ebbe un costante rapporto con l'abbazia di Settimo, sovraintesa dall'abate Attilio Brunacci, per il quale nel 1622 realizza un "Martirio di Santo Stefano", le lunette nel corridoio del dormitorio e la biblioteca dell'abate, che egli affresca nel 1624.
1622 - 1632 (cenni storici carattere generale)
Mediante il bando datato 12 febbraio 1632 avviene la "Rinovatione della bandita di S. Martino la Palma, e Licceto publicata già sotto di 29. luglio 1594", mediante cui si proibisce di “cacciare e uccellare” nella bandita (cioè riserva granducale) di San Martino la Palma, in accordo con la legge generale pubblicata nell'agosto 1622.
1702 (cenni storici balaustra e vetrate)
Nel 1702 vengono realizzate a cura dei monaci di Settimo la nuova balaustra antistante l'altar maggiore e "due invetriate nove e ridorato li regoli del quadro dell'altar maggiore". La balaustra verrà eliminata con i restauri del Novecento.
1745 (cenni storici carattere generale)
La chiesa di San Martino viene elevata a prioria con bolla dell’arcivescovo Francesco Gaetano Incontri del 1745.
1760 (cenni storici carattere generale)
In un piccolo cabreo risalente al 1760, conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, compaiono i vari poderi e “terre spezzate”, posti nel 'popolo' di San Martino alla Palma. I possedimenti sono allivellati in gran parte ai Torrigiani.
1777 - 1785 (cenni storici carattere generale)
Nel 1777-1779 l'interno riceve una veste tardobarocca. La chiesa è radicalmente ristrutturata, viene ricoperta interamente di stucchi e dotata di una volta, che scandisce la sua lunghezza in quattro settori, secondo un modello ampiamente diffuso e influenzato dal barocchetto d'Oltralpe austriaco-ceco. La costruzione della volta richiede anche un'opera di rifondazione dei muri della chiesa e una nuova distribuzione delle finestre (prima nella parete longitudinale sinistra ve ne erano tre); viene anche "rifondato in una buona parte il muro maestro dalla parte del pulpito che era marcio". Per quanto riguarda la facciata, sono "fatte due finestre di nuovo sopra l'orchestra". Il nuovo altar maggiore marmoreo è alla romana e sul retro, al centro del dossale, è aperta una finestra a campana. Nel 1782 la Badia di Settimo è soppressa e la chiesa di S. Martino diviene di patronato vescovile; nel 1785 è resa inamovibile.
1802 (cenni storici carattere generale)
Nel 1802 l'organo a 9 registri della chiesa di S. Martino, di proprietà di Giuseppe Crudeli e realizzato da lui o forse dal padre, l'organaro Michelangelo Crudeli (1728-1801), il più prolifico di tutta la seconda metà del Settecento per quanto concerne la scuola lucchese, la cui attività è documentata in gran parte della Toscana, viene barattato con uno positivo a 4 registri proveniente dalla chiesa di S. Pietro a Sollicciano.
1832 - 1856 (cenni storici carattere generale)
Dal 1832 ad oltre il 1847 è parroco della chiesa di San Martino Domenico Baldini. Nel 1833 il suo 'popolo' conta 1003 anime. Nel 1836 Antonio Ducci (1806-1852) esegue un nuovo organo per la chiesa, lo stesso anno nel quale ne fa uno anche per quella di S. Zanobi a Casignano. Annessa all'edificio sacro vi esiste la Compagnia dell'Assunta. Nel 1845 il 'popolo' di S. Martino conta 1033 anime, nel 1847 1200; la chiesa è di libera collazione. Vi si trova un'immagine della "Madonna delle Grazie", ritenuta miracolosa. Nel 1856 è parroco della chiesa Lorenzo Viliani.
1868 - 1876 (cenni storici carattere generale)
Negli anni 1868-1876 è parroco della chiesa Pietro Campolmi.
1876 - 1888 (cenni storici carattere generale)
Negli anni 1876-1888 è parroco della chiesa Angiolo Bertini. Nel 1880 egli fa erigere la torre campanaria neogotica.
1888 - 1893 (cenni storici carattere generale)
Negli anni 1888-1893 è parroco della chiesa Francesco del Riccio.
1893 - 1927 (cenni storici carattere generale)
Dal 1893 al 1927 la sede parrocchiale è vacante, come confermato anche dall'annuario del 1898.
1897 (cenni storici carattere generale)
Nel 1897 si costituisce la Società Filarmonica “Giuseppe Buonamici” di San Martino alla Palma.
1908 (cenni storici carattere generale)
Il 13 dicembre 1908 viene approvato lo statuto della Società di Mutua Assistenza in San Martino alla Palma.
1927 - 1928 (cenni storici carattere generale)
Negli anni 1927-1928 è parroco della chiesa Luigi Cipriani.
1930 - 1954 (cenni storici carattere generale)
Negli anni 1930-1954 è parroco della chiesa Romano Rastelli.
1932 - 1938 (vicende conservative intero bene)
Nel 1933, al tempo del parroco Rastelli, viene restaurata la tavola della "Madonna con il Bambino in trono fra gli Angeli". Nel 1935 (secondo altra fonte nel 1932) è realizzato il fonte battesimale e nel 1938 iniziano importanti lavori di restauro, voluti e pagati dai monaci cistercensi di Cestello. In quell'occasione è eliminata anche la cantoria in controfacciata con l'organo ottocentesco.
1964 - 1975 (vicende conservative intero bene)
Sotto la direzione dell'architetto Marisa Conti della Soprintendenza ai Monumenti, vengono eseguiti ulteriori interventi di restauro alla chiesa di San Martino; le opere, iniziate nel 1964, si concludono sostanzialmente nel 1968. Viene rifatto il tetto, gravemente deteriorato nella parte lignea, ed è restaurato l’interno, cercando di conservare l’aspetto che i vari elementi dell’edificio hanno dato nel tempo alla chiesa, compresa la veste tardobarocca. Sul finire degli Anni Sessanta sono realizzate le opere per l'adeguamento liturgico, con lo spostamento dell'altare settecentesco, solennemente riconsacrato nel 1968 dal vescovo ausiliare fiorentino Giovanni Bianchi (1918-2003), e con l'eliminazione del fonte battesimale degli Anni Trenta.
2003 - 2008 (vicende conservative intero bene)
Nel 2003 viene revisionato il manto di copertura ed allo stesso anno risale il rifacimento e l'adeguamento alle norme vigenti dell'impianto elettrico. Nel 2005 è realizzato un nuovo impianto di riscaldamento. Nel 2008 è messo in opera il rifacimento delle coperture del portico, con revisione della sottostante struttura lignea. All'interno del portico, ove presenti (parete orientale), sono rifatti i rivestimenti esterni. Nel 2008 è concluso il rifacimento delle coperture e dei rivestimenti esterni della canonica e della Compagnia. |
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