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Prato
Prato
chiesa
parrocchiale
S. Bartolomeo
Parrocchia di San Bartolomeo
Ingresso; Facciata; Interno della chiesa; Cripta; Elementi decorativi
altare - aggiunta arredo (1975)
1293 - 1316(committenza intero bene); 1399 - 1779(ricostruzione intero bene); 1785 - 1785(passaggio di proprietà intero bene); 1944 - 1958(ricostruzione intero bene)
Chiesa di San Bartolomeo
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di San Bartolomeo <Prato>
Altre denominazioni S. Bartolomeo
Autore (ruolo)
Lambertini, Ivo (progettista)
Ambito culturale (ruolo)
maestranze pratesi (costruzione)
Notizie Storiche

1293 - 1316 (committenza intero bene)

In corrispondenza dello sbocco nella piazza del Mercatale di via del Carmine si eleva la vasta chiesa di San Bartolomeo, completamente ricostruita nel dopoguerra. Nel 1293 i frati del Monte Carmelo avevano fondato nella zona del Mercatale la loro prima sede, che fu demolita in seguito al piano di ordinamento difensivo adottato dal Comune di Prato nell’agosto 1313. Ai frati fu concessa un’area entro le nuove cerchie, sempre sul Mercatale, dove nel 1316 venne costruita una nuova chiesetta dedicata a Santa Maria del Carmine, con convento.

1399 - 1779 (ricostruzione intero bene)

Trasformata e ampliata tra Cinquecento e Settecento, anche a seguito della grande venerazione di un miracoloso Crocifisso conservato nella chiesa dal 1399. Fu infatti costruita sulla destra della chiesa una cappella destinata ad accoglierlo, rinnovata nel Settecento e decorata con affreschi di Gian Domenico Ferretti (1735) e Giuseppe Antonio Fabbrini (1779), statue di Giuseppe Pini e stucchi di Matteo Ferdinando Arrighi (1764).

1785  (passaggio di proprietà intero bene)

Nel 1785 il vescovo Scipione de' Ricci allontanò i Carmelitani dal convento e dalla chiesa, conferì alla chiesa il titolo di parrocchia e l'affidò ad un collegio di sacerdoti secolari, che fino allora aveva officiato il santuario della Madonna del Giglio.

1944 - 1958 (ricostruzione intero bene)

Il 16 febbraio 1944 un bombardamento aereo distrusse completamente la chiesa e la cappella del Crocifisso. Rimase in piedi solo il campanile a torre, realizzato nel 1796 su progetto dell’architetto Giuseppe Valentini, che successivamente fu necessario abbattere in quanto pericolante. I lavori di ricostruzione, iniziati il 9 agosto 1952 (la posa della prima pietra avvenne il 19 ottobre 1952), furono conclusi nel 1958, su progetto di Ivo Lambertini. Il 16 febbraio 1958 la nuova chiesa fu solennemente consacrata dal vescovo di Prato Pietro Fiordelli. Nel moderno edifìcio sono state ricollocate le opere recuperate dalla precedente struttura.
Descrizione

La chiesa di San Bartolomeo, in piazza Mercatale, distrutta dai bombardamenti del 1944, fu ricostruita nel 1958. L'attuale edificio, preceduto da un vestibolo porticato con alto campanile, ha struttura a tre navate, presbiterio con abside, e cripta.
Ingresso
La chiesa è preceduta da un vestibolo porticato su tre lati, con cortile centrale, al centro del quale è una bella acquasantiera manierista del fiorentino Antonio Lorenzi (1559). La parete di ingresso, forata da tre arcate a pieno centro, ha sul fianco l'alto campanile a torre con cella fittamente traforata da tre ordini di aperture e coronamento piramidale. Il lato sinistro del cortile, chiuso da vetrate, funge da battistero, con fonte a tazza in pietra serena, e soprastante statua in bronzo del Battista, opera di Dante Zamboni (1957). Lungo il lato opposto del chiostro, sono collocati due grossi contenitori in pietra, da granaglie, del 1602.
Facciata
La facciata, che ripete inferiormente il motivo delle tre arcate a pieno centro, vetrate, è forata nella zona superiore da due ordini di nove monofore, sopra le quali è una statua di San Bartolomeo, opera di Mario Moschi, autore anche di un'altra grande statua, con un Angelo, che sporge verso la piazza al termine del fianco, ritmato da otto arcate cieche, e con porta laterale.
Interno della chiesa
All'interno la chiesa, con pareti intonacate rivestite alla base da marmi chiari, presenta una struttura a tre navate. La vasta aula centrale ha copertura con struttura in travetti e laterizio, che poggia su cinque archi trasversali, che nascono in corrispondenza dei pilastri che dividono le navate, e che si ripropongono anche in quelle laterali. L'arco trionfale introduce il presbiterio, concluso da abside semicircolare, ritmata nella zona superiore da due ordini di nove monofore cieche, che si ripetono in controfacciata, dove sono però aperte e dotate di vetrate. Al quarto pilastro sinistro della navata maggiore si avvolge il pulpito in muratura. La navata centrale è illuminata da cinque finestre circolari per lato, mentre le navatelle laterali hanno sulla copertura piana alcuni lucernari rotondi vetrati, e sono scandite da arcate cieche lungo le pareti esterne.
Cripta
Davanti al presbiterio, sui due lati, si aprono scale di accesso alla cripta, abbellita da un imponente Crocifisso in legno policromato, opera di suggestiva spiritualità. Questa immagine, scolpita da un artista fiorentino intorno al 1320-30, fu donata nel 1399 da una compagnia dei Bianchi alla chiesa del Carmine, e dopo alcuni eventi miracolosi avvenuti nel 1558 se ne diffuse notevolmente la venerazione, tanto che intorno al Crocifisso fu creata una cappella-santuario, purtroppo distrutta nel 1944. In due absidiole sui fianchi della cripta sono due altorilievi in ceramica policromata di Manfredo Coltellini (la Cena in Emmaus a sinistra, l'Annunciazione all'opposto, del 1964-65) e, lungo le pareti, una Via Crucis di Fernando Foderini (1964-1965). Sul fondo della cripta è il sacrario dei Caduti, con un rilievo in bronzo raffigurante la Pietà (di Mario Moschi, eseguito nel 1961).
Elementi decorativi
Molte opere dell'antica chiesa sono collocate nell'attuale. Sull'altar maggiore spicca una grande tavola sagomata col Crocifisso, di notevole carica espressiva, eseguita nel primo decennio del Trecento da un artista pistoiese, forse dell'ambito di Lippo di Benivieni, sotto il quale è il raffinato ciborio marmoreo di Antonio del Rossellino. Le pareti formano una galleria di opere rilevanti, tra le quali una Trinità (1621-22) dell'Empoli, due tele del fiammingo Livio Mehus (notevole il Matrimonio mistico di santa Caterina, del 1675 circa), dipinti di Santi di Tito, Pier Dandini, Giovan Pietro Naldini, Leonardo Mascagni e Stefano Parenti.
Adeguamento liturgico

altare - aggiunta arredo (1975)
Davanti all'altare maggiore, prima della balaustra in marmo che chiude il presbiterio, è stato collocato un altare mobile per la celebrazione della messa verso il popolo.
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