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Lecco
Milano
basilica
parrocchiale
S. Nicolò
Parrocchia di San Nicolo'
Portone; Organo; Cicli affrescati; vetrate; Presbiterio; Cappelle laterali; Cappelle laterali; Portone; Campanile; Campanile; Impianto strutturale
presbiterio - intervento strutturale (1968)
500 d.C. - 1296(fondazione intero bene); XII - XVIII(modifica intero bene); 1600 - 1800(ricostruzione intero bene); XIX - XIX(completamento intero bene); 1940 - 1950(completamento intero bene)
Chiesa di San Nicolò
Tipologia e qualificazione basilica parrocchiale
Denominazione Chiesa di San Nicolò <Lecco>
Altre denominazioni Chiesa di San Nicolo'
S. Nicolò
Ambito culturale (ruolo)
maestranze lombarde (costruzione)
Notizie Storiche

500 d.C. - 1296 (fondazione intero bene)

Nella citta di "Leucerae" al tempo dei Romani, sulla collina di S. Stefano alle pendici del Monte S. Martino, era collocato un accampamento militare, simbolo del potere Imperiale. La prima chiesa di Lecco per il culto cristiano venne costruita in quel luogo, dedicandola al protomartire Stefano. I resti dell'edificio sono esigui ma fanno pensare che la prima comunità esisteva già nel 450 D.C. Quando nel 558 arrivarono a Lecco i Longobardi, in particolare con la Regina Teodolinda, il popolo venne sempre più convertito al cristianesimo, anche grazio all'impulso della proposta di pace di Papa Gregorio Magno. L'antica patronale dedicata al protomartire lasciò il passo alla chiesa dedicata a S. Nicola, popolare tra i naviganti e i marinai, visto lo sviluppo del nuovo centro civile legato ai traffici sul lago. S. Stefano rimase come compatrono in memoria della prima comunità cristiana lecchese. La piccola chiesa pare sia stata danneggiata durante la rappresaglia di Matteo Visconti.

XII - XVIII (modifica intero bene)

Vicino alle sponde del Lario l'antica basilica era ampia come la navata centrale dell'attuale, divisa in tre navate da un colonnato di cui si è trovata qualche traccia. L'antica chiesa aveva tre cappelle con altari. Nel 1535 S. Nicolò era ridotta molto male e con Francesco Sforza si ebbe una nuova edificazione in sostituzione di quella antica. Dai documenti si evince che questa struttura già nel 1570 aveva un portico e una scala. Con San Carlo Borromeo la Prepositura si spostò da Castello a Lecco città, con conseguenti riflessioni sull'edificio che si adeguò tramite ampliamenti e ritocchi. Nel 1747 il cardinale Pozzobonelli la trovò senza pavimento e con la facciata decadente.

1600 - 1800 (ricostruzione intero bene)

Arsenio Mastalli fece uno studio sulle chiese di Lecco, come si presentavano all'inizio del Seicento. Egli descrive anche il piccolo Oratorio dedicato a S. Stefano che in quel periodo si trovava in condizioni disastrose, con i muri d'ambito, il pavimento e il tetto distrutti. Durante le piogge la chiesa diventava impraticabile ma aveva ancora due altari. Nella solennità di S. Stefano si celebrava la messa e si recitavano i Vespri. Tra il 1786 e il 1800, con il Prevosto Benedetto Volpi, la piccola chiese venne demolita definitivamente e sostituita con una casa colonica completa di cappellina dedicata a S. Stefano. In quel periodo era già in uso la chiesa dedicata a S. Nicolò. Sullo stesso colle di Santo Stefano venne rinvenuta un'iscrizione sepolcrale del 535 d.C. riferita a un sacerdote di nome Virgilio.

XIX  (completamento intero bene)

Nell'Ottocento, con il prevosto Mascari e l'arch. Bovara la chiesa di S. Nicolò si trasformò in basilica. Si lavorò per trent'anni per l'ampliamento e si interruppero le opere per un lungo periodo, lasciando la chiesa incompleta. Con il prevosto Galli si aggiunse l'atrio e con il successore Mons. Vismara la si decorarono con colori e con oro le superfici interne.

1940 - 1950 (completamento intero bene)

Intorno al 1940 con l'ing. Giulio Amigoni e con l'Arch. Mino Fiocchi si pensò a un progetto per migliorare l'edificio e nel 1950 si presentò la proposta per costruire il transetto. Nel frattempo si ultimarono le decorazioni interne e si consacrò la chiesa nel 1930 a cura del cardinale Ildefonso Schuster.
Descrizione

La basilica ottocentesca di Lecco è collocata su di un'altura, prospiciente le sponde del Lario, raggiungibile da via Canonica o dalla scalinata fontale. L'abside è orientata verso nord est e il grande sagrato (area dell'antico cimitero), che funge da belvedere, si affaccia verso il piccolo golfo. Le dimensioni dell'edificio si percepiscono appena entrati: 80 metri di lunghezza e 30 metri di larghezza. All'interno troviamo tre navate con volta a botte centrale e cupola sull'ingresso. La costruzione venne eseguita per lotti e l'arch. Giuseppe Bovara dovette aggiornare man mano i suoi progetti. Il vestibolo porta un affresco con il Trionfo di Cristo su tutti i popoli della Terra, al centro, e sui quattro pennacchi sono raffigurate le quattro virtù. Gli affreschi sono del pittore Luigi Morgari. L'area è preceduta da una facciata ottocentesca, in stile Ionico e restaurata nel 1995. Prima del presbiterio si apre l'ingresso alla sacrestia nuova, opera del 1962 di Bruno Bianchi. All'interno sono presenti alcune opere d'arte di pregio come il Crocefisso seicentesco, di Andrea Fantoni e la Grande Croce Capitolare cesellata in argento, di Armando Grisoni.
Portone
Sulla facciata d'ingresso si aprono tre porte in bronzo, realizzate nel 1975 dallo scultore Enrico Manfrini, volute e finanziate dalla Banca Popolare in memoria del suo presidente.
Organo
Sulla controfacciata, una cantoria di legno dorato contiene l'organo che venne costruito utilizzando i pezzi del precedente, più antico, firmato Serassi. Lo strumento fu restaurato nel 1967.
Cicli affrescati
La navata centrale è sorretta da pilastri corinzi con decorazioni in oro zecchino che impreziosiscono i 126 rosoni. L'ambiente così si presenta al visitatore come maestoso e solenne. Casimiro Radice affrescò dieci riquadri, alcune scene evangeliche e diversi tondi con le effigi dei santi vescovi appartenente alla Diocesi Ambrosiana. Dal 1879 Giovanni Valtorta dipinse gli altri tondi mancanti. Dal 1925 al 1927, il pittore torinese Luigi Morgari decorò la grande cupola con il Trionfo della Beata Vergine e la Battaglia di Lepanto. Sui quattro pennacchi sono raffigurati gli Evangelisti. Il pittore dipinse anche i riquadri sottostanti, raffiguranti la Predicazione di S. Stefano e il Miracolo di S. Nicolò al Concilio di Nicea. Morgari decorò successivamente le cupolette delle navate laterali con otto scene della vita di Gesù. Il pittore valsassinese Luigi Tagliaferri affrescò le pareti del presbiterio con fregi fitomorfi e dipinse i dottori della Chiesa: San Bonaventura, San Tommaso, San Bernardo e San Carlo.
vetrate
La grande vetrata a raggiera, soprastante l'ingresso principale fu posata nel 1923. Dietro al deambulatorio si aprono due finestre con vetrate istoriate raffiguranti S. Carlo e S. Ambrogio.
Presbiterio
Nel 1968 l'arch. Bruno Bianchi modificò completamente il presbiterio per adeguarlo alle nuove disposizioni conciliari. venne rimossa l'antica balaustra per collocare una nuova mensa di marmo bianco di Carrara con rispettivi ambone e leggio. Dietro è ancora presente l'antico altare lapideo, posato nel 1910, copia dell'altare disegnato dall'Appiani per il Duomo di Monza. La mensa porta un paliotto bronzeo con la raffigurazione dell'Ultima Cena, opera dello scultore Eugenio Bellosio. La volta del presbiterio è a botte, decorata con lacunari. Sul retro dell'altare si apre un deambulatorio, dove, al piano superiore corre un lungo l'emiciclo. Qui, sei pilastri sorreggono le arcate a tutto sesto con soprastanti lunette affrescate con busti di santi.
Cappelle laterali
Entrando a sinistra, nel vestibolo, è collocata la statua lignea raffigurante S. Pietro, copia della nota scultura presente a S. Pietro in Vaticano. Successivamente si apre una cappella battesimale contenente una vasca in marmo bianco di Musso con i simboli degli Evangelisti scolpiti. La vasca è protetta da una cancellata di ghisa lavorata con puttini in legno. Nel catino di questa cappella è affrescato il Battesimo di Gesù. Nella navata laterale a sinistra si aprono sei cappelle. La prima è dedicata ai Santi con una tela seicentesca a olio che raffigura S. Carlo Borromeo in adorazione di Cristo. Fanno parte del corredo di questa cappella anche due statue raffiguranti S. Antonio da Padova e S. Anna con Maria Bambina. A terra è appoggiata una teca contenente le reliquie di S. Aurelia Martire. La pavimentazione è di marmo bianco e nero a scacchiera mentre sulla lunetta della volta è presente un lacerto di affresco raffigurante il Battesimo di Gesù. Nella successiva cappella, rialzata di un gradino rispetto alla navata, trova posto una teca contenente le reliquie di S. Eufrasio. Sulla parete di fondo è esposta una tela raffigurante S. Rocco e sottostanti sono poste le foto dei papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Sempre sulla parete di fondo due tondi raffigurano a destra S. Rita da Cascia in preghiere, a sinistra, S. Francesco in estasi. Sulle pareti laterali della cappella altre due tele completano l'apparato decorativo. A destra una tela a olio seicentesca rappresenta S. Antinio Abate, a sinistra, l'apostolo Giuda Taddeo di S. Mattarelli (1932). La soprastante volta a botte è tinteggiata. La cappella successiva è dedicata a S. Nicolò e presenta le stesse caratteristiche architettoniche della precedente. Sulla parete di fondo, in uno sfondato, è esposta una tavola dipinta con il santo patrono, opera di P.A. Jerone di Firenze. La formula esecutiva si richiama alle icone orientali. A desta è collocata la statua lignea policroma di S. Nicolò, dorata e con gemme di vari colori. Ai suoi piedi sono collocate tre mele e un fanciullo nella tinozza, segni dei miracoli attribuiti al santo. La stessa iconografica è ripetuta nella tela seicentesca esposta a sinistra. Nella cappella del Crocefisso, con balaustra antistante a colonnine di marmo rosato e un gradino, le caratteristiche strutturali e architettoniche si ripetono come le precedenti. L'altare è lapideo policromo con Pietra Sacra. Tra le le due colonne lisce, in apposita teca, è custodito il Crocefisso cinquecentesco di legno intagliato policromato e dorato. Sulla parete di fondo della teca sono dipinte alcune scene con angeli e puttini. Ai lati del Crocefisso sono esposte le statue lignee ottocentesche di S. Giovanni apostolo e la Madonna Addolorata. La successiva cappella, in stile barocco è dedicata alla B.V. del Rosario. Una balaustra lapidea la divide dalla navatella. Si distingue dalle altre per l'aspetto monumentale e per gli affreschi presenti nel catino. L'altare barocco del 1746, di marmi policromi, è posto su di una predella di marmo Rosso di Verona, la mensa presenta le Croci della Consacrazione e la Sacra Pietra. Un paliotto metallico frontale è ornato con i simboli mariani. Il tabernacolo è dotato di un'antina cesellata con la raffigurazione del Redentore. La statua ottocentesca della Vergine, ricoperta da una lamina d'oro, è collocata nella teca centrale con vetro. L'intera cappella venne restaurata nel 1837. Sulle pareti laterali sono dipinte due scene che raffigurano l'Annunciazione di Maria a sinistra e l'Angelo a destra. L'opera pittorica appartiene al lecchese Pio Pizzi e risale al 1911. La volta a botte è tinteggiata con motivi geometrici e floreali. L'ultima cappella chiude l'intero ciclo; è dedicata a S. Giuseppe, anch'essa con balaustra. Le colonnine sono di finto marmo e sull' altare lapideo policromo sono esposte le sculture lignee del santo con Gesù Bambino in braccio e altre due più antiche raffigurazioni di S. Sebastiano e S. Rocco.
Cappelle laterali
Sul lato destro della navata si apre la cappella dell'Eucarestia con altare dedicato a S. Carlo, volta a botte e abside pavimentata a scacchiera. L'altare è in muratura, decorato con motivi a finta pietra, la mensa lignea è corredata da un paliotto di raso. Il pavimento in prossimità dell'altare è di finta pietra granigliata con inserti in legno. La statua di S. Carlo è collocata nella nicchia centrale e sulla soprastante cupola a semi catino è dipinta una schiera di angeli. Il tabernacolo è impreziosito da un'antina cesellata con la raffigurazione dell'Agnello Eucaristico. A seguire, si apre la cappella del Battistero o cappella di S. Antonio Abate con volta a botte decorata da lacerti di affreschi trecenteschi. Sono pure visibili due pilastri e un'arcata tardo romanici, appartenenti alla struttura primitiva. Il fonte battesimale reca una data: 1596. La vasca è di Nero di Varenna, scolpita a petali, con ciborio ligneo ottagonale, altro oltre due metri. Il pavimento è di Beola grigia levigata, di recente posa.
Portone
Nel 1975, la Banca Popolare di Lecco volle dedicare al suo presidente, Mario Bellemo, un'opera d'arte che potesse anche rendere ancora più preziosa la facciata della basilica. Allo scopo, lo scultore Enrico Manfrini scolpì le tre porte di bronzo. La porta laterale sinistra raffigura i due grandi Pontefici del Concilio Vaticano II, ovvero Giovanni XXIII e Paolo VI, quali portatori di speranza e rinnovamento. La porta laterale destra rappresenta santi di origini cristiane simboli della città di Lecco: S. Stefano, S. Nicola. Nella porta centrale compaiono due storie bibliche, quella della Salvezza e quella della Misericordia, raccontate tramite alcune vicende evangeliche quali l'Annuncio a Maria, la nascita di Cristo, l'Epifania, il Battesimo, la conversione di Zaccheo, la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci e l'Ultima Cena.
Campanile
Nella Cappella dedicata a S. Antonio abate sono presenti tracce dell'antico campanile, in muratura di ciottoloni, risalente al secolo XV, utilizzato anche come torre di guardia dal capitano Francesco Sforza. La loggia superiore potrebbe essere un'aggiunta seicentesca, poi restaurata nell'Ottocento. Dopo la ricostruzione della basilica, a cura dell'architetto Bovara, anche il nuovo campanile è impostato a partire dal torrione circolare quattrocentesco, donato alla chiesa dall'architetto Bovara e collocato sul lato a nord della chiesa. Il nuovo campanile si impone sulla chiesa e sul paesaggio lecchese divenendo un'icona ben visibile dalle altre sponde lacustri. Nel 1882 venne posata la prima pietra e l'intera struttura verrà realizzata in pietra di Moltrasio lavorata a mano e trasportata a Lecco con le imbarcazioni tipiche del Lario. Le lesene sono di granito di San Fedelino e le cornici in Ghiandone. L'edificazione è avvenuta in più tempi e la posa della croce terminale avvenne nel 1903. Le antiche campane saranno rifuse dalla ditta Pruneri di Grosio per riproporle in un nuovo concerto inaugurato il 24 dicembre 1904.
Campanile
Dopo il progetto dell'ing. Enrico Gattinoni del 1883, per la prima parte del fusto e quello dell'Ing. Giuseppe Ongania del 1900, venne valutata la proposta dell'arch. Giovanni Ceruti che nel 1904 eresse la cuspide neogotica, accantonando le proposte precedenti. La struttura ha un'altezza totale da terra pari a metri 96 con una scala a chiocciola interna costituita da 400 gradini e il campanone pesa 30 quintali.
Impianto strutturale
Le numerose stratificazioni dell'edificio determinano differenti modalità costruttive e materiali. Le murature più antiche sono in pietra squadrata mente le strutture più recenti sono in pietrame misto, laterizio e malta. le superfici sono intonacate finemente o affrescate. I muri d'ambito sorreggono la copertura a doppio spiovente, per il vestibolo. Sulla navata e sul presbiterio le coperture sono a padiglione, sulle navate laterali a unica falda e sull'abside a cono. Il manto di copertura è costituito da coppi in cotto a canale. La lattoneria è di rame.
Adeguamento liturgico

presbiterio - intervento strutturale (1968)
Adeguamento liturgico con rivisitazione del presbiterio e collocazione di nuova mensa di marmo bianco venato con Pietra sacra e Croci della Consacrazione. Il progetto venne curato dall'arch. Bruno Bianchi.
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