| Descrizione |
La basilica della Madonna dei Martiri di Molfetta è uno dei santuari più importanti della Puglia, situato a circa 2 km dal centro storico, affacciato direttamente sul mare. È un complesso monumentale che fonde stili architettonici diversi, dal romanico-gotico originale al neoclassico dell'Ottocento, ed è profondamente legato alla storia dei crociati e dei pellegrini in viaggio verso la Terra Santa. La chiesa presenta una facciata ottocentesca con pianta longitudinale a tre navate, presbiterio e coro.
| Esterno |
| La facciata della chiesa, rivolta ad oriente, è in stile neoclassico in liscia pietra locale, divisa in due ordini da una grande cornice aggettante. La sua superficie è movimentata da paraste, che si susseguono con un ritmo regolare. Il piano inferiore è tripartito. Al centro è il portale e due profonde nicchie vuote sono collocate simmetricamente ai suoi lati. In esse sono collocate le statue in marmo dei Santi Francesco e Chiara d’Assisi, realizzate nel 2000 dallo scultore Mauro Mezzina. Anche il piano superiore della facciata è composto da tre parti, di cui la centrale, delimitata da paraste binate, si eleva sulle laterali e, completata da un timpano, contiene un'ampia trifora inserita in un aggetto. Le due parti laterali contengono ciascuna al centro un finto oculo che presenta all'interno una croce raggiata. |
| Campanile |
| L'attuale campanile in stile neoclassico fu costruito nel 1854 rimpiegando in parte il materiale della vecchia torre demolita. |
| Struttura |
| Nell'atrio del convento e della nuova chiesa si entra passando per un arco a sesto acuto, che fa da portale al muro di cinta. In una edicola sull'arco vi è un altorilievo in pietra locale raffigurante la Vergine con il Bambino. Una cornice in pietra di stile rinascimentale abbellisce il vano. Nell'atrio c'è anche una porta minore aperta sulla navata sinistra della nuova chiesa. Sul muro di cinta del giardino si notano gli stemmi di Raimondello del Balzo Orsini, Signore di Molfetta presumibilmente dal 1387 al 1406, e dei vescovi Nicolò Albus (1375-1384), Simone Alopa (1386-1401), Andrea de Rocca (1433-1472), Giacomo Ponzetti (1518-1553), Maiorano Maiorani (1566-1597), Francesco de Marinis (1666-1670), Carlo Loffredi (1670-1691), Giovanni degli Effetti (1701-1711), Fabrizio Antonio Salerni (1714-1754), tutti originariamente sulla facciata principale della chiesa romanica.
Il convento dei Riformati, costruito a partire dal 1826, fu portato a termine nel 1845. La fabbrica, di stile settecentesco, assai semplice, ma elegante e signorile, è costituita da un pianterreno e da un primo piano. Al centro è il chiostro rettangolare formato da archi a tutto sesto, che poggiano su pilastri di quattro ordini, sette per i lati da nord a sud e sei per i lati da est a ovest. L'attuale sala-convegni, ristrutturata nel 1955, corrisponde alle antiche stanze della servitù. |
| Pianta |
| La chiesa neoclassica ha tre navate, l'altare maggiore con l'icona della Vergine, il coro, due cappelle laterali, quelle della Madonna del Rosario e del Santo Sepolcro, e cinque altari secondari. Le navate, avambraccio della croce latina della chiesa, fanno corpo con il cappellone, ove è l'altare della Vergine, per mezzo di un arco a sesto acuto, che dal piano si eleva fin sotto la volta della navata centrale. |
| Coperture |
| La navata è coperta da una maestosa volta a botte, mentre l'abside da una calotta e presbiterio con cupola. Esternamente la copertura è a doppia falda. |
| Arredi |
| Ai lati dell'ingresso principale sono due tele di evidente estrazione giaquintesca, specificatamente riconducibili alla bottega di Nicola Porta, raffiguranti la Visitazione il Transito di S. Giuseppe. Dello stesso autore è l'Epifania sulla porta secondaria.
Gli altari ottocenteschi, in marmo policromo, sono, a sinistra di chi entra dalla porta maggiore, l'altare del Santissimo Crocifisso, con l'immagine del medesimo in legno, e l'altare della Santissima Annunziata, con l'omonima pala d'altare e, a destra, l'altare della Madonna del Soccorso, l'altare di S. Francesco e l'altare dell'Immacolata, eretto nel 1850 dal primicerio Angelo Sallustio, sovrastati dalle omonime tele. Il Crocifisso, proveniente dall'antica cappella superiore di S. Leonardo e databile alla fine del secolo XIV-primi del XV, per la drammaticità espressa con pacatezza, per la finezza e l'eleganza dell'esecuzione è una delle più belle sculture lignee dell'epoca.
La tela dell'Annunciazione, della fine del XVI secolo, è comunemente attribuita ad un pittore veneto.
Si giunge così al cinquecentesco altare del Rosario voluto dal vescovo Maiorano Maiorani. La pala, eseguita nel 1574, è attribuita al pittore Michele Damasceno.
L'altare maggiore in marmi policromi, del 1743, è di ignoto scultore napoletano. Alle spalle è il coro ottocentesco in noce, risalente all'ingresso dei Francescani nel santuario. L'edicola della Madonna dei Martiri che sormonta l'altare, voluta da mons. Bovio, vescovo di Molfetta nel 1608, è opera di un ignoto marmoraro e sostituì la precedente ora murata su una parete della sacrestia. L'icona della Vergine con il Bambino, centro della devozione popolare, è una tempera su tavola di 98.5 x 68 cm e segue il tipo iconografico della Vergine della tenerezza. Con molta cautela si azzarda una datazione entro i primi del XIV secolo.
A destra dell'altare maggiore è la cappella del Santo Sepolcro. Secondo la tradizione, nell'anno 1503 il nobile Bernardino Lepore, recatosi per la seconda volta in pellegrinaggio a Gerusalemme, desiderò far sorgere nella chiesa di S. Maria dei Martiri un sepolcro di Cristo simile a quello venerato nella Città Santa e per tale scopo, di ritorno dalla Palestina, portò con sé 62 pietre. Gli autori più antichi, invece, indicano in Francesco Lepore il fondatore del sacello e il de Santis ne fa arretrare la data di costruzione all'ultimo trentennio del Quattrocento. Francesco Marinelli, che fu il primo a menzionare il Santo Sepolcro, non cita le pietre portate da Gerusalemme. Il sepolcro attuale non è quello originario. Si scende per tre gradini e si entra in un angusto vano rettangolare ove è la statua di Gesù morto del 1761, in marmo, collocata in sostituzione di quella precedente in legno, originariamente non presente.
In fondo alla navata destra è la statua del 1840 in legno dello scultore Giuseppe Verzella, raffigurante la Madonna dei Martiri.
In chiesa, proseguendo verso l'uscita si trova la pala dell'Immacolata sull'altare omonimo.
Accanto è l'altare di S. Francesco con l'opera omonima del contemporaneo pittore molfettese Nicola D'Elia, al quale fu affidato l'incarico di sostituire le tre tele di Nicola Porta rubate nel 1978 e raffiguranti S. Francesco, S. Nicola e S. Corrado.
Accanto all'ingresso centrale è, infine, l'altare con tela di autore ignoto della fine del XVII secolo della Madonna del Carmine tra San Corrado e Sant’Antonio.
La cantoria all'ingresso, poggiata su due colonne corinzie, fu costruita e rivestita in stucco lucido nel 1924.
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| Pavimenti e pavimentazioni |
| Pavimentazione composta da chianche di pietra locale squadrata e levigata. |
| Utilizzo |
| La chiesa, insignita della qualifica di basilica, è sede conventuale e sede parrocchiale e pertanto svolge le tipiche funzioni a ciò derivanti. Nel mese di settembre, inoltre, è al centro dei festettiamenti in onore della Madonna dei Martiri, compatrona della città. |
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