chiese italiane censimento chiese edifici di culto edifici sacri beni immobili patrimonio ecclesiastico beni culturali ecclesiastici beni culturali della Chiesa cattolica edilizia di culto restauro adeguamento liturgico Toffia Sabina - Poggio Mirteto chiesa parrocchiale Santa Maria Nuova Parrocchia di Santa Maria Nuova Facciata; Impianto planimetrico; Struttura e coperture; Campanile; Pavimenti e pavimentazioni; Interni presbiterio - intervento strutturale (1970) 1507 - 1507(fondazione intero bene); 1595 - 1595(menzione intero bene); 1600 - 1600(costruzione coro); 1605 - 1605(menzione intero bene); 1616 - 1616(menzione intero bene); 1683 - 1683(menzione intero bene); 1740 - 1740(menzione intero bene); 1776 - 1776(menzione intero bene); 1851 - 1851(menzione intero bene); 1881 - 1881(restauri interno); 1938 - 1938(menzione intero bene); 1982 - 1982(distruzione intero bene); 1983 - 1983(restauri intero bene)
Chiesa di Santa Maria Nuova
Tipologia e qualificazione
chiesa parrocchiale
Denominazione
Chiesa di Santa Maria Nuova <Toffia>
Ambito culturale (ruolo)
maestranze sabine (costruzione chiesa)
Notizie Storiche
1507 (fondazione intero bene)
La chiesa parrocchiale di Toffia, costruita sui ruderi del Castello Colonna, si erge nella parte più alta del paese. L’edificio ecclesiale risale agli inizi del secolo XVI e le finti locali attribuiscono la cerimonia della positura della prima pietra di fondazione al nipote di Giulio II, il cardinale Galeotto Franciotti Della Rovere, titolare di San Pietro in Vincoli e vicecancelliere dello Stato Pontificio il giorno della fastosa cerimonia era dedicato in maniera particolare alla Madonna (2 luglio 1507, giorno della festa della Visitazione) e alla Madonna sono dedicati gran parte degli altari e delle cappelle.
Il 2 luglio 1507, giorno della festa della Visitazione, fu posta la prima pietra per la fondazione della nuova chiesa parrocchiale.
1595 (menzione intero bene)
Nel 1595 papa Clemente VII Aldobrandini, con una propria bolla, insignì la chiesa col titolo di Collegiata.
1600 (costruzione coro)
Nel 1600, mastro Michelangelo da Toffia, poi al servizio di papa Clemente VIII, realizzò il coro ed il maestoso altare maggiore in legno per conto della nobile famiglia Scorpioni. Nel corso del secolo, altre famiglie locali curarono la costruzione dei sei altari laterali ornati con stucchi e tele che hanno ricoperto alcuni affreschi precedenti.
1605 (menzione intero bene)
La Compagnia del Santissimo Rosario, che operava all’interno della Chiesa, fu aggregata alla medesima compagnia che a Roma presso la chiesa di Santa Maria sopra Minerva.
1616 (menzione intero bene)
Durante la visita pastorale dell’abate di Farfa Scipione Papatodene, in data 24 maggio, si registrano alcuni riguardanti principalmente gli altari: il secondo altare della parete sinistra era dedicato alla Vergine, ed era sotto il patronato della famiglia Giordani, con l’onere di una messa settimanale per l’anima di Giordano Giordani. Aveva una rendita di 50 scudi annui. L’altare della cappella della Madonna della Speranza, sulla sinistra, era dedicato alla Madonna del Carmine sotto la protezione della famiglia Falcone, mentre nella visita pastorale del 1776, risulta dedicato a Santa Caterina d’Alessandria e poi alla Madonna della Speranza.
La cappella di destra, ricordata nella visita pastorale del 1616 come cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova e a San Carlo Borromeo, era sotto il patronato di monsignor Mario Ruffetti, ed aveva un censo di cento scudi.
L’altare successivo, affrescato dal Manenti, nella visita pastorale del 1616 si dice dedicato alla Sacra Famiglia ed a Santo
1683 (menzione intero bene)
La cappella di destra, dedicata a Sant’Antonio da Padova e a San Carlo Borromeo, dalla visita pastorale del 1683, risulta che passò sotto il patronato della famiglia dell’Homo, poi nel 1776 andò prima ai Glori e poi ai Rignani.
L’altare maggiore si ritiene modificato, sempre sotto il protettorato delle Santissime Stimmate.
1740 (menzione intero bene)
San Leonardo da Porto Maurizio istituì nella Collegiata la pia pratica della Via Crucis.
1776 (menzione intero bene)
La cappella della Madonna della Speranza, come risulta dalla visita pastorale del 24 maggio 1776, un tempo era dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, sotto il patronato della famiglia Farfaro.
La visita pastorale, confermando quella del 1683, aggiungeva che la compagnia del Santissimo Sacramento doveva fornire l’olio per la lampada del Santissimo, e la cera per il Santissimo Viatico, e tra le altre cose, elenca anche i componenti del capitolo.
1851 (menzione intero bene)
L’8 settembre 1851, la Madonna della Speranza, quadro attribuito a Carlo Dolci o alla sua scuola, fu incoronata con corona aura dal Capitolo Vaticano per avere miracolosamente salvato il paese dal terremoto che nel 1703 imperversò dal 14 gennaio al 3 febbraio, devastando molti paesi del Lazio.
1881 (restauri interno)
Nel 1881 i tre archi a tutto sesto che sovrastavano la navata centrale sono stati rinforzati con pilastri che sorreggevano tre sottostanti archi più piccoli. Questi lavori sono ricordati da un’epigrafe che si trova in fondo alla chiesa.
1938 (menzione intero bene)
Il Cristo di scuola moderna, oggi conservato nella prima cappella a sinistra, fu donato alla chiesa dalla famiglia Castellani-Magroni di Toffia.
1982 (distruzione intero bene)
A causa di un corto circuito, la chiesa è stata fortemente danneggiata da un incendio: gran parte del tetto e tutti gli arredi lignei interni sono andati distrutti.
1983 (restauri intero bene)
A partire dai mesi successivi, la chiesa fu oggetto di un delicato intervento di restauro e ripristino, che oggi ci consente di ammirare, se pur in parte, una delle più insigni chiese della Sabina meridionale.
Descrizione
Situata nel punto più elevato di Toffia e su un alto sperone di roccia, sorge l’attuale chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Nova. Edificata nel XVI secolo nel luogo dove sorgeva il "Palazzo" o castello dei Colonna di Toffia, la Chiesa oggi si presenta ricostruita dopo l’incendio del 1982 che la distrusse quasi completamente.
La facciata dal profilo piano e con un unico ingresso inserito in un portale architravato sormontato da un timpano è affiancata a sinistra da una alta torre campanaria a base quadrata datata XVII Sec, mentre a destra troviamo la canonica; si accede all’aula liturgica dall’unico portone di ingresso raggiungibile tramite una scalinata a due rampe distinte.
L’impianto planimetrico si presenta a pianta a croce latina con tre absidi semicircolari ed emergenti coperte da calotte semisferiche, una centrale nel presbiterio e due laterali nella testata del transetto; originariamente la navata centrale non presentava nessuna divisione planimetrica se non un arco trionfale, dopo un intervento statico compiuto nella seconda metà dell‘800, la navata centrale è stata divisa da due arconi traversali triforati a sostegno della copertura del tetto a due falde che risulta a vista e copre l’intero edificio. L’interno è intonacato e pitturato ornato da cornici aggettanti e contiene al suo interno quattro altari nelle navate laterali e due altari nelle testate del transetto, che a causa dell’incendio hanno perso la loro originaria bellezza. Negli altari sono presenti opere e affreschi risalenti alla seconda metà del seicento.
Facciata
La facciata ha un profilo piano coronato da una cornice, è intonacata ma lascia in vista tutti i blocchi di pietra angolari. Al centro si trova il portone di ingresso in legno contenuto in un portale architravato in travertino sormontato da con timpano triangolare. Sono presenti due finestre laterali e un oculo centrale posto poco sotto la linea di gronda. L’ ingresso della Chiesa è posto a circa 4 metri sopra il piano stradale e parte integrante della facciata sono le due rampe di scale distinte che immettono al piccolo sagrato.
Impianto planimetrico
L’impianto planimetrico si presenta con pianta a croce latina, con tre absidi semicircolari emergenti ricoperte da calotte semisferiche, una centrale nel presbiterio e due laterali nel transetto; all’interno di esso per motivi statici a sostegno della copertura troviamo tre archi trasversali a tre campate a sostegno della copertura che dividono la chiesa in tre navate, una maggiore e due minori.
Struttura e coperture
La Chiesa è costruita in muratura portante. La muratura è visibile nelle pareti laterali e absidali esterne ed è composta da pietra calcarea di piccole dimensioni in letti di malta. La copertura è costituita da un tetto a vista composto da due falde ricoperto da tegole in laterizio e sostenuto da tre archi trasversali; le tre absidi semicircolari sono coperte internamente da una calotta semisferica e esternamente da una falda inclinata coperte da tegole in laterizio.
Campanile
Il campanile posto a sinistra della facciata è a base quadrata ed è alto circa 37 metri. Costruito nel XVII Secolo è composto da una torre suddivisa in quattro ordini con una base che costituisce il primo ordine a contrafforte, che fonti riferiscono essere una parte dell’antico castello di Toffia, e una cella campanaria in laterizio con lesene e capitelli dorici e con il tetto a cupoletta; la torre è costruita in pietra locale e seguendo lo stile della facciata è intonacata ma lascia in vista gli angolari in pietra; sono presenti nella torre delle finestre nel secondo e terzo ordine e un orologio funzionante e la cella campanaria è dotata di quattro campane.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione della chiesa è composta da mattoni quadrati in cotto.
Interni
L’interno della Chiesa si presenta intonacato e pitturato, caratterizzato da una serie di modanature e cornici lungo le pareti laterali e gli archi . Al suo interno e lungo le pareti delle navate laterali sono presenti quattro altari in stucco e semplicemente tinteggiate composti da mense, colonne a sostegno di timpani ad arco spezzati ripristinati dopo l’incendio che ha distrutto l’edificio e contenenti opere pittoriche del secondo cinquecento: il primo a sinistra è dedicato alla Madonna del Rosario con al suo interno una pala rappresentante la Vergine con Bambino; il secondo a sinistra è dedicato anch’esso alla Vergine con al centro un affresco rivenuto dopo i restauri rappresentante l’Immacolata concezione tra i Santi Pietro, Paolo e Antonio da Padova attribuito a Vincenzo Manenti; il primo altare a destra in prossimità dell’ingresso troviamo un affresco del Manenti rappresentante la Madonna del Rosario, intorno nei piccoli quadri che fanno da cornice vi sono raffigurati i misteri del rosario; nel secondo a destra in prossimità è dedicato alla Sacra famiglia e a S. Stefano e troviamo al centro un opera rappresentante la Vergine Maria con S. Stefano e un riquadro in basso a sinistra rappresentante il martirio di S. Stefano; in prossimità dell’ingresso sia a destra che a sinistra sono presenti due piccole nicchie dove sono custoditi due crocifissi deturpati dall’incendio, uno dei quali faceva parte dell’altare maggiore andato perduto.
I due altari e le calotte delle due absidi laterali invece si presentano decorate a stucco ,in particolare la cappella a sinistra, dedicato alla Madonna della Speranza si presenta ornata e arricchita dagli affreschi di Vincenzo Manenti, al centro una copia dell’immagine di “Maria della Speranza” , (l’originale opera del pittore Carlo Dolci è andato perduto nell’incendio) nel catino troviamo due affreschi rappresentanti Elia rapito dal carro di fuoco e S. Giovanni Damasceno, nella calotta troviamo la Fuga in Egitto e l’Incoronazione della Vergine mentre nel sott’arco troviamo rappresentati dei Santi tra cui Pietro, Lucia e Caterina da Siena, infine sopra la mensa troviamo la custodia eucaristica; nel secondo abside a destra sono rimaste le decorazioni a stucco ma tutto l’aspetto pittorico compresi gli affreschi sono andati perduti, sotto l’altare troviamo le reliquie di santa Cristina una volta custodite nell’antica chiesa di San Lorenzo.
Adeguamento liturgico
presbiterio - intervento strutturale (1970)
prima della riforma liturgica la chiesa presentava un altare maggiore in marmo composto da colonne scanalate a sostegno di una trabeazione con timpano contenente al centro un crocifisso; al centro e annesso ad esso la mensa mentre nell’abside era collocato un coro ligneo, dopo la riforma è stata separata la mensa a cofano dall’altare e disposta verso il popolo.