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Iolo
Prato
Prato
chiesa
parrocchiale
S. Pietro
Parrocchia di San Pietro a Iolo
Facciata; Campanile; Interno della chiesa; Parete destra; Coro; Tabernacolo; Cappelle; Parete sinistra
altare - intervento strutturale (1978)
1034 - 1195(committenza intero bene); XIV - XIV(costruzione coro); 1323 - 1323(devastazioni intero bene); 1380 - 1468(committenza intero bene); 1685 - 1736(realizzazione altare maggiore); 1784 - 1826(ristrutturazione interno della chiesa); 1898 - 1919(restauro intero bene); 1944 - 1945(restauro intero bene); 1961 - 2015(restauro interno della chiesa)
Chiesa di San Pietro
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di San Pietro <Iolo, Prato>
Altre denominazioni Chiesa di San Pietro a Iolo
S. Pietro
Ambito culturale (ruolo)
maestranze pratesi e pistoiesi (costruzione)
maestranze pratesi e pistoiesi (costruzione del coro)
maestranze pratesi (costrizione del campanile)
Notizie Storiche

1034 - 1195 (committenza intero bene)

Il nucleo originario di Iolo o, secondo la dizione più antica e corretta, Aiolo, toponimo appartenente alla ricolonizzazione, intorno al Mille stava diventando un aggregato sociale di una qualche importanza. I documenti lo indicano ora col termine latino di «vicus» ora con quello di «casallo» (1034-1055). Cinto da un sistema di fortificazioni campali, era protetto anche da un castello (1035) che abbracciava oltre le abitazioni di liberi proprietari anche la cappella o chiesa di Sant’Andrea (1195 e 1274). L’imperatore Federico I nel 1164 assegnava il «castrum de Prato cum Aiolo et Colonica» al conte Alberto di Prato. La «plebs Sancti Donati sito Aiolo», sorta fuori del castello, dal 1049 si denominò «plebs Sancti Petri sito Aiolo», e incorporò nel proprio distretto plebano anche l’antica pieve di Tobbiana.

XIV  (costruzione coro)

Sul finire del Trecento vennero apportate alla pieve modifiche di rilievo: furono abbattute le tre absidi originarie e sostituite da un coro, che fu decorato ad affresco da uno dei collaboratori di Agnolo Gaddi, operanti nella cappella della Cintola del Duomo di Prato.

1323  (devastazioni intero bene)

Spaventosi furono i danni che Iolo soffrì nella guerra di Prato e di Firenze contro Castruccio Castracani degli Antelminelli, signore di Lucca. Il 1° luglio 1323, «perché i Pratesi non gli voleano dare tributo come i Pistoiesi», Castruccio, all'improvviso, si mosse contro Prato ed invase tutta la piana ad occidente della città. Case e campi furono messi a ferro e fuoco; le depredazioni e le devastazioni inaudite; molti gli uomini catturati. La borgata di Iolo fu quella maggiormente danneggiata, e Castruccio nel suo testamento dispose che fosse restituito «quidquid habuit et percepit de captivis apud terram Aiuoli et in territorio Prati». Iolo gli ha dedicato la strada che collega il paese a Pistoia. Nella vicina località Casoni o Casone di Castruccio, la leggenda vuole che si sia accampato l’Antelminelli.

1380 - 1468 (committenza intero bene)

Dal 1408 al 1462 fu pievano d’Iolo Mattia Lupi da San Gimignano (1380-1468), personaggio minore dell’Umanesimo, professore di grammatica a Prato, San Gimignano e nello studio di Siena, dove ebbe per allievo Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio II. Dal 1438 il Lupi fu vicario per il territorio di Prato del vescovo di Pistoia Donato de’ Medici. Presente ad Iolo ancora 1462, il Lupi venne laureato poeta poco prima del 1463. Insegnante e umanista fu anche bibliofilo. La sua biblioteca, infatti, confluì in parte nella Biblioteca comunale di San Gimignano, in parte nella raccolta Laurenziana ai tempi di Cosimo I. L’attività letteraria del Lupi è nota soprattutto per il poema «Annales Geminianenses».

1685 - 1736 (realizzazione altare maggiore)

Nel 1716 fu nominato pievano d’Iolo Giuseppe Maria Bianchini di Prato (1685- 1749), che attese degnamente al ministero ecclesiastico e partecipò alla vita culturale dei suoi tempi. Fu in corrispondenza con alcuni dei maggiori esponenti della repubblica letteraria, dal Muratori al Crescimbeni, dal Manfredi al Gigli, dal D. M. Manni al Maffei. Compose opere storico-erudite e "lezioni" accademiche, che ebbero un buon rilievo nella stima comune per la sicurezza dell'informazione e il tratto limpido e civile della pagina. Tra le sue opere, notevoli la poco conosciuta Difesa di Dante (1715), il trattato Della satira italiana, l'Apologia per le stampe d'Italia, e la serie dei ritratti storici Dei Gran Duchi di Toscana, lavoro caldamente lodato dal Muratori. Nella pieve, che aveva dotato di arredi sacri, fece costruire l’altare maggiore e l’antistante balaustra, pregevoli lavori in arenaria (1736) .

1784 - 1826 (ristrutturazione interno della chiesa)

Dal 1784 al 1836 resse la pieve il fiorentino Giuseppe Pagni, estimatore del granduca Pietro Leopoldo e del vescovo Scipione de’ Ricci. Costruì sul fianco destro della pieve l’imponente canonica, su progetto di Giuseppe Valentini; operò alcune trasformazioni all’interno della chiesa, arricchì la pieve dell’organo, di dipinti e arredi provenienti da chiese soppresse e, tra il 1824 e il 1826, fece innalzare il campanile a torre. Ottenne «dalla Santità di Pio VII il corpo intero di san Pio martire, avendolo fatto accomodare e rivestire, il medesimo lo fece porre in una cassa ornata di indorature e cristalli … e nel 22 ottobre 1815 lo fece trasportare da Firenze alla sua chiesa». La reliquia proveniva dalle catacombe di Santa Ciriaca in Roma.

1898 - 1919 (restauro intero bene)

Nel 1898, a seguito della riscoperta di una serie di affreschi, fu avviato un restauro complessivo della pieve «per restituirla a decorosa sembianza». Una lapide, «solennizzandosi la riapertura della chiesa monumentale, pose il popolo d'Iolo il 4 aprile 1899». Pievano era il servo di Dio don Didaco Bessi (1846-1919).

1944 - 1945 (restauro intero bene)

Nel 1944 e il 1945, sotto il rettorato del pievano Cipriano Cipriani, la facciata delle pieve, affrancata dai fabbricati adiacenti riprese la sua sovranità sull’ambiente che la circonda. Fu rinnovata con un coronamento a capanna, mentre le zone in corrispondenza delle navate minori, su progetto di Riccardo Gizdulich, furono rivestite di un paramento in filaretto d’alberese. All’interno al coro furono aggiunte due cappelle absidali, e l’organo, degli Agati di Pistoia, dalla cantoria in controfacciata fu trasferito nella navatella di destra.

1961 - 2015 (restauro interno della chiesa)

L’interno della chiesa fu di nuovo interessato dai lavori sotto il pievano Eligio Francioni (1961-1962). Il pavimento fu rifatto in rosa del Subasio, furono soppressi il vano dell’organo e, sulla parete sinistra, la nicchia del battistero, che sporgeva oltre la parete sinistra della pieve. La balaustra del presbiterio fu abbattuta e, per la celebrazione della messa verso il popolo, la mensa dell’altare maggiore fu distaccata dal tergale che accoglie un piccolo ciborio settecentesco. Fu restaurato il campanile. Nel 2015 si è concluso il restauro degli affreschi tre-quattro-cinquecenteschi che ornano le pareti della chiesa grazie al munifico intervento di un imprenditore tessile di Iolo.
Descrizione

L'antica pieve di San Pietro, rifatta o ampliata nel XII secolo, ha subito varie trasformazioni fino ai restauri dell'immediato dopoguerra, come mostra la facciata. L'interno, a tre navate, ha una modesta veste sette-ottocentesca, dalla quale emergono però vari affreschi del Quattro-Cinquecento. Di lato al presbiterio sono poste due piacevoli tavole, una Circoncisione (1601) del pratese Leonardo Mascagni, e un'Assunta, di Michele delle Colombe (1580 circa), mentre il coro, trecentesco, conserva interessanti resti di affreschi della fine di quel secolo con Storie di san Pietro, opera della bottega di Agnolo Gaddi.
Facciata
La pieve ha un prospetto basilicale le cui forme sono frutto di una ristrutturazione dell'immediato dopoguerra. Nella zona inferiore è un paramento regolare probabilmente del XII secolo in filaretto di alberese con radi inserti di serpentino, che giunge fino all'archivolto del portale centrale, in parte ripristinato (a sinistra è un'altra porta, che conserva solo gli stipiti originari). Sopra l'arco un'omogenea muratura in mattoni, del primo Duecento, riveste lo spazio della navata centrale. Il paramento è forato al centro da una bifora in cotto, arricchita da elementi figurati; il pilastrino ha imposta in marmo verde. Il coronamento a capanna e le zone in filaretto di alberese in corrispondenza delle navate minori sono frutto di un ripristino in stile del 1944-45. Di lato alla facciata è un tabernacolo a cappella aperto da un grande arco, sul fondo del quale è dipinto a monocromo un Crocifisso tra la Vergine e san Giovanni, opera di pittore pratese della seconda metà del Quattrocento
Campanile
Il campanile a torre, realizzato nel 1824-26, probabilmente da Giuseppe Valentini, ha cella classicheggiante e coronamento piramidale.
Interno della chiesa
L'interno della pieve, completamente intonacato, mostra impianto basilicale a tre navate con coperture lignee. Le tre absidi originarie furono sostituite già nel Trecento da un coro; a questo vennero aggiunte (1944) le due cappelle laterali. Quattro campate di archi ellittici, frutto di rimaneggiamenti tardi, su pilastri quadrangolari, dividono sui due lati le navate; sulle pareti esterne si aprivano quattro monofore con cornice in pietra. In controfacciata, sopra il portale principale sono l'archivolto falcato in mattoni e superiormente la bifora, ugualmente in cotto. Nello spazio a destra del portale, tra il pilastro e la parete si trova un altare sormontato da un modesto affresco datato 1531, che raffigura la Madonna col Bambino in trono fra i santi Francesco, Rocco, Caterina d'Alessandria e Agata (o Lucia). L'altare è retto da volute in pietra serena, e altre due sono murate ai lati della nicchia, recuperate da altari settecenteschi demoliti.
Parete destra
Sulla parete destra è un grande Crocifisso ligneo policromato proveniente dalla compagnia, di gusto secentesco (ma forse dell'Ottocento), di discreta qualità, malgrado le forme un po' robuste del torso. Dopo è un affresco del primo Quattrocento col Vir dolorum, nei pressi del quale sono rimessi in vista gli stipiti di un portale medievale tamponato. Altri resti della muratura romanica sono visibili nella cappellina, lungo la stessa parete, forse parte dell'antica sacrestia. Sopra l'arco di ingresso alla cappella è stata posta una tavola del 1601 con la Circoncisione e santa Caterina d'Alessandria, opera di una certa vivacità del pratese Leonardo Mascagni, dipinta per la compagnia del Nome di Gesù. Un blocco monolitico in arenaria nel quale è ricavato l'arco a strombo di una feritoia, murato sulla parete, costituisce un resto della struttura più antica della pieve, probabilmente dell'XI secolo: vi si scorge un rilievo con due uccelli affrontati, e nel centro una rosetta o un grappolo d'uva.
Coro
Il coro trecentesco, assai rimaneggiato, ha copertura a crociera e altare centrale, isolato, con mensa su ricche volute divergenti (1736), di fianco è un Crocifisso ligneo di gusto tardosecentesco. Il tergale dell'altare, in pietra serena, ha un piccolo ciborio settecentesco in marmo bianco e giallo di Siena. Le pareti del coro conservano interessanti resti di una decorazione ad affresco della fine del Trecento, di buona qualità nel colore limpido e nella resa delle figure, con Storie di San Pietro. Gli affreschi sono attribuibili ad uno dei collaboratori di Agnolo Gaddi operanti nella cappella della Cintola. Sulla parete sinistra è un frammento con un miracolo, forse quello dell'ombra; sulla parete di fondo la consegna della verga e il versamento del tributo; sulla destra nel registro superiore è parte della crocifissione di Pietro, mentre in basso è un frammento col carcere. La monofora, moderna, ha vetrata con San Pietro (1945).
Tabernacolo
Nel pilastro che separa il coro dalla cappella sinistra è posto un tabernacolo a tempietto in pietra serena, dell'ultimo trentennio del Quattrocento, con timpano, nel quale è un bel cherubino, sorretto da colonne corinzie binate.
Cappelle
Le cappelle laterali del presbiterio, coperte da crociere, vennero costruite negli anni Quaranta. Quella di destra ha altare neogotico (1944) e statua lignea della Madonna. Quella di sinistra, dove è collocata un'interessante tela di Matteo Rosselli con san Giuseppe e il Bambino (1615-1620), accoglie sull'altare una grande urna settecentesca in legno scolpito, ornata da angioli e cartigli. Qui furono poste intorno al 1815 le reliquie di san Pio martire, provenienti dalle catacombe di Santa Ciriaca a Roma; da allora ogni cinque anni si celebra solennemente la festa di questo santo, la terza domenica di settembre.
Parete sinistra
Le cappelle laterali del presbiterio, coperte da crociere, vennero costruite negli anni Quaranta. Quella di destra ha altare neogotico (1944) e statua lignea della Madonna. Quella di sinistra, dove è collocata un'interessante tela di Matteo Rosselli con san Giuseppe e il Bambino (1615-1620), accoglie sull'altare una grande urna settecentesca in legno scolpito, ornata da angioli e cartigli. Qui furono poste intorno al 1815 le reliquie di san Pio martire, provenienti dalle catacombe di Santa Ciriaca a Roma; da allora ogni cinque anni si celebra solennemente la festa di questo santo, la terza domenica di settembre.
Adeguamento liturgico

altare - intervento strutturale (1978)
la mensa è satta separata dall'altare per la celebrazione della messa verso il popolo
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