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edilizia di culto
restauro
adeguamento liturgico
Parona
Verona
Verona
chiesa
sussidiaria
S. Cristina
Parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo Apostoli
Pianta; Facciata; Strutture di elevazione; Strutture di orizzontamento e/o voltate; Coperture; Pavimenti e pavimentazioni; Prospetti interni; Prospetti esterni; Campanile
presbiterio - aggiunta arredo (1965-1970)
1187 ante - 1187(origine e costruzione intero bene); 1341 - 1341(giurisdizione concessa ai Marchesi Malaspina carattere generale); 1591 ante - 1591(Compagnia di S. Rocco carattere generale); 1720 - 1786(ampliamento intero bene); 1770 - 1770(soppressione monastero di S. Zeno carattere generale); 1806 - 1806(soppressione Compagnia di S. Rocco carattere generale); 1980 - 1980(restauro intero bene)
Chiesa di Santa Cristina
Tipologia e qualificazione chiesa sussidiaria
Denominazione Chiesa di Santa Cristina <Parona, Verona>
Altre denominazioni S. Cristina
Ambito culturale (ruolo)
architettura romanica (origini e costruzione)
architettura barocca (ampliamento)
architettura contemporanea (restauro)
Notizie Storiche

1187 ante - 1187 (origine e costruzione intero bene)

Costruita sopra la sorgente d’acqua che un tempo alimentava l’acquedotto romano di Verona, la chiesa di S. Cristina è una delle quattro chiese di Parona un tempo soggette all’abbazia di S. Zeno Maggiore, citata espressamente in una bolla emanata da Papa Urbano III nel 1187. L’Arslan, in base ad un’analisi stilistica del manufatto, ne colloca la costruzione all’XI sec.

1341  (giurisdizione concessa ai Marchesi Malaspina carattere generale)

Nel 1341 l’abate del capitolo di S. Zeno conferì ai Marchesi Malaspina la giurisdizione sulla chiesa di S. Cristina. Tale diritto si mantenne fino al secolo XX.

1591 ante - 1591 (Compagnia di S. Rocco carattere generale)

Nel XVI sec. la chiesa di S. Cristina era dotata, oltre all’altar maggiore, di altri due altarini portatili in legno, uno dedicato a S. Zeno e l’altro a S. Rocco. Da un verbale di visita pastorale del 1591 (visita condotta non dal vescovo diocesano ma dall’abate di S. Zeno, cui la chiesetta era soggetta) risulta che in tale data il piccolo tempio era amministrato dalla Compagnia di S. Rocco e che la devozione per il santo francese aveva parzialmente oscurato la devozione per la santa patrona.

1720 - 1786 (ampliamento intero bene)

Nel 1720 la Compagnia di S. Rocco chiese e ottenne dalle autorità venete e dai Malaspina l’autorizzazione a restaurare ed ampliare la chiesa di S. Cristina. L’antico edificio fu pertanto consolidato e successivamente ampliato in lunghezza con la costruzione di un nuovo presbiterio, completato nel 1786. Appartiene a questa fase edilizia anche il portale d’ingresso di gusto baroccheggiante.

1770  (soppressione monastero di S. Zeno carattere generale)

Nel 1770 venne soppresso il monastero di S. Zeno Maggiore. La chiesa di S. Cristina, fino ad allora in suo possesso, passò sotto l’autorità del vescovo di Verona.

1806  (soppressione Compagnia di S. Rocco carattere generale)

Nel 1806, nel pesante clima creato dalle soppressioni napoleoniche, anche la Compagnia di S. Rocco venne soppressa.

1980  (restauro intero bene)

Del 1980 è l’ultimo restauro di cui ha beneficiato l’edificio.
Descrizione

Costruita sopra la sorgente d’acqua che un tempo alimentava l’acquedotto romano di Verona, la chiesa di S. Cristina è una delle quattro chiese di Parona un tempo soggette all’abbazia di S. Zeno Maggiore, citata espressamente in una bolla emanata da Papa Urbano III nel 1187. L’Arslan, noto studioso del romanico veronese, in base ad un’analisi stilistica del manufatto, ne colloca la costruzione all’XI sec. A partire dal Cinquecento S. Cristina venne amministrata dalla Compagnia di S. Rocco, che nel 1720 fece richiesta di ampliamento alle autorità venete e ai Marchesi Malaspina, che dal 1341 erano stati insigniti dall’abate di S. Zeno della giurisdizione sulla chiesa. Ottenuta risposta affermativa si procedette all’ampliamento con la costruzione di un nuovo presbiterio. Soppresso nel 1770 il cenobio di S. Zeno, la chiesa passò sotto la giurisdizione del vescovo diocesano. Soppressa la Compagna di S. Rocco nel 1806 la chiesetta cadde in un progressivo abbandono. Risale al 1980 l’ultimo restauro. L’edificio, già in precarie condizioni statiche, fu lesionato dal terremoto del 2012. Risale al febbraio del 2014 il crollo del tetto. Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna rivolta ad occidente. Campaniletto a vela posto al di sopra della falda di copertura meridionale. Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare che si prolunga con un profondo presbiterio quadrangolare rialzato di un gradino. Lo spazio interno è coperto dalla sovrapposta struttura di copertura a due falde con travature e capriate a vista e manto in coppi di laterizio. Le pareti interne, intonacate e tinteggiate, presentano decorazioni a finti elementi architettonici di stile neogotico lungo le pareti dell’aula. I prospetti esterni esibiscono lungo i fianchi longitudinali dell’aula elementi arcaici del linguaggio architettonico romanico, probabilmente ultimo esempio rimasto in tutto il Veronese. La pavimentazione dell’aula è realizzata in pianelle di cotto e lastre di pietra calcarea; il presbiterio è pavimentato con piastrelle quadrate di cemento con graniglia di marmi bianchi e rosati.
Pianta
La chiesa presenta un impianto planimetrico ad unica aula rettangolare con asse maggiore longitudinale che si prolunga con un profondo presbiterio quadrangolare rialzato di un gradino e di pari ampiezza. L’ingresso principale si apre al centro della parete di facciata verso un modesto sagrato antistante che si prolunga lungo il fianco meridionale; è presente un’entrata secondaria sul lato meridionale del presbiterio.
Facciata
Facciata a capanna, semplice e lineare. Orientamento ad occidente. Al centro si apre il portale d’ingresso in tufo, di gusto barocco. Poco più in alto un oculo a croce modanata illumina l’interno dell’edificio.
Strutture di elevazione
Le strutture di elevazione sono realizzate in muratura portante di pietrame misto legato con malta di calce, composto da conci di pietra calcarea, tufo, mattoni in cotto e ciottoli di fiume.
Strutture di orizzontamento e/o voltate
Aula e presbiterio sono coperti dalla sovrapposta struttura di copertura a capanna con travature e capriate lignee a vista.
Coperture
Sia l’aula che il presbiterio presentano una copertura a due falde con struttura portante composta da due capriate lignee a schema statico semplice con monaco centrale, poggianti su mensole in tufo in corrispondenza degli innesti nelle murature; orditura secondaria composta da arcarecci e correntini con sovrapposte tavelle in cotto; manto in coppi di laterizio. La copertura della chiesa si presenta attualmente fortemente dissestata a causa del parziale cedimento delle strutture portanti.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione dell’aula è realizzata in pianelle di cotto e lastre di pietra calcarea bianco-rosata in prossimità del presbiterio; lungo il corridoio centrale si conservano due lastre sepolcrali settecentesche in pietra bianca (della famiglia di Francesco di Paola e dei Confratelli di S. Rocco). Il piano del presbiterio, rialzato con un gradino in pietra calcarea bianco-rosata, è caratterizzato da una pavimentazione in piastrelle di cemento con graniglia di marmi bianchi e rossi, disposti a cromie alterne a formare un disegno “a scacchiera”.
Prospetti interni
Lo spazio interno della chiesa, dalle linee sobrie e regolari, è caratterizzato da un forte sviluppo longitudinale determinato dalla marcata profondità del volume del presbiterio, quest’ultimo introdotto da un semplice arco trionfale a tutto sesto. Le pareti sono intonacate e tinteggiate, percorse lungo il basamento da una zoccolatura in lastre di pietra calcarea bianco-rosata. Recenti sondaggi stratigrafici hanno portato alla luce decorazioni a finti elementi architettonici di stile neogotico lungo le pareti dell’aula. Tre strette monofore ogivali si aprono lungo la parete meridionale della navata; il presbiterio è illuminato da due semplici finestrature rettangolari.
Prospetti esterni
I prospetti esterni esibiscono lungo i fianchi longitudinali dell’aula elementi arcaici del linguaggio architettonico romanico, probabilmente ultimo esempio rimasto in tutto il Veronese; in particolare la parete meridionale è scandita da lesene prive di modanature collegate superiormente da coppie di archetti pensili e in basso da una risega orizzontale; nelle arcate risultanti si aprono tre monofore archiacute; il fianco nord è ripartito da ampie arcatelle cieche a tutto sesto. Le pareti sono intonacate e tinteggiate, ad eccezione del prospetto meridionale con tessitura muraria a vista.
Campanile
Campanile a vela in laterizio posto al di sopra della falda di copertura meridionale.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (1965-1970)
L’intervento di adeguamento liturgico del presbiterio ha previsto la realizzazione di un nuovo altare in pietra rivolto verso l’assemblea.
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