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Brescia
Brescia
chiesa
parrocchiale
Santi Faustino e Giovita
Parrocchia dei Santi Faustino e Giovita
Campanile; Elementi decorativi; Presbiterio; Altare maggiore; Facciata; Impianto strutturale
presbiterio - intervento strutturale (1968-1969)
V - V(preesistenze intero bene); IX - IX(preesistenze intero bene); IX - IX(carattere generale intorno); IX - IX(costruzione campanile); 843 - 843(costruzione arredo fisso); XII - XII(consacrazione intero bene); 1444 - 1444(restauro cripta); 1455 - 1455(restauro cripta); 1490 - 1490(propreità intero bene); XVI - XVI(realizzazione apparato decorativo); 1532 - 1532(costruzione arredo fisso
organo); 1570 - 1570(ristrutturazione intero bene); 1580 - 1580(costruzione ala destra); XVII - XVII(costruzione facciata); XVII - XVII(restauro apparato decorativo); 1604 - 1604(demolizione cripta); 1609 - 1609(costruzione arredo fisso); 1621 - 1621(costruzione intero bene); 1625 - 1625(realizzazione apparato decorativo); 1626 - 1626(realizzazione apparato decorativo); 1699 - 1699(costruzione facciata); 1711 - 1711(costruzione facciata); 1735 - 1735(costruzione arredo fisso
cantorie); 1743 - XVIII(realizzazione apparato decorativo); 1743 - 1743(distruzione apparato decorativo); 1750 - 1750(costruzione arredo fisso
organo); 1750 - 1750(costruzione arredo fisso); 1760 - 1760(restauro intero bene); 1796 - 1796(proprietà intero bene); 1806 - 1806(proprietà intero bene); 1831 - 1831(costruzione arredo fisso); 1843 - 1843(restauro arredo fisso
organo); 1884 - 1884(costruzione arredo fisso); 1906 - 1906(restauro arredo fisso
organo); 1927 - 1927(demolizione totale intorno); 1937 - 1937(ristrutturazione campanile); 1949 - 1949(costruzione battistero); 1952 - 1952(realizzazione battistero); 1957 - 1957(scavi archeologici sacrestia); 1983 - 1983(proprietà intorno); 1985 - 1985(restauro arredo fisso
organo); 2010 - 2010(restauro intero bene)
Chiesa dei Santi Faustino e Giovita
Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale
Denominazione Chiesa dei Santi Faustino e Giovita <Brescia>
Autore (ruolo)
Comino, Antonio (Progettazione e costruzione nel XVII secolo)
Cantone, Gaetano (Progettazione e costruzione nel XVIII secolo)
Ambito culturale (ruolo)
barocco (costruzione)
Notizie Storiche

 (preesistenze intero bene)

Nel sito della chiesa attuale, viene realizzata una primitiva chiesa e dedicata ai Santi Faustino e Giovita.

IX  (preesistenze intero bene)

Nel corso dei IX secolo i Vescovi Anfrido e Rampero commissionarono alcuni lavori di restauro e di ricostruzione della chiesa, e della cripta.

IX  (carattere generale intorno)

verso la metà del IX secolo il Vescovo Ramperto permise a dei frati di origine francese di fondare un monastero nei pressi della chiesa.

IX  (costruzione campanile)

A fianco del presbiterio, sul lato destro, viene edificato il campanile a pianta quadrata.

843  (costruzione arredo fisso)

Nell'843 il Vescovo Ramperto interviene nella chiesa, dove sostituisce l'arca sepolcrale dei santi patroni con una in marmo, entro la quale viene lasciata una tavoletta in piombo recante l'iscrizione dedicatoria.

XII  (consacrazione intero bene)

Il Vescovo Maifredo nella metà del XII secolo consacra la chiesa.

1444  (restauro cripta)

Nel 1444 l'abate Bernardo Marcello promuove importanti lavori di restauro all'interno della cripta.

1455  (restauro cripta)

L'11 dicembre 1455 viene ritrovata, dietro l'altare maggiore della cripta, l'arca sepolcrale dei due santi fatta realizzare a suo tempo da Ramperto. Il giovane "magistro" Tonino da Lumezzane assume l'incarico di rinnovare la sede dell'arca, che viene collocata al posto dell'altare maggiore della cripta sopra sei colonnine di marmo.

1490  (propreità intero bene)

Il 24 marzo 1490, tramite bolla di papa Innocenzo VIII, il monastero, proprietario della chiesa, viene unito alla Congregazione di Santa Giustina da Padova, dell'ordine dei Benedettini.

XVI  (realizzazione apparato decorativo)

Nel corso del XVI secolo vengono realizzate le decorazioni del presbiterio e della sacrestia ad opera di Lattanzio Gambara.

1532  (costruzione arredo fisso, organo)

Nel 1532 viene installato l'organo di Gian Giacomo Antegnati.

1570  (ristrutturazione intero bene)

Nel 1570 viene affidato a Gian Maria Piantavigna alcune successive opere strutturali e la conseguente apertura delle cappelle laterlai.

1580  (costruzione ala destra)

Durante la visita di san Carlo Borromeo, nell'ottobre del 1580, il quale prende atto sia delle lesene di abbellimento sia della nuova cappella e ordina di sfondare il muro nord della chiesa, fino a quel tempo rimasto intatto, per la creazione di tre nuove cappelle speculari.

XVII  (costruzione facciata)

La facciata viene realizzata da Bernardino Fedreghini nella seconda metà del XVII secolo.

XVII  (restauro apparato decorativo)

Il capomastro Geronimo Tobanello, che già lavorava in altri ambienti del monastero, cura i primi adattamenti di architettura rinascimentale all'interno della chiesa, apponendo sui muri delle navate laterali, attorno alle cappelle, una successione ritmica di lesene in marmo.

1604  (demolizione cripta)

I lavori di ricostruzione hanno inizio dal presbiterio, che nel 1604 viene abbassato attraverso la distruzione della cripta.

1609  (costruzione arredo fisso)

Il Comune di Brescia, il 14 novembre 1609 delibera la realizzazione, mediante denaro pubblico, di una nuova arca sepolcrale dei due santi patroni; per questa opera viene incaricato lo scultore Givanni Antonio Carra.

1621  (costruzione intero bene)

Nel 1621, il 9 marzo, vine posta la prima pietra della nuova chiesa ad opera dell'architetto Antonio Comino.

1625  (realizzazione apparato decorativo)

Nel 1625 i pittori Antonio Gandino e suo figlio Bernardino, iniziano la stesura dell'opera nel grande riquadro della navata centrale.

1626  (realizzazione apparato decorativo)

Nel 1626 il pittore Tommaso Sandrino inizia ad affrescare il resto delle coperture partendo dall'ultima volta della navata destra: tutti i lavori sono terminati entro il 1629.

1699  (costruzione facciata)

Il 22 dicembre del 1699 inizia il cantiere della facciata ad opera dello scultore Giuseppe Cantone.

1711  (costruzione facciata)

Tra il 1701 e il 1704 risulta essere posizionato tutto il resto della facciata marmorea, compreso l'altorilievo del portale scolpito da Santo Calegari il Vecchio. Il completamento definitivo, però, avviene solo nel 1711, la data incisa sul frontone superiore.

1735  (costruzione arredo fisso, cantorie)

Nel 1735 vengono realizzate nel presbiterio, le cantorie laterali.

1743 - XVIII (realizzazione apparato decorativo)

A fronte dell'incendio dell'inverno del 1743, vengono realizzate da Domenico Tiepolo e di Girolamo Mingozzi delle opere molto grandi da destinare al presbiterio.

1743  (distruzione apparato decorativo)

Nel dicembre del 1743, durante un incendio, vengono distrutti gli apparati decorativi e l'arredo della chiesa.

1750  (costruzione arredo fisso, organo)

Nel 1750 viene realizzato l'organo e posto sul fondo dell'abside.

1750  (costruzione arredo fisso)

Giovanni Battista Carboni progetta e scolpisce i nuovi stalli lignei del coro.

1760  (restauro intero bene)

Nel 1760 Giovanni Battista Carboni si occupa di alcuni lavori di restauro all'interno della chiesa.

1796  (proprietà intero bene)

La chiesa soggetta ai frati, viene data in gestione ai frati francescani a causa della soppressione napoleonica dell'ordine, nel maggio del 1796.

1806  (proprietà intero bene)

Nel 1806 viene nominato il parroco di S. Faustino e Giovita, il quale compie alcune opere di manutenzione.

1831  (costruzione arredo fisso)

Nel 1831, viene costruita la bussola lignea dell'ingresso laterale dal falegname Giovanni Gozzoli.

1843  (restauro arredo fisso, organo)

Nel 1843 viene restaurato l'organo dalla ditta Serassi.

1884  (costruzione arredo fisso)

nel 1884, nel ricordo di don G. B. Lurani , la parrocchia gli dedica un monumento celebrativo disegnato da Antonio Tagliaferri, e posizionato nell'ultimo intercolumnio del colonnato di destra.

1906  (restauro arredo fisso, organo)

Nel 1906 viene restaurato l'organo ed integrato da Porro.

1927  (demolizione totale intorno)

Nel 1927, viene abbattuta la vecchia Disciplina, un fabbricato posto a sud della chiesa, per allargare la via e far posto alla linea del tram. Si genera quindi l'ampio slargo di Via San Faustino sulla fiancata laterale della chiesa, che per la prima volta appare in vista frontale.

1937  (ristrutturazione campanile)

Nel 1937, in occasione del cinquecentesimo anniversario del miracolo del 1438, viene eseguito il sovralzo del campanile, realizzando una nuova cella campanaria con le proprie aperture, al di sopra della vecchia che rimane con funzione decorativa.

1949  (costruzione battistero)

Nel 1949 la cappella di fondo della navata destra, fino ad allora cappella di sant'Onorio, viene modificata e trasformata in battistero.

1952  (realizzazione battistero)

Nel 1952 viene installato il nuovo fonte battesimale, opera dello scultore Claudio Botta.

1957  (scavi archeologici sacrestia)

Nel 1957 vengono condotti importanti scavi archeologici sotto la sagrestia della chiesa: l'intero muro della fiancata nord della chiesa romanica viene portato alla luce e con esso un'abside della cripta demolita nel 1601.

1983  (proprietà intorno)

Nel 1983, è stata stesa la prima relazione tecnica sulla possibilità di trasformare il monastero adiacente, in sede dell'Università degli Studi di Brescia.

1985  (restauro arredo fisso, organo)

Nel 1906 viene restaurato l'organo dalla ditta Pedrini.

2010  (restauro intero bene)

Nel settembre 2010 è stata portata a termine un'estesa campagna di restauro nell'aula della chiesa, sugli affreschi e sugli arredi. L'operazione ha riguardato anche gli affreschi di Tommaso Sandrino, che sono stati integralmente restaurati. Parallelamente, sono stati condotti restauri su varie tele e arredi liturgici della chiesa.
Descrizione

La chiesa è situata nei pressi di uno slargo di via S. Faustino, nel centro storico della città. La facciata della chiesa è opera di Giuseppe Cantone che la progettò e realizzò fra il 1699 e il 1705 totalmente in marmo di Botticino. Si sviluppa su due registri principali, uno di base più largo e uno superiore, più stretto. Il registro inferiore è decorato da una serie di lesene di ordine tuscanico, poggianti su un piedistallo unitario e reggenti una trabeazione. La parte centrale del livello inferiore, in linea con il superiore più stretto, sporge in leggero aggetto con un motivo a fronte di tempio spezzato con trabeazione e frontone triangolare. L'intercolumnio centrale è più largo per accogliere il portale d'ingresso alla chiesa, con trabeazione superiore decorata, ed un frontone dove nel riquadro centrale è posto il Martirio dei santi Faustino e Giovita. Nello spazio tra le due lesene a lato del portale, invece, sono collocate, entro nicchie, le statue dei due santi titolari. Il secondo livello della facciata, che si imposta sul primo mediante un piedistallo unitario è in linea con la parte sottostante in aggetto, decorato da quattro lesene di ordine ionico sormontate da una trabeazione e da un frontone ad arco ribassato, che conclude la facciata; al centro lo spazio è occupato da un finestrone decorato da una ricca cimasa, mentre i due spazi laterali ospitano altre due nicchie contenenti le statue di sant'Antigio a sinistra e sant'Onorio a destra. I due livelli della facciata sono raccordati da due volute laterali, mentre. Il grande frontone superiore a lunetta è coronato da cinque pinnacoli. La pianta è a tre navate, di cui quella centrale maggiore e coperta a botte con teste di padiglione, si apre sulle navate laterali con volte a crociera, attraverso archi a tutto sesto su colonne abbinate (serliane), che senza rompere l'unità dell'intero vano, lo ritmano in maniera solenne permettendo di cogliere tutto lo spazio aperto della grande aula, caratterizzato sia dal presbiterio che dalle cappelle laterlai. Queste colonne di suddivisione delle navate, sono legate da tratti di trabeazione decorati da triglifi classici, ispirate a S. Siro a Genova o nella più modesta chiesa di Bassano Bresciano. Sul fondo della navata centrale si alza su alcuni gradini il presbiterio, che si innesta nella navata principle attraverso un arco maestoso, retto da colonne soprgenti e da un altro piedritto a voluta, soluzione questa, che è capace di staccare e raccogliere gli spazi contigui senza isolarli. Il presbiterio è concluso dall'altare maggiore, dove sono custodite le reliquie dei santi Faustino e Giovita, e seguito dal coro, che si risolve in un'abside piatta. Ai muri perimetrali delle navate laterali sono posizionati in totale cinque altari, tre a sinistra e solamente due a destra, poiché lo spazio centrale per il terzo altare ideale è occupato dall'ingresso secondario alla chiesa con a fianco il battistero. Sulle testate di fondo delle due navate si aprono infine altre due cappelle. Negli alzati, come già detto, la chiesa si caratterizza fortemente per l'utilizzo del motivo a serliana dei due colonnati divisori, costituito da colonne libere di ordine tuscanico. Le colonne non poggiano direttamente sulla pavimentazione, ma vi è frapposto un dado. Le colonne, sei per lato, sono coerentemente proiettate sulle murature laterali mediante lesene. Al di sopra del colonnato corre una trabeazione correttamente decorata a metope e triglifi, che fa da imposta alla grande volta centrale di copertura. Si tratta di una particolare versione della volta a botte, cioè una volta a botte che alle due estremità diventa una volta a padiglione, richiudendosi su sé stessa evitando la presenza delle testate piatte. Le due navate laterali, invece, sono coperte da una serie di leggere volte a crociera. Il presbiterio e l'abside, invece, sono coperti da due volte a vela in sequenza.
Campanile
Risalendo al IX secolo, il campanile della chiesa dei santi Faustino e Giovita è il più antico della città. A questa fase appartiene tutto il primo strato in blocchi di medolo, una pietra biancastra locale. L'antica cella campanaria sovrastante in mattoni, invece, risale a un primo restauro del XII secolo e presenta due bifore sui lati corti, rivolti a est e ovest, e due trifore su quelli lunghi, a nord e a sud. Il campanile, infatti, è a pianta rettangolare. Solamente le due bifore, però, sono originali: quando nel 1937 fu effettuato il sovralzo, le bifore sui lati lunghi vennero restaurate e convertite in trifore, per rendere il profilo del campanile più armonioso. Copre la torre un tetto a leggerissima cuspide, sulla cui sommità è posta la copia del gallo di Ramperto.
Elementi decorativi
Tutti i soffitti dell'aula, sia della volta centrale, sia delle volte laterali, sono completamente affrescati con le architetture illusionistiche di Tommaso Sandrino, completate da scene di altri autori. L'esteso affresco sulla navata maggiore è composto da una balaustrata continua, sorretta da mensoloni, sulla quale poggiano possenti colonne tortili che reggono un finto soffitto, idealmente più alto e profondo di quello reale. La balaustra di base non è lineare, ma segue un continuo sali-scendi di finte scale che scavalcano le finestre a lunetta aperte alla base della volta. Il tutto è infine largamente arricchito da vari decori e motivi architettonici. Opera di Antonio Gandino e suo figlio Bernardino è il grande riquadro centrale, raffigurante la Gloria dei santi martiri Faustino e Giovita. Nell'affresco sono raffigurati i due santi mentre salgono al cielo al cospetto della Trinità, fra un tripudio di angeli musicanti. I due santi in ascesa indossano candide vesti trasparenti e svolazzanti e portano la stola alla maniera sacerdotale Faustino e diaconale Giovita, in modo da rendere specifica l'identità di ciascuno secondo i dati della tradizione. Opera di Camillo Rama sono invece i quattro grandi riquadri a monocromo grigio posti sulla parete della navata centrale al di sopra delle colonne binate del colonnato a serliane. Raffigurano Episodi del leggendario viaggio dei santi Faustino e Giovita: il riquadro con la scritta "Brixiae" li mostra confortati da Gesù durante la loro prigionia, salvati dagli angeli nei riquadri con la scritta "Mediolani" E "Neapoli" e sottratti alle belve del Colosseo in quello con la scritta "Romae". Anche i soffitti delle navate laterali, coperte da volte a crociera in successione, sono affrescati da Tommaso Sandrino, che predispone spazi architettonici calibrati dove poter inserire i riquadri narrativi, opera invece di Camillo Rama e Antonio Gandino. Nella navata destra sono posti, partendo dalla controfacciata, Angeli in gloria con incensieri, il Martirio al cavalletto dei santi patroni, e un gruppo di Angeli musicanti. La navata sinistra, nella stessa sequenza, è decorata dalla Assunzione di Maria opera probabilmente di Ottavio Viviani, l'Ascensione di Gesù e San Benedetto in gloria. Risultano di Ottavio Amigoni sono le due grandi figure di San Gregorio Magno e Sant'Onorio affrescate sulla parete di contro-facciata, ai lati dell'ingresso principale.
Presbiterio
La decorazione sulla volta e sulle pareti del presbiterio e del coro fu eseguita da Giandomenico Tiepolo e Girolamo Mingozzi dopo l'incendio del 1743, che aveva distrutto il ciclo di Lattanzio Gambara. L'affresco del Tiepolo raffigura l'Apoteosi dei santi Faustino, Giovita, Benedetto e Scolastica: i quattro santi sono disposti lungo una linea comune che, dal basso, sale man mano verso l'alto seguendo una leggera curvatura nel tratto finale, culminando poi nei pressi del cielo, raffigurato al centro mediante uno sfondato prospettico. Per primo si trova san Faustino seguito da san Giovita, titolari della chiesa e patroni della città. La terza figura è san Benedetto, mentre santa Scolastica chiude la sequenza. Ogni santo è condotto al cielo da un intrico di angeli, nuvole e stendardi, ben evidenti attorno San Faustino, più labili man mano si sale, mentre altre figure celesti volano sparse attorno alla scena. La figurazione, anziché essere risolta nel finto sfondato prospettico della volta a vela di copertura, dove è posto il cielo, fuoriesce mediante una ben organizzata soluzione, dove le nuvole del cielo, sulle quali volteggiano gli angeli, "coprono" con abile illusione prospettica un'estesa area della finta architettura circostante, cioè il cassettonato dell'intradosso dell'arcone che sostiene la volta, parte della trabeazione e delle cimase che fanno da perimetro allo sfondato prospettico centrale e anche una delle statue sui pennacchi. A contorno della scena centrale si trovano appunto queste decorazioni, parzialmente coperte, e le quattro finte statue, in cui sono rappresentati a monocromo i quattro Padri della Chiesa Latina: san Gregorio Magno, sant'Agostino, sant'Ambrogio e san Girolamo. La figura di quest'ultimo è quella coperta dalla "nuvola" che discende dal centro della volta ed è riconoscibile solamente attraverso il leone, simbolo del santo, che si intravede alla base del piedistallo fittizio. Le decorazioni ad affresco delle pareti e del soffitto del coro sono opera di Girolamo Mingozzi detto il Colonna, realizzati molto probabilmente negli stessi anni in cui il Tiepolo lavorava sui muri adiacenti, dunque fra il 1754 e il 1755. L'ipotesi viene dedotta dal fatto che il finto cassettonato coperto dalle nuvole del Tiepolo è opera sua, quindi è verosimile che i due affreschi siano stati realizzati nello stesso momento. Gli altri dipinti del Mingozzi sono la finta cupola sorretta da colonne dipinta sulla volta a vela absidale, i quattro medaglioni con i simboli degli evangelisti nei finti pennacchi e la decorazione delle due pareti laterali, dove il pittore pone delle finte tribune munite di ringhiera e ante semiaperte, dalle quali si affacciano alcune figure. Sono anche presenti nuvole di consistenza tridimensionale, dotate di una propria ombra e con angeli svolazzanti, che circondano i vari elementi e fuoriescono dalle cornici, chiaro rimando alla grande decorazione illusoria del Tiepolo che si apre a pochi metri. Opera del Colonna è anche la decorazione delle pareti sotto le cantorie, dove dipinge realistiche nicchie contenenti finti cartigli in marmo recanti la figura di san Benedetto a sinistra e di santa Scolastica a destra, il tutto accompagnato ai lati da motivi geometrici e floreali.
Altare maggiore
Il grande sepolcro, che fa da altare maggiore alla chiesa, è opera dello scultore Giovanni Antonio Carra, che la realizzò fra il 1617 e il 1622 in sostituzione alla precedente. Ancora oggi, l'arca contiene i resti dei santi Faustino e Giovita, titolari della chiesa e patroni della città. L'arca, data la sua funzione di custodia delle reliquie dei due santi patroni di Brescia, possiede in aggiunta un forte significato religioso. È principalmente in marmo di Carrara variamente intarsiato con marmo nero e altre pietre multicolori. Sull'estrema sommità reca le figure in bronzo dei santi patroni sovrastati da una croce a doppia traversa, su modello della reliquia della Santissima Croce conservata nel tesoro delle Sante Croci del Duomo vecchio. Sul coperchio siedono invece due figure allegoriche femminili in marmo di Carrara, non identificate da attributi connotativi, ma che dovrebbero raffigurare, a quanto emerge dai documenti, la Fortezza e la Fede. Al centro dell'arca, sia sul fronte sia sul retro, sono posti due tondi in marmo nero circondati da un fregio, sui quali spiccano, a caratteri d'oro, le iscrizioni celebrative dei due santi martiri. Fanno poi da ali all'arca quattro statue originariamente concepite come sostegno del baldacchino che coronava la composizione, distrutto dall'incendio del 1743. Le due più esterne raffigurano la Fede a sinistra e la Speranza a destra, mentre le due interne, recanti solamente una corona d'alloro e una foglia di palma, possono essere identificate come Vittorie.
Facciata
La facciata della chiesa è opera di Giuseppe Cantone che realizzò fra il 1699 e il 1705 totalmente in marmo di Botticino. Si sviluppa su due registri principali, uno di base più largo e uno superiore, più stretto. Il registro inferiore è decorato da una serie di lesene di ordine tuscanico, poggianti su un piedistallo unitario e reggenti una trabeazione il cui fregio è occupato dall'iscrizione dedicatoria che ricorda il fondamentale lascito di Orazio Fenaroli, il quale di fatto permise la costruzione della facciata. La parte centrale del livello inferiore, in linea con il superiore più stretto, sporge in leggero aggetto con un motivo a fronte di tempio spezzato, con quattro lesene di medesimo ordine tuscanico, e con trabeazione e frontone triangolare in sommità. Le quattro lesene non sono equidistanti, ma l'intercolumnio centrale è più largo per accogliere il portale d'ingresso alla chiesa. Due colonne libere nuovamente tuscaniche, poggianti su un alto piedistallo, inquadrano l'apertura, mentre la trabeazione superiore è rivestita da una ricca decorazione a motivi vegetali. Segue un frontone ad arco ribassato subito spezzato per permettere l'elevazione di un ricco cimiero, decorato da putti, volute e motivi floreali. Nel riquadro centrale è posto il Martirio dei santi Faustino e Giovita di Santo Calegari il Vecchio, altorilievo in marmo con inserti di ferro. Di grande effetto, all'interno della scena, è la figura del boia completamente in rilievo, la cui spada sguainata, in ferro, sborda addirittura all'esterno della cornice. Nello spazio tra le due lesene a lato del portale, invece, sono collocate, entro nicchie, le statue dei due santi titolari, ancora opera di Santo Calegari. All'interno del frontone superiore, invece, è posto un ricco cartiglio barocco. Segue il secondo livello della facciata, che si imposta sul primo mediante un piedistallo unitario. In linea con la parte sottostante in aggetto si eleva il corpo principale del secondo livello, decorato da quattro lesene di ordine ionico sormontate da una trabeazione e da un frontone ad arco ribassato, che conclude la facciata. Nuovamente, le quattro lesene non sono equidistanti ma lo spazio centrale, più largo, è occupato da un finestrone decorato da una ricca cimasa, mentre i due spazi laterali ospitano altre due nicchie contenenti le statue di sant'Antigio a sinistra e sant'Onorio a destra, i cui corpi sono contenuti in chiesa. I due livelli della facciata sono raccordati da due volute laterali molto appiattite e ribassate, invenzione del Cantone. Il grande frontone superiore a lunetta è coronato da cinque pinnacoli a motivi architettonici e vegetali, fra i quali quello centrale, il più alto, è concluso da una croce in ferro con palme e la corona del martirio.
Impianto strutturale
La pianta è a tre navate, di cui quella centrale maggiore e coperta a botte con teste di padiglione, si apre sulle navate laterali con volte a crociera, attraverso archi a tutto sesto su serliane. La muratura è composta da conci in pietra squadrati per le parti strutturali e muratura mista in laterizi e materiale lapideo per le tamponature; la struttura di copertura è in legno con capriate e manto di copertura in coppi.
Adeguamento liturgico

presbiterio - intervento strutturale (1968-1969)
Vengono eliminate le balaustre e posto ambone e altalre antistante l'altare maggiore, disposti su di una pedana.
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