| Notizie Storiche |
X (origini carattere generale)
La chiesa di San Jacopo Soprarno risale probabilmente al X secolo e sorge lungo la strada che, dipartendosi dall'allora unico ponte sull'Arno, si dirige da Firenze verso il porto occidentale (all'incirca dove è attualmente via dell'Anconella al Pignone) per proseguire verso Pisa oppure, tramite una serie di diverticoli meridionali, riconnettersi alla via Francigena. La connotazione di strada anche di pellegrinaggio è sottolineata dai due 'spedali' presenti "in capite pontis" e dalle proprietà tra la Pisana ed il colle di Bellosguardo dei Templari o, forse fin dalle origini, dei Cavalieri Gerosolimitani. La stessa chiesa è dedicata a Sant'Jacopo, cioè a S. Giacomo Maggiore, venerato a Santiago de Compostela. La natura di chiesa di pellegrinaggio è comprovata anche dalle reliquie rinvenute nel Quattrocento murante nella chiesa e provenienti dal Santo Sepolcro e da altre realtà della Terrasanta.
XI - XII (cenni storici carattere generale)
Il Malispini ed il Villani citano la chiesa come già esistente nel 1078; il Borghini la annovera tra le prime 12 priorie esistenti attorno al Mille; è collegiata con canonici. Un ulteriore documento la cita nel 1182. L'edificio è a pianta basilicale a tre navate.
XIII (cenni storici carattere generale)
Nel 1223 è citato un canonico di Sant'Jacopo, di nome Rinieri. Dalla metà del XIII secolo il priore della chiesa nella ricorrenza del 25 luglio, festività di San Giacomo Maggiore, organizza a sue spese il Palio dei Navicelli che si svolge in Arno, forse di origini più antiche. Nel 1293, come narra Dino Compagni, si riuniscono in questa chiesa i nobili fiorentini oppositori di Giano della Bella e dei suoi ordinamenti di giustizia.
XIV - 1395 (cenni storici intero bene)
Attigua alla chiesa, con accesso dal borgo, in un ambiente posto tra il chiostro, l'orto ed il fiume, esiste dal Trecento la sede della Compagnia di S. Jacopo del Nicchio, detta anche di S. Jacopo della Notte, caratterizzata dalla pratica della flagellazione e dalle riunioni notturne. La Confraternita è detta "del nicchio" (conchiglia) dall'attributo di Sant'Jacopo che contraddistingue i pellegrini che visitano Santiago de Compostela. Postasi sotto la protezione dei Vallombrosani, il suo altare di riferimento in chiesa è ubicato a sinistra e viene datato dopo la peste del 1348. Nel 1347 viene sepolto in chiesa l'ambasciatore Paolo Vettori, famiglia documentata nel borgo fin dagli inizi del XIII secolo con Vittorio e forse patrona della chiesa stessa. Nel 1390 è priore Antonio Gaetano (Caetani, 1360-1412), che nel 1395 diviene patriarca di Aquileia.
1357 (cenni storici carattere generale)
Dal 1357 Francesco di Giovanni di Uberto Sapiti ha il patronato dell'altare dedicato a S. Antonio Abate, poi passato ai Di Grazia.
1400 - 1417 (cenni storici carattere generale)
Nel 1400 la Compagnia di Sant'Jacopo della Notte viene ristrutturata e dotata di nuovi finestroni e di una nuova volta. Nel 1417 la Compagnia viene traslata in altro luogo, dove ancora esiste a metà Settecento. Un altare laterale è di patronato dei Ridolfi.
1409 - 1418 (cenni storici e cupola cappella Ridolfi chiesa)
Nella chiesa è sepolto il pittore Gherardo Starnina (1354/1360-post 1409, ante 1413), primo maestro del Ghiberti. Intorno al 1418, il Brunelleschi realizza una copertura a cupola emisferica nella cappella Ridolfi, in cui mette in pratica in scala ridotta la tecnica a curve lossodromiche, poi impiegata nella cupola del duomo.
1460 - 1570 ( cenni storici carattere generale)
Nel 1460 La Compagnia di San Jacopo del Nicchio, detta la Buca di S. Jacopo, viene unita a quella di San Sebastiano, detta dei Fanciulli, dando origine a due Compagnie: quella di S. Jacopo della Notte e di S. Giovanni Gualberto (essendo legata ai Vallombrosani), di soli uomini; l'altra di S. Sebastiano dei Fanciulli, ambedue condividenti la stessa sede. Dal Cinquecento vi esistono due quadri: una tavola processionale raffigurante San Sebastiano, alta 3 braccia (circa m 1,75) che il Richa riferisce ad Antonio (1431-1498) o Piero del Pollaiolo (1441/1443-1496); un'altra tavola che rappresenta la Madonna con il Bambino con due fanciulli vestivi del saio dei confratelli, San Jacopo e San Sebastiano, che sempre il Richa attribuisce a Maso da San Friano (1531-1571).
1486 ( rinvenimento reliquie chiesa)
Nel 1486 sono rinvenute numerose reliquie entro un pilastro vicino all'altar maggiore di chiesa, alcune provenienti dal Santo Sepolcro gerosolimitano.
1524 - 1529 (cenni storici chiesa e locali Compagnia)
Attorno al 1524 Dianora degli Albizi (m. 1559) fonda una cappella o altare per la quale, come ci ricorda il Vasari, Giovanni Antonio Sogliani (1492-1544) dipinge "la Trinità con infinito numero di putti e S. Maria Maddalena ginocchioni, S. Caterina, e S. Jacopo; e dagli lati in fresco due figure ritte, un S. Girolamo in penitenza e S. Giovanni, e nella predella fece fare tre storie a Sandrino del Calzolajo suo creato, che furono assai lodate" (la tavola nel 1792 si troverà in sagrestia; ora è nel Museo di S. Salvi; gli affreschi sono andati perduti). Nel 1528/1529 Andrea del Sarto (1486-1530) dipinge per lo stendardo della Compagnia di San Jacopo del Nicchio San Jacopo con due fanciulli, oggi conservato agli Uffizi. L'opera è commissionata in coincidenza con i lavori di ammodernamento dei locali della Compagnia.
1542 - 1568 (cenni storici carattere generale)
Nel 1542 la chiesa, essendone priore Piero de' Medici canonico di S. Maria del Fiore, passa ai Francescani Minori Osservanti, essendone guardiano fra' Pietro da Cremona. La vecchia canonica a sinistra della chiesa viene ampliata e trasformata in convento. Alla nuova Compagnia del Corpus Domini ovvero del SS. Sacramento viene concesso un locale posto sotto la sagrestia, detto La Volta. La vecchia Compagnia di S. Jacopo e quella di S. Sebastiano abbandonano i locali sotterranei e vengono dotate di nuovi capitoli per iniziativa di Alessandro di Matteo Strozzi (1516-1568), canonico della Cattedrale dal 1526 e dal 1542 vicario capitolare (in seguito vescovo di Volterra). Dopo l'alluvione del 1557, nel 1568 sono rifatti i Capitoli; poco dopo si realizza "la Volta, dove prima era Dormentorio, e si ridusse a Compagnia".
1550 - 1580 (cenni storici carattere generale)
A metà del Cinquecento la Compagnia di S. Bastiano de' Fanciulli mette in scena almeno 13 spettacoli, composti dal famoso notaio e commediografo Giovan Maria Cecchi (1518-1587). Negli stessi anni l'altro notissimo poeta e commediografo Anton Francesco Grazzini detto il Lasca (1505-1584) nella sua burlesca In lode della Compagnia di San Bastiano si prende gioco della Confraternita lodando sperticatamente il maestro di musica e gli attori, ma lamentando come 'unico' inconveniente fosse la ristrettezza del loro oratorio ("Son l'altre Compagnie cadute al fondo, / e sopra il ciel salito è San Bastiano: / [...] uomini famosi per monte e per piano, / ch'ognun di lor per più di cento vale, / Giulian merciajo, e Simone speziale. / [...] N'avrian forse invidia e dispiacere / quest'altre Compagnie perché il Freccione / torrebbe loro ogni riputazione. / [...] Hanno costoro un musico eccellente, / [...] Commedie nuove e belle loro avanza, / sol manca ch'e' non han capace stanza").
1575 ( passaggio di proprietà intero bene)
Nel 1575, su istanza dello scopetino don Faustino Risaliti e per volontà del granduca Francesco I, la chiesa (della quale è priore Orazio de' Medici, canonico del duomo nel 1550) ed il convento vengono ceduti ai Canonici Regolari Agostiniani di San Salvatore a Scopeto, detti gli Scopetini, che avevano avuto chiesa e convento "sulla collina di S. Francesco di Paola, a mano destra della porta Romana", distrutti nel 1529 in occasione dell'assedio di Firenze e che dal 1531 erano stati trasferiti a S. Pier Gattolini, quindi a S. Caterina nel 1552 e poi dal 1557 a S. Lucia sul Prato. Essi portano a S. Jacopo anche la tavola dipinta nel 1496 da Filippino Lippi (1457-1504) con l'Adorazione dei Magi, realizzata per l'altar maggiore della chiesa di San Donato a Scopeto e che poi sarà fatta traslare dal cardinal Carlo de' Medici (1595-1666) nel Casino di S. Marco (attualmente si trova agli Uffizi). La chiesa cessa di essere parrocchia ed il suo 'popolo' è annesso a S. Felicita.
1575 - 1580 (portico portico in facciata)
Nel 1580 si conclude il rimontaggio davanti alla facciata del portico romanico già antistante l'antica chiesa di San Donato in Scopeto, sopravvissuto alla distruzione del 1529. Una lapide apposta nella trabeazione del portale d'ingresso, ubicato sotto il portico, rammenta che ciò venne fatto a spese granducali ("Saxa suburbanis / Scopeti erepta ruinis, / huc dominos priscos / iure sequuta sumus. / Nos senior Petrus Medyces / dum templa manebant / Magnus Franciscus / nunc pietate fovet", "Io, l'edificio [le pietre] costruito con le rovine della chiesa suburbana di Scopeto, seguii a ragione in questo luogo i miei vecchi padroni. Me proteggeva Piero il Vecchio de' Medici [Piero il Gottoso] quando ancora esisteva la [scomparsa] chiesa, ed ora lo fa per sentimento religioso il Granduca Francesco I"). Federigo Fantozzi nel 1842 non riteneva che tale portico fosse stato in realtà traslato da Scopeto, ma fosse nato proprio per questa chiesa.
1580 - 1584 (cenni storici e descrittivi intero bene)
Nel 1580 è consacrata la cappella del Salvatore dal vescovo di Fiesole Francesco Cattani da Diacceto (1531-1595). Nella veduta a volo d'uccello di dom Stefano Bonsignori del 1584 sono ben visibili la chiesa con il portico antistante, un campanile (non sappiamo se esistente davvero ed in questo caso antecedente a quello secentesco del Silvani), il convento ad occidente, con il chiostro quadrangolare ed un grande portale d'accesso dalla parte di ponte a S. Trinita, dove si trova pure una gradonata che dalla coscia del ponte scende in Arno (su tale settore verrà innalzata parte della nuova fronte secentesca del convento).
1639 - 1643 (cenni storici intero bene)
Tra il 1639 e l'inizio degli anni Quaranta del Seicento gli Scopetini, finanziati da Ferdinando II, danno incarico a Bernardino Radi (1581-1643) di erigere il nuovo convento sulle antiche proprietà dei Frescobaldi (una sorta di loro antico feudo duecentesco, parzialmente distrutto agli inizi del Cinquecento), a sinistra della chiesa ed estendentisi fino al ponte a S. Trinita, già in parte costituente il precedente convento francescano. Nel 1640 si dà "principio alla Nobile fabbrica". All'interno si trova il nuovo chiostro qualificato da pilastri dorici. La fronte del monastero è contraddistinta da originali mostre di porte e finestre nel fantasioso stile barocco tipico del Radi, formatosi a Roma (che il Fantozzi, detestando il barocco romano, definisce "cosa scorrettissima e fantastica"). Sempre nel 1640 Gherardo Silvani (1579-1675), che aveva stretto un sodalizio di lavoro con il Radi, disegna il nuovo campanile, poggiante in maniera originale su mensole di pietra.
1643 - 1710 (collocazione busti facciata)
Durante il Seicento, dopo la morte del Radi, subentra definitivamente come architetto degli Scopetini solo Gherardo Silvani; sulla facciata sono collocati busti del Redentore e di granduchi di Casa Medici, opere di Antonio Novelli (1599-1662) - quelli di Ferdinando I, Cosimo II e Ferdinando II, antecedenti al 1661 - e di Carlo Andrea Marcellini (1642-1713), - quello di Cosimo III, risalente al Settecento.
1703 (passaggio di proprietà intero bene)
Nel 1703, soppressi gli Scopetini per volontà di Cosimo III, la chiesa viene ceduta ai Padri della Missione, detti Barbetti, la cui fondazione risaliva al 1625. Cosimo si impegna a far realizzare a proprie spese: poiché la "casa di S. Jacopo che non aveva camere ed abitazioni sufficienti, si degnò di far alzare un braccio di camere attaccato alla Chiesa e fabbricarne altre in vari siti di codesta casa. Inoltre fece anche risarcire e rassettare in molti luoghi, di che ne era bisognissima, e fece mettere in opera il refettorio [terreno] ed altre officine". Si ipotizza di estendere la costruzione anche sopra le navate della chiesa.
1704 - 1717 (restauro complessivo intero bene)
Vengono restaurati convento e chiesa, riqualificata da Giovan Battista Foggini (1652-1725) - come ci ricorda Francesco Saverio Baldinucci (1663-1738) - e consacrata nel gennaio 1709 dall'arcivescovo Tommaso Della Gherardesca. L’interno costituisce un elegante e sobrio esempio tardobarocco, impreziosito da eleganti "stucchi alla moderna", esaltati dal Richa (1762) e denigrati poi dal Fantozzi (1842 "goffamente decorata"; "altari [...] licenziosi e scorretti"). Un ruolo rilevante lo hanno le famiglie dei Ridolfi e dei Torrigiani. Tra il 1717 ed il 1721 il Foggini ristruttura pure il convento: è aggiunto il terzo piano e viene creato il nuovo refettorio. Il 30 giugno 1717 egli verrà pagato "per il disegno della fabbrica" (ASF, Congr. Rel. Soppr. dal Governo Francese, n. 140, Libro di Debitori e Creditori, f. 75, c. 280). Presso la prima cappella di sinistra dei Montauti viene traslato il patronato dei Capitani di Orsanmichele già presso la cappella di S. Maria Maddalena.
1708 - 1721 (realizzazione affreschi nelle cappelle chiesa)
La chiesa viene affrescata da pittori gravitanti attorno al Sagrestani ed operanti nella chiesa di S. Verdiana a Castelfiorentino: Niccolò Lapi (1667-1732) affresca la prima e seconda cappella di destra dei Bartolomei (Dio Padre e angeli, 1709) e dei Verdi e poi di patronato della chiesa (Mosè e il serpente di bronzo, 1721); Ottaviano Pietro Dandini (m. 1750) la terza dei Gondi ( Gloria di San Giuseppe) e la quarta; Matteo Bonechi (1669-1756) dipinge la cupola presbiteriale (Madonna in gloria e alcuni angeli) e lo sfondato della prima cappella di sinistra dei Montauti (Angeli musicanti); Ranieri del Pace (1681-1738) quello della seconda dei Ridolfi; "Giuseppe Marinari" (recte: Giuseppe Moriani, noto 1706-1741) o Giovan Camillo Sagrestani (1660-1731) quello della terza dei Torrigiani (Gloria di San Liborio); Bonechi quello della quarta di patronato papale. Al Lapi sono dovute anche le due allegorie della Religione e della Fede, poste in controfacciata, di lato al portale principale.
1709 - XVIII (realizzazione tele per gli altari cappelle laterali)
Gli altari vengono dotati di nuove tele: nella 1a cappella (Bartolomei) Sebastiano Galeotti (1675-1741) esegue l'Immacolata Concezione e Santi; nella 2a (Verdi) Francesco Conti (1681-1760) la Crocifissione; nella 3a (Gondi) Ottaviano Dandini un San Giuseppe; nella 4a Conti la SS. Trinità; nella 5a (Venturi) Ventura Gandi l'Assunta; per l'altar maggiore (patronato dei Padri del Carmine) Pier Dandini (1646-1712) la Vocazione di San Giacomo; nella 1a a sinistra (Montauti) Giovanni Casini (1689-1748) Il martirio di Santa Lucia; nella 2a (Ridolfi) Ignazio Hugford (1703-1778) l'Annunciazione; nella 4a (patronato papale) Agostino Veracini (1689-1762) La morte di San Francesco d'Assisi; nella 5a (Orsini e Vinci, già dei Di Grazia) Giovan Maria Ciocchi (1758-1725) le Tentazioni di Sant'Antonio Abate. Sull'altare della 3a di sinistra (Torrigiani) viene posta La Vergine appare a San Liborio, già dipinta da Jacopo Vignali (1592-1664) per Raffaello Torrigiani "avanti la restaurazione della chiesa".
1710 - 1721 (affreschi refettorio)
Al Lapi dovevamo pure due affreschi nel rammentato refettorio terreno del convento, rappresentanti La lavanda dei piedi con sotto il Cenacolo e Cristo appare agli Apostoli sul Lago di Tiberiade ovvero La pesca miracolosa (sopra la porta d'ingresso), entro quadrature di Rinaldo Botti (1658-1740), già attivo, insieme allo stesso Lapi e al Foggini, anche nella villa di Filippo Corsini a Castello e nel cantiere di S. Verdiana a Castelfiorentino.
1720 - 1722 (ristrutturazione convento)
Prosegue la ristrutturazione del convento: "i padri delle Missioni alzarono un’altra fabbrica verso la piazza Frescobaldi e ne ricavarono 24 camere al costo di 4.300 piastre delle quali una parte proveniente dalla beneficenza di Cosimo [III]. Inoltre furono affrontate altre spese dovute all’apertura di tre cantine (il convento sino ad allora ne aveva solo una) con due grotte, con spesa di molte piastre"; "le arcate del portico [...] aperte nel piano terreno vicino al cortile [...] le hanno murate con […] le sue finestre vetrate".
1729 - 1743 (sostituzione quadro e affresco del soffitto terza cappella e soffitto)
Nel 1739 viene tolto dalla terza cappella di destra già dei Gondi il quadro raffigurante San Giuseppe di Ottavio Dandini per esservi posto quello con San Vincenzo de' Paoli presentato da Maria a Gesù, fondatore dei Padri della Missione e santificato nel 1737, opera di Antonio Puglieschi (1670-1732) dipinta dopo la sua beatificazione nel 1729 ed entro il 1731. Attorno al 1743 il soffitto della nave è dipinto da Vincenzo Meucci (1694-1766) con San Vincenzo de Paoli assunto in cielo.
1757 (restauro tavola di San Sebastiano)
Nel 1757 Agostino Veracini restaura la tavola quattrocentesca della Compagnia, raffigurante San Sebastiano.
1766 (danni per un fulmine campanile)
Il 6 luglio 1766 un fulmine causa alcuni danni al campanile della chiesa.
1785 ( cenni storici carattere generale)
La Compagnia o Buca di San Jacopo e Santa Felicita è tra le nove salvate da Pietro Leopoldo nel 1785; viene soppressa invece quella di San Bastiano de' Fanciulli detta allora scherzosamente del Freccione (dagli attributi del martirio di S. Sebastiano).
1802 - 1846 (descrizione arredi interni chiesa)
Nell'Ottocento la chiesa è così arredata: nella 1a cappella di destra vi è il "San Gennaro" del Galeotti (il Richa nel 1762 rammentava l'Immacolata Concezione di questo autore ma già nel 1802 Follini e Rastrelli ricordano invece il soggetto di San Gennaro, uno dei santi che compare nel quadro); nella 2a un Crocifisso detto del Bronzino (così attribuito dal Follini-Rastrelli nel 1802: si tratta della Crocifissione del Conti, come già supposto dal Fantozzi nel 1842?); nella 3a San Vincenzo de' Paoli del Puglieschi; nella 4a la SS. Trinità del Conti; nella 5a l'Assunzione del Gandi; nella cappella maggiore Cristo e San Giacomo di Pier Dandini; nella 1a a sinistra è il quadro con Il Martirio di Santa Lucia (ma identificata come Santa Cecilia nel 1802) del Casini; nella 2a l'Annunciazione dell'Hugford; nella 3a San Liborio del Vignali; nella 4a La morte di San Francesco del Veracini; nella 5a Sant'Antonio Abate del Ciocchi. In sagrestia si trovano l'opera del Sogliani e "anciens tableaux".
1808 - 1816 (soppressione convento)
Nel 1808 il convento viene soppresso ed è occupato dal Conseil de Guerre; poi viene ripristinato nel 1816.
1866 - 1871 (soppressione convento)
Il convento viene di nuovo e definitivamente soppresso nel 1866 e passa allo Stato italiano. Negli anni di Firenze Capitale (1866-1871) l'ex convento diviene la sede del Ministero della Marina dopo un'adeguata ristrutturazione operata dall'ingegnere ed architetto Giovanni Castellazzi (1824-1876), coinvolto nel trasferimento della capitale a Firenze da Torino, dove si era interessato principalmente di edilizia militare. La chiesa continua ad essere gestita dai Padri della Missione, ai quali restano anche alcune stanze contigue "a titolo di concessione precaria d’uso". In seguito al trasferimento della capitale, con la Legge n. 297 del 9.06.1871 il fabbricato dell'ex convento della Missione viene ceduto dal Governo al Comune di Firenze.
1880 - 1938 (passaggi di proprietà e restauri intero bene)
Alla fine dell'Ottocento il palazzo della Missione viene destinato ad uso del “Reale Istituto Superiore di Magistero Fiorentino" ovvero "Regia Scuola Normale Femminile". Nel luglio 1890 un Ingegnere dell’uffizio Tecnico del Comune prende in consegna i locali prospicienti il fiume dai Padri delle Missioni e "questi ultimi promettono la consegna di altri ambienti che prospettano sulla piazza Frescobaldi per i primi di novembre". Nel 1902, con Delibera Comunale in data 20 giugno, "i Padri sono addetti alla Chiesa di S. Jacopo a titolo di concessione precaria d’uso".Tra il 1914 ed il 1915 un radicale intervento di restauro viene condotto sulla facciata (con sostituzione degli elementi lapidei deteriorati); nel 1924 la scuola è intitolata a Gino Capponi. Nel 1938 viene restaurato il prospetto prospiciente l'Arno, con la riapertura dei finestroni secenteschi precedentemente tamponati.
1924 - 1928 (cenni storici carattere generale)
Nel 1924 la chiesa è ancora in mano ai Padri della Missione. Nel1928 la Crocifissione, che nell'Ottocento è data all'ambito del Bronzino, si trova in sagrestia, vicino al quadro del Sogliani e con "diversi quadretti del secolo XIV".
1944 (crollo del soffitto chiesa)
Per motivi bellici dovuti al minamento tedesco dei ponti e di parte di borgo S. Jacopo, crolla il soffitto della nave di chiesa con l'affresco del Meucci.
1947 - 1970 (cenni storici carattere generale)
Dopo la guerra, trasferitisi i Padri della Missione presso la chiesa di S. Giuseppe in via S. Caterina d'Alessandria nel 1947, la chiesa di Sant'Jacopo rimane a lungo chiusa.
1966 - XX (vicende conservative intero bene)
I lavori di restauro effettuati dopo i danni causati dall'alluvione del 1966 rimettono in luce le antiche colonne romaniche incassate all'interno dei pilastri barocchi. "La chiesa, sconsacrata, è adibita a manifestazioni culturali" (Guida del Turing Club, Milano 1993), comprese quelle musicali. Nei locali annessi ha sede l'associazione culturale Il Punto.
2006 - XXI (cenni storici carattere generale)
La chiesa è concessa in uso alla Comunità greco-ortodossa, Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, con cerimonia di consegna da parte del Cardinale Antonelli svoltasi il 14 maggio 2006.
2013 (nuova illuminazione portico)
Attorno al 2013 il Comune di Firenze realizza una nuova illuminazione del portico antistante la chiesa. |
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