chiese italiane censimento chiese edifici di culto edifici sacri beni immobili patrimonio ecclesiastico beni culturali ecclesiastici beni culturali della Chiesa cattolica edilizia di culto restauro adeguamento liturgico San Martino Vallata Polinago Modena - Nonantola chiesa parrocchiale S. Martino Vescovo Parrocchia di San Martino Vescovo Impianto strutturale; Struttura; Coperture; Fronti; Serramenti nessuno XVII sec. - XVII sec.(costruzione intero bene); XVIII sec. - XVIII sec.(aggiunta campane campanile); 1746 - 1756(ricostruzione intero bene); 1970 - 1980(restauro intero bene); 2004 - 2006(restauro intero bene)
Chiesa di San Martino Vescovo
Tipologia e qualificazione
chiesa parrocchiale
Denominazione
Chiesa di San Martino Vescovo <San Martino Vallata, Polinago>
Altre denominazioni
Chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo S. Martino Vescovo
Ambito culturale (ruolo)
maestranze emiliane (costruzione)
Notizie Storiche
XVII sec. (costruzione intero bene)
La chiesa fu eretta, secondo la tradizione popolare, all’inizio del XVII secolo: “una ricca donna di S. Martino si smisurata grassezza”, indignata dall’offesa di “un bello spirito”, fece fabbricare a proprie spese una chiesa in S. Martino, pur di non recarsi più a Cassano. Le liti fra gli abitanti delle due frazioni si esaurirono nel 1627quando, per evitare ulteriori dispute, si decise di elevare a parrocchia la chiesa di San Martino di Vallata.
XVIII sec. (aggiunta campane campanile)
Alla fine del XVIII secolo, la torre campanaria reggeva due campane: la maggiore era caratterizzata dall’effige della Madonna addolorata e la minore quella di San Martino. Nel 1858 furono collocate quattro campane fuse dalla ditta Stefani di Fontanaluccia.
1746 - 1756 (ricostruzione intero bene)
Tra il 1746 ed il 1747 una rovinosa frana travolse molte case e la chiesa che, per iniziativa del parroco Don Canetoli, fu ricostruita a circa 500 m. di distanza.
Il nuovo edificio sacro fu ufficialmente aperto al culto il 19 maggio 1756 dal Vicario Foraneo della Chiesa Plebana di Polinago.
1970 - 1980 (restauro intero bene)
Negli anni ’70 l’edificio verteva in condizioni di avanzato degrado, dovuto anche al crollo demografico della popolazione, emigrata verso il distretto delle ceramiche.
L’arciprete di Polinago, don Fratti, promosse una serie di lavori, realizzati grazie all’intervento del Ministero dei Lavori Pubblici: la sistemazione della copertura con travature e tavole lignee e del manto di copertura in coppi; il rifacimento del pavimento in mattonelle di cotto; la ricostruzione in mattoni della volta sopra la cantoria; il montaggio degli infissi delle finestre in legno di castagno. La sagrestia fu legata alla chiesa tramite catene di ferro e la Cappella del Rosario fu totalmente restaurata. I lavori si conclusero nel 1980.
2004 - 2006 (restauro intero bene)
Già pochi anni dopo il precedente restauro, ha manifestato gravi problemi di manutenzione e di consolidamento, dovuti all’assenza di presenza costante ma soprattutto a movimenti del versante su cui sorge la costruzione ed al degrado della copertura priva di protezione impermeabilizzante sotto i coppi.
L’intervento di messa in sicurezza del fabbricato è consistito nel rimaneggiamento del manto di copertura e posizionamento di guaina ardesiata sottocoppo; consolidamento delle volte, in arelle e mattoni; ripresa delle lesioni e della tinteggiatura interessata dalle stesse.
Descrizione
La chiesa di S. Martino si trova ai limiti di una zona boscata e frontalmente, a pochi metri, si trova il piccolo cimitero. L’edificio sacro, con addossati ad esso la struttura del campanile e della canonica. determina nel suo insieme un interessante esempio di architettura religiosa rurale.
Fu eretta sui resti di una precedente costruzione religiosa nel 1732, aperta al culto nel 1756 e restaurata nel 1832.
La chiesa, a navata unica, presenta una facciata in stile romanico, a capanna con falda degradante, mostrando un ingresso architravato e rosone circolare. Il poderoso campanile è congiunto sul lato di levante e presenta un alto basamento a scarpa e una cella campanaria connotata da quattro grandi bifore rette da un pilastrino con capitello in arenaria.
Impianto strutturale
L’interno presenta una pianta a navata unica con una cappella per lato e con presbiterio sopraelevato di un gradino, delimitato da un parapetto a balaustrini e concluso dall’abside, a terminazione piatta, con due finestre ad arco acuto.
L’aula è scandita da paraste che sorreggono una trabeazione sagomata e modanata su cui s’imposta la volta a botte. Nelle unghiature si aprono finestre che danno luce all’edificio sacro.
La controfacciata è connotata dalla cantoria dell’organo, dal profilo sinuoso.
Il poderoso campanile è congiunto sul lato di levante e presenta un alto basamento a scarpa e una cella campanaria connotata da quattro grandi bifore rette da un pilastrino con capitello in arenaria.
Struttura
La struttura portante della chiesa è composta da muratura in pietrame intonacato e copertura con struttura in legno, a due falde.
Delle quattro volte a botte poste sopra la navata principale, due sono con struttura in mattoni, in quanto in passato riscostruite sostituendo le originali in arelle, e due in gesso su arelle ancorate a strutta in legno.
Nel corso degli anni sui muri perimetrali della chiesa sono stati posizionati tiranti in acciaio, che consolidano sufficientemente la struttura nonostante i movimenti del versante su cui sorge la costruzione.
Coperture
Il manto di copertura è in coppi, con sottostante guaina d’impermeabilizzazione., e lattonerie in rame.
Fronti
La chiesa presenta un semplice prospetto, intonacato, con coronamento a capanna. Sulla facciata si aprono il portale centrale, entro una semplice incorniciatura rettangolare e , in asse, il soprastante rosone.
Il campanile è congiunto sul lato di levante e presenta aperture rettangolari ai primi due livelli, trilobata al terzo; la cella campanaria è aperta da bifore con colonnina in pietra, base e capitello.