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| Descrizione |
La chiesa di San Michele Arcangelo è sita nel centro di Curti (CE), lungo il Corso Piave. Il primo impianto, in stile romanico, risale all’anno 1000; all’epoca, questo primo luogo di culto era poco più che una cappella rurale. Le documentazioni certe, inerenti la presenza in paese di un luogo di culto dedicato a san Michele, si ritrovano una prima volta in una “Carta permutationis” del 1280 e più volte, in seguito, nel registro delle decime pagate dai presbiteri alla Chiesa di Roma concernenti gli anni 1308-1310. Anche il Granata riferisce che nel 1327 il presbitero Leonardo versava, pro cappellania S. Michaelis ad Curtim, la decima alla chiesa di Capua. Secondo il parroco don Pietro Iulianiello l’istituzione della chiesa come parrocchia si data all’anno 1561, deducendo questa affermazione dalla prima registrazione annotata nel Libro dei matrimoni. In chiesa si accede dalla piazza antistante la facciata principale che, con un ampio frontale baroccheggiante, risulta ornata di statue di stucco raffiguranti al centro San Michele cui fanno corona, ai lati, S. Giuseppe, San Rocco e San Luigi Gonzaga. Sul lato destro si erge il campanile, di modesta altezza, con tre campane e un orologio. L’interno della chiesa, dalla linea sobria e classicheggiante, è a croce latina con tre navate. La navata centrale, basata su massicci pilastri in muratura e archi a tutto sesto, ha la volta affrescata. Nella navata destra, leggermente più piccola della sinistra, si contano tre altari. La navata sinistra presenta decorazioni classicheggianti nelle volte, un fonte battesimale di rame all’ingresso, la sacrestia ed un altare dedicato a S. Antonio da Padova. Il transetto ha nei bracci (destro e sinistro) due altari e nella parte centrale una grossa cupola con lanterna. Nel braccio sinistro è installato un altare in stile barocco dedicato alla Madonna SS. Del Rosario con una delicata scultura nella parte anteriore. Alle spalle del transetto è presente una zona absidale sormontata da volta a botte. Davanti al fonte battesimale s’intravede, consunto dal tempo, un frammento di epigrafe, che segnalava l’accesso a uno degli antichi sepolcreti della chiesa. Sottostante all’ex oratorio del Monte dei Morti, si sviluppa - con un’identica pianta coperta dalla volta a botte ribassata - un’altra cripta. In seguito al restauro della cripta (1989), i resti mortali dei defunti, ivi sepolti prima del secolo XVIII, hanno avuto degna sepoltura come riferisce la lapide posta sulla parete di fondo della cripta.
| Impianto strutturale |
| Le strutture verticali sono in muratura di tufo di tipo campano. L’introduzione di catene nelle murature (in seguito ad un intervento recente) ha mirato ad eliminare l’effetto spingente degli archi. La navata centrale, basata su massicci pilastri ed archi, ha la soffitta a tela. Anche la cupola è in muratura di tufo. |
| Coperture |
| La copertura della navata centrale è a doppia falda con colmo centrale; quella delle navate laterali, poste a quota più bassa, è a falde inclinate verso l’esterno. La copertura a falde inclinate è con struttura in legno, sia per l’orditura principale che secondaria. Il manto è ovunque costituito da coppi e canali alla napoletana. Al di sotto della copertura, in corrispondenza della navata centrale, vi è un solaio di sottotetto, costituito da travi in legno con “panconcelli” e sovrastante materiale di riporto. A questo risulta agganciata la controsoffittatura attraverso un graticciato in legno con sottostante incannucciata. |
| Facciata |
| La chiesa prospetta sulla piazza del paese con una facciata baroccheggiante a coronamento orizzontale divisa in tre ordini da due cornicioni aggettanti. La zona centrale dell’ordine inferiore, perimetrato e tripartito da lesene terminanti con capitelli corinzi in stucco, è aperta da un portale marmoreo architravato sormontato da un fastigio al cui centro si osserva un’apertura a ovulo. Sui portoni laterali, realizzati facendo riferimento a modelli serliani, due nicchie, sostenute da peducci e sormontate da fastigi, accolgono le statue in pietra di San Francesco Saverio e di San Rocco. L’ordine mediano propone la scansione degli elementi verticali e orizzontali del registro inferiore con al centro una nicchia circondata da una decorazione a festoni che accoglie la statua in pietra del Santo titolare raffigurato con i tradizionali attributi iconografici. Lo affianca sulla sinistra la statua di San Giuseppe, anch’essa sostenuta da un peduccio e sormontata da un festone; sull’altro lato un’identica nicchia, che un tempo accoglieva la statua di Sant’Antonio da Padova, si apre sulla cella campanaria che ospita due campane. Il registro superiore presenta al centro una cavità concava al cui interno è un rilievo in stucco con l’immagine dell’Immacolata Concezione. Alle estremità due orologi meccanici, realizzati sul finire del XVIII secolo dai Buonpane, concludono l’apparato decorativo della facciata. |
| Pavimenti e pavimentazioni |
| La chiesa è pavimentata con quadroni di marmo di Carrara a seguito di un lavoro di restauro eseguito da maestranze locali nel 1956. In quell’occasione viene rimosso, quasi del tutto, il bel pavimento maiolicato di manifattura napoletana che si svolgeva nelle due cappelle laterali e nell’aula absidale. I resti dell’originario pavimento maiolicato - con motivi a stelle e a foglie d’acanto stilizzate - oggi si osservano solo sul fianco sinistro dell’altare. |
| Interno |
| L’aula ecclesiale è preceduta da un breve vestibolo ai lati del quale è una coppia di acquasantiere a parete degli inizi del XVIII secolo. Sulla parete sinistra un’epigrafe marmorea fa memoria della sosta, nel 1966, dell’urna col corpo di San Roberto Bellarmino. L’interno, dalle linee sobrie e classicheggianti, è a croce latina con tre navate. All’incrocio della navata centrale con il transetto si eleva, su un breve tamburo circolare percorso da una scritta dedicatoria a San Michele, una cupola di modeste proporzioni nella quale si aprono, perimetrate da cornici in stucco modanate, otto finestre, di cui quattro cieche, che, unitamente all’unico finestrone che si schiude nella parete di fondo, danno luce al sottostante presbiterio. Nei quattro pennacchi d’imposta della cupola sono inserite, all’interno di baroccheggianti cornici in stucco dorato, le figure degli Evangelisti. A metà navata centrale si eleva un pulpito di legno di noce lievemente sagomato. Lungo il perimetro della navata si sviluppa la zoccolatura in bardiglio imperiale di Carrara realizzata nel 1965. Nella controfacciata un affresco con Angeli musicanti fa da sfondo a un moderno organo elettrico, ospitato sulla cantoria di legno sagomato, tornito e dipinto. La navata destra, leggermente più piccola della sinistra, è divisa in tre campate con volte a crociera; ospita un altare che rispecchia il gusto tipico di fine ottocento soprattutto nella forma a tempietto del ciborio e nella scelta dei materiali. L’altare è sovrastato da un'icona lignea dei primi decenni del Seicento. Due nicchie si aprono sulle pareti laterali: una accoglie il gruppo statuario di Sant’Anna, l’altra la statua della Madonna del Carmine. Le volte della navata laterale sinistra sono decorate con stucchi baroccheggianti. In fondo alla navata sinistra, racchiuso in una rientranza concava e preceduto da un cancello in ghisa, è il fonte battesimale in pietra, ghisa e rame. Davanti al fonte ancora s’intravede un frammento di epigrafe che segnalava l’accesso a uno degli antichi sepolcreti della chiesa. |
| Elementi decorativi |
| Nella chiesa vi son ben 11 quadri; nella Cappella laterale destra si situa la tela raffigurante il tema iconografico dell’Allegoria del sangue di Cristo, opera del pittore maddalonese Pompeo Landolfo. La tela si segnala per una peculiarità: la presenza, nella parte inferiore della rappresentazione di due significativi episodi della vita di Mosè, la cui simbologia (riferibile all’Eucarestia) è stata frequentemente utilizzata nell’arte cristiana. Numerosissime sono le statue di pregevole fattura presenti in chiesa: in particolare, meritano menzione, per le notevoli qualità artistiche, le statue di San Giuseppe e di San Giuda Taddeo, entrambe di scuola napoletana della seconda metà del Settecento. Un pezzo di eccelsa fattura è la statua della Vergine del Rosario, opera di Agostino Ferraro, principale collaboratore dello scultore napoletano Pietro Ceraso, attivo in Campania nella seconda metà del secolo XVII, caposcuola dei “figurari” in legno e inventore del presepe a figure mobili. Pregevoli sono le due statue di San Michele: una, sull’altare, è maestosa, in legno, ricoperta da una lamina di oro zecchino; l’altra, più piccola, recentemente restaurata, per la sua alta qualità scultorea, può essere assegnata a un buon artefice della cultura artistica napoletana di fine Settecento. Entrambe le statue riecheggiano modi tipici della scuola di oreficeria di Lorenzo Vaccaro. Il manufatto marmoreo più notevole della chiesa è l’altare che si trova nella cappella della Madonna del Rosario. Esso, di scuola napoletana della seconda metà del Settecento, è costituito da eleganti marmi policromi intarsiati; sovrasta un paliotto di rara bellezza al cui centro è raffigurata, in bassorilievo l’immagine della Madonna con il Bambino. L’ostensorio in argento, del primo Settecento, è sicuramente il pezzo di maggior pregio che la chiesa oggi conserva e il suo stile ben risponde ai canoni barocchi allora imperanti. Il più antico dei calici, risalente al 1707, ha la coppa placcata d’oro; il manufatto, ascrivibile alla scuola napoletana, è connotato dalla base sagomata riccamente decorata con intrecci di elementi vegetali. Si segnalano, infine, i quattro candelieri di bronzo (fine ottocento) che si presentano con la base a sezione triangolare, poggiante su tre piedini accartocciati, recanti su uno dei lati l’immagine di san Michele. I reliquari che si conservano sono pertinenti alle reliquie di vari santi fra cui San Roberto Bellarmino. L’unico reliquario multiplo contiene, oltre alle reliquie dei Santi, un pezzo di legno della Santa Croce e un frammento del cingolo della Vergine Maria. |
| Cappelle |
| Delle numerose cappelle che si incontrano nelle navate laterali vanno ricordate: 1) la Cappella dell’Annunciazione nella quale si osserva, entro una cornice in stucco, una bella tela centinata del XVIII secolo di scuola demuriana con la raffigurazione dell’Annuncio dell’Arcangelo Gabriele. 2) La Cappella del Corpo di Cristo (braccio destro del transetto) decorata sulla volta, a botte, da stucchi settecenteschi e affreschi del primo Novecento, opera del ritrattista Gennaro Barbato. 3) La Cappella, dedicata all’Immacolata Concezione, conserva il prezioso altare in marmi bianchi e policromi commessi, intagliati e scolpiti della prima metà del Settecento. L’altare mostra nel paliotto un pregiato clipeo con l’immagine della Madonna con il Bambino. 4) Il braccio sinistro del transetto ospita la cappella della Madonna del Rosario, decorata sulla volta, a botte, da stucchi settecenteschi e affreschi del primo Novecento. Sul muro di fondo si trova un’icona lignea cinquecentesca, al cui interno si situa la statua della Vergine del Rosario. L’altare sottostante, di scuola napoletana della prima metà del Settecento, si eleva su un basamento con angoli smussati e ha il ciborio mascherato da una formella lapidea; il dossale accoglie composite decorazioni; le estremità si presentano vivacemente profilate e ornate da eleganti volute; 5) La Cappella del Santissimo Sacramento ospita sulla parete di fondo un piccolo altare, in marmi bianchi e policromi commessi e intagliati, della seconda metà dell’Ottocento di manifattura napoletana, caratterizzato da un paliotto con croce raggiata, su cui si apre una nicchia con l'immagine del Sacro Cuore di Gesù, in legno, di produzione napoletana del Novecento. |
| Presbiterio |
| Il presbiterio, a pianta rettangolare, accoglie l’ottocentesco altare maggiore e il sovrastante baldacchino dorato, stilisticamente databile alla prima metà del XVII secolo. L’altare nel 1827 fu riedificato al posto del precedente altare ligneo, come ricorda la breve epigrafe che si legge sotto il ciborio. Sull’altare si ammira la maestosa statua di San Michele Arcangelo, in legno, ricoperta da una lamina di oro zecchino. Nella scultura, di pregevole fattura, si scorgono elementi che, per un verso tendono a riecheggiare stilemi di ascendenza manierista, dall’altro annunciano modi tipici del secolo successivo, specificamente delle opere di oreficeria di Lorenzo Vaccaro. La balaustra, adorna dell’originario cancelletto d’accesso a due ante, fu realizzata in marmi bianchi e policromi commessi da ignoti marmorari napoletani a spese del Comune, come testimonia la presenza dello stemma comunale con la relativa iscrizione dedicatoria che si trova sui balaustri ai lati del varco d’ingresso. Il cancelletto, in ferro battuto, reca - sul bordo dell’anta sinistra - la data 1846. Sulla volta e sulle pareti laterali del presbiterio si svolgono, in tre riquadri modanati, altrettanti affreschi ottocenteschi, di autore ignoto. Otto finestre, unitamente all’unico finestrone che si schiude nella parete di fondo, danno luce al presbiterio. |
| Volta |
| La navata di mezzo, impostata su massicci pilastri e archi e percorsa in tutta la sua lunghezza da una sporgente trabeazione modanata, accoglie nella volta, piatta, una struttura in cartongesso dipinta con affreschi opera dell’artista Emilia Natale: in quello centrale è raffigurata la Battaglia di san Michele contro Lucifero, mentre i due laterali accolgono rispettivamente le immagini di San Giuseppe e di San Pasquale Baylon. La volta a botte della Cappella del Corpo di Cristo è decorata da stucchi settecenteschi e affreschi, datati 1904, dovuti alla mano del ritrattista sammaritano, Gennaro Barbato, raffiguranti, nel riquadro centrale, Angeli in adorazione dell’Eucarestia e, nei due riquadri laterali, Angeli con i simboli della Passione di Cristo. |
| Campanile |
| Nel registro superiore della chiesa (lato destro) è inserito il campanile, di modesta altezza, con tre campane ed un orologio. Nella parte finale il breve campanile è sormontato da una rastrelliera che ospita altre due campane. La più piccola delle campane, con l’immagine di sant’Irene, è collegata all’orologio pubblico; la seconda, reca l’immagine di san Michele arcangelo e la terza l’immagine della Concezione. Le due campane principali, in bronzo, risalgono: l’una - quella dedicata a san Michele - al 1879, fusa dal maestro campanaro Filippo Rossi a spese del parroco, delle congreghe e dei fedeli come ricorda la scritta che la percorre lungo il diametro. L’altra, la più piccola, datata 1903, è opera di uno sconosciuto artefice. L’orologio meccanico è stato realizzato sul finire del XVIII secolo dai Buonpane, orologiai attivi nella confinante Casapulla. |
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