chiese italiane
censimento chiese
edifici di culto
edifici sacri
beni immobili
patrimonio ecclesiastico
beni culturali ecclesiastici
beni culturali della Chiesa cattolica
edilizia di culto
restauro
adeguamento liturgico
Curti
Capua
chiesa
parrocchiale
San Michele Arcangelo
Parrocchia di S. Michele Arcangelo
Impianto strutturale; Coperture; Facciata; Pavimenti e pavimentazioni; Interno; Elementi decorativi; Cappelle; Presbiterio; Volta; Campanile
presbiterio - aggiunta arredo (2000)
1000 - 1000(prime tracce intero bene); 1280 - 1280(prime documentazioni scritte intero bene); 1308 - 1327(altre documentazioni scritte intero bene); 1561 - 1561(erezione canonica intero bene); 1561 - 1561(sistemazione strutturale intero bene); 1645 - 1645(stato delle anime intero bene); XVIII - XIII(decorazione facciata); 1702 - 1712(ampliamento intero bene); 1773 - 1773(stato delle anime intero bene); 1796 - 1796(decorazione interno); 1823 - 1823(stato delle anime intero bene); 1826 - 1846(rifacimento presbiterio); 1850 - 1890(ristrutturazione intero bene ); 1879 - 1903(sistemazione campane); XX - XX(rifacimento interno); 1904 - 1904(decorazione volta); 1920 - 1920(missione intero bene); 1950 - 1950(sistemazione sacrestia); 1956 - 1956(restauro pavimentazione); 1961 - 1961(commemorazione V centenario intero bene); 1961 - 1961(donazione organo elettrico); 1965 - 1965(decorazione interno); 1966 - 1966(aggiunta epigrafe ad memoriam interno); 1982 - 1982(restauro intero bene); 1989 - 1989(restauro intero bene); 2000 - 2000(restauro intero bene); 2001 - 2001(restauro volta); 2013 - 2013(restauro intero bene); 2015 - 2015(restauro tavola dell'Eterno Padre)
Chiesa di San Michele Arcangelo
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di San Michele Arcangelo <Curti>
Ambito culturale (ruolo)
maestranze campane (costruzione)
Notizie Storiche

1000  (prime tracce intero bene)

Il primo impianto, in stile romanico, risale all’anno 1000: lo attesta una massiccia pietra calcare, proveniente dall’anfiteatro di Capua, utilizzata come pietra d’angolo tra il muro laterale e la parete di fondo nella costruzione della chiesa precedente.

1280  (prime documentazioni scritte intero bene)

Le prime documentazioni certe inerenti la presenza in paese di un luogo di culto dedicato a san Michele risalgono ai secoli XIII - XIV e si ritrovano in una Carta permutationis del 1280

1308 - 1327 (altre documentazioni scritte intero bene)

Nel registro delle decime pagate dai presbiteri alla Chiesa di Roma concernenti gli anni 1308-1310 è annotato che la chiesa di S.Michele paga la decima. Anche il Granata riferisce che nel 1327 il presbitero Leonardo versa, pro cappellania S. Michaelis ad Curtim, la decima alla chiesa di Capua.

1561  (erezione canonica intero bene)

Secondo il parroco don Pietro Iulianiello l’erezione canonica della chiesa si data all’anno 1561, deducendo questa affermazione dalla prima registrazione annotata nel Libro dei matrimoni.

1561  (sistemazione strutturale intero bene)

In seguito ad uno dei terremoti del 31 luglio e 19 agosto del 1561 la chiesa subisce danni di una certa entità, per cui si rendono necessari adeguati interventi di sistemazione dell’intera struttura.

1645  (stato delle anime intero bene)

Al 1645 si data il primo «Stato delle anime della parrocchiale chiesa del Casale di Curti» redatto dal curato don Tullio Iannotta. La stima della popolazione del paese all’epoca risulta ammontare ad appena 474 abitanti.

XVIII - XIII (decorazione facciata)

L’apparato decorativo della facciata è concluso alle estremità da due orologi meccanici realizzati, sul finire del XVIII secolo, dai Buonpane, orologiai attivi nella confinante Casapulla.

1702 - 1712 (ampliamento intero bene)

Subito dopo il terremoto del 1702 inizia la riedificazione della chiesa, iniziata durante la reggenza del parroco don Giuseppe Cognetta conclusasi nel corso del mandato del parroco don Crescenzo Bonaventura (1712). Sono aggiunti un maggior numero di altari; l’altare di Santa Lucia diventa ius patronato della famiglia d’Orta; è sistemata e decorata la facciata con 6 statue; è portato a compimento il campanile; è completata la cupola della quale erano stati edificati solo i pilastri; sono eseguiti lavori di stucco all’interno della chiesa.

1773  (stato delle anime intero bene)

Al 1773 si data lo «Stato delle anime» redatto dal parroco don Pietro Perrino e da don Nicola Ventriglia, curatore ed economo della chiesa. Da esso si apprende che la popolazione parrocchiale è costituita, in quell’anno, da 1500 persone distribuite in 290 famiglie.

1796  (decorazione interno)

Le volte della navata laterale sinistra sono decorate con stucchi baroccheggianti nel 1796 dagli stuccatori Lorenzo de Angelis e Domenico Bernardo.

1823  (stato delle anime intero bene)

A cinquant’anni precisi dal precedente «Stato delle anime», nel 1823 il parroco Francesco de’ Rossi compila un nuovo «Stato delle anime» da cui si apprende che la popolazione parrocchiale (e, quindi, il numero degli abitanti di Curti) è costituita, in quell’anno, da 1779 persone.

1826 - 1846 (rifacimento presbiterio)

La balaustra è realizzata (nel 1826) da ignoti marmorari napoletani a spese dell’università dell’epoca (il comune attuale), come testimonia - ai lati del varco d’ingresso - la presenza dello stemma comunale con la relativa iscrizione dedicatoria. L’altare è riedificato (al posto del precedente altare ligneo) nel 1827. Il cancelletto, in ferro battuto, reca sul bordo dell’anta sinistra la data 1846.

1850 - 1890 (ristrutturazione intero bene )

Nella seconda metà dell’Ottocento si mettono in atto lavori di ristrutturazione del campanile. Si restaurano le statue in stucco presenti in facciata. Si elimina dalla facciata la statua di sant’Antonio da Padova, sistemandola in chiesa.

1879 - 1903 (sistemazione campane)

Al 1879 risale l’acquisto (a spese del parroco, delle congreghe e dei fedeli come ricorda la scritta che la percorre lungo il diametro) di una delle due campane principali, in bronzo. Essa, opera del maestro campanaro Filippo Rossi, è dedicata a san Michele e decorata con motivi floreali e ornamentali. L’altra campana, la più piccola, è fusa nel 1903 da uno sconosciuto artefice locale.

XX  (rifacimento interno)

Per conquistare maggiore spazio all’interno della chiesa sono rimossi i tre altari presenti nella navata laterale destra (altari dedicati a San Rocco, a Santa Lucia e all’Annunciazione) di cui oggi restano le rispettive nicchie o campiture con le immagini.

1904  (decorazione volta)

La volta a botte della Cappella del Corpo di Cristo è affrescata, dal ritrattista Gennaro Barbato (di S. Maria C.V.), nel 1904. Gli affreschi raffigurano (nel riquadro centrale della volta) Angeli in adorazione dell’Eucarestia e (nei due riquadri laterali) Angeli con i simboli della Passione di Cristo.

1920  (missione intero bene)

In ricordo della Santa Missione del 1920 (7-21 novembre) è eretta la croce di legno che un tempo si trovava sulla facciata della chiesa (a fianco della porta sinistra) e che ora è custodita nella cripta sottostante l’ex oratorio del Monte dei morti.

1950  (sistemazione sacrestia)

Nelle campate laterali due ambienti, sbarrati da porte settecentesche in legno sagomato, sono adibiti a sacrestia e a sala parrocchiale con soprastante casa canonica. In quest’ultimo ambiente è riposta la statua lignea di San Michele.

1956  (restauro pavimentazione)

La nuova pavimentazione della chiesa, nel 1956, è realizzata con quadroni di marmo di Carrara da maestranze locali. In questa occasione viene rimosso, quasi del tutto, il pavimento maiolicato di manifattura napoletana che si trovava nelle cappelle situate lateralmente all’altare maggiore.

1961  (commemorazione V centenario intero bene)

Una lapide, affissa sul muro della prima campata, fa memoria della commemorazione del V centenario dell’erezione canonica della chiesa celebrata nel mese di maggio del 1961. La lapide ricorda che allora era pontefice Giovanni XXIII, Arcivescovo metropolita di Capua S.E. Salvatore Baccarini, parroco don P. Iulianiello.

1961  (donazione organo elettrico)

Un moderno organo elettrico è acquistato presso l’antica Casa Balbiani-Vegezzi Bossi di Milano grazie al contributo di tutti i fedeli nel 1961 (in occasione del IV centenario dell’istituzione della Parrocchia).

1965  (decorazione interno)

La zoccolatura in bardiglio imperiale di Carrara, che si sviluppa lungo il perimetro della navata, è realizzata nel 1965 in occasione della missione, svolta in quell’anno, dal 28 marzo all’11 aprile, dai padri Passionisti.

1966  (aggiunta epigrafe ad memoriam interno)

Sulla parete sinistra della chiesa un’epigrafe marmorea fa memoria della sosta, nei giorni 12 e 13 aprile del 1966, dell’urna col corpo di san Roberto Bellarmino durante la Peregrinatio bellarminiana celebrata in occasione del millenario dell’Arcidiocesi di Capua.

1982  (restauro intero bene)

Per le sue notevoli qualità artistiche è restaurata la statua di San Giuda Taddeo, opera di un artefice napoletano della seconda metà del Settecento, appartenente alla scuola del maestro napoletano Giuseppe Sanmartino.

1989  (restauro intero bene)

Per i danni causati alla chiesa dal sisma del 1980 è ristrutturata la canonica. In quest’occasione anche la cripta, coperta da una volta a botte ribassata, è restaurata e bonificata con una più idonea sistemazione dei resti umani che custodiva. Il parroco don Pietro Iulianiello ha lasciato memoria dei lavori realizzati in una lapide posta sulla parete di fondo della cripta.

2000  (restauro intero bene)

Viene elaborato e realizzato il progetto di adeguamento liturgico della chiesa secondo le norme emanate dal Concilio Vaticano Secondo. Inoltre, l’originario pavimento maiolicato con motivi a stelle e a foglie d’acanto stilizzate è rimosso anche nell'aula absidale. Durante i lavori di restauro ignoti trafugano la tela raffigurante Santa Lucia, di scuola napoletana della prima metà dell’Ottocento. Attualmente essa è sostituita da una riproduzione fotografica del dipinto realizzata da Pietro Merola.

2001  (restauro volta)

Nel luglio del 2001 i tre dipinti su carta (eseguiti nel 1902 dal pittore napoletano Luigi Barone per coprire una vecchia e rovinata tela settecentesca) che ornavano la volta della navata di mezzo, rovinati dalle infiltrazioni di acqua piovana, sono coperti da una struttura in cartongesso dipinta con analoghi affreschi dall’artista Emilia Natale. Con essi, però, si coprono anche le decorazioni a tempera che perimetravano i suddetti dipinti.

2013  (restauro intero bene)

Il Comitato, all’uopo costituitosi, affida il restauro delle due Statue di San Michele Arcangelo alla dott.ssa Michelina Acquaro (di Pietravairano) la quale sottopone alle opportune operazioni di riparazione sia la struttura lignea che la parte propriamente pittorica del gruppo scultoreo in legno intagliato e policromato, ascrivibile alla cultura artistica partenopea di fine Settecento/inizio Ottocento.

2015  (restauro tavola dell'Eterno Padre)

La Tavola dell’Eterno Padre, nei primi decenni del 600, è utilizzata come cimasa per abbellire l’altare del transetto di destra dedicato al Corpo di Cristo; nel 2005 essa è restaurata dalla dott.ssa Michelina Acquaro (di Pietravairano) con la collaborazione di Mario Andolfi e sotto la sorveglianza del dott. Giovanni Parente della SBAAS di Caserta-Benevento. Il restauro ha interessato sia la struttura lignea sia la superficie pittorica della Tavola.
Descrizione

La chiesa di San Michele Arcangelo è sita nel centro di Curti (CE), lungo il Corso Piave. Il primo impianto, in stile romanico, risale all’anno 1000; all’epoca, questo primo luogo di culto era poco più che una cappella rurale. Le documentazioni certe, inerenti la presenza in paese di un luogo di culto dedicato a san Michele, si ritrovano una prima volta in una “Carta permutationis” del 1280 e più volte, in seguito, nel registro delle decime pagate dai presbiteri alla Chiesa di Roma concernenti gli anni 1308-1310. Anche il Granata riferisce che nel 1327 il presbitero Leonardo versava, pro cappellania S. Michaelis ad Curtim, la decima alla chiesa di Capua. Secondo il parroco don Pietro Iulianiello l’istituzione della chiesa come parrocchia si data all’anno 1561, deducendo questa affermazione dalla prima registrazione annotata nel Libro dei matrimoni. In chiesa si accede dalla piazza antistante la facciata principale che, con un ampio frontale baroccheggiante, risulta ornata di statue di stucco raffiguranti al centro San Michele cui fanno corona, ai lati, S. Giuseppe, San Rocco e San Luigi Gonzaga. Sul lato destro si erge il campanile, di modesta altezza, con tre campane e un orologio. L’interno della chiesa, dalla linea sobria e classicheggiante, è a croce latina con tre navate. La navata centrale, basata su massicci pilastri in muratura e archi a tutto sesto, ha la volta affrescata. Nella navata destra, leggermente più piccola della sinistra, si contano tre altari. La navata sinistra presenta decorazioni classicheggianti nelle volte, un fonte battesimale di rame all’ingresso, la sacrestia ed un altare dedicato a S. Antonio da Padova. Il transetto ha nei bracci (destro e sinistro) due altari e nella parte centrale una grossa cupola con lanterna. Nel braccio sinistro è installato un altare in stile barocco dedicato alla Madonna SS. Del Rosario con una delicata scultura nella parte anteriore. Alle spalle del transetto è presente una zona absidale sormontata da volta a botte. Davanti al fonte battesimale s’intravede, consunto dal tempo, un frammento di epigrafe, che segnalava l’accesso a uno degli antichi sepolcreti della chiesa. Sottostante all’ex oratorio del Monte dei Morti, si sviluppa - con un’identica pianta coperta dalla volta a botte ribassata - un’altra cripta. In seguito al restauro della cripta (1989), i resti mortali dei defunti, ivi sepolti prima del secolo XVIII, hanno avuto degna sepoltura come riferisce la lapide posta sulla parete di fondo della cripta.
Impianto strutturale
Le strutture verticali sono in muratura di tufo di tipo campano. L’introduzione di catene nelle murature (in seguito ad un intervento recente) ha mirato ad eliminare l’effetto spingente degli archi. La navata centrale, basata su massicci pilastri ed archi, ha la soffitta a tela. Anche la cupola è in muratura di tufo.
Coperture
La copertura della navata centrale è a doppia falda con colmo centrale; quella delle navate laterali, poste a quota più bassa, è a falde inclinate verso l’esterno. La copertura a falde inclinate è con struttura in legno, sia per l’orditura principale che secondaria. Il manto è ovunque costituito da coppi e canali alla napoletana. Al di sotto della copertura, in corrispondenza della navata centrale, vi è un solaio di sottotetto, costituito da travi in legno con “panconcelli” e sovrastante materiale di riporto. A questo risulta agganciata la controsoffittatura attraverso un graticciato in legno con sottostante incannucciata.
Facciata
La chiesa prospetta sulla piazza del paese con una facciata baroccheggiante a coronamento orizzontale divisa in tre ordini da due cornicioni aggettanti. La zona centrale dell’ordine inferiore, perimetrato e tripartito da lesene terminanti con capitelli corinzi in stucco, è aperta da un portale marmoreo architravato sormontato da un fastigio al cui centro si osserva un’apertura a ovulo. Sui portoni laterali, realizzati facendo riferimento a modelli serliani, due nicchie, sostenute da peducci e sormontate da fastigi, accolgono le statue in pietra di San Francesco Saverio e di San Rocco. L’ordine mediano propone la scansione degli elementi verticali e orizzontali del registro inferiore con al centro una nicchia circondata da una decorazione a festoni che accoglie la statua in pietra del Santo titolare raffigurato con i tradizionali attributi iconografici. Lo affianca sulla sinistra la statua di San Giuseppe, anch’essa sostenuta da un peduccio e sormontata da un festone; sull’altro lato un’identica nicchia, che un tempo accoglieva la statua di Sant’Antonio da Padova, si apre sulla cella campanaria che ospita due campane. Il registro superiore presenta al centro una cavità concava al cui interno è un rilievo in stucco con l’immagine dell’Immacolata Concezione. Alle estremità due orologi meccanici, realizzati sul finire del XVIII secolo dai Buonpane, concludono l’apparato decorativo della facciata.
Pavimenti e pavimentazioni
La chiesa è pavimentata con quadroni di marmo di Carrara a seguito di un lavoro di restauro eseguito da maestranze locali nel 1956. In quell’occasione viene rimosso, quasi del tutto, il bel pavimento maiolicato di manifattura napoletana che si svolgeva nelle due cappelle laterali e nell’aula absidale. I resti dell’originario pavimento maiolicato - con motivi a stelle e a foglie d’acanto stilizzate - oggi si osservano solo sul fianco sinistro dell’altare.
Interno
L’aula ecclesiale è preceduta da un breve vestibolo ai lati del quale è una coppia di acquasantiere a parete degli inizi del XVIII secolo. Sulla parete sinistra un’epigrafe marmorea fa memoria della sosta, nel 1966, dell’urna col corpo di San Roberto Bellarmino. L’interno, dalle linee sobrie e classicheggianti, è a croce latina con tre navate. All’incrocio della navata centrale con il transetto si eleva, su un breve tamburo circolare percorso da una scritta dedicatoria a San Michele, una cupola di modeste proporzioni nella quale si aprono, perimetrate da cornici in stucco modanate, otto finestre, di cui quattro cieche, che, unitamente all’unico finestrone che si schiude nella parete di fondo, danno luce al sottostante presbiterio. Nei quattro pennacchi d’imposta della cupola sono inserite, all’interno di baroccheggianti cornici in stucco dorato, le figure degli Evangelisti. A metà navata centrale si eleva un pulpito di legno di noce lievemente sagomato. Lungo il perimetro della navata si sviluppa la zoccolatura in bardiglio imperiale di Carrara realizzata nel 1965. Nella controfacciata un affresco con Angeli musicanti fa da sfondo a un moderno organo elettrico, ospitato sulla cantoria di legno sagomato, tornito e dipinto. La navata destra, leggermente più piccola della sinistra, è divisa in tre campate con volte a crociera; ospita un altare che rispecchia il gusto tipico di fine ottocento soprattutto nella forma a tempietto del ciborio e nella scelta dei materiali. L’altare è sovrastato da un'icona lignea dei primi decenni del Seicento. Due nicchie si aprono sulle pareti laterali: una accoglie il gruppo statuario di Sant’Anna, l’altra la statua della Madonna del Carmine. Le volte della navata laterale sinistra sono decorate con stucchi baroccheggianti. In fondo alla navata sinistra, racchiuso in una rientranza concava e preceduto da un cancello in ghisa, è il fonte battesimale in pietra, ghisa e rame. Davanti al fonte ancora s’intravede un frammento di epigrafe che segnalava l’accesso a uno degli antichi sepolcreti della chiesa.
Elementi decorativi
Nella chiesa vi son ben 11 quadri; nella Cappella laterale destra si situa la tela raffigurante il tema iconografico dell’Allegoria del sangue di Cristo, opera del pittore maddalonese Pompeo Landolfo. La tela si segnala per una peculiarità: la presenza, nella parte inferiore della rappresentazione di due significativi episodi della vita di Mosè, la cui simbologia (riferibile all’Eucarestia) è stata frequentemente utilizzata nell’arte cristiana. Numerosissime sono le statue di pregevole fattura presenti in chiesa: in particolare, meritano menzione, per le notevoli qualità artistiche, le statue di San Giuseppe e di San Giuda Taddeo, entrambe di scuola napoletana della seconda metà del Settecento. Un pezzo di eccelsa fattura è la statua della Vergine del Rosario, opera di Agostino Ferraro, principale collaboratore dello scultore napoletano Pietro Ceraso, attivo in Campania nella seconda metà del secolo XVII, caposcuola dei “figurari” in legno e inventore del presepe a figure mobili. Pregevoli sono le due statue di San Michele: una, sull’altare, è maestosa, in legno, ricoperta da una lamina di oro zecchino; l’altra, più piccola, recentemente restaurata, per la sua alta qualità scultorea, può essere assegnata a un buon artefice della cultura artistica napoletana di fine Settecento. Entrambe le statue riecheggiano modi tipici della scuola di oreficeria di Lorenzo Vaccaro. Il manufatto marmoreo più notevole della chiesa è l’altare che si trova nella cappella della Madonna del Rosario. Esso, di scuola napoletana della seconda metà del Settecento, è costituito da eleganti marmi policromi intarsiati; sovrasta un paliotto di rara bellezza al cui centro è raffigurata, in bassorilievo l’immagine della Madonna con il Bambino. L’ostensorio in argento, del primo Settecento, è sicuramente il pezzo di maggior pregio che la chiesa oggi conserva e il suo stile ben risponde ai canoni barocchi allora imperanti. Il più antico dei calici, risalente al 1707, ha la coppa placcata d’oro; il manufatto, ascrivibile alla scuola napoletana, è connotato dalla base sagomata riccamente decorata con intrecci di elementi vegetali. Si segnalano, infine, i quattro candelieri di bronzo (fine ottocento) che si presentano con la base a sezione triangolare, poggiante su tre piedini accartocciati, recanti su uno dei lati l’immagine di san Michele. I reliquari che si conservano sono pertinenti alle reliquie di vari santi fra cui San Roberto Bellarmino. L’unico reliquario multiplo contiene, oltre alle reliquie dei Santi, un pezzo di legno della Santa Croce e un frammento del cingolo della Vergine Maria.
Cappelle
Delle numerose cappelle che si incontrano nelle navate laterali vanno ricordate: 1) la Cappella dell’Annunciazione nella quale si osserva, entro una cornice in stucco, una bella tela centinata del XVIII secolo di scuola demuriana con la raffigurazione dell’Annuncio dell’Arcangelo Gabriele. 2) La Cappella del Corpo di Cristo (braccio destro del transetto) decorata sulla volta, a botte, da stucchi settecenteschi e affreschi del primo Novecento, opera del ritrattista Gennaro Barbato. 3) La Cappella, dedicata all’Immacolata Concezione, conserva il prezioso altare in marmi bianchi e policromi commessi, intagliati e scolpiti della prima metà del Settecento. L’altare mostra nel paliotto un pregiato clipeo con l’immagine della Madonna con il Bambino. 4) Il braccio sinistro del transetto ospita la cappella della Madonna del Rosario, decorata sulla volta, a botte, da stucchi settecenteschi e affreschi del primo Novecento. Sul muro di fondo si trova un’icona lignea cinquecentesca, al cui interno si situa la statua della Vergine del Rosario. L’altare sottostante, di scuola napoletana della prima metà del Settecento, si eleva su un basamento con angoli smussati e ha il ciborio mascherato da una formella lapidea; il dossale accoglie composite decorazioni; le estremità si presentano vivacemente profilate e ornate da eleganti volute; 5) La Cappella del Santissimo Sacramento ospita sulla parete di fondo un piccolo altare, in marmi bianchi e policromi commessi e intagliati, della seconda metà dell’Ottocento di manifattura napoletana, caratterizzato da un paliotto con croce raggiata, su cui si apre una nicchia con l'immagine del Sacro Cuore di Gesù, in legno, di produzione napoletana del Novecento.
Presbiterio
Il presbiterio, a pianta rettangolare, accoglie l’ottocentesco altare maggiore e il sovrastante baldacchino dorato, stilisticamente databile alla prima metà del XVII secolo. L’altare nel 1827 fu riedificato al posto del precedente altare ligneo, come ricorda la breve epigrafe che si legge sotto il ciborio. Sull’altare si ammira la maestosa statua di San Michele Arcangelo, in legno, ricoperta da una lamina di oro zecchino. Nella scultura, di pregevole fattura, si scorgono elementi che, per un verso tendono a riecheggiare stilemi di ascendenza manierista, dall’altro annunciano modi tipici del secolo successivo, specificamente delle opere di oreficeria di Lorenzo Vaccaro. La balaustra, adorna dell’originario cancelletto d’accesso a due ante, fu realizzata in marmi bianchi e policromi commessi da ignoti marmorari napoletani a spese del Comune, come testimonia la presenza dello stemma comunale con la relativa iscrizione dedicatoria che si trova sui balaustri ai lati del varco d’ingresso. Il cancelletto, in ferro battuto, reca - sul bordo dell’anta sinistra - la data 1846. Sulla volta e sulle pareti laterali del presbiterio si svolgono, in tre riquadri modanati, altrettanti affreschi ottocenteschi, di autore ignoto. Otto finestre, unitamente all’unico finestrone che si schiude nella parete di fondo, danno luce al presbiterio.
Volta
La navata di mezzo, impostata su massicci pilastri e archi e percorsa in tutta la sua lunghezza da una sporgente trabeazione modanata, accoglie nella volta, piatta, una struttura in cartongesso dipinta con affreschi opera dell’artista Emilia Natale: in quello centrale è raffigurata la Battaglia di san Michele contro Lucifero, mentre i due laterali accolgono rispettivamente le immagini di San Giuseppe e di San Pasquale Baylon. La volta a botte della Cappella del Corpo di Cristo è decorata da stucchi settecenteschi e affreschi, datati 1904, dovuti alla mano del ritrattista sammaritano, Gennaro Barbato, raffiguranti, nel riquadro centrale, Angeli in adorazione dell’Eucarestia e, nei due riquadri laterali, Angeli con i simboli della Passione di Cristo.
Campanile
Nel registro superiore della chiesa (lato destro) è inserito il campanile, di modesta altezza, con tre campane ed un orologio. Nella parte finale il breve campanile è sormontato da una rastrelliera che ospita altre due campane. La più piccola delle campane, con l’immagine di sant’Irene, è collegata all’orologio pubblico; la seconda, reca l’immagine di san Michele arcangelo e la terza l’immagine della Concezione. Le due campane principali, in bronzo, risalgono: l’una - quella dedicata a san Michele - al 1879, fusa dal maestro campanaro Filippo Rossi a spese del parroco, delle congreghe e dei fedeli come ricorda la scritta che la percorre lungo il diametro. L’altra, la più piccola, datata 1903, è opera di uno sconosciuto artefice. L’orologio meccanico è stato realizzato sul finire del XVIII secolo dai Buonpane, orologiai attivi nella confinante Casapulla.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (2000)
L’adeguamento liturgico della chiesa è stato messo in atto nell’anno 2000. Nuovi elementi sono stati inseriti nel presbiterio dando la massima valorizzazione liturgica alle preesistenze storiche ed artistiche. Pertanto, la mensa eucaristica e l’ambone in legno, semplicemente squadrati, s’inseriscono nell’ambiente liturgico. Il fonte battesimale si trova all’ingresso della chiesa ed è di antica fattura, costituito da un vaso di cotto e uno di marmo dentro del quale è riposto un altro vaso di rame col relativo coperchio. Il SS. Sacramento è custodito nell’altare della Cappella laterale destra. In un locale attiguo alla sacrestia sono stati sistemati i confessionali.
Contatta la diocesi