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Castellino delle Formiche
Guiglia
Modena - Nonantola
chiesa
parrocchiale
S. Stefano Protomartire
Parrocchia di Santo Stefano Protomartire
Coperture; Impianto strutturale; Pavimenti e pavimentazioni; Struttura
presbiterio - aggiunta arredo (1950-1960)
XIII - XV(preesistenze carattere generale); 1300 - 1643(preesistenze carattere generale); 1437 - 1437(preesistenze intero bene); 1552 - 1569(preesistenze carattere generale); 1570 - 1572(preesistenze carattere generale); 1619 - 1799(restauro intero bene); 1662 - 1662(fonte battesimale carattere generale); 1724 - 1724(preesistenze carattere generale); 1792 - 1792(costruzione intero bene); 1988 - 1990(consolidamento copertura)
Chiesa di Santo Stefano Protomartire
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di Santo Stefano Protomartire <Castellino delle Formiche, Guiglia>
Altre denominazioni Chiesa parrocchiale di Santo Stefano protomartire
S. Stefano Protomartire
Ambito culturale (ruolo)
neoclassico (ricostruzione)
Notizie Storiche

XIII - XV (preesistenze carattere generale)

La Ecclesia de Castro de Formigis è elencata tra le cappelle indipendenti dalla Pieve di Trebbo nei cataloghi dei secoli XIII e XV.

1300 - 1643 (preesistenze carattere generale)

Sulla fine del ‘300 Castellino passò in potere di Lanzalotto Montecuccoli ai cui discendenti, nella linea dei conti di Semese, rimase fino al 1623, nel quale anno entrò a far parte della Podesteria di Guiglia in seguito all’acquisto fattone dalla Camera ducale del conte Orazio Montecuccoli in cambio di Monterastello. In quel tempo Castellino contava cinque case con la chiesa, undici ville, quaranta “fuochi”, per un totale di circa 160 abitanti. Del castello restava solo la torre con campane, ad uso del Comune, che resistette all’assalto dei Barberini nel 1643 e venne poi trasformata in torre campanaria come al presente.

1437  (preesistenze intero bene)

La chiesa intitolata a Santo Stefano Protomartire, sembra sorgesse in località il Sagrato e rovinasse per una frana. Esisteva ancora nel 1437 quando Betta figlia del fu Sandro de “nobilibus de Malatignis de Rocha Guidonis” fece testamento lasciando 5 soldi “in laborerio ecclesie Sancti Stefani de Castelino”, documentando il tal modo l’esistenza della chiesa.

1552 - 1569 (preesistenze carattere generale)

Le visite pastorali del XVI secolo offrono alcune notizie sulla chiesa e sui parroci: nel 1552 era rettore Baldassar de Bassis, alias Badiani, abitante a Bologna, e la popolazione era di circa 130 anime. In cattivo stato nel 1564, nel 1569, al tempo della visita di Silingardi, la chiesa era tenuta da don Iacobus de Gumbola. Il luogo è definito “sediosus”, forse intendendo “seditiodus”, turbolento.

1570 - 1572 (preesistenze carattere generale)

Nel 1570 e nel 1572 il Vescovo di Modena decretò ai sacerdoti delle chiese filiali di non ubbidire più alla Pieve di Trebbio bensì a quella di Guiglia sotto pena di 50 scudi e di scomunica.

1619 - 1799 (restauro intero bene)

Restaurata nel 1619, ne fu invertito l’orientamento dopo il 1778, con l’aggiunta della Cappella Maggiore a levante:” i trasportò all’interno l’Altare antico dall’ovest all’est nella nuova cappella, ove restò il comodo del coro…”; nel giugno del 1799 fu ridipinta e se ne restaurò la facciata a spese della Comunità e dei particolari.

1662  (fonte battesimale carattere generale)

La chiesa conserva attualmente all’interno un pregevole fonte battesimale datato 1662, ma di tipologia cinquecentesca come gli ornati in arenaria che coprono le pilastrate e i sottoarchi delle Cappelle laterali in San Giacomo Maggiore, commissionate dai Montecuccoli come attesta lo stemma ripetuto più volte. Opera di artigianato bolognese sono le formelle in terracotta della Via Crucis, eretta da Don Matteo Muzzarini nei primi anni del secolo XIX, allorché fu pure costruito, o ricostruito, il muro antistante la facciata della chiesa.

1724  (preesistenze carattere generale)

Il Giusti riferisce che i rettori “pro tempore” del Castellino delle Formiche continuarono ugualmente a recarsi alla chiesa di Pieve di trebbio in occasione del battesimo fino al 1724, quando il parroco di allora, don Matteo Poggioli, “volontariamente si distolse da questa Chiesa Pieve di Trebbio, con l’andare in avanti alla chiesa Arcipretale di Missano”.

1792  (costruzione intero bene)

L’attuale chiesa di Santo Stefano, secondo quanto riferisce nel 1792 don Matteo Muzzarini di Castagneto, rettore del Castellino, fu costruita dentro le mura del castello, utilizzando forse la rimessa per cavalli dei Montecuccoli, che era congiunta al piccolo oratorio di San Lorenzo di cui si ha notizia, sembra, fin dal 1274. La nuova chiesa pare associasse così la dedicazione di San Lorenzo a quella di Santo Stefano. Dell’antica sussistevano ancora le fondamenta, a rada del terreno, sulla fine del Settecento. Stralciata come tutte le altre filiali della Pieve di Trebbio, forse all’inizio del XVI secolo, quando quest’ultima venne aggregata a Carpi, fu coinvolta nella lite che ne sorse fra l’Ordinario di Carpi ed il Vescovo di Modena.

1988 - 1990 (consolidamento copertura)

Intervento di sistemazione della copertura negli anni 1988 - 1990.
Descrizione

La chiesa di Santo Stefano protomartire, a Castellino delle Formiche, presenta sulla facciata un portale in laterizio, con ampia piattabanda terminante con cornice in aggetto a funzione decorativa e di riparo, sormontato da una finestrella quadrilobata. La facciata termina con guglie e pinnacolo in arenaria con croce in ferro battuto. Nella parte absidale sul tetto coperto a coppi si erge un campaniletto a vela in laterizio intonacato. Internamente la chiesa con pianta a croce latina, risulta interamente affrescata. L'aula è coperta da volta a botte unghiata, intervallata da archi con lesene. Le cappelle laterali con altari accompagnano all'arcone che introduce la zona presbiteriale, coperta da volta a vela finemente affrescata.
Coperture
La copertura è tradizionale a falde inclinate, con due spioventi a capanna sulla navata unica. Struttura lignea di sostegno al manto in coppi laterizi.
Impianto strutturale
Chiesa con pianta a croce latina, l'aula è coperta da volta a botte unghiata, intervallata da archi e lesene. Le cappelle laterali, con volte a botte, accompagnano all'arcone che introduce la zona presbiteriale, coperta da volta a vela finemente affrescata.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione interna è in marmette quadrate in calcestruzzo con graniglia di marmo.
Struttura
Muratura portante continua, in pietra arenaria locale.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (1950-1960)
La zona presbiteriale, sopraelevata da un gradino rispetto l'aula, è ben visibile. Presenta solo l'altare originario in marmi policromi con tabernacolo e mensa (sopraelevato da alri due gradini). Guardando dalla navata, troviamo, il leggio a sinistra con pedana, posizionato in parte dell'aula. A destra la sede all'interno della zona presbiteriale, separata dall'aula da balaustra in marmo bianco.
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