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adeguamento liturgico
Milano
Milano
chiesa
parrocchiale
S. Eufemia
Parrocchia di Sant'Eufemia
Impianto strutturale; Opere d'arte; Elementi decorativi; Pavimenti e pavimentazioni; Campanile; Cappelle laterali
altare - aggiunta arredo (1985 circa)
498 - 498(preesistenze intero bene); IX - IX(notizia intero bene); XII - XIII(ricostruzione intero bene); XV - 1496(ricostruzione intero bene); XVI - XVI(ricostruzione facciata); 1683 - 1683(notizia intero bene); 1870 - 1870(restauro inteto bene); 1985 - 1985(restauro interno e campanile); 1999 - 2016(restauro conservativo intero bene)
Chiesa di Sant'Eufemia
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa di Sant'Eufemia <Milano>
Altre denominazioni S. Eufemia
Autore (ruolo)
Solari, Guiniforte (rifacimento)
Bassi, Martino (facciata)
Terzaghi, Enrico (restauro)
Ambito culturale (ruolo)
maestranze lombarde (costruzione e decorazione)
Notizie Storiche

498  (preesistenze intero bene)

Alcune tradizioni fissano la fondazione della chiesa nel 498 da parte del vescovo milanese Senatore Settala, che l’avrebbe eretta e destinata a propria sepoltura in ricordo del concilio di Calcedonia del 451, che segnò la diffusione del culto della santa. Senatore partecipò a quel concilio come prete, almeno secondo quanto è tramandato da un epigramma Ennodio, vescovo di Pavia.

IX  (notizia intero bene)

Le prime testimonianze dell’esistenza dell’edificio sacro risalgono all’IX secolo, quando S. Eufemia è menzionata tra le chiese visitate durante le Litanie Triduane. Non sono note forma e dimensione di edificio paleocristiano, probabilmente articolato in un’unica aula; di certo la sua importanza era notevole, tanto da dare il nome alla vicina porta aperta nella cerchia romana e, poi, a tutto il quartiere medievale.

XII - XIII (ricostruzione intero bene)

Sul primitivo impianto fu innestato "l'organismo romanico a navate tripartire da pilastri polistili" (Fiorio) scandito in sei campate, sopravvissuto (limitatamente alle due campate all’ingresso e a quelle del presbiterio) nonostante la pesante manomissione generale operata negli ultimi decenni del XIX sec.

XV - 1496 (ricostruzione intero bene)

Nel corso del XV sec. furono costruite alcune cappelle gentilizie lungo i fianchi laterali. L’opera, promossa da Lodovico il Moro, interessò anche l’intera chiesa “rifatta in più sontuosa forma” (Puccinelli, cit. in Patetta) entro il 1496 con l’inserimento di volte a crociera nella navata maggiore e la riconfigurazione dell’abside, seppure “in forme ‘arcaiche’” (Patetta). Tra le famiglie (Corio, Arasco da Gallarate, Pusterla, Pozzobonelli, Visconti), i Brasca avevano fatto affrescare la cappella da membri della scuola leonardesca, forse da Marco d'Oggiono. Tra la cappella di questa famiglia, proprietaria di tutti i terreni a sud della chiesa, e il campanile si sviluppava un piccolo battistero a nicchia. Una di queste cappelle era dedicata stabilmente alla Scuola di S. Senatore, che vi seppelliva dal 1499 i suoi deputati. Chi (Caffi, cit. in Patetta) aveva potuto ammirare l’impianto prima della trasformazione ottocentesca aveva attribuito il rinnovamento a Guiniforte Solari.

XVI  (ricostruzione facciata)

Verso la fine del XVI sec. il prospetto della chiesa fu modificato secondo il disegno di Martino Bassi, con ordini sovrapposti ed un elegante pronao tetrastilo ionico anteposto all’ingresso.

1683  (notizia intero bene)

Nel 1683, durante la visita pastorale di mons. Landriani, incaricato dell’arcivescovo Federico Visconti, fu stilato un rapporto dettagliato sulle condizioni della chiesa che, all’epoca, vantava importanti reliquie, tra cui le ceneri del santo vescovo fondatore. Nel pavimento erano disseminate numerose lastre tombali. L’interno era stato sottoposto a recenti riforme con l’applicazione di quella “melma di stucchi” tanto deprecata da Giuseppe Mongeri nell’Ottocento. L’apparato d’arte era impressionante: il grandioso monumento funebre di Erasmo Brasca (1502, disperso); affreschi di Bramantino (cappella dei Magi, 1519-24), opere di Luini, Lorenese e Vermiglio. Sul frontespizio spiccava una vetrata con s. Eufemia. Nella cappella maggiore, a pianta quadrata, illuminata da tre finestre, era collocata la pala di Marco d’Oggiono, ancora esistente.

1870  (restauro inteto bene)

Nel 1870 Enrico Terzaghi iniziò la ristrutturazione della chiesa, raddoppiando il ritmo delle campate centrali, ma mantenendo lo stesso perimetro. Vennero eliminati i pilastri a fascio delle navate, conservati, come detto, solo nelle prime due campate e nella zona absidale. La chiesa fu decorata in stile neogotico, in parte a opera di Luigi Cavenaghi, e fu dotata di nuova facciata, neoromanica.

1985  (restauro interno e campanile)

Nel 1985 fu restaurato il transetto sinistro e il campanile sotto la direzione dell’archietto Antonio Ponzini.

1999 - 2016 (restauro conservativo intero bene)

Nel 1999 le facciate e la prima cappella di sinistra furono interessate da un primo intervento di restauro conservativo, esteso, nel 2001-2002, al nartece e, tra il 2003 e il 2004, all’edicola esterna e all’affresco nella cappella di S. Caterina (ambito di Marco d’Oggiono). Le opere proseguirono nel 2016 con il restauro dei fianchi esterni.
Descrizione

S. Eufemia e la vicina chiesa di S. Paolo Converso componevano uno degli angoli più celebrati del centro di Milano grazie alla contrapposizione delle due facciate “gemelle”, nelle forme tardo cinquecentesche, immortalato nel XVIII sec. grazie a numerose immagini a stampa e a un ben noto dipinto di Bernardo Bellotto (1744). L’assetto è poi mutato negli ultimi decenni del XIX sec. quando, sotto la direzione di Enrico Terzaghi, S. Eufemia è stata rivisitata “in stile” e dotata di una nuova facciata di sapore neo-romanico. La chiesa è orientata liturgicamente; il fianco destro si allunga sulla via omonima, quello sinistro su una stradina interna pedonale per l’accesso ad altri caseggiati. La facciata principale è a salienti, riflesso della divisione in navate della prima sezione dell’aula, sottolineata anche dalla presenza di tre rosoni strombati in cotto. Il prospetto è circondato da una cancellata metallica in ferro battuto con decorazioni floreali e pavimentazione a mosaico. Vi si aprono tre portali lignei; i due laterali, strombati e sormontati da una lunetta, sono delimitati da una cornice rettangolare in pietra di Vicenza sottolineata da lesene corinzie. Elemento saliente della chiesa è il portico, sopraelevato di un gradino, a tre arcate, in pietra di Vicenza e con colonne di serizzo; la copertura è a spioventi nella parte centrale e continua ad una falda ai lati; i mosaici che ne rivestono le volte e le lunette costituiscono la trasposizione degli affreschi di Luigi Cavenaghi. Ai lati del portone d’ingresso sono presenti due esedre, coperte dal porticato e con decorazione musiva. La facciata è coronata da una cornice con decorazione in cotto lombardo e una fascia di archetti pensili ciechi ed è cimata da pinnacoli. Tutto il fabbricato poggia su un basamento in serizzo che ne percorre il perimetro. Poiché le prime due campate della chiesa presentano una dimensione e un’altezza minori dell’aula centrale, retaggio del primitivo impianto romanico, dietro alla fronte s’innalza un secondo prospetto, marcato da tre oculi, introdotto nel XIX sec. a conclusione del settore centrale, innalzato rispetto a quello antico. Il campanile si addossa al fianco sinistro. L’interno è complesso, parte a tre navate, parte ad aula unica; quest’ultima è il frutto principale dell’intervento di Terzaghi che volle in parte rispettare l’andamento tripartito precedente, ma confinandolo alle due campate verso l’ingresso, trasformate in una sorta di endonartece, e a quella terminale presso il presbiterio. L’abside, ricostruita, è semicircolare, illuminata da monofore. La navata unica è scandita dall’alternanza di lesene doriche e semicolonne a fascio con capitelli corinzi; è dotata di cleristorio ed è coperta con volte a crociera costolonate. Le due campate antiche, invece, di altezza minore, sono illuminate da due monofore per ogni campata. L’ambiente è rivestito da fasce bianche e nere; su ogni lato si aprono sono sette cappelle, due ai lati dell’endonartece, due, ai lati al presbiterio, in foggia di testate dell’originaria suddivisione tripartita. S. Eufemia vanta una notevole acustica: negli anni cinquanta la basilica è stata utilizzata come studio di registrazione da Maria Callas, più di recente da Mina per incidere alcuni brani.
Impianto strutturale
Edificio in muratura continua con coppie di pilastri nella zona absidale e nelle prime due campate, voltato internamente a crociera e ricoperto da un tetto a due falde nel corpo centrale, e da una falda unica per le cappelle laterali di altezza minore. L’asbside, di forma semicircolare, ha una semi cupola affrescata. La navata è scandita da cappelle laterali su entrambi i lati.
Opere d'arte
Nella terza cappella laterale di sinistra affresco di Bernardino Bergognone (“Sposalizio di Santa Caterina e committente”, 1501 e il 1502); nella quinta cappella sinistra, dipinto di Marco d’Oggiono (“Madonna, angeli e santi”, inizio del XVI secolo); nella cappella a sinistra del presbiterio, dipinto di Simone Peterzano (la “Pentecoste”, 1573 e il 1578).
Elementi decorativi
Nel 1870 vennero decorati con affreschi l’arco trionfale e l’abside, la prima da Luigi Cavenaghi e la seconda da Agostino Caironi.
Pavimenti e pavimentazioni
Il pavimento della chiesa è a mosaico in marmo.
Campanile
A sinistra della facciata all’altezza della seconda cappella è posizionato il campanile, addossato alla chiesa, costruito in laterizio e suddiviso in sette fasce; dalla terza fascia in poi sono presenti degli archetti pensili ciechi a divisione delle diverse porzioni; sulla quarta, quinta e sesta fascia sono presenti delle monofore su ogni lato, tranne nella sesta fascia sul lato frontale, dove è presente un orologio, e nella sesta fascia lato destro che è cieca. Nella settimana fascia sono presenti le campane, coronate da una copertura a padiglione in coppi con in cima una croce.
Cappelle laterali
Le cappelle aperte nella parete sinistra dell’aula unica a sinistra sono di forma semiottagonale, secondo la traccia di quelle risalenti al XV sec., e presentano una profondità maggiore rispetto a quelle di destra; sono coperte con volta a crociera costolonata e illuminate da due monofore sui lati obliqui. Le rimanenti cappelle si sviluppano secondo una pianta rettangolare, sono coperta con volta a botte e illuminate da una monofora centrale, ad eccezione della cappella del fonte battesimale e di quella a sinistra del presbiterio, cieche.
Adeguamento liturgico

altare - aggiunta arredo (1985 circa)
L'intervento di adeguamento dell'area presbiteriale non è documentato, ma dovrebbe coincidre con i primi interventi di restauro conservativo della chiesa. In ogni caso le opere furono limitate all'aggiunta di una mensa sostenuta su colonnine, lasciando inalterato l'assetto storicizzato, con altare tridentino e balaustra di separazione con l'aula dei fedeli.
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