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Molfetta
Molfetta - Ruvo - Giovinazzo - Terlizzi
basilica
parrocchiale
Madonna dei Martiri
Parrocchia di Madonna dei Martiri
Esterno; Campanile; Struttura; Pianta; Coperture; Arredi; Pavimenti e pavimentazioni; Utilizzo
presbiterio - aggiunta arredo (1965-1970)
XII - XIV(notizie generali intero bene); 1162 - 1162(inizio lavori intero bene); 1503 - 1503(costruzione cripta); 1829 - 1829(insediamento carattere generale); 1829 - 1858(ampliamento. intero bene); 1854 - 1854(ricostruzione campanile); 1893 - 1893(costruzione sagrato); 1898 - 1898(completamento facciata); 1921 - 1921(notizie generali carattere generale); 1962 - 1966(restauri intero bene); 1987 - 1987(notizie generali carattere generale); 1987 - 1989(restauro interno)
Basilica della Madonna dei Martiri
Tipologia e qualificazione basilica parrocchiale
Denominazione Basilica della Madonna dei Martiri <Molfetta>
Altre denominazioni Chiesa di Santa Maria dei Martiri
Santuario della Madonna dei Martiri
Ambito culturale (ruolo)
maestranze pugliesi (costruzione)
Notizie Storiche

XII - XIV (notizie generali intero bene)

La chiesa viene ampliata nel suo arredo e aspetto decorativo.

1162  (inizio lavori intero bene)

L'attuale chiesa è sorta sulla carnaria del Monastero di Santa Maria e San Giovanni nel 1162. La prima pietra, benedetta dal vescovo di Ruvo Ursone, fu posta nel marzo e la chiesa fu dedicata a Santa Maria dei Martiri. La primitiva chiesa consisteva in dueaule voltate a calotta sferica e cinque cappelle laterali squadrate.

1503  (costruzione cripta)

Nel 1503 il patrizio Bernardino Lepore di ritorno dalla Terra Santa fece costruire una cripta su disegno conforme alla pianta del SS. Sepolcro in Gerusalemme, impiegando 62 pietre portate dai luoghi santi.

1829  (insediamento carattere generale)

Per volere del vescovo mons. Filippo del Giudice Caracciolo, nella chiesa si insediano i Frati Minori.

1829 - 1858 (ampliamento. intero bene)

La chiesa è sottoposta a consistenti lavori di ampliamento in stile neoclassico.

1854  (ricostruzione campanile)

Nel 1854 la vecchia torre campanaria venne demolita e sostituita dall'attuale campanile conforme allo stile della chiesa.

1893  (costruzione sagrato)

Nel 1893 fu costruito il sagrato a spese della Commissione Feste Patronali.

1898  (completamento facciata)

Nel 1898 fu completato il prospetto principale volto ad oriente.

1921  (notizie generali carattere generale)

Un nuovo progetto di ampliamento dell'ingegnere Matteo de Candia non trovò attuazione.

1962 - 1966 (restauri intero bene)

Vengono realizzati lavori di restauro della chiesa.

1987  (notizie generali carattere generale)

Il santuario è elevato al rango di Basilica Pontificia Minore.

1987 - 1989 (restauro interno)

Lavori di restauro alle coperture e ai pavimenti per riparazione di danni alluvionali. Vengono eseguiti alcuni scavi che portano alla luce elementi strutturali.
Descrizione

La basilica della Madonna dei Martiri di Molfetta è uno dei santuari più importanti della Puglia, situato a circa 2 km dal centro storico, affacciato direttamente sul mare. È un complesso monumentale che fonde stili architettonici diversi, dal romanico-gotico originale al neoclassico dell'Ottocento, ed è profondamente legato alla storia dei crociati e dei pellegrini in viaggio verso la Terra Santa. La chiesa presenta una facciata ottocentesca con pianta longitudinale a tre navate, presbiterio e coro.
Esterno
La facciata della chiesa, rivolta ad oriente, è in stile neoclassico in liscia pietra locale, divisa in due ordini da una grande cornice aggettante. La sua superficie è movimentata da paraste, che si susseguono con un ritmo regolare. Il piano inferiore è tripartito. Al centro è il portale e due profonde nicchie vuote sono collocate simmetricamente ai suoi lati. In esse sono collocate le statue in marmo dei Santi Francesco e Chiara d’Assisi, realizzate nel 2000 dallo scultore Mauro Mezzina. Anche il piano superiore della facciata è composto da tre parti, di cui la centrale, delimitata da paraste binate, si eleva sulle laterali e, completata da un timpano, contiene un'ampia trifora inserita in un aggetto. Le due parti laterali contengono ciascuna al centro un finto oculo che presenta all'interno una croce raggiata.
Campanile
L'attuale campanile in stile neoclassico fu costruito nel 1854 rimpiegando in parte il materiale della vecchia torre demolita.
Struttura
Nell'atrio del convento e della nuova chiesa si entra passando per un arco a sesto acuto, che fa da portale al muro di cinta. In una edicola sull'arco vi è un altorilievo in pietra locale raffigurante la Vergine con il Bambino. Una cornice in pietra di stile rinascimentale abbellisce il vano. Nell'atrio c'è anche una porta minore aperta sulla navata sinistra della nuova chiesa. Sul muro di cinta del giardino si notano gli stemmi di Raimondello del Balzo Orsini, Signore di Molfetta presumibilmente dal 1387 al 1406, e dei vescovi Nicolò Albus (1375-1384), Simone Alopa (1386-1401), Andrea de Rocca (1433-1472), Giacomo Ponzetti (1518-1553), Maiorano Maiorani (1566-1597), Francesco de Marinis (1666-1670), Carlo Loffredi (1670-1691), Giovanni degli Effetti (1701-1711), Fabrizio Antonio Salerni (1714-1754), tutti originariamente sulla facciata principale della chiesa romanica. Il convento dei Riformati, costruito a partire dal 1826, fu portato a termine nel 1845. La fabbrica, di stile settecentesco, assai semplice, ma elegante e signorile, è costituita da un pianterreno e da un primo piano. Al centro è il chiostro rettangolare formato da archi a tutto sesto, che poggiano su pilastri di quattro ordini, sette per i lati da nord a sud e sei per i lati da est a ovest. L'attuale sala-convegni, ristrutturata nel 1955, corrisponde alle antiche stanze della servitù.
Pianta
La chiesa neoclassica ha tre navate, l'altare maggiore con l'icona della Vergine, il coro, due cappelle laterali, quelle della Madonna del Rosario e del Santo Sepolcro, e cinque altari secondari. Le navate, avambraccio della croce latina della chiesa, fanno corpo con il cappellone, ove è l'altare della Vergine, per mezzo di un arco a sesto acuto, che dal piano si eleva fin sotto la volta della navata centrale.
Coperture
La navata è coperta da una maestosa volta a botte, mentre l'abside da una calotta e presbiterio con cupola. Esternamente la copertura è a doppia falda.
Arredi
Ai lati dell'ingresso principale sono due tele di evidente estrazione giaquintesca, specificatamente riconducibili alla bottega di Nicola Porta, raffiguranti la Visitazione il Transito di S. Giuseppe. Dello stesso autore è l'Epifania sulla porta secondaria. Gli altari ottocenteschi, in marmo policromo, sono, a sinistra di chi entra dalla porta maggiore, l'altare del Santissimo Crocifisso, con l'immagine del medesimo in legno, e l'altare della Santissima Annunziata, con l'omonima pala d'altare e, a destra, l'altare della Madonna del Soccorso, l'altare di S. Francesco e l'altare dell'Immacolata, eretto nel 1850 dal primicerio Angelo Sallustio, sovrastati dalle omonime tele. Il Crocifisso, proveniente dall'antica cappella superiore di S. Leonardo e databile alla fine del secolo XIV-primi del XV, per la drammaticità espressa con pacatezza, per la finezza e l'eleganza dell'esecuzione è una delle più belle sculture lignee dell'epoca. La tela dell'Annunciazione, della fine del XVI secolo, è comunemente attribuita ad un pittore veneto. Si giunge così al cinquecentesco altare del Rosario voluto dal vescovo Maiorano Maiorani. La pala, eseguita nel 1574, è attribuita al pittore Michele Damasceno. L'altare maggiore in marmi policromi, del 1743, è di ignoto scultore napoletano. Alle spalle è il coro ottocentesco in noce, risalente all'ingresso dei Francescani nel santuario. L'edicola della Madonna dei Martiri che sormonta l'altare, voluta da mons. Bovio, vescovo di Molfetta nel 1608, è opera di un ignoto marmoraro e sostituì la precedente ora murata su una parete della sacrestia. L'icona della Vergine con il Bambino, centro della devozione popolare, è una tempera su tavola di 98.5 x 68 cm e segue il tipo iconografico della Vergine della tenerezza. Con molta cautela si azzarda una datazione entro i primi del XIV secolo. A destra dell'altare maggiore è la cappella del Santo Sepolcro. Secondo la tradizione, nell'anno 1503 il nobile Bernardino Lepore, recatosi per la seconda volta in pellegrinaggio a Gerusalemme, desiderò far sorgere nella chiesa di S. Maria dei Martiri un sepolcro di Cristo simile a quello venerato nella Città Santa e per tale scopo, di ritorno dalla Palestina, portò con sé 62 pietre. Gli autori più antichi, invece, indicano in Francesco Lepore il fondatore del sacello e il de Santis ne fa arretrare la data di costruzione all'ultimo trentennio del Quattrocento. Francesco Marinelli, che fu il primo a menzionare il Santo Sepolcro, non cita le pietre portate da Gerusalemme. Il sepolcro attuale non è quello originario. Si scende per tre gradini e si entra in un angusto vano rettangolare ove è la statua di Gesù morto del 1761, in marmo, collocata in sostituzione di quella precedente in legno, originariamente non presente. In fondo alla navata destra è la statua del 1840 in legno dello scultore Giuseppe Verzella, raffigurante la Madonna dei Martiri. In chiesa, proseguendo verso l'uscita si trova la pala dell'Immacolata sull'altare omonimo. Accanto è l'altare di S. Francesco con l'opera omonima del contemporaneo pittore molfettese Nicola D'Elia, al quale fu affidato l'incarico di sostituire le tre tele di Nicola Porta rubate nel 1978 e raffiguranti S. Francesco, S. Nicola e S. Corrado. Accanto all'ingresso centrale è, infine, l'altare con tela di autore ignoto della fine del XVII secolo della Madonna del Carmine tra San Corrado e Sant’Antonio. La cantoria all'ingresso, poggiata su due colonne corinzie, fu costruita e rivestita in stucco lucido nel 1924.
Pavimenti e pavimentazioni
Pavimentazione composta da chianche di pietra locale squadrata e levigata.
Utilizzo
La chiesa, insignita della qualifica di basilica, è sede conventuale e sede parrocchiale e pertanto svolge le tipiche funzioni a ciò derivanti. Nel mese di settembre, inoltre, è al centro dei festettiamenti in onore della Madonna dei Martiri, compatrona della città.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (1965-1970)
In conseguenza delle disposizioni relative al Concilio Vaticano II, si dotò il presbiterio di apposito altare, ambone e sede. Gli arredi sacri già presenti furono lasciati al loro posto.
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