chiese italiane censimento chiese edifici di culto edifici sacri beni immobili patrimonio ecclesiastico beni culturali ecclesiastici beni culturali della Chiesa cattolica edilizia di culto restauro adeguamento liturgico Milano Milano chiesa sussidiaria S. Maria Podone Parrocchia di Sant'Alessandro Pianta; Struttura; Impianto strutturale; Coperture; Cicli affrescati; Cicli affrescati; Opere d'arte nessuno 871 - IX(costruzione intero bene); XI - XIII(ricostruzione intero bene); 1440 - 1449(ricostruzione intero bene); 1440 - 1475(costruzione e decorazione cappella laterale); 1440 - XVI(costruzione cappella laterale di S. Giustina); 1483 - 1483(decorazione portale); XVI - XVI(costruzione campanile); 1625 - 1634(costruzione facciata); 1838 - 1838(costruzione altare maggiore); 1859 - 1859(costruzione cappella latrale); 2004 - 2005(restauro conservativo intero bene)
Chiesa di Santa Maria Podone
Tipologia e qualificazione
chiesa sussidiaria
Denominazione
Chiesa di Santa Maria Podone <Milano>
Altre denominazioni
S. Maria Podone
Autore (ruolo)
Solari, Giovanni (cappella laterale e rifacimento generale)
Mangone, Fabio (riforma facciata)
Tazzini, Giacomo (decorazione presbiterio)
Tibaldi, Pellegrino (restauri e campanile)
Ambito culturale (ruolo)
maestranze lombarde (costruzione e decorazione)
Notizie Storiche
871 - IX (costruzione intero bene)
La chiesa fu innalzata nel IX secolo dal nobile milanese Verulfo detto Podone (o Pedone), notizia confermata grazie al recupero della pergamena di fondazione pubblicata da Giorgio Giulini nel 1855. Ignote sono forma e dimensione di questo primo edificio sacro, sorto, forse, come semplice oratorio.
XI - XIII (ricostruzione intero bene)
L'edificio più antico risulta trasformato in forme romaniche in età imprecisata. Fa fede in tal senso una planimetria cinquecentesca recuperata da Luciano Patetta che mostra la piccola basilica articolata in tre absidi, scandita in tre navate da sei pilastri e campaniletto in facciata. L’ipotesi avanzata dagli studi ha trovato conferma nella recente campagna di restauro (2005) che ha svelato alcuni elementi d’età romanica sino a quel momento inediti o poco fruibili, tra cui: l’abside settentrionale (foto i); un portale ornato con una Madonna col Bambino nel XV sec. sul lato esterno alla chiesa (visibile solo dall’ex canonica; foto l); un portale romanico interno alla chiesa con lunetta recante l’immagine di un santo, pure di probabile esecuzione romanica (foto m); una porzione del campaniletto romanico nel sottotetto.
1440 - 1449 (ricostruzione intero bene)
Secondo Carlo Bianconi, la chiesa "Venuta in pessino stato per vecchiaia fu nel 1440 ridotta a gottica, allora moderna architettura, dal conte Vitaliano Borromeo". Le opere, che si concretizzarono sicuramente nella costruzione di una cappella laterale che ancora sopravvive, comportarono (come prova una pianta del XVI sec. recuperata da Patetta) quasi sicuramente il rifacimento della cappella dell'altare maggiore (analoga per forma e dimensioni alla laterale), il rifacimento delle volte e la riorganizzazione dello spazio interno con la soppressione (o riconfigurazione ex novo) dei sostegni verticali in funzione dei nuovi ambienti annessi. Le opere erano concluse nel 1449, quando il testamento di Vitaliano I Borromeo stabiliva per la costruzione di una seconda cappella laterale, identica alla precedente, proposito poi differito negli anni.
1440 - 1475 (costruzione e decorazione cappella laterale)
Contestualmente ai lavori, la chiesa divenne juspatronato della famiglia Borromeo che, per agevolare il rapporto fisico tra il palazzo antistante e l'edificio sacro, non esitarono a demolire alcuni caseggiati e a creare una vasta piazza quadrata. La cappella laterale, avviata negli stessi anni, divenne cappellania (iscrizione a lato dell'altare: Sacellum erectum […] MCCCXLII) e dallo stesso Vitaliano I vi fu fondata una "Schuola dela humiltà". Era terminata al rustico nel 1455 e fu decorata attorno al 1475, con pitture sulla volta forse riferibili alla bottega di Pietro Marchesi e del figlio Gaspare. Di "caratteri genericamente solariani" (Patetta), la cappella laterale è comunemente attribuita a Pietro Antonio Solari, ipotesi respinta (per questioni anagrafiche) da Patetta che nel 1987 ha avanzato il nome di Giovanni Solari.
1440 - XVI (costruzione cappella laterale di S. Giustina)
Il testamento di Vitaliano I prevedeva di costruire anche una seconda cappella laterale, disposta simmetricamente a controbilanciare lo spazio interno della chiesa riformata nel corso della seconda metà del XV sec. La cappella fu effettivamente costruita, ma con cronologia probabilmente differita rispetto al resto del cantiere. Certamente terminata nel corso del XVI sec., l'ambiente era dedicato in origine a S. Giustina, santa assai venerata a Padova, donde provenivano i Vitaliani (Vitaliano, figlio di una Borromeo e di un Vitaliani ebbe il cognome per adozione).
1483 (decorazione portale)
A suggello dell'opera di riforma generale, i Borromeo incaricarono i fratelli Samuele e Policleto Luvoni di eseguire il portale della chiesa, con relative decorazioni, una lunetta con un bassorilievo raffigurante la Madonna e Gesù bambino. La scena sacra è corredata dalle figure dei donatori, Giovanni II e Vitaliano II Borromeo.
XVI (costruzione campanile)
Tra le principali riforme all'edificio durante la prima età borromaica, alcune fonti individuano anche la costruzione del campanile, con disegno riferibile alla mano di Pellegrino Tibaldi. Il Tibaldi intervenne certamente nella chiesa per ordine del card. Carlo Borromeo tra il 1564 e il 1567.
1625 - 1634 (costruzione facciata)
Pochi decenni dopo fu avviato un più consistente intervento: la costruzione di una nuova facciata. L’opera, promossa dal card. Federico Borromeo, fu affidata alla direzione di Fabio Mangone che la realizzò fra il 1628 e il 1634. Si tratta di un grandioso prospetto delimitato ai due lati da due coppie di robuste lesene con capitelli corinzi. Al centro spicca il protiro classicheggiante retto da quattro colonne marmoree che protegge l'antico portale quattrocentesco d'accesso alla chiesa. Sopra il grande finestrone centrale, entro il timpano triangolare che corona la facciata, campeggia lo stemma della famiglia Borromeo. L'opera di riforma fu estesa anche all'interno, con estensione di decorazioni classicheggianti ancora in essere, e alla cappella di S. Giustina, ornata con pitture murali del Genovesino.
1838 (costruzione altare maggiore)
Si ha notizia di numerosi interventi a partire dal 1774-1780, una lunga fase di manutenzione e di arricchimento decorativo che si concluse nel 1838 con l’innalzamento nel presbiterio del nuovo altare maggiore, secondo il disegno di Giacomo Tazzini, con tempietto in marmo e statue (Gesù e angeli adoranti) di Luigi Marchesi. In età tardo neoclassica si colloca anche l’intervento dello scenografo Alessandro Sanquirico per il rifacimento e la decorazione della cappella di S. Giustina. Nell’occasione l’ambiente mutò dedicazione in quella del Crocifisso.
1859 (costruzione cappella latrale)
Nel 1859 fu creata un'ulteriore cappella lungo la navata sinistra. Il vano, di dimensioni nettamente inferiori rispetto alle due cappelle più antiche, fu dedicato alla Madonna del parto per via di un affresco qui conservato che, proveniente da un altro settore della chiesa. A lungo erroneamente attribuito a Michelino da Besozzo, l’affresco risale al 1385, come fu possibile appurare al Lattuada grazie all’interpretazione di un’iscrizione scomparsa.
2004 - 2005 (restauro conservativo intero bene)
Tra il 2004 e il 2005 la chiesa e il complesso dell’ex canonica sono stati interessati da un’intensa campagna di restauro conservativo sotto la direzione dello studio associato degli architetti Guido M. Premoli e Sara Invernizzi. Importanti si sono rivelati i risultati anche riguardo alla ricostruzione di inediti tasselli storici della chiesa. Oltre al rinvenimento di tracce romaniche, infatti, l’intervento ha riportato alla riscoperta, tra l’altro, di tessiture murarie d’età viscontea, del portone ligneo del 1570, tra l’altro, al disvelamento completo dei brani affrescati del XV sec. nell’abside settentrionale romanica (prima ridotta a mero stanzino) e al restauro della lunetta sopra il portale romanico, con Madonna e Gesù bambino.
Descrizione
Santa Maria Podone chiude il lato settentrionale della piazza Borromeo con il suo prospetto composito. Il pronao classicheggiante al centro della facciata, giustapposto alla basilica di antiche origini nel primo Seicento, infatti, contrasta con l’allungata mole quattrocentesca in laterizio della cappella gentilizia dei Borromeo, ornata di pinnacoli, che si sviluppa in appendice al corpo della chiesa. A destra dell’ingresso s’innalza la statua seicentesca di san Carlo, ritagliata “sullo sfondo rosso acceso della cappella” (Bascapè-Mezzanotte) e qui trasportata dal Cordusio nel corso del tempo. La piazza, la chiesa e parte degli edifici che fanno corona allo slargo costituiscono i tasselli di una storia di famiglia, quella dei Borromeo, che nella ricostruzione della chiesa e del fronteggiante palazzo affidarono, soprattutto grazie alla figura di Vitaliano I, l’avvio di crescenti fortune. Il quadro urbanistico complessivo assunse nei secoli il delicato equilibrio fissato nella stagione del vedutismo ottocentesco (Inganni) e nelle parole di Giacomo Bascapè e Paolo Mezzanotte: “uno dei pochi angoli superstiti della vecchia Milano, ove sembrava che il corso del tempo si fosse fermato, fra le antiche architetture e le memorie di un grande passato. Una fila di pilastrini e un gruppo di tigli ne aumentavano il raccoglimento”. L’edificio sacro, come anticipato, precede l’avvento dei Borromeo perché voluto nell’871 da tal Verulfo detto “Podone”, donde l’appellativo. Le più antiche fasi non sono riemerse neppure durante i recenti restauri (2004-2005), che pure hanno restituito leggibilità alla stagione romanica, quando la basilica fu rifondata, come è oggi, in tre navate. Su questo schema fu innestata la trasformazione promossa da Vitaliano dal 1440. Il tutto subì una radicale riconfigurazione per volere del card. Federico Borromeo e sotto la direzione di Fabio Mengone. Pertanto, facciata e corpo della chiesa presentano in maggiore evidenza i caratteri di un classicismo espresso in ordini e decorazioni sovradimensionate, a partire dal prospetto. Questo si articola in un’unica campata conclusa da un timpano ad ali spezzate per recare in evidenza, al centro, lo stemma dei Borromeo. La campitura è risolta ad arco trionfale serrato da lesene corinzie con pronao esastilo nel fornice centrale. Sopra la porta d’ingresso, un bassorilievo con Madonna e Gesù bambino affiancati da due offerenti (Giovanni e Vitaliano II Borromeo), opera del 1483, introduce all’interno. Le tre navate, seppur d’antica fondazione, sono scandite da pilastrate doriche, così come fu praticato nel corso del XVII sec. L’intervento seicentesco, tuttavia, non riuscì a modificare il passo alternato delle campate, impostato su due campate maggiori e due minori. Lo schema derivava dalla necessità espressa nel XV sec. dai Borromeo di innestare, in corrispondenza della prima campata maggiore, due ampie cappelle laterali come spazio di celebrazione famigliare. La cappella destra è ancora leggibile nei caratteri quattrocenteschi: terminazione poligonale, pareti in cotto, finestre a sesto acuto, oculo centrale e volta a costoloni. La cappella sinistra, del Crocifisso, è di più recente creazione. I tre corridoi della basilica medievale si concludevano in absidi semicircolari con copertura a calotta, così come è stato possibile appurare durante i recenti restauri che hanno riportato in luce il catino settentrionale. L’abside maggiore è stata ricostruita in curva durante il XVII sec., traslata dietro un profondo presbiterio rettangolare. L’abside di destra, invece, è perduta. Da qui, comunque, è possibile accedere alla sacrestia dove è stato rimesso in luce un portale strombato, documento di maggior rilevanza della fabbrica romanica della chiesa, ed è stato restaurata la lunetta raffigurante la Madonna con Gesù bambino su fondo di pastiglia dorata.
Pianta
Chiesa con impianto basilicale, con tre navate separate da file di pilastri e concluse da absidi semicircolari: l’abside di destra è persa; l’abside centrale è impostata su un ulteriore spazio presbiteriale a pianta sostanzialmente quadrata. La navata maggiore è impostata su due campate maggiori e due campate minori nella seguente successione, procedendo dall’ingresso: minore, maggiore, minore, maggiore. Lo schema, che neppure l’intervento di revisione seicentesca riuscì a modificare, derivava probabilmente dalla necessità espressa nel XV sec. dai Borromeo di innestare, in corrispondenza della prima campata maggiore verso l’ingresso, due ampie cappelle laterali come spazio di celebrazione gentilizia, proposito poi realizzato parzialmente, mentre non è possibile escludere che la seconda campata maggiore, aperta all’innesto del presbiterio, prefigurasse la ripetizione del modulo delle cappelle laterali anche in quel settore della chiesa.
Struttura
Edificio retto da murature continue a sezione normalizzata formate da inerti legati da giunti di malta. Le sezioni murarie più antiche, d’età medievale, da poco rimesse in luce, rivelano un paramento murario sia in laterizio, sia in pietra. I settori della fabbrica quattro-cinquecentesca presentano prevalentemente murature in laterizio, a vista in funzione decorativa soprattutto nella cappella laterale destra.
Impianto strutturale
Edificio retto da murature continue a sezione normalizzata in collaborazione con un sistema puntuale di sostegni (pilastri) interno. Copertura interna con sistema articolato di volte: a botte nella navata centrale, a calotta nelle due absidi (nella maggiore a calotta nervata) e a volta costolonata nelle due cappelle laterali.
Coperture
Copertura con ordito ligneo principale e secondario. Manto di copertura in coppi antichi.
Cicli affrescati
L’abside minore a sinistra era, prima dei restauri del 2004-2005, ridotta a stanzino laterale. Il ciclo di affreschi, pertanto, era solo parzialmente visibile. Il recupero dell’ambiente nello spazio della chiesa ha permesso di rivelarne il ciclo nella sua completezza, con ‘Incoronazione della Vergine’, nella calotta, e ‘Crocifissione’ sulle pareti. Il ciclo era già stato segnalato nel 1991 dalla Lojacono in “Arte Lombarda” (cit. in Bandera): la studiosa, seppur nelle condizioni di fruizione di allora, era comunque stata in grado di metterlo in relazione con la campagna di interventi borromaici nella chiesa avviati dopo la metà del XV sec.
Cicli affrescati
Nell’ambito della ricostruzione ideale dell’assetto decorativo della chiesa di S. Maria Podone voluto da Vitaliano I Borromeo e messo in cantiere a partire dal 1440, va segnalato il lacerto con ‘Corteo di Magi’, strappato dalla collocazione originaria e oggi conservato nell’Arcivescovado di Milano. Si tratta di una porzione di un più complesso ciclo limitata alla calotta, che fu possibile recuperare alla fine degli anni trenta dl Novecento grazie alla rimozione di un tamponamento seicentesco. Il brano era parte del ricco apparato della cappella laterale della chiesa, ancora integro nel XVIII sec. quando fu descritto da Serviliano Latuada. La lunetta fu rinvenuta in Arcivescovado nel 1988, riaprendo il dibattito su una possibile attribuzione a Michelino da Besozzo o a uno stretto collaboratore.
Opere d'arte
Il complesso di S. Maria Podone si estende alle spalle dell'abside e raggiunge la via Santa Maria Fulcorina. Qui si apre un portale d'accesso ridisegnato nella prima metà del XIX sec. da Girolamo Arganini e ornato di un più antico tabernacolo con bassorilievo (Madonna con Gesù bambino) già individuato da Giacomo Bascapè e Paolo Mezzanotte come “aggraziata opera quattrocentesca di un marmoraro del Duomo, forse Jacopino da Tradate”.
Adeguamento liturgico
nessuno
La chiesa è utilizzata dalla comunità greco ortodossa; vi è un'ampia iconostasi che separa il presbiterio dai fedeli.