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Ruvo di Puglia
Molfetta - Ruvo - Giovinazzo - Terlizzi
chiesa
parrocchiale
Santa Maria Assunta
Parrocchia di Santa Maria Assunta
Esterno; Campanile; Cripta/Locali interrati; Pianta; Coperture; Elementi decorativi; Arredi; Pavimenti e pavimentazioni; Utilizzo
altare - intervento strutturale (1899)
I - I(fondazione carattere generale); V - VI(preesistenze carattere generale); XI - XI(preesistenze carattere generale); XII - XIII(costruzione carattere generale); XVI - XVII(costruzione ala sinistra); 1744 - 1744(costruzione ala destra); 1749 - 1749(rifacimento soffitto); 1897 - 1935(restauro intero bene); 1974 - 1975(scavi ipogeo)
Chiesa di Santa Maria Assunta
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di Santa Maria Assunta <Ruvo di Puglia>
Altre denominazioni Chiesa concattedrale di Santa Maria Assunta
Ambito culturale (ruolo)
maestranze pugliesi (costruzione)
Notizie Storiche

 (fondazione carattere generale)

Secondo la tradizione popolare la Diocesi di Ruvo fu fondata da San Cleto, primo vescovo di Ruvo, in seguito divenuto vescovo di Roma e quindi papa.

V - VI (preesistenze carattere generale)

Risalgono all'epoca tardo-antica alcune tracce di un edificio che forse fungeva da luogo di culto.

XI  (preesistenze carattere generale)

Risale probabilmente a questo periodo la costruzione di un luogo di culto proto-romanico forse impostato sui modelli cassinesi.

XII - XIII (costruzione carattere generale)

Sul finire del XII secolo il precedente edificio fu abbattuto per costruire una più ampia cattedrale a tre navate con transetto, priva di matroneo. La chiesa viene arricchita di sculture in facciata e negli inerni.

XVI - XVII (costruzione ala sinistra)

All'edificio romanico vengono addossate alcune cappelle laterali alla navata sinistra di cui una dedicata al Santissimo Sacramento, una a San Biagio e un'altra alla Santissima Trinità.

1744  (costruzione ala destra)

Il vescovo Giulio De Turris apre nuove cappelle laterali sulla navata destra provocando l'ampliamento della facciata principale.

1749  (rifacimento soffitto)

La chiesa fu dotata nel 1749 del controsoffitto ligneo decorato con tele del pittore Luca Alvese.

1897 - 1935 (restauro intero bene)

Sotto la direzione dell'architetto Ettore Bernich vengono operati una serie di "restauri" di ripristino volti a rimuovere gli affredi barocchi. In questa occasione viene distrutta la maestosa macchina lignea dell'altare maggiore e inserito un ciborio costruito in stile come copia di quello della basilica di San Nicola di Bari. Viene distrutto il controsoffitto in legno con le tele dell'Alvese. Vengono abbattute le cappelle laterali con eccezione di quella del Santissimo. Inoltre fu liberato del palco il basamento della Cattedrale inserito a causa del dislivello di un metro tra il pavimento della chiesa e il manto stradale dovuto alla distruzione di Ruvo del Medioevo. Furono ricostruite in stile come restauri mimetici, alcune sculture del portale.

1974 - 1975 (scavi ipogeo)

Vengono eseguite indagini archeologiche tra il 1974 e il 1975 portarono alla scoperta del ricco sottosuolo dell'ipogeo della cattedrale.
Descrizione

La concattedrale di Ruvo di Puglia, intitolata a Santa Maria Assunta, rappresenta uno dei principali esempi di architettura romanica in Italia meridionale. La sua costruzione risale al periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, con successivi interventi e modifiche nel corso del tempo. A essa si giunge attraverso un dedalo di strette vie medievali che si aprono all’improvviso su una splendida piazzetta semicircolare su cui si eleva la singolare facciata. Fu eretta sull’area di due edifici più antichi rinvenuti nei recenti scavi archeologici al di sotto dell’attuale piano di calpestio: un più antico edificio databile all’età tardoantica su cui fu innalzata entro l’XI secolo una chiesa vescovile a pianta basilicale, con pilastri circolari e cruciformi affrescati. La costruzione del nuovo edificio ebbe inizio nel tardo XII secolo, per essere completata nel pieno Duecento svevo, ponendosi a cavallo tra quei due singolari fenomeni che furono il Romanico pugliese e il Gotico svevo. Nel lungo protrarsi dei lavori il progetto iniziale fu più volte modificato: a impianto basilicale a tre navate, conclusa da un transetto ad aula unica sotto la quale si sarebbe estesa una cripta a sala, la costruzione sfruttò in parte i sostegni dell’edificio preesistente, del quale seguì l’allineamento e l’orientamento. In seguito si impostarono i falsi matronei, mai conclusi, che però comportarono un notevole e sproporzionato innalzamento della parte centrale della costruzione. In età sveva si realizzò un ballatoio su mensole sostitutivo dei matronei non praticabili, la decorazione scultorea dei tre portali e la serie di mensole figurate del fianco meridionale. Isolato dalla chiesa sorge il campanile del XI secolo, in origine torre di vedetta verso la costa di Molfetta facente parte del sistema di fortificazioni normanne; rovinato da un fulmine nella parte superiore fu rifatta nel corso del Settecento. Oggi l’interno si presenta a impianto basilicale a tre navate, divise da pilastri polistili di diversa fattura, sul cui fondo si aprono tre alte absidi visibili all’esterno; di fianco alle navate laterali si aprono alcune cappelle del Cinquecento e del Seicento. Il ciborio fu ricostruito dopo il restauro del 1899. Alcuni interventi di restauro negli anni Settanta hanno permesso di portare alla luce importanti resti nell'area ipogea.
Esterno
La facciata, a salienti e tipicamente romanica, presenta tre portali realizzati da maestranze locali: quello centrale, di dimensioni maggiori, è decorato con bassorilievi nell’intradosso. Nell’arco più esterno è raffigurato Cristo affiancato da due pellegrini, dalla Madonna e da San Giovanni Battista, circondati da figure angeliche e dai dodici apostoli. Nel secondo arco spicca l’Agnus Dei, simbolo dell’innocenza di Cristo, accompagnato dai segni dei quattro Evangelisti. L’arco interno, invece, mostra due pavoni intenti a beccare un grappolo d’uva, chiaro richiamo all’eucaristia. Il portale centrale è inoltre affiancato da due colonnine sormontate da grifi, simboli dell’ascesa dell’anima verso Dio, poggianti su leoni stilofori, a loro volta sostenuti da telamoni. I due portali laterali, più semplici e di dimensioni ridotte, sono delimitati da mezze colonne che sostengono archi a sesto acuto. La facciata è arricchita da numerosi elementi lapidei e trova uno dei suoi punti più significativi in una bifora decorata con il bassorilievo dell’Arcangelo Michele nell’atto di sconfiggere il demonio. Poco sopra si apre un piccolo rosone traforato, circondato da figure angeliche e demoniache, interpretabile come una sorta di ruota della fortuna. Lungo la struttura si sviluppano anche archetti pensili ornati da motivi umani, zoomorfi e fitomorfi. Elemento dominante è il grande rosone a dodici colonnine, finemente lavorate e sovrapposte a una lamina metallica traforata, realizzata nel Cinquecento da una bottega locale. Al di sopra del rosone si trova una figura seduta di difficile interpretazione, talvolta identificata con Roberto II di Bassavilla, ritenuto finanziatore della chiesa. A coronamento della facciata, infine, si erge una statuetta del Cristo Redentore che regge una bandierina segnavento.
Campanile
Il campanile fu edificato nel X secolo dunque in epoca precedente alla concattedrale, con funzione originaria di torre difensiva e di avvistamento. Dalla sua sommità era infatti possibile controllare l’intera pianura fino al mare Adriatico. Inizialmente la struttura si sviluppava su tre piani; nel XVIII secolo ne furono aggiunti altri due, realizzati in continuità stilistica con quelli originari. La torre faceva parte del sistema difensivo dell’antico borgo di Ruvo e solo successivamente, con la costruzione della concattedrale venne adattata a campanile. L’edificio ha una pianta quadrata, con lati di 6 metri, e raggiunge un’altezza di 36,85 metri. A circa 5 metri sotto il livello del suolo si trova una cisterna destinata alla raccolta dell’acqua piovana, elemento fondamentale per garantire la sopravvivenza in caso di assedio. Dopo l’Unità d’Italia, il campanile fu riconosciuto come monumento nazionale. Oggi la torre ospita tre campane.
Cripta/Locali interrati
Gli ampi spazi dell'ipogeo sono venuti alla luce a seguito delle indagini archeologiche condotte tra il 1974 e il 1975. Negli scavi sono rilevabili tracce di un luogo frequentato nel corso dei secoli da Peuceti, Romani e comunità medievali. ell’ipogeo, infatti, sono state rinvenute tombe appartenenti a queste civiltà, oltre a sepolture di membri delle confraternite locali. All’età peuceta risalgono alcune tombe con corredi funerari modesti, che suggeriscono la presenza di una necropoli e di un insediamento, anche grazie al ritrovamento di una fornace. Di epoca romana sono invece i due pavimenti a mosaico, che fanno ipotizzare l’esistenza di una domus costruita nel II secolo e ampliata nel III. Al periodo medievale appartengono due tombe ricche di monili e alcuni pilastri di un antico edificio o chiesa, sui quali poggia l’attuale cattedrale.
Pianta
La chiesa, costruita secondo una pianta a croce latina, è composta da un corpo longitudinale suddiviso in tre navate, che si concludono con tre absidi situate nell’area del transetto. La navata centrale è separata da quelle laterali tramite una serie di pilastri a forma cruciforme.
Coperture
La navata centrale e il transetto presentano una copertura a capriate in legno, mentre le due navate laterali sono coperte da volte a crociera. Esternamente la chiesa è coperta da un tetto a doppio spioventi con tegole e coppi in laterizio
Elementi decorativi
Ricco apparato decorativo dei capitelli della chiesa.
Arredi
La cattedrale custodisce numerose opere d’arte di grande valore. Tra queste spicca la statua lignea policroma di San Biagio, patrono della città, databile agli inizi del XVII secolo e attribuibile ad un ignoto maestro napoletano. Di particolare rilievo è anche il braccio reliquiario in argento contenente frammenti ossei dello stesso santo. Completano il patrimonio artistico un affresco del XV secolo con la Vergine col Bambino e San Sebastiano; la tavola della Vergine di Costantinopoli, firmata “ZT” e commissionata dalla famiglia Pagano-De Leo; un pregevole crocifisso ligneo del XVI secolo; la statua in pietra di San Lorenzo, anch’essa cinquecentesca; un affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino e il Martirio di San Sebastiano; una tela dell’Adorazione dei pastori attribuita alla bottega di Marco Pino da Siena; e tracce di affreschi con santi e la Madonna della Misericordia. Il tesoro della concattedrale comprende inoltre numerosi oggetti in argento e paramenti sacri in tessuto. Tra i manufatti più significativi si segnalano un ostensorio con la figura della Fede fusa a tutto tondo, una croce astile d’argento e varie suppellettili liturgiche come calici, patene e pissidi. È inoltre conservata una statua argentea di San Rocco, realizzata dallo scultore napoletano Giuseppe Sammartino.
Pavimenti e pavimentazioni
La chiesa presenta una pavimentazione in lastre di pietra di forma regolare.
Utilizzo
La chiesa è sede parrocchiale e concattedrale con sede del Capitolo, ricoprendo le funzioni tipiche dei due enti. In particolare hanno luogo in Cattedrale i festeggiamenti per il Santo Patrono San Biagio, la festa del Corpus Domini e il suo Ottavario e la festa del Sacro Cuore di gesù.
Adeguamento liturgico

altare - intervento strutturale (1899)
Con progetto dell'architetto Ettore Bernich viene abbattuta e distrutta la grandiosa macchina barocca dell'altare maggiore che occupava l'intera abside e viene costruito un nuovo altare basilicale neoromanico sormontato da un ciborio in pietra imitante quello della basilica di San Nicola di Bari. Non essendo addossato alla parete, questo nuovo altare è risultato idoneo anche alla celebrazione eucaristica rivolta verso il popolo così come da riforma liturgica del Concilio Vaticano II
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