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restauro
adeguamento liturgico
Rubbiano
Montefiorino
Modena - Nonantola
chiesa
parrocchiale
Beata Vergine Assunta
Parrocchia della Beata Vergine Assunta
Impianto strutturale; Pianta; Struttura; Coperture; Fronti; Elementi decorativi
presbiterio - aggiunta arredo (anni '60)
VII - X(storia carattere generale ); inizio XII - fine XII(ampliamento intero bene); 1121 - 1121(citazione carattere generale); 1639 - 1662(rifacimento fronte); 1758 - 1758(aggiunta piccolo corpo); 1799 - 1811(danneggiamento intero bene); 1836 - 1837(restauro intero bene); 1902 - 1913(restauro intero bene); 1913 - 1927(restauro intero bene); 1928 - 1928(realizzazione impianto elettrico); 1990 - 1993(restauro coperture); 2006 - 2006(rifacimento impianto elettrico
illuminotecnico); 2013 - 2016(restauro intero bene); anni ’60 - anni ’60(restauro campanile); anni ’60 - anni ’60(rifacimento pavimentazione)
Chiesa della Beata Vergine Assunta
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa della Beata Vergine Assunta <Rubbiano, Montefiorino>
Altre denominazioni Pieve di Rubbiano
Chiesa parrocchiale della Beata Vergine assunta
Ambito culturale (ruolo)
romanico (costruzione)
Notizie Storiche

VII - X (storia carattere generale )

Le prime notizie, riguardanti quello che fu il centro religioso dominante per lunghi secoli, nella parte di Appennino modenese attraversata dalla via Bibulca, la più antica ed importante strada di collegamento tra Emilia e Toscana che valica l’Appennino al Passo delle Radici, risalgono addirittura al VII sec. D. C. e sono seguite da una lunga sequenza di notizie che riportano la fertilità di questa istituzione religiosa, cui erano sottoposte chiese ed oratori, nell’ordine di una ventina almeno. La Pieve fu infatti probabilmente fondata nella seconda metà del VII secolo e comunque viene citata in atti dell’880 e 908.

inizio XII - fine XII (ampliamento intero bene)

L’edificio della pieve fu adeguato ai canoni dell’architettura cluniacense e riformata, promulgata in tutti i possedimenti canossiani da Matilde di Canossa. Questo fatto denota da una parte l’attenzione alle correnti d’architettura religiosa di questo periodo; dall’altra testimonia, come atto d’accettazione, la progressiva perdita d’autonomia e di potere religioso della pieve stessa in seguito alla fondazione dell’Abbazia di Frassinoro, avvenuta nel 1071. Fu edificato il campanile e furono aggiunti i transetti, terminanti in due absidi minori, secondo la maniera di Cluny. L’evoluzione volumetrica della Pieve, o meglio del complesso Pieve-campanile, si è compiuta quindi per parti. L’esistenza della torre campanaria condizionò l’erezione successiva del transetto, a due bracci di lunghezze e coperture dissimili, spiegabili proprio nella preesistenza della torre campanaria che impedì al braccio sud di svilupparsi secondo dimensioni auree.

1121  (citazione carattere generale)

Il nome della Pieve di Santa Maria Assunta compare in una bolla di Callisto II del 1121, documento nel quale sono elencate le chiese alle dipendenze di Dodone, vescovo di Modena.

1639 - 1662 (rifacimento fronte)

Nel XVII secolo la Pieve versava in condizioni estremamente precarie, come testimonia la relazione della Visita Pastorale del 1639, nella quale la costruzione risultava essere pericolante nell’ultima campata, a causa del torrente sottostante il declivio, che scalzava al piede il terreno e procurava un movimento franoso del sagrato. Il periodo difficile a causa della peste del 1630 e della guerra tra il Papa ed i Principi Veneziani fu la causa della posticipazione dei lavori di restauro del manufatto, che, attuati con molto ritardo, portarono nel 1662 all’abbattimento dell’ultima campata. La Pieve fu quindi accorciata, con l’eliminazione della prima campata e l’abbattimento della facciata, che fu ricostruita più arretrata, con gli stessi materiali ricavati dalla demolizione, ed incorporò all’interno parte delle colonne appartenenti alla navata soppressa. La porzione superstite della fiancata nord fu lasciata in loco e riutilizzata per erigere l’ampliamento della canonica vecchia.

1758  (aggiunta piccolo corpo)

Nel 1758 fu costruito, in aderenza al prospetto ovest della torre, un locale preposto alla funzione battesimale, che nei restauri ottocenteschi fu ampliato e adibito a sagrestia.

1799 - 1811 (danneggiamento intero bene)

Nell’arco dell’anno 1799 avvennero due ingenti fatti che danneggiarono l’edificio. Il primo fu causato dalla rovina improvvisa del tetto delle tre navate della chiesa, il secondo dall’irruzione nell’edificio delle truppe napoleoniche, che danneggiarono la copertura a volta tra transetto e coro, costruita appena cinquant’anni prima. Forse anche a seguito di due terremoti registrati nel 1804 e nel 1811, le preoccupazioni per le condizioni statiche della chiesa aumentarono. L’accaduto non portò ad un intervento subitaneo, perché era necessario reperire i fondi necessari.

1836 - 1837 (restauro intero bene)

Con l’arrivo a Rubbiano del parroco Giuseppe Mattioli, si superò il problema di reperimento dei denari necessari, e nel 1836 ebbero inizio i lavori di restauro, che si protrassero per due anni. L’anno 1837 fu restaurata l’abside maggiore, smontati e rimontati i conci e le decorazioni, inserendo al datazione dei restauri in alcune formelle. I pezzi ritenuti troppo deteriorati, sostituiti con altri nuovi, vennero però reimpiegati in fase di erezione dell’ala aggettante della canonica vecchia e del porticato annesso alla stalla.

1902 - 1913 (restauro intero bene)

Nel 1902 ebbe inizio una travagliata campagna di restauri che coinvolse tutto l’edificio religioso. Durante la prima fase, condotta dall’ing. Barbieri, si provvide ad un restauro finalizzato al risanamento conservativo e statico dell’edificio, che portò allo smontaggio e rimontaggio del paramento murario del cleristorio, al rifacimento della copertura e alla sua traslazione verso nord per ripristinare l’equilibrio statico, al restauro dell’abside maggiore, anch’essa smontata e rimontata. La volta all’incrocio tra transetto e corpo centrale fu ricostruita, venne demolita la sagrestia addossata all’abside minore sud, la quale fu poi restaurata insieme a quella nord, il pavimento venne riportato alla quota di calpestio della fase di costruzione romanica.

1913 - 1927 (restauro intero bene)

La seconda fase, condotta dall’Arciprete Manzini, era principalmente volta all’abbattimento delle superfetazioni ed alle ricostruzioni “in stile”, secondo i dettami del restauro stilistico. In particolare, si cancellarono i segni Seicenteschi dell’intervento di arretramento, si demolì il portico di collegamento a nord con la canonica vecchia; il transetto a sud, coperto a due falde, venne in parte demolito e ricostruito ad una falda in analogia a quello a nord; la finestra termale seicentesca della facciata venne sostituita da una forometria rettangolare, ritenuta più consona all’aspetto seicentesco; infine venne apposta la dentellatura sul lato destro della facciata, per suggerire l’esistenza della campata soppressa. Venne inoltre eretta la sagrestia che si trova su fianco della pieve, a sud, collegata alla torre campanaria con un piccolo attraversamento coperto. Attorno al 1927 i lavori dovettero essere interrotti per mancanza di fondi e fortunatamente gli interventi più arbitrari

1928  (realizzazione impianto elettrico)

Nel 1928 fu realizzato l’impianto elettrico all’interno della chiesa, poi modificato e sovraccaricato negli anni.

1990 - 1993 (restauro coperture)

Sono stati eseguiti interventi che hanno coinvolto le coperture dell’edificio religioso, con realizzazione di cappa alleggerita e ripassatura del manto in lastre d’ardesia.

2006  (rifacimento impianto elettrico, illuminotecnico)

L’impianto elettrico, insieme all’illuminotecnico e di diffusione sonora, vennero rifatto completamente in occasione di alcuni lavori di restauro che interessarono la canonica vecchia ed altri fabbricati del borgo. L’obsoleto impianto elettrico esistente, visivamente ingombrante e con una resa luminosa inaccettabile, poneva oltretutto il problema dell’inadeguatezza riguardo al rischio incendio. La struttura dell’edificio, quasi interamente costituito da paramento murario in arenaria a grossi conci squadrati, ha reso necessario un sistema completamente “a vista”, con finitura esterna in rame, che coniuga un’elevata resistenza al fuoco ad una estetica ideale per questi utilizzi. I corpi illuminanti sono stati posti in zone occultate, al di sotto delle coperture e delle catene lignee, posizionati accuratamente al fine di ottenere un’illuminazione generale e di accento per la fruizione e l’utilizzo dell’edificio religioso, della sagrestia e della torre campanaria.

2013 - 2016 (restauro intero bene)

I recenti eventi sismici, del 21 e 23 giugno 2013, hanno causato danni agli edifici del borgo di Rubbiano, principalmente all’edificio religioso ed alla sagrestia annessa. Le lesioni e cedimenti, in alcuni punti già in essere al momento del terremoto e dovuti a cedimenti fondali dati dalla fragile natura del terreno. Gli interventi di riparazione e consolidamento si sono concentrati nella porzione terminale della chiesa ad ovest e sul campanile. Inoltre, a causa del distacco della facciata dalle murature longitudinali e suo successivo meccanismo di ribaltamento verso il sagrato, si sono rese necessarie urgenti opere di consolidamento delle murature. Gli interventi hanno compreso iniezioni di boiacca fluida, per ricostituire la continuità muraria dove compromessa, e l’utilizzo della tecnica del “cuci-scuci” nelle zone interessate da lesioni passanti; sono poi state inserite catene metalliche di tiramento della facciata. Si è intervenuti anche sulla coperture lignee.

anni ’60  (restauro campanile)

Negli anni sessanta la torre campanaria subì un ingente intervento di restauro, con la costruzione di interpiani in laterocemento e la sigillatura dei giunti con malta cementizia su lato interno della muratura.

anni ’60  (rifacimento pavimentazione)

Negli anni ’60 circa, venne rifatta di nuovo la pavimentazione della chiesa, sostituendo a quella in lastroni di arenaria la tessitura alternata bianca e rossa, in lastre calcaree di Verona.
Descrizione

Il complesso della Pieve di Santa Maria Assunta di Rubbiano si trova a pochi chilometri da Montefiorino, in posizione isolata, a dominare la vallata dei torrenti Dolo e Dragone; esso è costituito dall’edificio ecclesiastico e dalla torre campanaria, entrambe di epoca romanica, con annessa una piccola sagrestia. Attorno a tale fabbrica sono disposti a ventaglio le costruzioni di servizio della comunità: la quattro-seicentesca canonica vecchia, l’otto-novecentesca canonica nuova e la stalla con annesso fienile. Il borgo, nonostante le trasformazioni avvenute, mantiene l’impianto medioevale della sua costituzione, sia negli edifici che nella viabilità, ancora leggibile nei percorsi confluenti alla Pieve. La valenza storica e culturale del complesso plebano è testimoniata dalla struttura romanica dell’edificio, a grossi conci in arenaria squadrata, con pianta a tre navate ed absidi sporgenti e torre campanaria, secondo i dettami tipologici della riforma religiosa promulgata dal monastero di Cluny e sostenuta da Matilde di Canossa.
Impianto strutturale
L’edificio è costituito da un corpo trinavato e triabsidato. Le navate, di cui quella centrale più ampia e di altezza maggiore, sono voltate a crociera; la copertura a due acque poggia su un doppio sistema di semi-pilastri e semi-colonne. Gli absidi presentano altezze inferiori rispetto al resto delle relative navate. A fianco, all’altezza del transetto, si innalza il bel campanile a torre, con bifore ed ampi finestroni al piano più alto. Il corpo adibito a sagrestia è collegato alla torre campanaria tramite uno stretto passaggio coperto.
Pianta
La chiesa ha pianta basilicale a tre navate e con transetto triabsidato. Il transetto ed il presbiterio sono rialzati rispetto al resto dell'aula. L'accesso avviene attraverso il portoncino presente su fronte; una seconda porta di servizio collega la piccola sagrestia.
Struttura
Le pareti portanti dell'edificio sono costituite da conci regolari di arenaria locale e le colonne composte da rocchi sovrapposti per lo più monolitici. La struttura della copertura è lignea.
Coperture
Il manto di copertura è in lastre di ardesia.
Fronti
Nella semplice facciata a capanna, ricostruita dopo che la chiesa fu accorciata per ragioni di stabilità, si aprono un portale a strombo ed una piccola bifora su colonnine binate. Le splendide absidi, dal regolare paramento murario, risultano nettamente separate fra loro e disposte a scalare, con la mediana più sporgente. Le tre absidi sono coronate da archetti pensili retti da alcune mensoline figurate e divise da una monofora. Nella centrale, gli archetti sono sormontati da una cornice a denti di sega, mentre alcune sottili eleganti lesene snelliscono la costruzione, sorreggendo dei capitelli con motivi vegetali ed animali. Le absidi minori mancano delle lesene e dei denti di sega e sono decorate da semplici cornici ed archetti pensili su beccatelli.
Elementi decorativi
L’edificio conserva sia all’esterno che all’interno buona parte dell’apparato decorativo romanico, con lunette e capitelli figurati, e tracce di affreschi quattro-cinquecenteschi. Le sculture, in parte rimaneggiate, dei capitelli, delle semicolonne, delle mensole che reggono gli archetti e delle lunette raffigurano motivi vegetali, zoomorfi e figure umane.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (anni '60)
L’impianto liturgico risulta classico, con la zona presbiterale, collocata nella zona absidale, che occupa parte del transetto e che è rialzata di un gradino rispetto ad esso, a sua volta posto ad quota superiore rispetto al resto dell’aula; in tale modo gli elementi posti nel presbiterio risultano ben visibili a tutta l’assemblea. L’altare maggiore è rialzato di un gradino ed è accessibile da tutti i lati. Altri due altari minori sono inseriti nelle absidi minori. Arredi mobili in legno, posti nel trensetto, fungono da ambone e sede. Il fonte battesimale, storico e di notevole valenza artistica, è posto in prossimità dell’ingresso, alla fine della navata nord. Due confessionali in legno sono posti uno sul lato nord del transetto e l’altro a metà della navata sud.
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