chiese italiane censimento chiese edifici di culto edifici sacri beni immobili patrimonio ecclesiastico beni culturali ecclesiastici beni culturali della Chiesa cattolica edilizia di culto restauro adeguamento liturgico Monterotondo Sabina - Poggio Mirteto chiesa parrocchiale S. Maria Maddalena Parrocchia di Santa Maria Maddalena Facciata; Impianto planimetrico; Struttura e coperture; Campanile; Pavimenti e pavimentazioni; interni presbiterio - aggiunta arredo (1970-1980) XVII - XVII(menzione intero bene); XVII - XVIII(decorazioni intero bene); 1629 - 1629(costruzione intero bene); 1630 - 1630(costruzione intero bene); 1639 - 1641(completamento lavori intero bene); 1845 - 1845(consacrazione intero bene); 1960 - 1970(restauri intero bene)
Chiesa di Santa Maria Maddalena
Tipologia e qualificazione
chiesa parrocchiale
Denominazione
Chiesa di Santa Maria Maddalena <Monterotondo>
Altre denominazioni
S. Maria Maddalena
Ambito culturale (ruolo)
maestranze sabine (costruzione chiesa)
Notizie Storiche
XVII (menzione intero bene)
nel 1626, quando i Barberini comprarono il feudo di Monterotondo dagli Orsini si trovarono a dover fronteggiare la decisione presa dal “Consiglio Cittadino” già nel 1621, ancora al tempo degli Orsini: la costruzione di una nuova chiesa piuttosto che la restaurazione e l’ampliamento di quella consacrata cinque secoli prima. Infatti erano aumentati il numero ed il benessere della popolazione e affianco dell’antico “castello” stava sorgendo il “borgo”. L’antica chiesa parrocchiale risultò inadeguata soprattutto quando il papa Urbano VIII venne a Monterotondo per visitare l’illustre nuovo feudo dei suoi parenti.
XVII - XVIII (decorazioni intero bene)
la decorazione del Duomo, sia per gli affreschi che per gli stucchi è legata ai marchesi Del Grillo che ricomprarono Monterotondo dai Barberini il 3 novembre 1699 e ne tennero la signoria per 115 anni.
1629 (costruzione intero bene)
nel maggio 1629 il cardinale Carlo Madruzzi, durante la visita pastorale approvò la costruzione della nuova chiesa.
nemmeno un anno dopo l’approvazione ebbero luogo i riti della benedizione e della collocazione della prima pietra (sabato 16 giugno 1629).
1630 (costruzione intero bene)
il duca Carlo morì improvvisamente a Bologna il 26 febbraio 1630, a costruzione appena avviata. La grande lapide che campeggia sulla porta centrale del Duomo ci ricorda che l’opera venne portata avanti dal figlio Taddeo, il quale aggiunse del suo alla somma già stabilita dal padre. La costruzione fu complicata innanzitutto dalle spese e dai problemi che si dovettero affrontare per chiudere Duomo e borgo dentro la cinta muraria. Inoltre il duca Taddeo non aveva più molto a cuore Monterotondo perché proprio nel 1630 aveva comprato il principato di Palestrina: gli premeva di più il titolo di principe di Palestrina che quello di duca di Monterotondo. A richiamare al dovere il nipote provvide severamente il papa Urbano VIII che gli intimò di portare presto a termine la costruzione del Duomo, pena la scomunica.
1639 - 1641 (completamento lavori intero bene)
la lapide ci assicura che l’intero lavoro edilizio, liturgico, giuridico, poteva dirsi condotto a termine nel 1639, quando Urbano VIII mandò un suo visitatore per controllare se il Duomo era finalmente agibile e provvisto di tutto il necessario al culto. Avutane relazione affermativa, dichiarava il Duomo aperto al culto il 21 ottobre 1639. Lui stesso, Papa Urbano VIII venne in Duomo nella sua visita del 1641, quando regalò al Duomo il campanone di undici quintali e vari paramenti sacri.
1845 (consacrazione intero bene)
il Duomo così decorosamente sistemato venne consacrato il 5 ottobre 1845 dal cardinale Luigi Lambruschini, vescovo di Sabina e Segretario di Stato, il giorno prima della venuta a Monterotondo del papa Gregorio XVI.
1960 - 1970 (restauri intero bene)
nel corso dei restauri volti ad assicurare la stabilità dell'edificio eseguiti negli anni Sessanta del XX secolo sono state decorate le cappelle del presbiterio con tempere e finti stucchi.
Descrizione
Aperta al culto il 21 ottobre 1639 in sostituzione di una vecchia chiesa ormai troppo piccola per ricoprire le esigenze dei fedeli e arricchita e restaurata intorno alla metà del XIX, la chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena si trova a ridosso del nucleo storico di Monterotondo. La facciata, che prospetta su una larga piazza, si presenta divisa in due ordini ed è tripartita, è scandita da una serie di paraste e cornici in laterizio a sostegno di cornici aggettanti mentre il resto della facciata è intonacata e pitturata. Il corpo principale che coincide con l’unica navata, presenta un profilo a capanna con timpano triangolare mentre i due corpi laterali, coincidenti con le cappelle della navata, sono collegati al corpo centrale tramite raccordi curvi. L'edificio, costruito in muratura portante, ha una pianta a croce latina a navata unica con sei cappelle laterali comunicanti, e con abside distinto con terminazione semi circolare interno al complesso parrocchiale. Tutti le parti dell’edificio sono coperti da volta a botte in particolare il catino absidale termina con una calotta semisferica. Tutto l’intero edificio presenta degli stucchi posti in opera in parte a metà del XIX secolo e realizzati da artigiani del luogo che mettono in evidenza gli elementi architettonici; le lesene poste a sostegno della cornice aggettante posta sulla linea di imposta della volte, sono dipinte a finto marmo nella navata, scanalate nel transetto, nel presbiterio con capitelli compositi. Nella volta della navata troviamo il grande affresco rappresentante l’Assunzione della Beata Vergine Maria attribuito a Domenico Pistrini. Sulla volta dell’abside presbiteriale un rosone di stucco incornicia la gloria di Santa Maria Maddalena ai piedi della Ss. Trinità. Al centro della calotta absidale troviamo contornata da un ricco stucco di nubi e raggi coloro oro, la Colomba simbolo dello Spirito Santo; sempre nel presbiterio sono presenti tre affreschi rappresentanti Maria Maddalena. In alcune cappelle sono custodite opere pittoriche, in particolare nella seconda a sinistra troviamo un quadro raffiguranti i Santi Luca, Michele, Filippo e Giacomo attribuito a Carlo Maratta; sopra la cantoria è presente un organo monumentale datato XIX secolo e recentemente restaurato.
Facciata
La facciata si presenta divisa in due ordini e tripartita, il primo ordine è scandito da una serie di paraste in laterizio con capitelli in stile dorico a sostegno di cornici aggettanti, il secondo ordine presenta delle semplici paraste e cornici in laterizio a circoscrivere lo spazio,mentre il resto della facciata è intonacata e pitturata. Il corpo principale che coincide con l’unica navata presenta un profilo a capanna con timpano triangolare mentre i due corpi laterali, coincidenti con le cappelle della navata, sono collegati al corpo centrale tramite raccordi curvi. Sono presenti tre portoni inseriti in cornici in pietra con timpani, triangolari i laterali, curvo il portone principale. Al centro oltre al finestrone con raffigurata l’immagine di S. Maria Maddalena troviamo la lapide commemorativa della dedicazione riportante la data “1639” mentre nel timpano è presente lo stemma dei Barberini.
Impianto planimetrico
L'edificio ha una pianta a croce latina a navata unica con sei cappelle laterali comunicanti e con presbiterio distinto a terminazione semi circolare interno al complesso parrocchiale. A destra del presbiterio troviamo la sacrestia mentre a sinistra sono presenti dei locali.
Struttura e coperture
La struttura muraria è composta da una muratura portante. Alcune lacune di intonaco lasciano intravedere la composizione in pietrame di cava. Tutti le parti dell’edificio sono coperti da volta a botte, in particolare la navata centrale è coperta da una volta a botte con sei lunette, il presbiterio è coperto da una volta botte con calotta semisferica. Lungo le pareti laterali esterne sono presenti dei contrafforti a sostegno della volta della navata centrale. La navata centrale è coperta da un tetto a due falde coperte da tegole in laterizio, mentre le cappelle laterali sono coperte da una sola falda inclinata e il presbiterio è coperto da un tetto a padiglione.
Campanile
A destra del presbiterio inserito nel complesso parrocchiale è presente una torre campanaria emergente in altezza, ad una fornice e con copertura a cupoletta.
Pavimenti e pavimentazioni
Il pavimento della chiesa è composto piastrelle in cementite rosso, bianco grigio scuro poste secondo un ordine geometrico nella navata centrale, a rombo nelle cappelle e nel presbiterio fatta eccezione per la seconda e terza cappella laterale destra che presentano un pavimento in marmo.
interni
Tutto l’intero edificio presenta degli stucchi realizzati in parte a metà del XIX secolo e realizzati da artigiani del luogo che mettono in evidenza gli elementi architettonici come archi, cornicioni, ante; ornano i finestroni, riquadrano e scandiscono le ampie superfici, incorniciano gli affreschi. Le lesene presenti nei piloni che dividono le cappelle sono dipinte a finto marmo nella navata mentre sono dipinte a scanalature nel transetto e nel presbiterio mentre i capitelli sono compositi a sostegno della cornice aggettante posta sulla linea di imposta delle volte. Nella volta della navata avvolta in cornice rettangolare modulata e dorata racchiude il grande affresco rappresenta l’Assunzione della Beata Vergine Maria attribuito a Domenico Pistrini. Sempre nella volta della navata centrale, ma longitudinalmente al transetto, un affresco rappresenta le tre virtù teologali. nelle lunette di stucco complementari alla cornice del dipinto, quattro piccoli affreschi rappresentano le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza.
Sulla volta absidale un rosone di stucco incornicia la gloria di Santa Maria Maddalena ai piedi della Ss. Trinità. L’abside è illuminata da tre finestre in vetri policroni. Al centro della calotta absidale troviamo contornata da un ricco stucco di nubi la Colomba simbolo dello Spirito Santo, richiamo a quella presente nella Cattedra di S. Pietro in Vaticano del Bernini; nelle altre due finestre nel catino troviamo l’immagine dei SS. Apostoli Giacomo il Minore a sinistra e Filippo a destra. Queste due finestre intervallano i tre affreschi della parete dell’abside: a sinistra la Maddalena, a destra l’episodio evangelico della Maddalena ai piedi del sepolcro vuoto; al centro, in una cornice più modulata e più ricca, la Maddalena penitente. In alcune cappelle sono custodite opere pittoriche; nella seconda cappella a sinistra troviamo una raffigurazione con i Santi Luca, Michele Filippo e Giacomo attribuito a Carlo Maratta; sopra la cantoria è presente un organo monumentale datato XIX secolo e recentemente restaurato.
Adeguamento liturgico
presbiterio - aggiunta arredo (1970-1980)
La mensa dell'altare maggiore è ricavato da un sarcofago romano ornato da scanalature sinuose parallele in marmo bianco. Dietro è possibile leggere la data di consacrazione della mensa “5 ottobre 1845”. Per consentire la celebrazione secondo le indicazioni liturgiche post conciliari è stata realizzata una nuova pedana in legno posta alle spalle della mensa.
L’ambone è in legno mentre la custodia Eucaristica è sita nel transetto di sinistra. Nel presbiterio, dietro all'altare c’è un coro con scranni in legno.