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adeguamento liturgico
Gazzo Veronese
Verona
chiesa
parrocchiale
S. Maria Maggiore
Parrocchia di Santa Maria Maggiore
Pianta; Facciata; Strutture di elevazione; Strutture di orizzontamento e/o voltate; Coperture; Pavimenti e pavimentazioni; Prospetti interni; Prospetti esterni; Campanile
presbiterio - aggiunta arredo (1975); altare - aggiunta arredo (1975); sede - aggiunta arredo (1975); ambone - aggiunta arredo (1975); fonte battesimale - aggiunta arredo (1975); custodia dell'eucarestia - aggiunta arredo (1975)
VIII sec. - VIII sec.(origini e costruzione intero bene); 846 ante - 846(rinnovamento intero bene); X sec. - X sec. (restauro intero bene); XII sec. - XII sec.(ricostruzione intero bene); 1225 - 1225(consacrazione carattere generale); 1282 - 1282(passaggio di proprietà carattere generale); XV sec. - XV sec.(erezione campanile); 1408 - 1508(passaggio di proprietà carattere generale); XVIII sec. - XVIII sec.(erezione altari laterali); 1938 - 1940(restauro intero bene); 2008 - 2008(manutenzione ordinaria copertura)
Chiesa di Santa Maria Maggiore
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di Santa Maria Maggiore <Gazzo Veronese>
Altre denominazioni S. Maria Maggiore
Ambito culturale (ruolo)
architettura paleocristiana (origini e costruzione)
architettura altomedievale (rinnovamento)
architettura altomedievale (restauro)
architettura romanica (ricostruzione)
architettura rinascimentale (campanile, erezione)
barocco (altari laterali, erezione)
architettura contemporanea (restauro)
architettura contemporanea (copertura, manutenzione ordinaria)
Notizie Storiche

VIII sec.  (origini e costruzione intero bene)

L'esistenza della primitiva chiesa di Gazzo è legata alla presenza in loco di un monastero benedettino già nell'VIII sec., testimoniata dai privilegi che le furono concessi dai re longobardi Liutprando (712-744) ed il nipote Ildeprando (744), e che vennero confermati dai successivi re ed imperatori. E' lecito pensare che la fondazione del monastero in questa zona sia da collegare con la presenza di una strada consolare romana, la Claudia Augusta, che di qui passava, ed al vicino corso del fiume Tartaro.

846 ante - 846 (rinnovamento intero bene)

Nei secoli successivi il monastero appare dipendente da quello cittadino di S. Maria in Organo e quindi soggetto all'autorità del Patriarca di Aquileia. Ciò spiega il fatto che tra le reliquie ricordate su un'epigrafe, ora collocata sulla parete esterna della chiesa, figurano alcuni santi aquileiesi. Del legame con il monastero cittadino è chiara dimostrazione inoltre il fatto che l'abate di S. Maria in Organo, tale Odiberto, contribuì nell'846 (come ricordato in un'epigrafe) al rinnovamento dell'altare maggiore e probabilmente anche del resto dell'edificio. Di tale edificio rimane oggi il bel pavimento musivo, rinvenuto durante i lavori di restauro del 1938 a 40 cm sotto la quota attuale.

X sec. - X sec.  (restauro intero bene)

Gli Ungari nell'899 devastarono gran parte della campagna veronese, giungendo anche a Gazzo, dove provocarono danni e devastazioni. Nel corso del X sec. si resero pertanto necessari lavori di restauro anche alla chiesa di S. Maria.

XII sec.  (ricostruzione intero bene)

Nel corso del XII sec., forse in seguito al devastante terremoto del 1117, la chiesa di S. Maria Maggiore venne ampliata e riedificata in forme romaniche. Risultò un edificio che di poco si discosta da quello visibile ancora oggi, con orientamento secondo l'asse litrugico est-ovest e a pianta basilicale a tre navate, interamente edificato in mattoncini di cotto.

1225  (consacrazione carattere generale)

La chiesa di Gazzo venne consacrata nel 1225 dall'abate di San Zeno Alberico, che agiva su incarico del patriarca di Aquileia.

1282  (passaggio di proprietà carattere generale)

In data 1282 i beni ed i diritti del monastero di S. Maria in Organo di Verona vennero concessi in feudo ad Alberto della Scala e riconfermati poi ai suoi discendenti.

XV sec.  (erezione campanile)

Del XV sec. è la costruzione del campanile, che andò ad innestarsi sull'absidiola di settentrione, di fatto obliterandola. In tale occasione, per amore di simmetria, venne demolita anche l'abside di meridione.

1408 - 1508 (passaggio di proprietà carattere generale)

Con il dominio veneziano tutti i bene di proprietà scaligera a Gazzo passarono dapprima a tale Antonio Capodiferro ed in seguito, nel 1428, alla famiglia dei Giusti, i quali nel 1502 acquisirono anche il titolo di conti di Gazzo. A costoro passò anche il giuspatronato sulla chiesa, come si evince dalle visite pastorali del periodo. Lo stemma della casata è tutt'ora visibile sul bordo di un'acquasantiera in marmo rosso di Verona e su un sigillo tombale in parte ricoperto dall'altare.

XVIII sec.  (erezione altari laterali)

Per volere e su finanziamento della famiglia Giusti, nel XVIII sec. vennero erette le due cappelle laterali, forse per dare maggiore risalto ai due altari laterali, già esistenti, dedicati a S. Francesco e alla Vergine del Rosario.

1938 - 1940 (restauro intero bene)

Tra il 1938 ed il 1940 la chiesa fu sottoposta ad interventi di restauro sotto la direzione del marchese Da Lisca. In quell'occasione venne ricostruita l'abside di meridione, demolita durante la costruzione del campanile, e riparata la bifora in facciata. La ricostruzione del protiro (le cui tracce sono tutt'ora visibili), prevista dal progetto, non venne invece portata a termine.

2008  (manutenzione ordinaria copertura)

Nel 2008 la porzione settentrionale della copertura della chiesa ha beneficiato di un intervento di manutenzione ordinaria.
Descrizione

La chiesa di S. Maria Maggiore è legata alla presenza in loco di un monastero benedettino già nell'VIII sec., testimoniata dai privilegi che le furono concessi dai re longobardi Liutprando (712-744) e Ildeprando (744). A partire dal IX sec. (846) il monastero è dipendente da quello cittadino di S. Maria in Organo, e quindi soggetto all‘autorità del patriarca di Aquileia. Dell'edificio del periodo longobardo rimane oggi solo il pavimento musivo in opus tessellatum con motivi floreali ad intreccio e ad onda, parti di un pluteo decorato in marmo ed epigrafi di periodo romano e longobardo, ora situate all'esterno della parete meridionale della chiesa. Devastato dall'invasione degli Ungari dell'899, l'edificio venne restaurato nel X sec. per poi essere nuovamente danneggiato dal terremoto del 1117. Ricostruito in forme romaniche nel corso del XII sec. a tre navate, fu consacrato nel 1225 dall'abate di San Zeno per conto del patriarca di Aquileia. Nel 1228 i diritti giurisdizionali di cui il monastero di S. Maria in Organo godeva in Gazzo vennero concessi in feudo ad Alberto della Scala, e riconfermati poi ai suoi discendenti. Con l'arrivo dei veneziani i beni passarono a tale Antonio Capodiferro (1408), e una ventina d'anni più tardi alla famiglia Giusti (1428). Del XV sec. è la costruzione del campanile. Nel 1526 la chiesa venne eretta in Parrocchia autonoma. Del XVIII sec. è la costruzione delle cappelle laterali atte ad ospitare i preesitenti altari, dedicati a S. Francesco e alla Vergine del Rosario. Nel 1938 l'edificio venne integralmente restaurato con la supervisione ed il patrocinio del marchese Da Lisca. In tale occasione vennero ripristinate le due absidiole e venne riaperta la bifora in facciata. Oggi la chiesa non si discosta di molto nell'aspetto dalla chiesa di fase romanica. L'edificio si presenta con facciata a capanna interamente edificata in mattoni di laterizio. Impianto planimetrico di tipo basilicale a tre navate concluse ciascuna con abside semicircolare, di cui quella settentrionale è inglobata nella struttura del campanile, ed intervallate da arcate su colonne e pilastri in laterizio con capitelli a cubo scantonati. Numerosi gli affreschi parietali, principalemente attribuibili al XIV sec., che si conservano lungo le pareti dell'aula, nell'abside maggiore e nelle absidiole laterali. L’aula è coperta dalla sovrapposta struttura lignea di copertura a due falde con travature e capriate a vista, e con manto in coppi di laterizio; le absidi sono chiuse da semicalotte sferiche in muratura che conservano lacerti di decorazioni ad affresco. La pavimentazione è realizzata in lastre di nembro rosato.
Pianta
Impianto planimetrico di tipo basilicale a tre navate, separate da due file di quattro archeggiature sostenute da colonne e pilastri a sezione rettangolare, e concluse ciascuna da un’abside emergente a sviluppo semicircolare, di cui quella settentrionale è inglobata nella struttura del campanile. Il piano del presbiterio occupa parte dell’ultima campata della navata maggiore e si colloca su un basamento rialzato che si estende fino all’abside maggiore e che interessa anche l’abside minore destra. Lungo il fianco meridionale dell’aula si apre una cappella con l’altare della Madonna; simmetricamente sul lato opposto un’apertura consente l’accesso alla sacrestia, ospitata in un corpo edilizio realizzato in addossamento al fianco settentrionale della chiesa. L’ingresso principale, con bussola lignea interna, si apre al centro della parete di facciata; lungo il fianco meridionale è presente un ingresso minore.
Facciata
Facciata a salienti, rivolta ad occidente, edificata in mattoni pieni di cotto. Al centro si apre il portale rettangolare d'ingresso in marmo bianco originariamente protetto da un protiro pensile, ora scomparso, ma identificabile dalle ricuciture murarie. Più in alto una bifora con capitello a stampella illumina l'interno dell'edificio. Ancora più in alto è aperta una finsetrella a croce. I profili degli spioventi sono decorati con una cornice ad archetti pensili. Sui quattro vertici laterali e su quello sommitale campeggiano cinque pinnacoli in muratura terminanti a pigna.
Strutture di elevazione
Le strutture di elevazione sono realizzate in muratura portante di mattoni pieni di laterizio (con prevalenza di mattoni romani di recupero) a tessitura regolare e legati con malta di calce; sono presenti blocchi squadrati in pietra calcarea in corrispondenza degli elementi angolari. I setti murari che separano le navate interne sono sostenuti da pilastri e colonne in mattoni di laterizio, talune rinforzate da cerchiature metalliche; le archeggiature corrispondenti all’ultima campata della navata centrale, di luce maggiore, presentano tiranti metallici. I paramenti esterni ed interni sono privi di intonacatura.
Strutture di orizzontamento e/o voltate
L’aula è coperta dalla sovrapposta struttura lignea di copertura con travature e capriate a vista. Le uniche strutture voltate sono presenti in corrispondenza dell’abside centrale e delle absidi minori laterali, coperte da semicalotte sferiche in muratura che conservano lacerti di dipinti murari ad affresco.
Coperture
La struttura portante della copertura a due falde della navata centrale è costituita da nove capriate lignee a schema statico semplice con monaco centrale e poggianti su mensole in pietra in corrispondenza degli innesti nelle murature; la copertura delle navate laterali, ad unico spiovente, presenta un’ossatura di semplici puntoni inclinati; orditura secondaria costituita da arcarecci con sovrapposte tavelle di cotto; manto in coppi di laterizio.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione dell’aula e del presbiterio è realizzata in lastre rettangolari di nembro rosato. In corrispondenza della navata centrale sono posti in evidenza, e protetti da lastre vetrate, alcuni lacerti di una precedente pavimentazione musiva a mosaico, ad una quota inferiore di circa 30-40 cm rispetto l’attuale.
Prospetti interni
L’interno della chiesa, dalle linee architettoniche semplici e lineari, esibisce un significativo contrasto rispetto l’armoniosità esterna a seguito di modifiche che nel tempo ne hanno in parte alterato la consistenza originaria, modificandone la percezione spaziale. L’ampia aula è scandita in tre navate intervallate da arcate su colonne e pilastri in laterizio con capitelli a cubo scantonati; il ritmo delle arcate mostra un vistoso scarto nella zona del presbiterio, contrassegnata da due grandi arconi ribassati ad ampia curvatura. Le navate laterali sono illuminate da aperture trilobate in sostituzione delle originari strette monofore romaniche, le quali si conservano ancora nella porzione sommitale della navata centrale e nelle pareti absidali. I paramenti murari in prevalenza privi di intonacatura, esibiscono le stratificazioni delle varie fasi edilizie; sono presenti significativi lacerti di decorazioni ad affresco.
Prospetti esterni
I prospetti longitudinali esterni, articolati nei due registri corrispondenti alle navate interne, si presentano con paramento murario in laterizio a vista e sono ritmati da sottili lesene in mattoni, che si raccordano al coronamento sommitale ad archetti pensili a tutto sesto su mensoline e con cornice sottogronda a dente di sega; monofore trilobate inserite in un’apertura ad arco a tutto sesto si aprono in corrispondenza delle navate laterali, strette aperture strombate sono presenti nel registro superiore della navata centrale. Su entrambi i prospetti si conservano lacerti di intonaco con decorazione ad affresco, antiche aperture tamponate, elementi lapidei romani inglobati nella muratura. Lungo il fianco meridionale si addossa la struttura muraria ospitante la cappella laterale, sul lato opposto emerge il volume edilizio della sacrestia; l’ingresso laterale è sormontato da un piccolo protiro; sul fianco settentrionale un protiro pensile con nicchia affrescata. Anche le pareti absidali (prospetto est) sono ritmate da sottoili lesene, coronate da una cornice ad archetti e forate da strette monofore strombate.
Campanile
Torre campanaria addossata alla parete meridionale della chiesa ed adiacente all'abside. Pianta quadrata, fusto privo di elementi decorativi di rilievo ad eccezione dell'orologio di forma circolare inserito all'interno di una specchiatura nel lato settentrionale. Cella campanaria ad edicola, decorata nella parte sommitale con una cornice ad archetti pensili a tutto sesto che si interrompono in corrispondenza degli angoli. Copertura a quattro falde in coppi.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (1975)
Riordino generale del presbiterio realizzato su un piano in pietra rialzato di un gradino che, a partire dall’ultima campata della navata centrale, si prolunga all’abside maggiore, estendendosi lateralmente fino a comprendere l’abside minore meridionale. L’altare rivolto verso l’aula ed il pulpito ad esso laterale sono collocati su una base in pietra rialzata di un ulteriore gradino. La sede del celebrante è posta anch’essa su una base in pietra. La custodia eucaristica è collocata nell’absidiola meridionale; nell’abside settentrionale trova sede il fonte battesimale.
altare - aggiunta arredo (1975)
Altare rivolto verso l’aula realizzato con struttura in ferro in cui è inserito un pluteo in marmo bianco scolpito e decorato con elementi vegetali stilizzati del VII sec.
sede - aggiunta arredo (1975)
Sedili mobili in legno con intelaiatura metallica collocati su basamento in pietra.
ambone - aggiunta arredo (1975)
Leggio mobile, collocato a lato dell’altare, realizzato con struttura in ferro in cui è inserito un frammento di pilastro del VII sec. in marmo bianco scolpito e decorato con elementi vegetali stilizzati.
fonte battesimale - aggiunta arredo (1975)
Antico fonte battesimale in marmo rosso Verona scolpito, collocato nell’abside minore settentrionale all’interno di una vasca a pianta rettangolare.
custodia dell'eucarestia - aggiunta arredo (1975)
Tabernacolo su colonnina in pietra con sportello in rame sbalzato e decorato a bassorilievo, collocato nell’abside minore meridionale.
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