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Napoli
Napoli
chiesa
parrocchiale
S. Chiara Vergine
Parrocchia di Santa Chiara Vergine
Facciata; Campanile; Struttura; Pianta; Coperture; Pavimenti e pavimentazioni; Cappelle; Zona presbiteriale; Pareti laterali
altare - aggiunta arredo (1970); confessionale - aggiunta arredo (1970); fonte battesimale - aggiunta arredo (1970); coro - aggiunta arredo (1970)
1310 - 1330(edificazione intero bene); 1338 - 1343(edificazione campanile); 1341 - 1341(consacrazione intero bene); XV - 1604(riedificazione campanile); 1561 - 1561(danneggiamenti intero bene); 1742 - 1796(rimaneggiamenti intero bene); 1943 - 1944(bombardamenti intero bene); 1953 - 1953(riapertura intero bene); 2014 - 2014(restauro campanile)
Chiesa di Santa Chiara Vergine
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di Santa Chiara Vergine <Napoli>
Altre denominazioni S. Chiara Vergine
Ambito culturale (ruolo)
architettura gotica (prima edificazione)
Notizie Storiche

1310 - 1330 (edificazione intero bene)

L'edificazione della chiesa fu voluta da Roberto d'Angiò e da sua moglie Sancia di Maiorca, quest'ultima devota alla vita di clausura seppur impossibilitata a rispondere a tale vocazione; fu chiamato all'edificazione della chiesa l'architetto Gagliardo Primario che avviò i lavori nel 1310 per poi terminarli nel 1328. La chiesa fu aperta al culto definitivamente nel 1330.

1338 - 1343 (edificazione campanile)

Distaccato dalla chiesa si eleva la torre campanaria trecentesca, i cui lavori furono avviati nel 1338 ma tuttavia immediatamente arrestati, portando di fatto l'opera ad essere ad un terzo del suo completamento; motivo principale del blocco fu la cessazione quasi totale dei finanziamenti per i lavori a seguito della morte di Roberto d'Angiò, avvenuta nel 1343.

1341  (consacrazione intero bene)

La consacrazione della chiesa a Santa Chiara avvenne più tardi, nel 1341.

XV - 1604 (riedificazione campanile)

I lavori di edificazione del campanile ripresero agli inizi del Quattrocento. Dopo il terremoto del 1456 il campanile crollò quasi del tutto ma rimase in piedi solo il basamento in marmo; fu in seguito realizzato in stile barocco, finché non fu completato solo intorno al 1604.

1561  (danneggiamenti intero bene)

Nel 1561 un grande incendio rovinò gli affreschi medievali che andarono così irrimediabilmente perduti.

1742 - 1796 (rimaneggiamenti intero bene)

Tra il 1742 e il 1796 venne ampiamente ristrutturata in forme barocche da Domenico Antonio Vaccaro e Gaetano Buonocore. Gli interni furono abbelliti con opere di Francesco de Mura, Sebastiano Conca e Giuseppe Bonito; fastosi rivestimenti le donarono un aspetto barocco: l’interno fu ricoperto da marmi policromi, stucchi e cornici dorate; il tetto a capriate fu nascosto da una volta affrescata da grandi pittori dell’epoca. A Ferdinando Fuga si deve, invece, l'esecuzione del pavimento marmoreo, avvenuta nel 1762.

1943 - 1944 (bombardamenti intero bene)

Durante la seconda guerra mondiale un bombardamento del 4 agosto 1943 provocò un incendio durato quasi due giorni che distrusse in parte alcuni interni della chiesa e causò la perdita di tutti gli affreschi eseguiti nel XVIII secolo e gran parte di quelli giotteschi eseguiti durante l'edificazione dell'edificio, di cui si sono salvati solo pochi frammenti. Nell'ottobre 1944 Padre Gaudenzio Dell'Aja fu nominato "rappresentante dell'ordine dei Frati Minori per i lavori di ricostruzione della basilica". In seguito, i discussi lavori di restauro si concentrarono sull'architettura medievale rimasta intatta dai bombardamenti, riportando la basilica all'aspetto originario trecentesco e omettendo in questo modo il ripristino delle aggiunte settecentesche.

1953  (riapertura intero bene)

I lavori terminarono definitivamente nel 1953 e la chiesa fu riaperta al pubblico. Le opere scultoree sopravvissute, dopo la ricostruzione, furono spostate nelle sale del monastero, (oggi Museo dell'Opera), mentre i sepolcri monumentali, per lo più reali, che invece caratterizzavano la basilica sono rimasti in loco, seppur alcuni di essi fortemente danneggiati. Il 4 agosto 1953 si festeggiò la riconsacrazione della chiesa.

2014  (restauro campanile)

Nel settembre 2014 si sono avviati lavori di restauro per rendere fruibile al pubblico tutti e tre i livelli della torre.
Descrizione

La basilica di Santa Chiara rappresenta un edificio di culto monumentale di Napoli, tra i più importanti e grandi complessi monastici della città. Ha il suo ingresso su via Benedetto Croce, quello che un tempo era il decumano inferiore. Si tratta della più grande basilica gotico-angioina della città, caratterizzata da un monastero che comprende quattro chiostri monumentali e gli scavi archeologici di epoca romana nell'area circostante. La cittadella francescana fu realizzata costruendo due conventi contigui ma separati: uno femminile, destinato ad accogliere le Clarisse, e l’altro maschile, ospitante i Frati Minori. La Chiesa era, tuttavia, il nucleo centrale dell’intero complesso. Si accede all’aula dal sagrato, varcando il portale marmoreo e il portone ligneo. L’aula risulta leggermente sopraelevata rispetto allo spazio esterno mediante due gradini in marmo, mentre il sagrato è pavimentato in lastre di basalto. La facciata presenta un pronao con tripartizione riconducibile allo schema dell’arco trionfale: un arco centrale a sesto acuto di maggiori dimensioni e due archi laterali, anch’essi a sesto acuto, di dimensioni minori. Oltre il portone ligneo è collocato un tamburo in legno e vetro che garantisce continuità visiva tra interno ed esterno e favorisce l’ingresso della luce naturale. L’accesso laterale, posto in corrispondenza della sesta cappella sinistra, avviene mediante un portone ligneo rivestito esternamente in ferro. Una doppia scalinata in marmo, proveniente dal cortile interno, consente di superare il dislivello rispetto all’ingresso principale, determinato dalla particolare orografia urbana. Il portale laterale è in marmo, con colonne scanalate corinzie impostate su alti basamenti quadrangolari, che sorreggono un timpano curvo spezzato. La pavimentazione dello scalone è in marmo bianco e grigio. Entrando, sulla destra della controfacciata, si trova il monumento funebre di Clemenza e Agnese Durazzo. Sul lato sinistro è invece collocato un baldacchino marmoreo di forme gotiche, in prossimità di una delle poche tracce di affreschi superstiti sulla controfacciata. Nel secondo ordine si apre l’antico rosone gotico con vetrate istoriate e colorate, parzialmente ripristinato durante i restauri successivi ai bombardamenti bellici. Al di sopra del tamburo ligneo una passerella in legno, sostenuta da mensole sporgenti dalla controfacciata, collega i due matronei che si sviluppano senza interruzione lungo i lati della navata e costituiscono la copertura delle cappelle laterali. Sul lato destro della navata vi sono gli ambienti a servizio della parrocchia, accessibili da un varco nella parete destra, in prossimità della zona presbiteriale. Essi comprendono la sagrestia che funge da ufficio parrocchiale e salone polifunzionale per le attività parrocchiali. Questo ambiente allungato è voltato a botte; la volta è interamente affrescata e il pavimento in marmo è realizzato con lastre bianche e cubetti in marmo grigio scuro con angoli smussati. Annesso alla Chiesa vi è il monumentale chiostro maiolicato realizzato anch'esso dall'architetto Domenico Antonio Vaccaro. Egli lasciò invariata la struttura trecentesca, composta da archi a sesto acuto poggianti su pilastrini in piperno, mentre il giardino fu completamente modificato. Il Vaccaro realizzò due viali fiancheggiati da pilastri ottagonali rivestiti da maioliche con festoni vegetali. I pilastri sono collegati tra loro da sedute interamente maiolicate sui cui schienali sono raffigurate scene popolari, agresti, marinare e mitologiche. Le pareti dei quattro lati del chiostro invece furono decorate nella prima metà del sec. XVII da un autore ignoto, probabilmente appartenente alla scuola di Belisario Corenzio.
Facciata
La basilica di Santa Chiara sorge con l'ingresso costituito da un grande portale gotico del XIV secolo, spostato nel 1973 di cinque metri più indietro rispetto al filo stradale. Questo presenta un arco ribassato e una lunetta priva di decorazioni, sormontata da un'unghia aggettante di lastre di piperno. Il sagrato antistante alla chiesa è recintato invece da un alto muro. La facciata presenta una struttura a capanna ed è preceduta da un pronao a tre arcate ogivali, di cui quella centrale inquadra la porta d'ingresso in marmi rossi e gialli con lo stemma di Sancha. In alto, al centro, si apre il rosone, in gran parte reintegrato durante la ricostruzione post bellica.
Campanile
Il campanile è a pianta quadrata e si articola su tre ordini separati da cornicioni marmorei. Mentre l'ordine inferiore ha un paramento in blocchi di pietra, i due superiori sono in mattoncini con lesene marmoree, tuscaniche in quello inferiore e ioniche in quello superiore. Tra il secondo ed il terzo livello corre una trabeazione con fregi decorati con triglifi e metope con simboli liturgici francescani. La sola parte della torre originale del Trecento è quella inferiore, mentre i quadranti superiori appartengono ai restauri successivi, fino agli ultimi del 1604 dell'ingegnere Costantino Avellone. Tra il basamento ed il primo livello ci sono quattro inscrizioni angioine che ruotano su tutte le facciate del campanile e che, in grandi lettere gotiche, narrano la storia della fondazione della basilica dal 1310 al 1340, sebbene gli avvenimenti siano ordinati in senso cronologico errato, forse perché riposizionati male durante i lavori di ricostruzione quattro-cinquecenteschi. L'interno è infine caratterizzato da una scala a chiocciola che conduce al tetto.
Struttura
Come si evince sia dall'interno che dall'esterno la struttura della chiesa è interamente realizzata in blocchi di tufo.
Pianta
La chiesa presenta una pianta a navata unica, di forma rettangolare, molto allungata e priva di abside. La basilica è lunga circa 130 metri, larga circa 40 ed alta 45. L’interno non mostra una vera scansione in campate; il ritmo spaziale è determinato piuttosto dalla successione continua delle dieci cappelle laterali per ciascun lato.
Coperture
La copertura dell’aula è costituita da capriate in cemento armato ricostruite dopo i bombardamenti del 1943 ed attintate color legno, nel tentativo di restituire l’aspetto originario delle strutture lignee, configurando tuttavia un falso storico. La copertura esterna è a doppia falda, seguendo l'andamento della capriata. Le cappelle laterali presentano una doppia articolazione della copertura: la prima parte è coperta da volte a crociera costolonate con conci di tufo a vista, mentre la seconda è definita da un arco a tutto sesto. Nella settima cappella sinistra le crociere sono decorate all’intradosso con motivi cassettonati ad effetto prospettico, mentre la parte terminale presenta anch’essa decorazioni a cassettoni. Le cappelle prossime alla zona presbiteriale, delimitate inferiormente dal proseguimento del matroneo, presentano intradossi con travi e tavolato ligneo.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione dell'intera aula è in marmo. Il pavimento settecentesco di Ferdinando Fuga fa parte dei rifacimenti barocchi scampati ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e presenta decorazioni lungo tutta la sua architettura con al centro il grande stemma angioino Egli, seguendo la ripartizione del soffitto, divise il pavimento in tre parti: al centro campeggia lo stemma dei sovrani composto da gigli angioini e bande aragonesi, mentre ai due lati vi è una stella ad otto punte. La pavimentazione delle cappelle laterali è prevalentemente in marmo rosso, con un gradino di accesso rispetto all’aula. La settima cappella sinistra presenta una pavimentazione tipicamente barocca, coerente con il ricco apparato decorativo in stucchi, marmi e dorature. La zona presbiteriale è sopraelevata di un gradino in marmo rosso rispetto all’aula. L’area dell’altare è ulteriormente rialzata mediante una pedana marmorea composta da cinque gradini in marmo bianco.
Cappelle
Le cappelle laterali sono separate tra loro da paraste corinzie cui sono addossate semicolonne dello stesso ordine. Gli archi di accesso sono a tutto sesto e caratterizzati da modanature che conferiscono profondità e chiaroscuro. Ogni cappella ha pianta quadrata ed è sopraelevata di un gradino rispetto all’aula. Sul fondo delle cappelle si aprono finestre gotiche molto slanciate, a sesto acuto, con vetrate colorate e istoriate. La sesta cappella sinistra costituisce uno spazio di passaggio tra interno ed esterno ed è destinata alla confessione, ospitando due confessionali in legno di noce. Ulteriori confessionali sono collocati nella quarta e quinta cappella sinistra, nonché nella settima, ottava e nona cappella del lato destro. La settima cappella sinistra mantiene l’impianto architettonico originario, ma presenta una decorazione barocca in stucchi, marmi policromi e dorature. Vi è collocato un altare in marmi policromi gialli, bianchi, verdi e neri, sormontato da una struttura a tempietto con colonne corinzie e timpano curvo spezzato. Sui lati sono presenti due monumenti funebri marmorei. La decima cappella sinistra ospita il fonte battesimale in marmo bianco. La decima cappella destra, dedicata ai Borbone, presenta anch’essa caratteri barocchi, con rivestimenti in marmi policromi e affreschi sulle volte. L’altare è realizzato in marmi policromi gialli, bianchi e verdi e sormontato da una struttura a tempietto. Alle spalle di quest’ultima si intravede un finestrone che illumina l’ambiente. Le uniche testimonianze del periodo settecentesco sono rappresentate dalla Cappella San Francesco e dalla Cappella Borbone. La Cappella di San Francesco appartiene alla famiglia Del Balzo. La volta interna della cappella è decorata con motivi geometrici e rosette, costoloni decorati con motivi ad intreccio e foglioline. L’ultima cappella sulla destra è appartenente alla famiglia Borbone. In essa sono conservate le spoglie della dinastia dei Borbone di Napoli con i loro familiari, da Ferdinando a Francesco II di Borbone.
Zona presbiteriale
La zona presbiteriale si colloca al termine della navata e delle cappelle laterali. Essa è sopraelevata di un gradino in marmo rosso e comprende una piattaforma destinata all’altare, raggiungibile mediante cinque gradini in marmo bianco. Il trono ligneo è collocato a destra dell’altare, mentre l’ambone in legno, decorato con motivi a cassettoni, è posto a sinistra, a cavallo tra l’aula e il presbiterio. La parete di fondo reca al centro un grande finestrone gotico a sesto acuto, suddiviso internamente in due bifore e dotato di vetrate istoriate e colorate. Superiormente si aprono tre rosoni di dimensioni minori. Ai lati della zona presbiteriale, il matroneo prosegue fino alla parete terminale e delimita inferiormente due cappelle laterali: quella di sinistra ospita il coro e un organo a canne, mentre quella di destra contiene un monumento funebre e il varco di accesso agli ambienti parrocchiali. Nella zona presbiteriale è posto sulla parete di fondo il sepolcro di Roberto d'Angiò, opera dei fiorentini Giovanni e Pacio Bertini. Ai lati del sepolcro del re ci sono quelli di Maria di Durazzo (a sinistra) e del primogenito Carlo d'Angiò, duca di Calabria (a destra), databili 1311-1341. Al centro del presbiterio si trova l'altare maggiore che, ad eccezione della mensa, è ancora quello originario (1336 circa, attribuibile almeno in parte a Pacio Bertini), il quale alla metà del XVII secolo era stato inglobato all'interno di un apparato ligneo prima di essere inserito nel nuovo altare barocco in marmi policromi iniziato nel 1735 da Maurizio Nauclerio, terminato da Ferdinando Sanfelice dieci anni dopo e in gran parte distrutto dal bombardamento del 1943. Esso è decorato con una serie di archetti ogivali trilobati su colonnine, inframmezzati da bassorilievi con motivi francescani, animali e vegetali. Alle spalle dell'altare si trova un crocifisso ligneo del XIV secolo, di autore ignoto probabilmente senese. Sulla parete destra del presbiterio è invece il sepolcro di Maria di Valois, databile al 1335 circa ed anch'esso attribuito al Camaino.
Pareti laterali
L’edificio conserva oggi prevalentemente la veste gotica, pur mantenendo, soprattutto nelle cappelle laterali, tracce di antichi affreschi. Le pareti laterali dell’aula sono sobrie e lasciate in tufo a faccia vista. Al secondo ordine, in asse con le cappelle laterali, si aprono nove grandi finestroni gotici per ciascun lato, ad eccezione della campata corrispondente alla prima cappella. Si tratta di aperture verticali molto slanciate, concluse da archi a sesto acuto e dotate di vetrate istoriate e colorate, che contribuiscono all’illuminazione naturale dell’aula e alla definizione del linguaggio gotico dell’interno.
Adeguamento liturgico

altare - aggiunta arredo (1970)
L'altare mensa in marmo gotico, si eleva nel centro del presbiterio, fortunatamente salvatosi dalla furia bellica del 4 agosto 1943. Venne completamente alla luce dopo la distruzione - durante l'ultima guerra - dell'altare settecentesco che lo ricopriva. L'altare è l'opera marmorea più significativa che il Trecento napoletano abbia potuto lasciare nello scenario angioino dentro e fuori il Regno di Napoli. La mensa è lunga 3,50 metri e larga 1,85 sostenuta da quindici archetti ad ogiva trilobati, nove sul lato maggiore e tre per ognuno dei lati minori.
confessionale - aggiunta arredo (1970)
Le zono destinate alla confessione sono collocate nelle cappelle, con la presenza di confessionali lignei in noce.
fonte battesimale - aggiunta arredo (1970)
Il fonte battesimale è collocato nell'ultima cappella del lato sinistro.
coro - aggiunta arredo (1970)
Il coro è collocato nel lato sinistro della zona presbiteriale.
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