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beni culturali della Chiesa cattolica
edilizia di culto
restauro
adeguamento liturgico
San Pietro in Valle
Gazzo Veronese
Verona
chiesa
sussidiaria
San Pietro in Monastero
Parrocchia di San Pietro Apostolo
Pianta; Facciata; Strutture di elevazione; Strutture di orizzontamento e/o voltate; Coperture; Pavimenti e pavimentazioni; Prospetti interni; Prospetti esterni; Campanile
presbiterio - aggiunta arredo (1965-1975)
807 - 807(origini e costruzione intero bene); XII sec. - XIII sec. (ricostruzione intero bene); XIII sec. - 1512(sussidiarietà a San Pietro in Valle carattere generale); 1530 - 1530(visita pastorale del vescovo Giberti carattere generale); 1532 post - 1599(restauro intero bene); XVII sec. - XVII sec.(interventi di modifica intero bene); XVII sec. - XVIII sec.(devozione mariana carattere generale); 1740 - 1754(erezione altari laterali); 1797 - 1801(alienazione carattere generale); XIX sec. - XIX sec. (soggezione alla Parrocchia di S. Pietro in Valle carattere generale); 1994 - 1994(consolidamento strutturale e rifacimento copertura intero bene)
Chiesa di San Pietro in Monastero
Tipologia e qualificazione chiesa sussidiaria
Denominazione Chiesa di San Pietro in Monastero <San Pietro in Valle, Gazzo Veronese>
Altre denominazioni Cesòn
Ambito culturale (ruolo)
architettura altomedievale (origini e costruzione)
architettura romanica (ricostruzione)
architettura rinascimentale (restauro)
architettura barocca (interventi di modifica)
architettura neoclassica (altari laterali, erezione)
architettura contemporanea (consolidamento strutturale e rifacimento copertura)
Notizie Storiche

807  (origini e costruzione intero bene)

Il più antico documento inerente la chiesa di S. Pietro, o Cesòn, come la chiamano gli abitanti del luogo, è un atto datato 807 con il quale il re Pipino ed il vescovo di Verona Ratoldo (803-840) donavano al monastero cittadino di S. Zeno vasti possedimenti lungo il fiume Tione, tra i quali è menzionato anche il monastero di San Pietro di Moratica. L'edificio originario, che può dunque essere datato all'VIII sec., aveva pianta a croce latina, con un'unica abside semicircolare.

XII sec. - XIII sec.  (ricostruzione intero bene)

Una seconda fase costruttiva è riconducibile ad un periodo compreso tra il XII ed il XIII sec., probabilmente come conseguenza delle devastazioni provocate dal terremoto del 1117. In tale occasione internamente vennero realizzate le due absidi a lato di quella principale, mentre esternamente vennero realizzate le lesene concluse con archetti a tutto sesto del transetto e venne aperta la bifora asimmetrica in facciata.

XIII sec.  - 1512 (sussidiarietà a San Pietro in Valle carattere generale)

A partire dal Trecento cominciò la migrazione dal vecchio insediamento (ai tempi circondato da paludi e poco salubre) ad uno nuovo, situato qualche chilometro più a nord, nell'attuale località S. Pietro, dove già esisteva o venne edificata ex novo la chiesa dedicata a S. Pietro in Cattedra, che nel 1647 divenne la chiesa parrocchiale. Ciò ebbe come conseguenza il progressivo abbandono della chiesa vecchia, che comunque rimaneva centrale nell'amministrazione dei sacramenti (battesimi, matrimoni, sepolture). Tale situazione di semi-abbandono perdurò per alcuni secoli, come si può evincere da una tela del Bonsignori datata 1512, raffigurante il "Martirio di S. Sebastiano", sullo sfondo del quale si vede il Cesòn con il campanile-tiburio diroccato e mancante della cella campanaria.

1530  (visita pastorale del vescovo Giberti carattere generale)

Il vescovo Giberti (1524-1543), in visita al Cesòn nel 1530 e nel 1532, ne sollecita il restauro e precisa che tale edificio era preesitente alla nuova parrocchiale intitolata a S. Pietro in Cattedra definendola "primaria et principalis et sacramentorum administratoria". Ribadisce il fatto che anche se l'abitato si è spostato a S. Pietro, la cui chiesa è più comoda e in migliore condizioni, i fedeli continuano ad utilizzare il cimitero del Cesòn per seppellire i propri cari.

1532 post - 1599 (restauro intero bene)

Su impulso e su sollecitazione del vescovo Giberti, nella seconda metà del Cinquecento il Cesòn beneficiò di alcuni interventi di restauro. Venne conclusa la parte superiore del campanile con la realizzazione della cella campanaria, caratterizzata da quattro bifore, il portale d'ingresso fu innalzato con l'abbattimento dell'arco che fu sostituito da un architrave marmoreo di reimpiego.

XVII sec.  (interventi di modifica intero bene)

Nel corso del XVII sec. le absidi laterali vennero alzate e coperte con un unico tetto spiovente continuo con quello del transetto.

XVII sec. - XVIII sec. (devozione mariana carattere generale)

A partire dal Seicento cominciò a diffondersi la devozione per una pala raffigurante la "Vergine con Bambino ed i SS. Antonio Abate e Francesco", custodita nell'abside destra e ritenuta dispensatrice di grazie. Numerose ogni anno erano le visite dei fedeli e numerose anche le offerte elargite, come attestano le visite pastorali ("multae adsunt oblationes pro consecutis gratiis").

1740 - 1754 (erezione altari laterali)

Tra il 1744 ed il 1754 vennero eretti i due altari laterali situati all'interno delle due absidi/cappelle. Quello di sinistra, dedicato al Crocifisso, è realizzato in forme neoclassiche in biancone e dalla visita dell'abate di S. Zeno del 1744 risulta "noviter fabre factum". L'altare conservato nell'absidiola/cappella di destra è invece in forme sinuose barocche; realizzato in marmo biancone, presenta il paliotto in mischio del Brentonico decorato al centro con un rilievo della Madonna con Bambino; fu realizzato proco prima della visita pastorale del 1754. Numerosi furono gli ex voto, tra cui interessanti tavolette dipinte, raccolte ed esposte in una mostra tenutasi a Verona tra il 1974 ed il 1975.

1797 - 1801 (alienazione carattere generale)

Nel 1797 l'abbazia ed il monastero di S. Zeno vennero soppressi per decreto napoleonico. Di conseguenza i loro beni furono demanializzati e divisi, nel 1801, tra l'Ospedale cittadino e l'Orfanatrofio femminile. Lo stabile di San Pietro in Valle, i suoi mulini ed i quasi quattromila campi di pertinenza passarono poi alla famiglia ebraica dei Vivante.

XIX sec. - XIX sec.  (soggezione alla Parrocchia di S. Pietro in Valle carattere generale)

Nel corso del XIX sec. la chiesa di S. Pietro o Cesòn divenne di proprietà della Diocesi di Verona e divenne chiesa sussidiaria della parrocchiale di S. Pietro in Valle.

1994  (consolidamento strutturale e rifacimento copertura intero bene)

Del 1994 è l'intervento di consolidamento strutturale dell'edificio e di rifacimento della copertura.
Descrizione

Durante il periodo longobardo il territorio veronese era diviso in "corti" ed una di queste, la "corte regia Aspo", aveva per cappella, sulle sponde del fiume Tione, la chiesa di S. Pietro. Tale edificio viene chiamato anche Ciesòn, cioè "chiesona", poichè è sorto sfruttando la massiccia struttura di una torre di avvistamento ad esso precedente, le cui origini sono tutt'ora ignote (VII sec.?). Ignote sono anche le origini della chiesa. L'unico dato certo è che nell'807 re Pipino ed il vescovo di Verona Ratoldo donarono all'abazia di S. Zeno vasti possedimenti ed il monastero di S. Pietro di Moratica. E' pertanto lecito ipotizzare che un primo edificio di culto venne realizzato tra l'VIII ed il IX sec. Si trattava di una costruzione caratterizata dall'utilizzo di marmi romani di recupero impiegati insieme al laterizio, con pianta a croce latina ed unica abside semicircolare. Una seconda fase costruttiva (romanica) è riconducibile al XII-XIII sec., dopo il terremoto del 1117. In tale occasione vennero aggiunte le due absidiole laterali. A partire dal XIII sec., a pochi chilometri dal Ciesòn, in posizione più salubre, cominciò a svilupparsi il paesello di S. Pietro in Valle, verso il quale la popolazione cominciò a spostarsi. Ben presto vi venne edificata una nuova chiesa, anch'essa intitolata a S. Pietro. La nostra, pur continuando ad essere utilizzata in particolare per le sepolture, cominciò a perdere di importanza e a deteriorarsi. Nella metà del XVI sec. il campanile venne dotato di una nuova cella campanaria a quattro bifore tutt'ora visibile. L'interesse per il Ciesòn crebbe tra il XVII ed il XVIII sec. allorchè si affermò come santuario mariano molto frequentato dai fedeli, grazie ad una salvifica immagine della Vergine custodita in una delle due absidiole romaniche. In seguito alle soppressioni napoleoniche ed alla conseguente soppressione dell'abazia e del monastero di S. Zeno, il Ciesòn venne venduto alla famiglia ebraica dei Vivante. Attualmente la chiesa è cappella soggetta alla Parrocchia di S. Pietro in Valle. L'edificio si presenta con facciata a capanna edificata in laterizio con l'inserzione di reperti in marmo di epoca romana ed altomedievale. Impianto planimetrico a croce latina, definita da un’unica aula rettangolare, un ampio transetto ed abside maggiore a sviluppo semicircolare, fiancheggiata da due absidiole minori in cui trovano sede l’altare di Maria Gloriosa in Cielo (con S. Antonio Abate e S. Antonio di Padova), a destra, e l’altare del Crocifisso, a sinistra. L’interno della chiesa, caratterizzato da una marcata essenzialità e semplicità della navata, presenta una maggiore articolazione architettonica in corrispondenza del transetto e del presbiterio, sottolineati dai pregevoli affreschi che inquadrano con finte architetture i vani absidali e che ne decorano le pareti interne. L'aula è coperta dalla struttura lignea della copertura a due falde con travature e capriate a vista; la crociera del transetto è sovrastata da una cupola in muratura; i bracci laterali sono coperti da volte a botte in parte decorate con pitture ad affresco; l’abside maggiore è chiusa da una semicalotta sferica affrescata. La pavimentazione della navata è realizzata in pianelle di cotto posate a spina di pesce; la pavimentazione del transetto e del presbiterio è realizzata in lastre marmoree rettangolari, probabilmente recuperate da edifici romani.
Pianta
Impianto planimetrico a croce latina, definita da un’unica aula a pianta rettangolare, un ampio transetto ad essa ortogonale con profondi bracci laterali, e dal corpo absidale a sviluppo semicircolare a conclusione dell’asse maggiore longitudinale, il cui piano rialzato di un gradino si prolunga verso la crociera centrale. L’abside maggiore è fiancheggiata da due absidiole laterali, a pianta rettangolare con fondo piatto, che si aprono al centro della parete orientale di entrambi i bracci del transetto, e la cui struttura muraria emerge esternamente con uno sviluppo in pianta semicircolare; nell’abside di destra è collocato l’altare di Maria Gloriosa in Cielo (con S. Antonio Abate e S. Antonio di Padova), nell’abside di sinistra l’altare del Crocifisso. L’ingresso principale si apre al centro della parete di facciata; un secondo ingresso è presente sul prospetto principale del braccio sinistro del transetto. La struttura del campanile si eleva in corrispondenza della crociera del transetto.
Facciata
Facciata a capanna, con orientamento ad occidente, edificata in laterizio e materiale di reimpiego romano e longobardo. Al centro si apre il portale d'ingresso rettangolare con architrave i marmo di recupero. Alla base del piediritto di sinistra è stata reimpiegata un‘edicola con volto di personaggio sulla sommità. A lato del portale, infisso nella muratura in laterizio, copia di un frammento di pluteo longobardo raffigurante una croce uncinata. L'originale è stato rubato anni addietro. Sopra il portale è aperto un oculo. Poco più in alto, non in asse con l'oculo, è aperta una bifora con capitello a stampella. Sui vertici laterali e su quello sommitale campeggiano tre pinnacoli trecenteschi in muratura. In quello centrale è infissa una croce in ferro.
Strutture di elevazione
Le strutture di elevazione sono realizzate in muratura portante di mattoni pieni di laterizio a tessitura regolare e legati con malta di calce; puntuali blocchi di pietra calcarea squadrata, anche di dimensioni considerevoli, probabili materiali romani di spoglio, sono concentrati soprattutto in corrispondenza delle angolate della facciata. I paramenti murari esterni, che si presentano in prevalenza a vista, conservano lacerti di intonacatura fortemente degradata; i paramenti interni sono intonacati. Sono presenti tiranti metallici in corrispondenza degli arconi in muratura che separano la crociera centrale dai bracci del transetto, nonché in prossimità dei fronti principali di questi ultimi.
Strutture di orizzontamento e/o voltate
La navata è coperta dalla struttura lignea della copertura a due falde con travature e capriate a vista. La crociera del transetto è sovrastata da una cupola in muratura con quattro unghiature in corrispondenza degli spigoli; i bracci laterali sono coperti da volte a botte in muratura intonacate ed in parte decorate con pitture ad affresco. L’abside maggiore è chiusa da una semicalotta sferica in muratura, intonacata ed interamente affrescata; le absidiole laterali sono chiuse da volte a botte, anch’esse decorate ad affresco.
Coperture
La struttura portante della copertura a due falde sovrapposta alla navata è costituita da quattro capriate a schema statico semplice con monaco centrale poggianti su mensole in legno in corrispondenza dell’innesto nelle murature; orditura secondaria costituita da arcarecci con sovrapposto manto di tavelle in laterizio. Relativamente alla copertura a due falde del transetto, non direttamente ispezionabile, si ipotizza una struttura portante a capriate lignee con orditura secondaria di tipo tradizionale.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione della navata è realizzata in pianelle di cotto posate a spina di pesce. La pavimentazione del transetto, di poco rialzata rispetto il livello dell’aula, ed il piano del presbiterio, sono realizzate in lastre marmoree rettangolari, di diversa misura e qualità (marmo rosso Verona, nembro rosato, marmo bianco, marmo grigio), probabilmente recuperate da edifici romani.
Prospetti interni
L’interno della chiesa, pur presentandosi complessivamente un tutt’uno sobrio ed armonico, è caratterizzato da uno scarto nella composizione spaziale e decorativa degli ambienti in cui si articola: alla marcata essenzialità e semplicità della navata, si contrappone una più ricercata articolazione architettonica in corrispondenza dell’ampio transetto e del presbiterio, sottolineati dai pregevoli affreschi che inquadrano con finte architetture i vani absidali e che ne decorano le pareti interne.
Prospetti esterni
All’esterno l’edificio presenta un carattere dalle linee semplici ed austere, sottolineato dalla forte matericità delle strutture di elevazione. I prospetti longitudinali esterni della navata e del transetto, che conservano limitati lacerti di intonacatura, sono caratterizzati da una geometria lineare, evidenziano stratificazioni di interventi di rimaneggiamento, e sono coronati da una cornice sottogronda a denti di sega (su mensoline pensili lungo i fianchi della navata). I prospetti principali dei bracci del transetto sono decorati con arcatelle cieche a tutto sesto; nella specchiatura centrale si apre una finestratura rettangolare. Il fronte orientale è caratterizzato dalle emergenze delle tre strutture absidali, di cui quella centrale scandita da lesene e con un'ampia finestratura quadrata centrale. Elemento dominante l’intera composizione volumetrica è rappresentato dal possente tiburio-campanile sovrastante la crociera del transetto, interessato nella porzione inferiore da una teoria di arcatelle cieche.
Campanile
Torre campanaria massiccia, in origine torre di avvistamento militare longobarda. La struttura si eleva in corrispondenza della crociera del transetto. Pianta quadrata. Il fusto presenta una netta cesura, a denotare le diverse fasi costruttive. La porzione inferiore, più massiccia, appartiene alla torre d'avvistamento longobarda, mentre il settore superiore che la giunta alla cella campanaria è un'aggiunta cinquecentesca. Anche la cella appartiene alla fase costruttiva del XVI sec., ed è caratterizzata da quattro bifore con capitelli a stampella. Copertura è a quattro falde in coppi. Sul vertice sommitale campeggia un'esile croce in ferro.
Adeguamento liturgico

presbiterio - aggiunta arredo (1965-1975)
L’intervento di adeguamento liturgico del presbiterio ha previsto l’introduzione di un altare provvisorio in legno rivolto verso l’assemblea, che viene collocato in corrispondenza della crociera del transetto in occasione delle celebrazioni liturgiche. Si conserva l'altare maggiore pre-conciliare.
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